LORO: OBAMA, TRUMP, CLINTON, NETANIAHU, JUNCKER, MERKEL, HOLLANDE… NOI: BASHAR EL ASSAD

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MONDOCANE

DOMENICA 11 DICEMBRE 2016

“La bussola va impazzita all’avventura / e il calcolo dei dadi più non torna…Il varco è qui?” (Eugenio Montale, La Casa dei Doganieri)
 
(In calce l’aggiornamento su Aleppo ricevuto da uno straordinario esperto)
 
Nella marca imperiale Italia siamo tutti presi, affascinati o nauseati, dalla grande agitazione dei burattini . Si sbattono, battono, scontrano, ricompongono, fondono, sotto l’occhio vigile di chi li fa danzare ai propri fili in attesa di decidere a chi affidare il colpo di Stato parlamentare. Golpe 2.0, dopo quelli che hanno defenestrato in successione, all’insaputa degli elettori, Berlusconi, Monti, Letta, che tappi la voragine causata dal maglio che il popolo ha calato sui lavori globalisti in progress verso l’ultrafascismo e la messa in quarantena dei 5 Stelle. Per tale bisogna dal mazzo dei fiori secchi hanno or ora estratto il conte Gentiloni, un filo d’erba secca che però s’era reso meritevole quando ha espresso una goccia di linfa col suo “armiamoci e partite” per la Libia. 
 
 Per oscurare questo andazzo da repubblica delle banane sotto controllo Uniterd Fruits e Monsanto, dalle tradizionali salmerie che, nella neolingua della perdita di ogni significato delle parole, è detta “sinistra”, ci si rincorre a offrire puntelli vari. Tipo quell’Asor Rosa, che sul mattinale fiancheggiatore “il manifesto” si esibisce in una senile, ma non per questo meno esilarante, lectio magistralis al PD su come interrompere la sua marcia verso la poubelle (monnezza) della Storia riattivando un nuovo “centrosinistra”. Alla Bersani, ovviamente, e alla Prodi  e alla Amato, quei figuri che, su mandato di Soros, FMI, UE, Wall Street hanno rottamato ogni bene e sovranità nazionale e impelagato il paese in tutte le guerre genocidiali imperiali. Al vetusto guru di una sinistra rivoltata come un liso cappotto, si è precipitato a fornire gli strumenti operativi, le posate, tal Giuliano Pisapia, noto alle cronache per aver presieduto da sindaco sui fasti dell’Expo e per aver poi  fatto da sgabello al successore che l’Expo l’aveva dato in pasto ai ladroni amici di Renzi. 
 
Gente penosamente male in arnese, detriti che si prestano a compattare l’asfalto su cui far viaggiare la carrozza del nuovo pupo di latta nominato dal burattinaio. Ma siccome de minimis non  curat praetor, ritengo  più serio e utile occuparsi di un evento che oggi, nella congiuntura che attraversa il mondo intero, qualsiasi possano esserne gli sviluppi e l’esito finale, ci ha concesso quell’ejaculatio ritardata che, da immemorabili pippe olivesche, centrosinistre, landiniane, vendoliane, bertinottiane, girotondine, tsiprasiane ci aspettavamo. Dopo l’orgasmo domestico di un popolo che si è sottratto alla narcosi del pensiero unico a reti ed edicole unificate e all’abbioccamento sui tweet, chat , instagram e slides, quello cosmico della vittoria del popolo fratello siriano ad Aleppo. 
 
In Siria ci vado dalla guerra dei Sei Giorni del 1967 quando, inviato di Paese Sera espulso da Israele per mancanza di rispetto a un capitano dell’esercito nazisionista, incontrai i dirigenti marxisti-baathisti del presidente Nur Al Din Atassi che aveva guidato l’esercito siriano nella più valida resistenza all’aggressore israeliano. In tutte le guerre  di resistenza all’invasore talmudista, dal 1948 in qua, del resto, sono sempre stati i siriani, cuore geografico e storico della nazione araba, a costituire lo scoglio più arduo da superare. Non avergli perdonato, i sostenitori di quella nazione in lotta contro colonialismi originali e di ritorno, il mancato schieramento a fianco dell’Iraq contro la muta di licantropi. nel 1991 e 2003, non significa un giudizio negativo sul popolo fratello. Privilegiare l’assurda contesa interna al Baath, o la scelta di salvarsi tenendosi fuori, sono da imputarsi per intero a Hafez El Assad, padre di Bashar.
 
