LE GRANDI OPERE – E LE CONCESSIONI – AI TEMPI DI CAVOUR

IERI, 12 settembre dell’anno di grazia 2018, avrei voluto essere una mosca. Primo perché mi sarei trovato perfettamente a mio agio; secondo perché avrei potuto annotare diligentemente con le mie zampine quante volte debbono aver citato – a sproposito – Camillo Benso Conte di Cavour gli im-prenditori riuniti nella kermesse-Si-Tav voluta dal sindacalistapoliticobanchiere Sergiochiamparino (che a volte da l’impressione di credersi erede dell’artefice – con Garibaldi – della Unitò d’Italia…

Una riunione degli stati generali di Confindustria in trasferta dal viale dell’Astronomia di Roma nella città che il gran tessitore dei Savoia promosse capitale prima della breccia di Porta Pia (la dove oggi ha sede – ironia della sorte – il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

Ma al di la del festival della letteratura di notizie (false) celebrato ieri restano nero su bianco 30anni di affermazioni dei proponenti la Grandeopera – il Tav Torino Lione –  sbugiardabili una per una senza bisogno nè a metamorfosi kafkiane, né alle agiografie dei “giornalisti accreditati” che ancora oggi citano il presidente nazionale degli industriali promettere un reddito di cittadinanza-underground di 9 miliardi diviso per 52mila addetti alla costruzione della galleria nel deserto… ma anche  l’associato signor Bauli, sostenere, con sprezzo del ridicolo, che triplicherà la vendita di pandoro verso la Dolcefrancia grazie al buco sotto il Moncenisio…

Non so se Bauli offra nel suo paniere anche le ciambelle (con o senza oliodipalma),  ma quel che evidentemente non sa è che di buchi sotto il Moncenisio ce n’è già uno, che non lo ha scavato personalmente il governatore  pro-tempore del Piemunt, ma che fu promosso proprio da Cavour, (anche se non ne vede l’apertura quantunque anticipata).

E sicuramente ancor meno sa – l’acquirente del marchio Buondìmotta –  che mentre l’ingegner Someiller pompava aria compressa nelle rivoluzionarie perforatrici  che accelerarono imprevedibilmente lo scavo dei 12 km tra Bardonecchia e Modane, un altro ingegnere tentava la fortuna realizzando una ferrovia temporanea ma molto impegnativa tra Susa e Sant Michel de Maurienne (allora capolinea delle reti Italiana e Francese) per far fronte all’incremento annuo (e non al calo come da due decenni accade oggi) di traffico ferroviario e stradale tra Italia, Francia e Gran Bretagna!

Il proponente – scrivono le cronache dell’epoca – era inglese e amico intimo del Primoministro dei Savoia.

Ciononostante ecco le condizioni (che oggi gli strenui difensori delle quotazioni di Atalntia/Autostrade/Benetton definirebbero vessatorie ma che l’ingegner Fell (così si chiamava l’inventore/costruttore della ferrovia che valicò i 2mila metri del Moncenisio)  ritenne di classificare come rischio di impresa senza pretendere come gli impresari contemporanei che se lo assuma lo stato spalmandolo sui cittadini riservandosi il solo profitto (e qualunque cosa accada anche per loro conclamata responsabilità come il crollo del Ponte Morandi di Genova ha già consegnato alla storia prima che qualunque sentenza venga pronunciata… (E coi tempi biblici della giustizia debole assoggettata ai poteri forti),

Ebbene, la Convenzione/Concessione fatta sottoscrivere da Cavour al suo amico Sir James Hudson, (incaricato della Legazione inglese a Torino), fin dall’articolo 1 precisa inequivocabilmente che i signori Brassey, Fell & Co. “si obbligano a costruire ed esercitare a tutte loro spese, rischio e pericolo detta strada”. 

E in un altro articolo si stabilisce inderogabilmente che la convenzione sarà revocata, con preavviso di un mese, appena sarà attivata la ferrovia del Frejus; sarà pure revocata se i lavori non saranno finiti entro due anni.

Lavori che – nonostante questo iniziarono subito, fin dal 1866, e avanzarono con straordinaria velocità pur tra mille difficoltà realizzando ben 80 km, il 15 giugno 1868, data della inaugurazione!

Vedremo i tempi (e i modi) di ricostruzione di un silometro di viadotto genovese sul Polcevera quando il contenzioso legale avrà preso il posto dei tweet e delle auto-interviste facebook che da maggioranza (e opposizione?) promettono celerità e giustizia.

Borgone Susa, 13 settembre 2018 – Claudio Giorno

LE GRANDI OPERE – E LE CONCESSIONI – AI TEMPI DI CAVOUR

1865: “i signori Brassey, Fell & Co. “si obbligano a costruire ed esercitare a tutte loro spese, rischio e pericolo detta strada”. E in un altro articolo si stabilisce inderogabilmente che“ la convenzione sarà revocata, con preavviso di un mese, appena sarà attivata la ferrovia del Frejus; sarà pure revocata se i lavori non saranno finiti entro due anni”.

COME LA PRIVATIZZAZIONE DELLE AUTOSTRADE 1 SECOLO E 1/2 DOPO…

https://claudiogiorno.wordpress.com/2018/09/13/le-grandi-opere-e-le-concessioni-ai-tempi-di-cavour/

LE GRANDI OPERE – E LE CONCESSIONI – AI TEMPI DI CAVOURultima modifica: 2018-09-16T09:28:10+02:00da davi-luciano
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