Il tramonto del politicamente corretto

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Fonte: l’Opinione Pubblica
“La Decrepita Alleanza ha vinto. Ha preferito il passato al futuro, i ricordi ai sogni, l’illusione al buon senso. Ne fanno parte i    little Englanders     di provincia e di campagna; i cittadini meno istruiti, su cui le informazioni scivolano come l’acqua sulle piume dei pellicani di St James’s Park; i nostalgici di ogni età, incapaci di rassegnarsi a un’evidenza”. E’ il commento di Beppe Severgnini, giornalista del “Corriere”, ai risultati del referendum tenutosi nel Regno Unito e che hanno decretato l’uscita dalla Gran Bretagna dall’ Unione Europea.
 
L’altolocato e snob Severgnini se la prende nel suo articolo con i vecchi plebei, rozzi, campagnoli ed ignoranti, che non hanno capito che la UE rappresenta il futuro e che tutto il resto “è noia”. Scrive esattamente: “L’Europa è — era — un grande progetto, anche per il Regno Unito. I giovani inglesi, forse, non hanno saputo convincere le generazioni precedenti”. Una folla, in quanto i giovani, anche in Inghilterra, a votare proprio non ci sono andati e quelli che lo hanno fatto hanno espresso l’identico malcontento dei “vecchi ignoranti” che il salottiero Severgnini non potrà mai capire in quanto, diversamente da loro, una vita di disoccupazione e di sofferenze non l’ha mai conosciuta. 
 
Peggio per lui che la sua vecchiaia la trascorrerà, tra una mazzata e l’altra, ad assistere al crollo di quella che non è l’Europa dei popoli, ma quella dei banchieri e della grossa finanza alla quale il giornale che ospita i suoi deliri è tanto legato. Nel quotidiano di via Solferino 28 (storica sede svenduta qualche anno fa alla finanza speculativa) c’è posto ormai solo per questi dandy spensierati o per intellettuali del tipo di Aldo Cazzullo, l’esperto in guerra civile che ha sentenziato che “l’Italia fu liberata dai partigiani”.
 
Categorie, quelle di appartenenza dei sunnominati, che la gente non sopporta più perché, per quanto “rozza e ignorante”, non puo’ non capire l’inconsistenza di panzane demenziali propinate quotidianamente dai mass media. Come quella che ha visto celebrare in pompa magna il 2 giugno l’anniversario del voto alle donne e che alla fine dello stesso mese, dopo il voto Brexit si è sentita dire (Stefano Feltri sul “Fatto Quotidiano”, ma non solo lui) che sono ben accetti solo gli elettori in grado di dare “un voto consapevole, faticoso. In caso contrario la democrazia diretta diventa circonvenzione di incapace”.
Che l’era dei soloni del politicamente corretto stia volgendo alla fine è un tema trattato anche da Thomas Edsall, editorialista del “New York Times”, secondo il quale il meccanismo psicologico alla base del risentimento dei sostenitori di Trump, non sarebbe altro che l’espressione di una vera e propria ribellione nei confronti del politicamente corretto in tema di immigrazione, parità di genere, minoranze o altro.
Sempre secondo Edsall, in molti elettori bianchi sarebbe radicata la convinzione che il multiculturalismo imposto per legge e altri regolamenti tendenti ad attuare politiche di discriminazione siano stati progettati “per portare gli americani alla sottomissione“ e che il politicamente corretto non rappresenti altro che una coercizione volta a silenziare ogni opposizione.
Per capire questa rivolta contro le imposizioni del politicamente corretto, Jonathan Haidt, della New York University, mette in campo il concetto di “reattanza psicologica” (una teoria sviluppata già nel 1966 da Jack W. Brehm) che altro non sarebbe che “la sensazione che si prova quando cercano di impedirti di fare qualcosa che hai sempre fatto, e percepisci che non hanno alcun diritto o giustificazione per fermarti. Così raddoppi i tuoi sforzi e lo fai ancora di più, solo per dimostrare che non accetti il loro dominio”.
Per quanto concerne Trump, secondo Haidt “decenni di politicamente corretto, teso a rappresentare gli uomini bianchi eterosessuali come cattivi e oppressori, ha generato un certo grado di reattanza in molti, forse nella maggior parte di loro”. L’insistenza e l’accanimento espresso da molti sostenitori del multiculturalismo avrebbero sviluppato in molte persone la brama di comportarsi in un modo politicamente non corretto.
Insomma, Trump che viene demonizzato dagli avversari per le sue espressioni politicamente scorrette non rappresenterebbe altro che un riscatto per quanti devono subire il formalismo del presidente Obama che, parlando della strage di Orlando, evita ogni riferimento alla matrice islamica dell’attacco.
Tornando al risultato della Brexit, anche l’europeismo marcato UE è diventato un totem del politicamente corretto, tant’è che, complice o meno la crisi in atto in molte nazioni europee, si manifesta una crescente resistenza  contro la continua imposizione di leggi e regolamenti vessatori in materia economica e politica (austerità a senso unico, mandato di arresto europeo, reati di opinione).
L’arroganza e la cecità del potere politico supportato dal servilismo delle élites privilegiate sta evidentemente portando a maturazione in un numero sempre maggiore di persone attualmente non tutelate – siano essi diseredati, cristiani o eterosessuali – una ribellione talvolta inconsapevole destinata a crescere nel tempo e a produrre pericolosi fenomeni di disgregazione sociale.
di Antonio Serena – 01/07/2016
 
Il tramonto del politicamente correttoultima modifica: 2016-07-10T23:35:57+02:00da davi-luciano
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