Di che solidarietà fossero capaci i siriani lo hanno dimostrato accogliendo a cuore aperto e mani operose, senza le rimostranze di giordani e libanesi, ben 2 milioni di rifugiati siriani dai macelli di Clinton, Bush, Obama. Una forza morale e una nobiltà d’animo che ora si va di nuovo esprimendo nella quinta guerra di liberazione contro il necrofago israeliano (senza calcolare il decisivo apporto ai libanesi nelle loro due guerre contro l’invasore). 
E potrei scrivere volumi sull’intelligenza, la maturità, la ricchezza creativa, culturale, la disponibilità all’amicizia, alla solidarietà, all’affettuosa accoglienza di questi due popoli indistinguibili, alla saggezza dei loro dirigenti che ne hanno coltivato l’emancipazione, il benessere, l’apertura laica, l’autostima negata da millenni di dominatori imperiali.
 
E nonostante tutto ciò, quando a un anno dallo scatenamento della furia revanscista dei vecchi e nuovi colonialisti e del livore di feudatari rigurgitati da secoli bui, terrorizzati dal contagio di un  modello di protagonismo sociale e di diritti umani veri, mi ritrovai in mezzo a queste genti, già abbondantemente sanguinanti, non avrei potuto immaginare che la loro resistenza si sarebbe potuta protrarre, per altri quattro anni e non cedere, anzi, crescere ancora. C’è stato il concorso di un vero e nobilissimo internazionalismo, russi, hezbollah, iraniani, volontari iracheni e da altri paesi arabi, ma è il popolo siriano che non si è fasciato impaurire e frantumare da quanto tutto un Occidente, dotato di mezzi e di ferocia senza pari nella Storia, gli ha scagliato addosso in termini di sanzioni genocide, lanzichenecchi, strumenti di distruzione e del terrore, diffamazione, menzogne.
 
Aleppo, la seconda città della Siria, centro della vitalità economica e una delle perle storiche e culturali del Medioriente, è libera al 93%. Ai cavernicoli assoldati dalle potenze era stato assegnato il compito di distruggere ed estirpare per sempre le radici della pianta che è una nazione, la sua coscienza di sé e della sua vicenda sul pianeta e tra le genti. Come a Baghdad, a Niniveh, a Palmira. Precondizione per l’obliterazione totale, più che sanzioni, la distruzione di infrastrutture, case, coltivazioni. La guerra non è finita, come auspica la sguattera Nato Moghrerini sussumendo gli spasmi di rabbia e frustrazione dei suoi committenti. La guerra non è finita, ma diversamente da quanto si augurano questi necrofagi, ha subito una svolta  che ha cambiato il quadro geopolitico, ma anche lo spirito, del mondo. Non è andata, stavolta, come pensavano. “Il varco è qui?” si chiedeva ancora Eugenio Montale nella  “Casa dei doganieri”. Era una domanda piena di ansia amara. Per noi si colma di ottimismo e fiducia. Qualunque cosa succeda, abbiamo imparato qualcosa che avevano voluto sradicarci dalla mente e dal cuore. L’alternativa c’è, vincere si può.
 
Purtroppo va aggiunta, all’ultima ora, la tragedia di Palmira, città simbolo della civiltà umana, ora di nuovo aggredita dalle belve dell’inciviltà. Risulta che la conquista da parte dell’Isis non è completa, che si sta combattendo casa per casa, che le forze aeree siriane e russe si stanno impegnando allo spasimo nella difesa. E’ rivelatore il fatto che la lungamente annunciata offensiva di Usa-curdi su Raqqa è ferma da settimane e che quella coalizione di aggressori Nato e loro mercenari, approfittando dell’impegno siriano su Aleppo, si è spostata su Palmira. Lo scopo di oscurare la vittoria dei patrioti ad Aleppo è comunque raggiunto.
 
