DOCUMENTARI PER SAPERNE DI PIU’ DI COSA STA SUCCEDENDO

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2018/08/documentari-per-saperne-di-piu-di-cosa.html

MONDOCANE

MARTEDÌ 7 AGOSTO 2018

https://www.youtube.com/watch?v=EWwWPCGw6cI&t=314s (Trailer “O la Troika o la vita”)

https://www.youtube.com/watch?v=EWwWPCGw6cI (Trailer “Fronte Italia-Partigiani del 2000”)

https://www.youtube.com/watch?v=haEQNk6gE8M&t=9s  (Trailer “Target Iran”)

https://www.youtube.com/watch?v=tFBAq6ulfOA&t=112s 

(Trailer “L’Italia al tempo della peste – Grandi Opere, Grandi Basi, Grandi Crimini)

Recenti avvenimenti di grande portata, come l’ennesima strage di migranti dei campi pugliesi, il vero e proprio scontro sulle Grandi Opere (TAP e TAV) che minaccia di lacerare la coesione del governo detto gialloverde, la crescente minaccia israelo-statunitense di aggressione all’Iran dopo la sconfitta subita in Siria, hanno dato nuova attualità ad alcuni miei lavori che documentano nel dettaglio  origini, cause, responsabilità, effetti proprio di questi avvenimenti e sviluppi e del loro retroterra geopolitico.

Ripropongo dunque questi miei documentari di quattro dei quali potete vedere i trailer su youtube. Altri sono elencati nella colonna di destra del mio sito www.fulviogrimaldicontroblog.info. Per i dettagli su ordini e spedizioni dei Dvd, scrivere a fulvio.grimaldi@gmail.com. Vi risponderà l’incaricata della distribuzione.

Di strettissima attualità è il recente “O la Troika o la vita – Non si uccidono così anche i paesi”(90’), realizzato con Sandra Paganini, che, partendo dalla distruzione della Grecia, per mano della cricca euroatlantica (UE, BCE, FMI, Berlino), sullo sfondo della geopolitica mondiale dell’imperialismo, illustra e analizza le aggressioni analoghe al nostro paese, alle sue comunità, alla sua salute, al suo ambiente, perpetrate nella complicità del governo Renzi: lo sfregio all’ecosistema e al patrimonio ambientale e storico del Salento programmato dal gasdotto TAP, di nessuna utilità per l’Italia per la sovrabbondanza delle forniture in atto, ma che, provenendo dall’Azerbaijan, paese cliente degli Usa, taglia fuori la Russia e il suo gas, per noi più conveniente sul piano economico e logistico. La ferita del TAP viene poi criminalmente completata dal gasdotto SNAM che deve portare l’idrocarburo al Nord, passando sulla faglia sismica che ha originato il disastro dell’Italia centrale e concentrandosi in una serie di megadepositi e impianti per l’iniezione del gas sottoterra, in zone ad ampio rischio sismogenetico. A questo si affianca la denuncia della spaventosa proliferazione di trivelle in terra e piattaforme di estrazione in mare tra Adriatico e Jonio, con enormi danni all’ecosistema marino, ittico e vegetale e all’integrità territoriale. Un ampio capitolo tratta delle gravissime responsabilità istituzionali per la malagestione del terremoto del 2016, degli scandalosi ritardi e della totale assenza di ricostruzione. Su tutti questi temi parlano poi gli esponenti della resistenza sociale alle aggressioni.

