Perché tentare un colpo di Stato ora in Turchia?

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 Limes

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 16/07/2016
A prescindere dall’esito, il tentativo di golpe di venerdì 15 luglio ad Ankara pone una sola vera domanda: perché ora?

Sembra un fantasma del passato che riemerge quando eravamo ormai abituati a Erdoğan e al suo strapotere. Chi pensava più ai tempi dei ripetuti putsch dei decenni passati, fino a quello “post-moderno” del 1997?


I militari turchi sembravano ormai messi al passo, anzi intimiditi – grazie anche agli scandali in cui erano rimasti impigliati come quello di Ergenekon – dal nuovo potere civile.


Tutti gli sguardi erano concentrati sulla lotta intestina al mondo islamista turco (Erdoğan contro Gülen), o almeno all’equilibrio tra laici e conservatori islamici, sempre più sbilanciato a favore di questi ultimi. Tutti erano convinti di quanto tale nuova Turchia fosse forte e incontrovertibile.


Non è così: la Turchia è uno Stato fragile.


Ciò che accade ad Ankara acquista un senso se solo si guarda alla lunga lista di errori compiuta dal governo turco in questi ultimi anni, che ha portato il paese all’isolamento – salvo i recentissimi tentativi di riavvicinamento con Russia e Israele, probabilmente tardivi.


Innanzitutto la politica in Siria: dopo essere stata la miglior amica di Assad fino al 2010 compreso, con una capriola a 180 gradi Ankara ha sostenuto senza tregua i nemici del potere alawita, al punto di essere sospettata di aver fatto nascere lo Stato Islamico.


Credendo di poter guadagnare qualcosa dalla crisi del suo vicino a sud, la politica turca è stata quella di un improbabile revanscismo neo-ottomano che mirava a “Mosul e Aleppo”, come dichiarò l’ex premier Davutoğlu. La posizione turca sulla Siria non è mai mutata in questi anni di guerra e si è scontrata con tutti gli altri attori regionali, oltre che con l’Occidente.


In secondo luogo – e conseguenza – lo stop deciso da Erdoğan al negoziato con i turchi del Pkk, con la sicurezza che il caos siriano avrebbe favorito una ricomposizione in favore di Ankara. È  accaduto l’esatto contrario, con la nascita del Rojava curdo siriano, alleato del Pkk, non compensato dall’amicizia con i curdi iracheni. Oggi il Pkk ha riacceso anche la guerriglia interna in territorio turco.


In terzo luogo, l’insensata e scivolosissima spinta egemonica in Medio Oriente, decisa dopo le reazioni positive dell’opinione pubblica araba all’episodio della “flotilla” che oppose Turchia ad Israele.

medio oriente di erdogan


Quella vicenda fece credere a Erdoğan di poter divenire il campione dell’ala islamista del Medio Oriente, in salsa ottomana. Non faceva i conti con l’antica diffidenza degli arabi verso i turchi e soprattutto ha avuto come risultato di inimicarsi in un colpo solo due avversari importanti in quell’area come Arabia Saudita e Egitto (dopo il golpe contro Morsi), proprio nel momento in cui l’Iran faceva la sua marcia di riavvicinamento al mondo.


Quarto punto: una rovinosa politica di provocazioni continue con l’Europa e di competizione (!) con gli Stati Uniti (quest’ultima già iniziata nel 2003 con la guerra del Golfo). Se una cosa puntellava la Turchia moderna era sempre il “non avere nemici ad ovest”. Invece Erdoğan ha gestito a modo suo il dossier europeo, favorendo in tutti i modi possibili i nemici dell’entrata della Turchia nell’Unione Europea.


Infine la scriteriata politica interna, operata a colpi di elezioni ripetute e posizioni intransigenti, per ottenere la maggioranza necessaria a cambiare la costituzione. Tutto ciò ha creato una sorda opposizione sociale interna, di cui le manifestazioni di Ghezi Park sono state solo l’epifenomeno.


Ora i militari (almeno alcuni) hanno provato a sfruttare tale clima a loro favore. L’aver tentato di schiacciare – quando non era necessario per governare – l’opposizione laica, in particolare quella del partito curdo ormai diventato un partito arcobaleno, ha solo esasperato i toni.


La verità è che la Turchia è un paese fragile, malgrado la narrazione che ci ha fatto Erdoğan e che ha obnubilato molti. Certamente lo sviluppo economico di questi anni è stato galoppante, ma ciò non basta per un paese dalla storia così travagliata e dalle frontiere così sensibili.


Questo ci deve preoccupare grandemente: una Turchia “mediorientalizzata” o instabile è un pericolo per tutta l’area mediterranea ed oltre.


Inoltre si tratta di un paese della Nato, quindi posto al cuore di un’alleanza militare destinata ad avere sempre più responsabilità in futuro.


Chi perde di più in Europa da questo golpe, anche se fallirà, è la Germania che ha puntato tutte le sue carte su Erdoğan per ottenere l’accordo sul corridoio balcanico dei rifugiati (anche a costo di torcere il braccio a tutta l’Unione) e che ora si trova senza più partner. Difficilmente il Parlamento europeo voterà mai l’abolizione del visto per i turchi, vista la crisi.


I recenti attentati ad Ankara ed Istanbul avevano fatto pensare ad una resa di conti con il Pkk ma soprattutto con l’Is, specie dopo il riavvicinamento con Mosca e Israele. Ora la situazione si fa molto più difficile.


Anche se la Turchia riesce a sopravvivere al golpe, ad Ankara nulla sarà più come prima.

Perché tentare un colpo di Stato ora in Turchia?ultima modifica: 2016-07-16T11:44:06+02:00da davi-luciano
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