Quando Bush e Blair lanciarono la loro guerra finta al terrorismo e vera al genere umano, guerra potenziata e moltiplicata poi dal più assassino seriale di tutti i presidenti Usa, non si sarebbero sognato che tale guerra sarebbe stata vinta  – già sicuramente sul piano morale e delle virtù umane – dalle vittime previste e da una Russia che, grazie a essa, si sarebbe costituita un’altra volta in ostacolo alla corsa folle del treno imperialista, in difesa del diritto internazionale, della sovranità dei popoli. E non potevano prevedere che la vittima designata sarebbe stata guidata da un uomo come Bashar el Assad, oftalmologo educato in Occidente, poliglotta e cosmopolita, uomo schivo e di una sobrietà inusuale per i costumi del suo mondo, impreparato alla politica cui lo ha costretto la scomparsa del successore del padre. Ma la bandiera che oggi sventola su Aleppo liberata reca il volto di Bashar, come, qualunque cosa accada, lo recherà la Storia di questo formidabile popolo, della nazione araba, di tutti gli aggrediti e perseguitati.in lotta per la liberazione. L’avevo sentito ripetere da mille slogan, tra le macerie delle bombe Usa, tra i corpi straziati del terrorismo mercenario, nei funerali delle centinaia di migliaia di vittime civili e in uniforme: “Shaab, Suriya, Bashar u bas”,  Popolo, Siria, Bashar e basta. 
 
Dopo 6 anni di apocalittica ferocia, di orrori e atrocità senza paragoni nella storia e nel mondo commissionati a un mercenariato che di umano non ha nulla, degli attacchi concentrici di vicini famelici, di tentativi di divisione portati avanti con gli strumenti più abietti della calunnia e del terrore, di forsennate campagne di criminalizzazione di cui i gaglioffi di una sinistra infiltrata si sono fatti mosche cocchiere, la Siria è lì, in piedi. I turchi del sultano pazzoide occupano crescenti zone a nord del paese, le formazioni curde, disponibili a ogni nefandezza morale al servizio di qualsivoglia padrone, compiono pulizia etnica e provano a divorare territori altrui, sono in arrivo nuovi armamenti e nuovi professionisti Usa e Nato a sopperire alle truffe diplomatiche di John Kerry finalmente respinte. Ma sostegno del popolo siriano e della sua leadership si è mosso ora anche l’Egitto, massima potenza dell’area, scioltasi dal ricatto finanziario saudita e partecipe con le sue forze speciali del fronte internazionalista guidato dai russi. 
 
Parà russi ed egiziani
 
Il quadro oggi del tutto alterato rispetto a quando i paesi arabi e la loro Lega parevano sotto totale egemonia saudita e interamente integrati nella strategia USraeliana per il Nuovo Medio Oriente(tra l’altro stoltamente inconsapevoli che il disegno israeliano di frantumazione degli Stati arabi, alla fine avrebbe incluso anche loro), segna il fallimento, oltre a quello del regime change in Siria, di tutta l’operazione iniziata con la consegna dell’Egitto alla Fratellanza Musulmana, la spartizione del Sudan, la distruzione della Libia, il lancio dei terroristi pseudo-islamici contro Iraq e Siria. Ora ci sono, sullo sfondo, l’Algeria, in  prima fila Iraq e Siria all’offensiva, Yemen non domo a dispetto, anche qui, dello spaventoso carico di nequizie inflittogli dagli Usa e dai suoi complici regionali. Ed entra in scena l’Egitto di Al Sisi, reduce da ripetute esercitazioni militari con i russi, da un’intervista alla TV portoghese in cui si dichiara a fianco dell’esercito siriano, deciso a svolgere un ruolo anti-coloniale e anti-islamista sia nel Mashreq, accanto alla Siria, sia in Libia, al fianco dell’unico parlamento eletto, quello di Tobruk, e del generale Haftar, anche lui in questi giorni a Mosca. 18 piloti di elicotteri e quattro generali, secondo l’autorevole As Safir di Beirut (gli credo perché ne sono stato corrispondente da Roma), sono oggi operativi presso lo Stato Maggiore delle Forze Armate siriane.
 Esercitazione russo-egiziana
 
