La democrazia… senza democrazia

Pubblicato 1 luglio 2016 – 14.27. – Da Claudio Messora
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Tratto da “Il Pedante“. Per il testo completo: “Democrazia dal basso, bassa democrazia“.
« Si prenda il caso della Commissione europea: i suoi 28 commissari sono nominati dal presidente della Commissione tra individui che “non sollecitano né accettano istruzioni da alcun governo” (Maastricht, art. 17), quindi obbligatoriamente indipendenti dall’indirizzo politico – cioè dalla volontà e dal controllo degli elettori – del paese di provenienza. Il presidente che li nomina è eletto dal Parlamento europeo su una ristretta rosa di candidati nominati dal Consiglio dell’Unione europea, i cui membri sono i capi di governo dei paesi dell’Unione. Nel nostro caso, il consigliere Matteo Renzi è stato a sua volta incaricato dall’ex presidente della Repubblica italiano, il quale è a sua volta eletto dal Parlamento, i cui membri sono nominati dai segretari dei partiti, i quali partiti (non le persone) sono eletti dai cittadini – peraltro con una legge giudicata non democratica con sentenza costituzionale, ma limitiamo i fronti.
 
In questa lunga catena la volontà dei cittadini italiani si affaccia timidamente in due punti: l’elezione diretta dei parlamentari europei (la cui funzione è più di convalida che di selezione) e l’elezione indiretta e incostituzionale dei parlamentari nazionali (che eleggono il presidente della Repubblica, il quale ha incaricato il capo di Governo, il quale concorre per un ventottesimo alla nomina dei candidati presidenti di Commissione, il quale nomina i commissari). Ora, qualcuno si chiede: questa è vera democrazia? I primi della classe non hanno dubbi: sì, perché il sistema prevede anche l’intervento di organi che in qualche modo esprimono la volontà elettorale. Per controbattere ai quali non basta però la sensazione (giusta) che la moltiplicazione della rappresentanza annacqui omeopaticamente il mandato elettorale fino ad annullarlo.
 
[…]
 
Dirottare l’impegno politico dei cittadini in forme ininfluenti di dibattito extraistituzionale per tenerli fuori dai piedi è una tecnica credo piuttosto comune. Ma lo stato dell’arte lo ha raggiunto solo in anni recenti il Movimento 5 Stelle, che della democrazia diretta ha fatto una bandiera per scardinare – dice – la casta autoreferenziale dei partiti tradizionali. Che si tratti anche dell’unico partito che non preveda meccanismi di selezione democratica dei propri leader è una contraddizione che non deve stupire. Nel M5S c’è un tripudio di democrazia nelle parti basse della gerarchia, con migliaia di meet-up impegnati a dibattere sullo scibile pliniano – dalla bioetica all’etichettatura dei cibi, dalle piste ciclabili al ripopolamento del peccio – mentre salendo l’afflato democratico si va assottigliando come l’aria in montagna, fino a spegnersi ai vertici. Più che una democrazia dal basso è una bassa democrazia, la cui vicenda va studiata perché paradigmatica non tanto di quel singolo partito (che si limita a darne una rappresentazione più nitida degli altri) ma di un’involuzione storica in cui, se le decisioni importanti devono avvenire al riparo dal processo democratico (cit. Mario Monti), il processo democratico deve riguardare solo le decisioni di poca importanza.
Le indiscrezioni riportate da Andrea Malaguti su La Stampa del 5 maggio 2013 – che cioè Gianroberto Casaleggio avrebbe vietato ai suoi parlamentari di occuparsi di macroeconomia – troverebbero conferma nella mortificante vicenda del programma per le europee 2014 dove, stando alle residue testimonianze degli attivisti (ad es. qui e qui), la seconda proposta più votata dalla base chiedeva l’uscita immediata dall’eurozona e il ritorno alla sovranità monetaria. Nella versione finale questa volontà era stata tradotta (da chi?) in un referendum consultivo sulla permanenza nell’euro con la risposta inclusa: gli eurobond. O per dirla con la leggiadria del portavoce Francesco d’Uva, era stata sottoposta (da chi?) a un processo telepatico e paternalistico di “libera estrapolazione del pensiero degli attivisti” in quanto evidentemente toccava ambiti di governo cruciali ritenuti (da chi?) non assoggetabili alla deliberazione democratica. La vicenda, oltre a mettere una pietra tombale sulla democrazia diretta di Giuseppe Grillo, pone una domanda importante: se i cittadini e i parlamentari di uno Stato non devono occuparsi di politica macroeconomica, chi diamine se ne deve occupare? Non lo sappiamo, non dobbiamo saperlo, non ci deve riguardare. »
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Per leggere il testo integrale: “Democrazia dal basso, bassa democrazia“.
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La democrazia… senza democraziaultima modifica: 2016-07-13T14:45:40+02:00da davi-luciano
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