Ecco la sicurezza bis: reprimere il dissenso e multare le navi Ong

mercoledì 12/06/2019

Le norme sui migranti spinte fino ai limiti delle convenzioni internazionali, quelle sui cortei più dure del codice Rocco

Ecco la sicurezza bis: reprimere il dissenso e multare le navi Ong

Il 34 e dispari per cento di Matteo Salvini ottiene il primo risultato: il decreto sicurezza bis, bloccato prima delle Europee, è stato approvato ieri in Consiglio dei ministri, il primo dopo il voto.

Il ministro dell’Interno, ovviamente, è superfelice presentando la sua nuova creatura in sala stampa e ne ha ben donde visto che questo decreto riesce ad unire alcune delle sue ossessioni politiche: lotta all’immigrazione fino al limite (o anche più in là) della violazione delle convenzioni internazionali; criminalizzazione del dissenso di piazza fino a raddoppiare le sanzioni del legislatore fascista; totale intangibilità di polizia, carabinieri, eccetera se impegnati in servizio di ordine pubblico.

Il decreto, che passa nella versione già predisposta prima delle Europee, va ora alla firma del capo dello Stato: Sergio Mattarella aveva espresso informalmente più di una perplessità tanto sulla questione migranti che sulle modifiche al codice penale; non si sa se il combinato disposto tra la parziale riscrittura e il balsamo del consenso politico spingeranno il Quirinale a dare il via libera nonostante tutto.

Sulla costituzionalità, ha detto il segretario della Lega in conferenza stampa, “siamo assolutamente tranquilli: il testo lo abbiamo visto e rivisto e in parte migliorato, siamo sicuri del fatto che sia rispettoso di qualunque norma vigente in Italia e all’estero”. Gli stessi giuristi del governo non condividono, per così dire, l’ottimismo del vicepremier, ma è difficile dire no al 34%.

Se si guarda la bozza entrata (e uscita senza correzioni) in Consiglio, però, i punti critici sono diversi. Intanto il Viminale sbarca in mare: all’articolo 1, infatti, Salvini si attribuisce – ancorché nell’ultima versione “di concerto” con Difesa e Infrastrutture – la possibilità di vietare a una nave “l’ingresso, il transito o la sosta in acque territoriali italiane”; se quella viola l’ordinanza arriva la multa (da 10mila a 50mila euro per comandante e, se possibile, armatore e proprietario); la seconda volta si passa al sequestro dell’imbarcazione.

Non si parla più, come nella prima versione, di “migranti” e “soccorso”, né si pretende la penalità (fino a 5.500 euro) per persona salvata in mare, ma la ratio della norma (rubricata sotto “contrasto all’immigrazione illegale”) è la stessa e ricade nelle critiche dei giuristi di Palazzo Chigi e del ministero della Giustizia: se il fine è evitare che una nave che abbia, come le impone il diritto internazionale, salvato vite al largo poi possa portarle nel porto sicuro più vicino (ancora obbligo derivato dal diritto internazionale) allora è incostituzionale.

Senza contare che i confini dei poteri dei vari ministeri coinvolti nel divieto di ingresso (Interno, Difesa e Infrastruttura) non paiono ben definiti. Tradotto: c’è il rischio di continui scontri tra i tre ministri e le rispettive burocrazie.

Quanto all’ordine pubblico, Salvini la mette così: “C’è un capitolo cui tengo particolarmente che inasprisce le sanzioni per chi agisce con caschi, bastoni o mazze contro le forze dell’ordine: non sono le normali manifestazioni pacifiche e non penso che la libertà di pensiero di qualunque italiano passi attraverso strumenti di questo tipo”.

Intanto non si capisce quale epidemia di scontri di piazza abbia portato alla “necessità e urgenza” propria di un decreto, ma al di là di questo Salvini ha comunque compiuto il miracolo di scrivere un testo più repressivo della legge Reale e persino del codice Rocco.

In quest’ultima versione, va detto, non è più punito chi si protegge con uno scudo dalle manganellate, però se ci si nasconde il viso dietro un casco o una sciarpa durante un corteo diventa un delitto per cui si rischiano fino a tre anni di galera: se invece uno si travisa col casco fuori da una manifestazione niente delitto, resta la contravvenzione.

Poi c’è il nuovo reato di “lancio di cose” durante una protesta – anche qui fino a quattro anni di galera per un reato che esiste solo se commesso in un corteo – e l’inasprimento irragionevole delle pene per violenza, minaccia e pure l’innocua resistenza a pubblico ufficiale, ma anche per chi ostacola o interrompe un pubblico servizio durante un corteo (una carica?) fino all’altro nuovo reato per chi “distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui”. Sapete da domani quanto vale incrinare una vetrina? Cinque anni.

Ecco la sicurezza bis: reprimere il dissenso e multare le navi Ongultima modifica: 2019-06-15T22:08:12+02:00da davi-luciano
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