Anche se ora si tratta di respingere il nuovo assalto a Palmira e a riconquistare anche Raqqa, Idlib e Deir ez Zor, grazie anche a questo nuovo schieramento dall’arretramento si è passati all’offensiva. In Iraq,dove la situazione è complicata, oltreché dai soliti curdi e turchi, dalle interferenze Usa a livello politico a Baghdad, oltreché militare sul campo, come in Siria. E la reazione non si è fatta attendere. A tutti gangli della centrale di disinformazione e diffamazione imperialista facente capo a Pentagono, Dipartimento di Stato, Cia, Mossad, Soros, National Endowment for Democracy, servizi di intelligence Nato, è stato commissionata una furibonda campagna di contrasto alle ricadute morali e politiche dei successi di chi si oppone all’imperialismo e ai suoi gregari. Dell’apparato mediatico main stream va rilevato il ruolo della lobby talmudista, più implacabile che mai nelle fiocine lanciate contro pesci che parevano in rete e che sono schizzati via. Tralascio ogni scontato riferimento ai giornaloni e canaloni televisivi, alle Lucie Goracci e Giovanne Botteri di cui si di quanti scalini di carriera sia foderato il loro abbandono di ogni decenza deontologica. Roba scontata.
 
Più interessante, come sempre, la militanza di coloro che si travestono da liberi da ogni condizionamento, pagamento, infiltrazione, corruzione e portano avanti la mistificazione di un’opposizione che si limita a fare innocue bucce al fantoccio domestico di turno, per contemporaneamente dare fiato ai pifferai di Hamelin che devono trascinarsi dietro i bambini da far finire nel burrone. Così, a colpire il bersaglio piccolo, ecco che, mentre i Fratelli Musulmani ammazzano poliziotti egiziani in serie (sei due giorni fa, oltre al terrorismo endemico dei FM nel Sinai) e fanno saltare per aria copti (35, ieri) sotto le loro chiese, Il Fatto Quotidiano e il manifesto, zitti su queste sciocchezzuole, ripartono alla cieca contro Al Sisi, manipolando in martire dei diritti umani il discepolo degli spioni angloamericani di Oxford Analytica, Regeni.  Con particolare livore e totale assenza di fattualità, l’editoriale  di un vicedirettore Tommaso Di Francesco, paonazzo di bile ora che i magistrati italiani hanno apprezzato il lavoro dei colleghi egiziani e che si fa sempre più trasparente il velo che oscura le attività di Regeni al servizio di serial killer come John Negroponte.
 
I  Rampoldi, Gramaglia, Colombo, Coen della lobby ne “Il Fatto”, i TdF, Cruciati, Caldiron  di quella del “manifesto” sono ciuchini di razza incaricati di trainare il carrozzone dei boccaloni e sbatterlo contro Al Sisi. Ma anche contro la Siria, come già a suo tempo egregiamente fecero contro Gheddafi, agevolandone il cammino verso il linciaggio gestito da Hillary (non per nulla loro candidata prediletta in ogni elezione). Sapete come “il manifesto” ha titolato la liberazione di Aleppo? Pur avendo ottime ragioni per sospettare, non avreste pensato che sarebbero arrivati a scoprirsi a tal punto: “L’Occidente abdica, Aleppo in mano ai russi”.Quanto ai mostriciattoli che mitragliano le persone in fuga dai loro lager, sono “ribelli” ma tra virgolette, ma preferibilmente sono “opposizione”.  Tipo il Labour ai Tory. E dopo aver spapagalleggiato sugli innumerevoli ospedali “polverizzati dai russi” secondo la credibile vulgata di MSF ed Elmetti Bianchi, taciuto sul fatto che ai russi non è stata data mai risposta alla richiesta di fornire la localizzazione topografica dei presidi sanitari ad Aleppo Est e definito “in fuga” (da chi e per dove?) i 18milla cittadini riparati e soccorsi nell’Aleppo liberata, non potevano non ignorare gli ospedali da campo russi bruciati dai mortai dei terroristi, delle vittime civili e  delle due dottoresse russe uccise, sacrificatesi per una causa per la quale questi qua dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di parlarne. Senza capirla. 
 