“Fronte Italia-Partigiani del Duemila” e “L’Italia al tempo della peste – grandi opere, grandi basi, grandi crimini” sono due documentari (ognuno di 90’), precedenti al primo rispettivamente di uno e di tre anni, che trattano in profondità gli aspetti deleteri di alcune delle Grandi Opere che la componente leghista dell’attuale governo vorrebbe realizzare. Sono lavori che denunciano altre devastazioni del territorio, lo sgretolamento della sovranità popolare, la guerra dei pochissimi contro i tanti. Protagonisti di “Fronte Italia” sono i devastatori della Val di Susa e dell’Appennino del Terzo Valico con l’inutile TAV e la risposta che ormai da oltre vent’anni gli oppone una popolazione che non si arrende, insieme a coloro che lottano contro la grande base satellitare di guerra Usa “MUOS” , che deve gestire le guerre in Africa e Medioriente, in Sicilia a Niscemi.  “L’Italia al tempo della peste” percorre l’intera penisola al seguito del grande movimento di lotta del “NO”, No Mose, No Grandi Navi, No Nato, No Basi, No Tap. No Triv… Capitoli specifici sono dedicati ancora al TAP nel Salento, al tragico espianto di ulivi che comporta e contro cui si batte la comunità salentina; alla terrificante devastazione ENI e Total della Basilicata, dove una regione dalle rare bellezze naturali e dalle pregiate produzioni ortofrutticole è stata inquinata e trasformata in una specie di stagno di residui chimici e petroliferi;  alla criminale aggressione a Venezia e alla sua laguna con le mostruose navi e il pernicioso Mose; e alla Sardegna infestata da basi Usa e Nato, dove si esercitano le forze armate e le società di armamenti di mezzo mondo, con il conseguente inquinamento dei territori e la morìa di persone e animali.

“Target Iran” è stato girato nell’Iran di Ahmadinejad, il presidente che ha preceduto l’attuale, Rouhani, e che aveva rifiutato di sottomettersi al diktat Usa-israeliano di bloccare lo sviluppo di energia nucleare a fini pacifici (energia e medicina), diktat invece accettato dal suo successore. Visitiamo un Iran, già allora sottoposto a sanzioni di cui gli Usa pretendono che siano osservate anche da tutti gli altri paesi (con perdite enormi per l’Italia, primo paese negli scambi con l’Iran) e, per questo, in drammatiche difficoltà sul piano economico e sanitario (a proposito dei diritti umani rivendicati dagli aggressori), che non hanno tuttavia piegato la volontà di resistere della popolazione e, al laico Ahmadinejad, di sollevare dalla povertà milioni di cittadini. Si scopre, contro ogni aspettativa, determinata dalle campagne diffamatorie dei media, un paese libero, cordiale, con aperti rapporti tra i sessi, ospitale, attento al suo patrimonio ambientale e archeologico, ricco di cultura e creatività artistica, i cui dirigenti e protagonisti ci illustrano un passato, sotto lo Shah, protetto dagli Usa, di incredibili misfatti nei confronti dell’opposizione repubblicana. Misfatti oggi affidati a forze che lavorano alla destabilizzazione del paese: la rivoluzione colorata del 2009, che voleva mettere in discussione la vittoria di Ahmadinejad; il terrorismo stragista del MEK (Mujahedin e Khalk), setta esoterica sanguinaria, armata e finanziata da Mossad e Cia, responsabile di infiniti attentati dinamitardi contro civili e di assassinii mirati;  la penetrazione, attraverso il confine con l’Afghanistan, di droga dai campi di oppio sotto contro delle forze d’occupazione americane, mirata a diffondere eroina nella popolazione iraniana. Ne esce un quadro completo dell’Iran, con la sua storia millenaria, la sua sofferenza, il suo orgoglio, le sue bellezze.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 12:31

SI TAV E’ CONTRO IL TERRITORIO E VIOLA CONTRATTO DI GOVERNO. ANALISI COSTI BENEFICI CONFERMERA’ RAGIONI DEL NO

 https://www.piemonte5stelle.it/2018/08/si-tav-e-contro-il-territorio-e-viola-contratto-di-governo-analisi-costi-benefici-confermera-ragioni-del-no/

Dire sì al TAV viola il contratto di governo. Comprendiamo l’imbarazzo del centro-destra sul tema, ma questo è stato deciso e questo si sta portando avanti: un’analisi costi-benefici seria, libera dai soliti slogan che richiamano stancamente a Cavour o dalle profezie stucchevoli di Fassino.

I numeri ci daranno ragione, fermeremo questa follia e spiegheremo agli imprenditori e ai lavoratori che i partiti delle grandi opere in questi anni hanno proposto solo il TAV perché non avevano altre idee di sviluppo.

Il movimento No TAV non è certamente spaventato da analisi serie e super partes. E’ stucchevole che ora i partiti che hanno criminalizzato il dissenso, militarizzato il territorio e costruito la loro propaganda sulla disinformazione si appellino allo strumento del referendum.

