GRILLO, MA CHE CAZZO FAI? 

sotto questo articolo a seguire Pentagrulli cinque stalle e altri pagliacci della politica italiana
Stendiamo per adesso un pietoso velo sulla modalità scelta per decidere il passaggio del gruppo parlamentare M5S alle file di ALDE (Alliance of Liberal and Democrats for Europe).
Chiamare gli iscritti al Movimento dal giorno alla notte  a votare Sì o No, senza prima animare un serio dibattito pubblico, senza dare il tempo ad ognuno di informarsi, evitando l’ascolto degli argomenti contro e solo quelli pro (francamente risibili), sta alla “democrazia diretta”, come il sultanato dell’Oman sta allo Stato di diritto, come il diavolo sta all’acqua santa. Ma andiamo alla sostanza, di cui la forma è tuttavia espressione.
 
In quel consesso fantoccio che è il Parlamento europeo, che com’è noto non ha un’effettiva potestà legislativa, ma è sotto-ordinato agli organismi oligarchici come Commissione ed Eurgruppo, ALDE, in quanto a posizioni politiche e concezioni occupa, dentro lo schieramento eurocratico e neoliberista, la posizione più oltranzista. Usando la tradizionale tassonomia politica, e tenendo conto del concreto contesto storico in cui ci troviamo non c’è dubbio che ALDE sta più a destra della Merkel.
A capo di ALDE sta l’ex-primo ministro belga Guy Verhofstadt, considerato un vero e proprio ultrà unionista. Il suo libro “Europe’s last chance” è un vero e proprio inno di guerra contro gli stati nazionali e le sovranità popolari. Leggere, per credere, quanto Verhofstadt ha scritto nell’abstract in cui ricapitola ciò che pensa. Il titolo è tutto un programma: “Perché gli stati europei devono formare un’unione perfetta“. Il succo è in questa frase:
«Occorre riformare l’Unione europea seguendo l’esempio del governo federale americano: Stati Uniti d’Europa forti abbastanza così da affiancare gli USA per un mondo migliore e sicuro»
Non è un caso che ALDE, più ancora che il gruppo europeo che con più determinazione ha sostenuto gli accordi (per adesso falliti) del TTIP.
Tanto per fare un altro ma istruttivo esempio: quando gli eurocrati hanno scelto Guy Verhofstadt come capo negoziatore con le autorità britanniche per gestire la Brexit, Nigel Farage disse che si trattava di unadichiarazione di guerra alla Gran Bretagna“, proprio in quanto Verhofstadt è stato il più estremista nel condannare Brexit  e nel minacciare fuoco e fiamme in caso di uscita.
 
C’è chi tenta di interpretare questa mossa a sorpresa del vero gruppo dirigente di M5S come una mera mossa tattica. Ah sì? Altri, sempre con lettura minimalistica, come un tentativo per distrarre l’attenzione dal casino romano.
Sarà, ma queste spiegazioni non ci convincono. Il passaggio dal campo dei più radicali “euro-scettici” a quello degli “euro-oltranzisti” ci dice qualcosa di molto più inquietante. E’ un segnale che viene inviato ai poteri forti che essi non dovrebbero preoccuparsi dell’eventualità che M5S salga al potere.  E’ triste trovare sensato quanto scrive Jacopo Jacoboni su LA STAMPA di oggi:
«Chi ha deciso, comunque, tempistica e contenuto della svolta sull’Alde? Le impronte di Davide Casaleggio, attraverso il suo fedelissimo David Borrelli, sono ovunque. Di Maio era di certo uno dei pochi a sapere. Come probabilmente il primo capogruppo M5S in Europa, Ignazio Corrao. Borrelli ha sondato le varie opzioni di alleanza; certo è uno non amato dagli ortodossi, perché considerato troppo poco anti-europeista (in tv da Mentana disse «io ho 45 anni, sono nato e cresciuto con il sogno europeo. Il mio primo viaggio è stato un interrail in giro per l’Europa. Credo fortemente in quello che era l’Europa all’epoca»). L’obiettivo di questa mossa di Casaleggio jr è rassicurare le cancellerie europee – a Milano hanno alfin notato che, per gli osservatori stranieri, il M5S sta finendo in un ghetto, quello dei partiti xenofobi, anti-euro e filorussi. «Vogliono giocarsi il tutto per tutto alle prossime politiche, che per loro sono un “o la va o la spacca”».
 
Potremmo ricordare anche il discorso che Casaleggio (Gianroberto) fece al Forum Ambrosetti nel settembre del 2014, che declinava sul versante globalista quello che invece svolse nel 2013, che una fascinazione antisistemica ancora l’aveva. Non è solo questione di euro si euro no. Di slittamento in slittamento (ed esempi ne potremmo fare numerosi) chi tira i fili del Movimento 5 Stelle sta tentando di intervenire sul Dna, in vista di una vera e propria mutazione genetica.
di Piemme –  9 gennaio 2017
 
