Il caso Torino-Lione manda già in tilt il Pd Ferrentino di no alla candidatura In Regione: “Lasciato solo”.

28 marzo 19 Stampa 

Gelo dai vertici del partito: “Tutte scuse”

Alessandro Mondo

È uno strappo che fa venire al pettine i nodi di un partito dove il Sì alla Tav – eletto da Sergio Chiamparino ad asse portante della campagna elettorale e non a caso messo nero su bianco nel manifesto dei “Sì al Piemonte dei Sì” – in Valle Susa è meno scontato di quello che sembra. Il consigliere regionale valsusino Antonio Ferrentino, bandiera del Sì e per questo individuato dal presidente come rapa di lancio della competizione in Valle, esce dalla corsa per la riconferma a Palazzo Lascaris. A pesare sulla decisione, la sostanziale assenza del partito: «Qualche settimana fa, ad una iniziativa in Valle con Chiamparino, con il sistema delle imprese, le associazioni datoriali e sindacali, presenti in maniera significativa, ho registrato di nuovo la scarsa presenza di militanti e amministratori del Pd». Idem in precedenza, «con l’eccezione di Esposito, Fregolent e specialmente, negli ultimi anni, di Conticelli» .Quello che è peggio, «le persone che mi contestano ad ogni spostamento sono le stesse che poi trattano con gli amministratori locali del partito». Ancora: «Si arriva addirittura, come iscritti al Pd, a sedersi attorno ad un tavolo con elementi di spicco di Askatasuna per una possibile lista amministrativa in un importante comune della Valle».

Il caso-Bussoleno

Il Comune è Bussoleno, il riferimento ad Askatasuna rimanda alla possibile candidatura di Francesco Richetti. Da qui la decisione di Ferrentino. Obiettivo: rinunciare al posto in lista anche per smarcarsi da ogni ambiguità in Valle. Una Valle dove oltretutto «vi è la forte e ingombrante presenza di una società importante, caratterizzata da forti ricadute occupazionali,alla quale ho chiesto la pubblicizzazione delle procedure di gare per permettere alle aziende valsusine di poter concorrere». Il riferimento è a Sitaf, gestore dell’autostrada Torino-Bardonecchia e del Traforo del Frejus.

Le ambiguità

Una presa di posizione indubbiamente forte, quella di Ferrentino, che ha messo in allarme Sergio Chiamparino, preoccupato di ritrovarsi azzoppato nel bel mezzo di una competizione durissima contro il centrodestra e i Cinque Stelle da un partito che in via Masserano predica bene ma sul territorio razzola male. «Seguo con il massimo rispetto per la loro autonomia le decisioni della coalizione sulla composizione delle liste, anche quando potrei nutrire qualche dubbio – è subito intervenuto il presidente -. Trovo però che quando il Pd, a livello amministrativo locale, tratta posizioni in lista con persone non solo dalle convinzioni No Tav, ma addirittura con ruolo di spicco in un noto centro sociale del movimento antagonista alla TorinoLione, si lancia agli elettori un messaggio di confusione per me inaccettabile. Sarebbe la classica goccia che fa traboccare il vaso. E’ bene che gli organi dirigenti chiariscano». Il primo risultato è stata la presa di posizione del Pd Torinese nelle persone di Mimmo Carretta e Raffaele Gallo, sottoscritto dal segretario regionale Paolo Furia: massimo sostegno alla Tav, «qualora si dovesse accertare la presenza in lista, a fianco di iscritti al Pd, anche con lista civica, di alcuni esponenti dei centri sociali, disporremo immediatamente il ritiro della partecipazione degli iscritti Pd alla lista». Ferrentino, per ora, non torna indietro. E questo nonostante la richiesta di Chiamparino e dello stesso Furia, che però non ha apprezzato, per usare un eufemismo, l’uscita mediatica del consigliere: «Nel partito le posizioni di Ferrentino sulla Tav sono ampiamente maggioritarie, il caso di Bussoleno non può essere utilizzato come scusa per uscire dalla lista. Lo invito a ripensarci».

