Tav e referendum, Chiamparino parla del nulla

24 Febbr 19 FQ :

Propaganda – Né le leggi nazionali, né lo Statuto del Piemonte prevedono quella consultazione

di Livio Pepino

Sul Tav bastano gli scricchiolii a seminare il panico.

Così la, pur remota, prospettiva di una rinuncia da parte del governo induce il presidente del Piemonte a invocare un referendum.

Curiosa proposta che svela la singolare idea secondo cui i cittadini non devono essere consultati per fare una grande opera, ma la consultazione si impone se si ipotizza di non farla.

Del resto è evidente che il governatore bluffa per cercare visibilità data la prossimità delle elezioni regionali.

Dire referendum, infatti, non significa nulla se non si chiarisce di che tipo di referendum si tratta e chi sarà chiamato a parteciparvi.

Cominciamo dal tipo di referendum. A livello nazionale la Costituzione ne conosce tre: il referendum abrogativo di leggi nazionali previsto dall’art. 75, quello sulle leggi costituzionali o di revisione costituzionale previsto dall’art. 138 e quello previsto dall’art. 132 sulla fusione o la costituzione di nuove Regioni ovvero il passaggio di Comuni o Provincie da una Regione a un’altra.

A livello regionale provvedono i singoli statuti e, per quanto qui interessa, quello del Piemonte, che prevede il referendum abrogativo di leggi, regolamenti o provvedimenti amministrativi regionali (artt. 78 e 80) e quello consultivo, avente ad oggetto “iniziative legislative o provvedimenti amministrativi, nei limiti e secondo modalità fissate con legge” (art. 83).

È di tutta evidenza che nessuno di questi referendum è applicabile al caso del Tav.

Dunque, per procedervi occorrerebbe una legge ad hoc di carattere nazionale, come la legge costituzionale n. 2 del 3 aprile 1989 (che autorizzò l’unico referendum consultivo nazionale della storia repubblicana avente ad oggetto l’attribuzione di un mandato costituente all’Europarlamento) ovvero una apposita legge regionale (analoga alla n. 15 del 19 giugno 2014 della Regione Veneto, avente ad oggetto “referendum consultivo sull’autonomia del Veneto”). 

Questa la situazione. Evocare oggi un referendum sul Tav significa, dunque, solo fare propaganda.

Il governatore Sergio Chiamparino peraltro, evidentemente consapevole dell’impraticabilità di quanto va dicendo, continua a usare il termine “referendum” ma, citando l’art. 86 dello statuto, mostra di riferirsi a un diverso istituto e cioè la “consultazione di particolari categorie o settori della popolazione su provvedimenti di loro interesse”. 

Anche qui non ci siamo. Una consultazione popolare deve essere preceduta – come confermano le motivazioni del parere n. 4654/1998 del Consiglio di Stato, in tema di referendum comunali – da una legge che ne disciplini modalità e tempi di indizione, procedimento, condizioni di validità e quorum, finanziamento e quant’altro (se non altro ad evitare che ogni consultazione si svolga con regole diverse). Ciò anche a prescindere del fatto (pur decisivo) che il citato art. 86 dello Statuto non autorizza una consultazione dell’intera popolazione piemontese ma soltanto quella “di particolari categorie o settori della popolazione”. Ancora una volta si parla del nulla.

Ma c’è una questione ancora più importante. Chi si vuole coinvolgere nel referendum? 

Nonostante le chiassose esternazioni del presidente Chiamparino sulla consultazione regionale, le ipotesi possibili, ai sensi della normativa vigente, sono solo due: o una chiamata alla urne di tutti i cittadini italiani (interessati all’opera come contribuenti) o quella dei residenti nel territorio su cui l’opera dovrebbe insistere (“categoria di popolazione” interessata ai sensi dello statuto della Regione Piemonte).

Evocare oggi un referendum serve, dunque, solo a sollevare un polverone per condizionare o ritardare le decisioni politiche e per fare campagna elettorale (per le europee o per le regionali).

Nell’attuale sistema normativo non sono i No Tav a poter richiedere il referendum ma solo la maggioranza del Consiglio regionale o del Parlamento. 

Non potremo chiederlo ma – se ci sarà – sapremo vincerlo come accaduto per il nucleare, l’acqua pubblica, la Costituzione (tutti referendum in cui ai blocchi di partenza ci davano perdenti e che abbiamo vinto alla grande).

Tav e referendum, Chiamparino parla del nullaultima modifica: 2019-02-26T22:10:00+01:00da davi-luciano
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