Pentagrulli cinque stalle e altri pagliacci della politica italiana
Il sistema occidentale, governato con pugno di ferro dal mercato globale e dalla finanza di rapina, si regge creando realtà virtuali, parallele alla realtà reale, che imprigionano le masse dominate in un mondo artificiale, menzognero, ovattato ed evitano reazioni collettive violente.
Sul piano politico, il sistema per mantenersi e riprodursi si serve di false opposizioni la cui funzione è quella di “narcotizzare” il popolo impedendo che ci sia spazio, politico e sociale, per opposizioni vere, coriacee, tali da mettere in discussione i fondamenti del sistema stesso.
Si paragonano le classi inferiori alla “rana bollita”, perché la temperatura delle controriforme antipopolari si alza un po’ alla volta, altrimenti la rana salterebbe fuori, per sottrarsi con un sol balzo alla bollitura. Si parte con la riforma Fornero che produce esodati, passando attraverso lo jobs act, per arrivare alla diffusione incontrollata dei voucher, ma non si fanno tutte e tre le cose insieme, perché altrimenti l’”anfibio” surriscaldato balzerebbe dalla pignatta.
Per cuocere la rana, bollendola a dovere evitando che salti fuori dalla pentola, sono necessarie anche le false opposizioni, che narcotizzano l’anfibio, ossia la grandissima parte della popolazione, creando l’illusione di una rappresentanza effettiva e l’inganno della volontà di combattere il sistema per salvare la rana da bollire.
Ne consegue che anche il cinque stelle di Grillo e Casaleggio Jr., nonché “sinistra italiana” post-Altraeuropacontsipras e altre inezie presenti nel parlamento liberaldemocratico, hanno il loro bel perché ed esistono per validi motivi. Ragioni che, però, sono opposte a quelle che si fanno credere alla popolazione, da gabbare e bollire come la rana.
In generale, gli “ascari” degli eserciti subpolitici collaborazionisti delle élite – in parlamento europeo, popolari, socialisti, liberali e democratici – hanno l’ingrato compito di “mobilitare” le masse a ogni appuntamento elettorale, per condurle in un vicolo cieco, mentre la temperatura nella pentola in cui si cuoce la rana continua a salire gradatamente. Il 5s si attribuisce la vittoria del No al referendum costituzione, ma la disoccupazione, in particolare, quella giovanile, continua a cresce e i voucher dilagano. In tal modo, oltre a poter continuare con l’applicazione dell’austerità e delle politiche neoliberiste, si evita che le masse diventino preda dei “populisti” veri, cioè di opposizioni che avversano veramente, con durezza, il sistema.
Per quanto riguarda lo specifico italiano, si tratta di pura prevenzione, perché dei temibili “populisti” che si oppongono alla società aperta di mercato, all’unionismo europoide e all’immigrazione incontrollata mascherata da accoglienza, non vediamo manco l’ombra.
La recente figuraccia dei pentagrulli, di Grillo e di Casaleggio Jr., per l’ingresso a Bruxelles nel gruppo parlamentare eurofanatico della ALDE, mollando il buon Farage, sarà presto dimenticata. Infatti, gli italioti dalla memoria corta stanno cercando a tutti i costi una rappresentanza parlamentare rassicurante ma impossibile, per come stanno le cose da noi.
Di conseguenza, in molti “perdoneranno” il 5s non solo per la scelta ultra-europeista nel parlamento europide, andata buca, ma anche per il fallimento a Roma dell’inconsistente Virginia Raggi. Basta guardarla per capire … Smunta, taciturna, sofferente e spaesata, come una Barbie corvina mal riuscita, spuntata dalla casa per le bambole e spinta, a forza, nel mondo crudele della gestione della cosa pubblica in solido con le mafie.
Sarà anche onesta, ma almeno i suoi predecessori sapevano come muoversi nella melma … Non è da escludere che i vertici a cinque stelle l’abbiano usata quale agnello sacrificale.
Personalmente la Raggi mi fa quasi pena, mentre altrettanto non posso dire dei furbetti telegenici Di Battista e Di Maio, che recitano la parte del “rivoluzionario”, il primo, e quella dell’”istituzionale”, il secondo. Ce n’è per tutti i gusti, dal simulatore della protesta, riedizione in chiave postmoderna dell’Agit-Prop (Agitatore Propagandista del vecchio PCUS, per chi non lo sapesse),
al più conciliante, futuro candidato alla presidenza del consiglio, presentabile nei salotti buoni che contano, come la Trilateral Commission (un pranzetto in compagnia non può guastare!). Il che consente di rastrellare più consensi, a tutto campo, oltre la destra e la sinistra. Di sicuro “voto non olet”, si può cinicamente affermare, ma la merda all’interno delle cinque stalle comincia a puzzare un po’ troppo, per i miei gusti …
Per quanto riguarda il piddì, alcuni voti che perderà potranno finire a “sinistra italiana”, che li terrà in caldo in attesa che tornino al piddì, magari sotto forma di appoggio esterno al governo, in condizioni un po’ diverse delle attuali.
La morale è che la rana – cioè voi – si può bollire meglio e un po’ più rapidamente, se si può far conto sulle false opposizioni, come i pentagrulli cinque stalle e altri pagliacci della politica italiana.
Sic et simpliciter
Fonte: Pauper Class – Gen 12, 2017 di Eugenio Orso
GRILLO, MA CHE CAZZO FAI? ultima modifica: 2017-01-21T14:24:51+01:00da davi-luciano
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