 Le dottoresse russe Nadezhda Durachenko e Galina Mikhajlova uccise ad Aleppo
 
Se questi beccamorti ce l’hanno con i siriani e gli egiziani, figurarsi con i russi!. Anche qui si è scatenato un uragano di fulmini che le saette di Giove incazzato al confronto sono fuochi fatui. E, per quanto monotonamente uguale sia la matrice e conformi  siano tutti i mezzi di diffusione, di Maestà od opposizione di Sua Maestà, notevole è la ricchezza di immaginazione impiegata. Trump è stato fatto vincere da quegli hacker russi che hanno inquinato, via il povero Assange tappato nell’ambasciata dell’Ecuador, le comunicazioni. Su ordine dei russi la rete sta diffondendo un’alluvione di fake news, bufale, che depistano la gente dalle verità diffuse dai grandi e onesti media. Almeno 1000 sono gli atleti russi che, col doping organizzato dai servizi segreti e da Putin in camice bianco, hanno indebitamente vinto medaglie a Londra, Sochi e Rio. E magari anche a Roma nel 1960. Trattasi del rapporto dell’agenzia internazionale anti-doping messa su da quel consesso di gentiluomini al di sopra di ogni sospetto del CIO, custode delle pratiche doping messe in crisi dalla correttezza russa. Rapporto basato sulle “rivelazioni” di un ex-dirigente dell’Antidoping di Mosca, Grigory Rodchenko, riparato dove? Ma degli Usa, dove se no, da dove, dotato di asilo e vitalizio, lancia queste bombe puzzolenti contro i vincitori di Aleppo, ma anche contro i mondiali di calcio del 2018 assegnati alla Russia. Prove?  Tappi di provette con graffietti, buchi nelle pareti da cui sarebbero passate le provette da alterare… Fuffa. 
 E sapete, passando alla specialità tutt’americana di decerebrazione da infotainment, chi ha superato nel ruolo di malvagi da obliterare nei videogiochi gli alieni, i terroristi, i musulmani generici i latinoamericani. Sorpresa? Mica tanto, i russi.
 
In modo che l’occidentale, scornacchiato in Siria,possa ancora sentirsi superiore. 
Anche grazie al papa, che mai ci fa mancare la sua saggia e semidivina parola. Ecco come si è espresso all’Angelus su Aleppo liberata: “Non dimenticare Aleppo”.  Un papa dalla parte dei carnefici? E vi sorprende? Elmetti bianchi e trucidatori Al Qaida e Isis: una prece, seppure cristiana.
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Ciao Fulvio!

Qui ogni mattina c’è una sorpresa… davvero gli eventi stanno prendendo una piega sempre più vorticosa e, per certi versi, complessa.

Aumentano gli “attori” in campo, in questa scacchiera dove le regole sono scritte sulla casella stessa e già non valgono più per quella a fianco. Come fonte principale utilizzo la RIA Novosti perché hanno un monitoraggio costante sulla Siria, seguendo gli eventi sia traducendo le fonti arabe, sia con giornalisti in loco. Producono una quantità impressionante di materiali come cronaca puntuale e come “analitika”, come la chiamano loro. E in questo giorno sono successe tante cose.