E’ finita l’epoca delle imposizioni, ora si discuterà e si ragionerà sui dati. Chiamparino, il PD e tutto il centrodestra se ne facciano una ragione.

Francesca Frediani, Consigliere M5S Piemonte

Grandi Opere, ora proviamo a fare i conti

di Marco Ponti* | 7 agosto 2018

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Anche il ministro dei Trasporti del governo precedente voleva fare i conti. Ha anche pubblicato delle buone linee guida su come farli, e ne ha reso virtuosamente obbligatorio l’uso per valutare i progetti come si fa in molti paesi sviluppati. Poi ha cambiato misteriosamente idea, e ha deciso che le linee-guida valevano per i progetti degli altri, non per quelli che decideva lui. Uno pensa: magari due o tre. Non esattamente: una infinita lista, per un totale che si aggira sui 130 miliardi di Euro, che, data la situazione del bilancio italiano, è tutto quello che verosimilmente si potrà fare nei prossimi decenni. A scanso di rischi che qualche ministro postero possa avere idee di far cose diverse.

Per nessuno di questi progetti dunque si sono finora fatti conti. Uno pensa: vabbè, le linee-guida parlano di analisi costi-benefici sociali, che sono complicate. Ma non si sono fatte nemmeno banalissime analisi finanziarie (cioè costi e ricavi per lo Stato). Vabbè, il denaro non è tutto. Ma non si sono fatte nemmeno analisi di traffico: cioè non si sa cosa ci passerà su nei prossimi anni. Qui il “vabbè” viene più difficile…

In realtà, qualche analisi costi-benefici è stata fatta, ma si è chiesto senza vergogna sempre all’oste se il vino è buono: per le ferrovie alle Ferrovie dello Stato, per autostrade alle autostrade ecc.. Infatti nessuna di queste analisi è risultata negativa, a volte anche a costo del ridicolo (previsioni di traffico gonfiate, attese di benefici inesistenti ecc.).

Quando qualcuno pensa che è ora di decidere, e che si sono fatti fin troppi conti, dovrebbe ripensarci. Altri che pensano che comunque le grandi opere fanno crescere l’economia del Paese e ci portano in Europa, dovrebbero invece rendersi conto che opere costosissime e di scarsa utilità ci portano in Grecia, non in Europa.

Visto poi che le opere più costose per lo Stato sono quelle ferroviarie (sono le uniche per cui pagano soltanto i contribuenti, gli utenti pagano solo per i treni che usano, e spesso neanche per quelli), per queste ci vuole la massima cautela, grandi o piccole che siano.

Adesso il ministero dei Trasporti guidato da Danilo Toninelli ci prova, pur con tempi e risorse limitate da vari vincoli politici e tecnici (per avere un’idea, le analisi economiche e finanziarie per la Banca Mondiale sono stimate dover costare circa un millesimo del valore del progetto, trattandosi qui di progetti per oltre una decina di miliardi si può capire il problema…). D’altronde, fare scelte che risultino uno spreco anche di parte di quei miliardi costerebbe al Paese di più.

Le analisi costi-benefici sociali (dette “social cost-benefit” in inglese, non hanno a che vedere con le analisi finanziarie: misurano anche i costi ambientali, quelli di sicurezza, i risparmi di tempo, gli effetti occupazionali ecc.).

Queste analisi sono solo stime, non dicono verità, che in questo settore non esistono. Ma sono giudicate a livello mondiale le migliori stime possibili. E non valgono tanto per il loro contenuto tecnico, ma per quello politico, in quanto riducono, non eliminano, l’ “arbitrarietà del principe” nell’uso dei soldi dei contribuenti. La politica deve mantenere l’ultima parola nelle scelte. Ma non può non fare le analisi, e deve renderle pubbliche. Nei Paesi sviluppati questo si chiama “accountability”. Il concetto è da noi così poco praticato che è difficile tradurre il termine.

* Professore di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano, editorialista del Fatto fin dagli inizi, è stato incaricato (senza compenso) dal ministero dei Trasposti di coadiuvare la struttura tecnica di missione per l’analisi costi-benefici delle opere in via di realizzazione

Da “il Fattoquitidiano” 

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/grandi-opere-ora-proviamo-a-fare-i-conti/#cComments

di Marco Ponti* | 7 agosto 2018