ANTONIO FERRENTINO CONSIGLIERE REGIONALE PD

Si arriva addirittura, come iscritti al Pd, a sedersi attorno ad un tavolo con elementi di spicco di Askatasuna per una possibile lista amministrativa in un comune della Valle, senza che nessuno muova un dito

SERGIO CHIAMPARINO PRESIDENTE REGIONE PIEMONTE

Quando il Pd tratta posizioni in lista con persone dalle convinzioni No Tav e addirittura con ruolo di spicco in un noto centro sociale, si lancia agli elettori un messaggio di confusione per me inaccettabile

REFERENDUM 

Il Viminale dice no al super Election Day Chiamparino attacca

Che il Viminale, cioè Matteo Salvini, avrebbe accolto la richiesta della Regione – accorpare all’Election day la consultazione popolare sulla Tav – non ci credeva nessuno: nemmeno Sergio Chiamparino, comunque deciso a provarci. Ieri il finale, scontato.

Dal Viminale è arrivato il “no”, imbellettato da qualche frase di circostanza – «in merito a questa proposta, degna di considerazione…» – e motivato «dall’attuale quadro normativo nazionale e regionale che disciplina la materia». «Evidentemente l’opinione dei cittadini fa paura», ha replicato Chiamparino, inaugurando un lungo botta e risposta con Salvini, che prima lo ha accusato di «non capire o fingere di non capire», poi lo ha invitato «a non prendere in giro i piemontesi» e da ultimo lo ha pungolato: «Convochi la consultazione, se è certo di conoscere norme che lo consentono.

Il referendum mi va benissimo e sarò il primo ad andare a votare». Frasi alle quali il presidente ha ribattuto, sostenendo che «le chiacchere stanno a zero e ai cittadini fanno paura». resta la sostanza, cioè l’epilogo di un’iniziativa che peraltro non appassionava il mondo imprenditoriale torinese e piemontese. Inutile dire che senza la possibilità di accorparla all’Election Day la consultazione popolare è giù un ricordo del passato. Per la Regione, infatti, sarebbe impossibile convocarla autonomamente: questione di tempi, di logistica e quindi di costi. A questo punto il vero referendum sulla Torino-Lione si terrà il 26 maggio, nel perimetro delle elezioni regionali

28 marzo 19 Stampa 

Tav, l’Unione europea conferma “La finanzieremo al 50 per cento”

Salvini: “Ottima notizia e motivo in più per farla”. Freddo Di Maio: “Ultimo di 319 cantieri”

L’Unione Europea finanzierà al 50 per cento i lavori della Torino-Lione: notizia destinata a rinfocolare il dibattito tra i fautori e i detrattori dell’opera.

Lo ha annunciato Francesco Balocco, assessore regionale ai Trasporti, che ieri ha partecipato a Mantova alla visita delle coordinatrice Europea del Corridoio Mediterraneo, Iveta Radicova: «Lunedì scorso è stato deciso dall’Unione Europea che i finanziamenti relativi alla prossima programmazione per il corridoio mediterraneo nell’ambito dei progetti della per l’interoperabilità, la decarbonizzazione e la digitalizzazione saranno pari al 50%.

Notizia importante, che vale anche per la Torino-Lione e conferma quanto anticipato nei mesi scorsi».

A stretto giro di posta il commento di Matteo Salvini, reduce da un lungo battibecco con Chiamparino sul referendum, chiesto dalla Regione e negato dal Viminale: «Ottima notizia e motivo in più per farla».

Prudente Giuseppe Conte: «Sul dossier Tav si incontreranno il ministro Toninelli e il ministro Borne per valutare insieme l’analisi costi-benefici – ha premesso il premier -. Il dossier, per come l’abbiamo impostato, è soggetto ad una revisione integrale del progetto.

All’esito del confronto» tra i due ministri e del confronto con l’Ue trarremo le conseguenze».

Di sicuro l’annuncio dell’assessore Balocco non ha fatto breccia tra i Cinque Stelle.

«La TorinoLione le tempistiche sulla decisione dipenderanno dai tempi dei colloqui tra il presidente Giuseppe Conte e il presidente Emmanuel Macron – ha tagliato corto il vicepremier Luigi Di Maio nella sede dell’Ice di New York, nel secondo giorno della missione negli Stati Uniti -: lo sblocca cantieri metterà in moto 319 cantieri, la Tav è la numero 320».

Il caso Torino-Lione manda già in tilt il Pd Ferrentino di no alla candidatura In Regione: “Lasciato solo”.ultima modifica: 2019-04-02T23:26:49+02:00da davi-luciano
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