Attualmente, la situazione ad Aleppo è decisamente migliorata. Negli ultimi due giorni 50.000 persone sono riuscite a lasciare l’enclave occupata dai terroristi, fra cui 1.200 hanno deposto le armi.
(dalla conferenza stampa dell’esercito russo di ieri: https://ria.ru/syria_mm/20161210/1483295083.html )

Dato aggiornato con gli sviluppi della notte scorsa, con altri 2124 evacuati (di cui 1007 bambini) e 291 terroristi arresi.
https://ria.ru/syria/20161211/1483310849.html

Dati estremamente confortanti, che cozzano però con le contromisure che USA, Turchia ed EI stanno prendendo in maniera “stranamente” (mi piace usare eufemismi…) coordinata.

Mi riferisco all’ingresso di Jabhat an nusra, ovvero dei terroristi di Al Qaeda che stanno mollando Aleppo, nella città di Al Bab… grazie al fuoco di artiglieria turco!
https://ria.ru/syria/20161210/1483301048.html
Al Bab è una città di estrema importanza strategica a nordest di Aleppo, finora in mano all’EI, per loro fondamentale in quanto rappresenta il principale corridoio di approvvigionamento dalla Turchia.
https://www.google.it/maps/place/Al Bab, Siria/@36.3710463,37.5168019,13z/data=!4m2!3m1!1s0x15303d964c89c6fd:0x407b6e03a728ccc7?hl=it-IT
Hanno provato tutti, a più riprese, a impadronirsene: i curdi da sud e l’esercito siriano da sud-ovest.

Ora, attestano le fonti, a entrare sono i jihadisti di An nusra appoggiati dai turchi. CIò significa che, una Aleppo libera, rischierebbe nel corso di pochi giorni di trovarsi essa stessa in una sacca turco-jihadista: a nord dopo la presa di El Bab e con i territori occupati dall’operazione “Scudo Eufrate”, e a sud dai territori occupati dall’altra formazione jihadista Jeish Al Fatah. In sostanza, una situazione magmatica e in piena evoluzione che non dà adito a quelle che sono le reali intenzioni degli attori in campo, ufficialmente, “contro l’isis”.

Esercito islamico che, nel frattempo, ha assestato un duro colpo a Palmira. Concentrando le sue forze a tenaglia, ha tentato un attacco a sorpresa, sfruttando il dislocamento di gran parte delle forze siriane in altri settori, riuscendo quasi nell’impresa di riprendersi questa città, insieme chiave e simbolo. Impresa fallita miseramente.
https://ria.ru/syria/20161211/1483304975.html
https://ria.ru/syria/20161211/1483303393.html
Un’imponente azione coordinata di forze di terra (reparti speciali ed esercito regolare) e di forze aeree siriane e russe ha consentito non il ripiegamento delle forze dell’EI sulle posizioni precedentemente occupate. In pratica, si è trattata della stessa tattica suicida impiegata con successo in passato dai terroristi, tesa più che altro a costringere forze dislocate in altri fronti a ripiegare e a impegnarsi a fondo per non perdere avamposti o centri di importanza strategica. Una battaglia di corto respiro da parte dell’EI, se ci si limita a osservarne il risultato finale, ma di importanza vitale al fine di consentire ad altri, per esempio, l’occupazione di posti chiave al posto delle forze regolari siriane in quella terra di nessuno che, in molti punti, è diventato ormai il Califfato.

Non sono per niente tranquillo e ne vedremo delle belle.

 
Pubblicato da alle ore 20:51
LORO: OBAMA, TRUMP, CLINTON, NETANIAHU, JUNCKER, MERKEL, HOLLANDE… NOI: BASHAR EL ASSADultima modifica: 2016-12-11T23:41:53+01:00da davi-luciano
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13 pensieri su “LORO: OBAMA, TRUMP, CLINTON, NETANIAHU, JUNCKER, MERKEL, HOLLANDE… NOI: BASHAR EL ASSAD

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  2. The Xu meta-analysis entailed 27 published, randomized, placebo-controlled trials representing 2,994 mainly
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