Sulla Torino-Lione viaggia la sfida governo-Appendino

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Delrio provoca la neo sindaca sulla Tav. Lei per ora tace, ma i Cinque Stelle insistono: l’unica soluzione è lasciare il tavolo

Sulla Torino-Lione viaggia  la sfida governo-Appendino
di  | 3 luglio 2016

Sulla Torino-Lione viaggia la sfida governo-Appendino Delrio provoca la neo sindaca sulla Tav. Lei per ora tace, ma i Cinque Stelle insistono: l’unica soluzione è lasciare il tavolo di Andrea Giambartolomei Il governo pensa ad un progetto “low cost” dell’alta velocità Torino-Lione, ma i No Tav e il Movimento 5 Stelle non ci stanno. Per gli oppositori l’unica soluzione resta fermare la grande opera. È la reazione all’annuncio fatto venerdì a Firenze dal ministro dell’Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio. “Le opere di adduzione al tunnel erano più di 84 km di linea nuova, ora sono stati ridotti a poco più di 25 km, quindi useremo gran parte della linea esistente”. In sostanza anziché costruire ex novo la linea italiana, che deve partire dalla fine della sezione transfrontaliera (con il contestato tunnel), si ammodernerà quella già esistente da Bussoleno a Settimo Torinese. Un piano che prevede binari nuovi soltanto per una ventina di chilometri, riducendo i costi dai 4,3 miliardi di euro previsti nel progetto preliminare ad 1,7 miliardi: quasi 2,6 miliardi di euro di risparmi.

Effetto Appendino? Secondo i rappresentanti dell’esecutivo è da escludere. Lo ha detto il ministro Delrio a La Stampa e lo ha ribadito al Fatto Paolo Foietta, commissario governativo alla Torino-Lione, spiegando che la revisione del progetto, fatta dal ministero con Rfi, era in corso da più di un anno ed è stata approvata dall’Osservatorio Tav che lui presiede dal 20 giugno, proprio il giorno in cui la candidata del M5S ha battuto Piero Fassino. Quel lunedì la neo sindaca ha dichiarato che, anche come presidente della città metropolitana, si siederà al tavolo per portare avanti le ragioni dei No Tav, e lo abbandonerà se non troverà persone disposte a dialogare.

Non sarebbe il primo Comune a farlo. Nell’Osservatorio, nato nel 2006 dopo gli scontri del dicembre 2005 tra militanti e forze dell’ordine per bloccare lo scavo della galleria geognostica a Venaus, erano state coinvolte cinquanta amministrazioni comunali e la comunità montana della Val di Susa. Da allora già diciassette sindaci No Tav hanno abbandonato il confronto: “Rimanere è inutile – spiega Roberto Falcone, dal 2015 sindaco di Venaria, ultima amministrazione a uscire -. Lì non si discute del progetto, né delle compensazioni”.

Ora, con questa mossa, il governo e il Pd sembrano sfidare Chiara Appendino e il suo vice Guido Montanari. Per ora i due non commentano gli annunci di Palazzo Chigi, rimarranno in silenzio fino a quando non riusciranno ad approfondire la situazione (la prima giunta sarà martedì mattina). Però, secondo il senatore M5S Marco Scibona, la neo sindaca riuscirà a dimostrare che “l’Osservatorio è un paravento per dire all’Europa che ci sono concertazione e dialogo. Con l’uscita di Torino cesserà di esistere perché resteranno soltanto Comuni non coinvolti direttamente dall’opera”. Inutile parlare di compensazioni, tema usato dalle opposizioni e anche dalla presidente dell’Unione industriali di Torino e vicepresidente di Confindustria, Licia Mattioli, che ha ricordato come la Appendino “viene dal nostro mondo e che saprà rappresentare l’interesse delle imprese”, motivo per cui “non si possono bloccare opere approvate o in via di realizzazione”.

Per Scibona “non si può permettere che salute e ambiente vengano barattati, che alcune cose che dovrebbero essere garantite ai cittadini passino come regali”. Chi invece vuole discutere di compensazioni sono gli esponenti del Pd, come la deputata Silvia Fregolent, secondo la quale lasciando l’Osservatorio “Torino non potrà più beneficiare dei progetti e delle risorse per le opere di compensazione”, mentre per il senatore Stefano Esposito “se Torino lascia il tavolo nulla cambia per la Torino-Lione. L’opera si farà, ma facendo così mancherà la voce del territorio e certi interventi utili non verranno perorati”, come i lavori per il sistema ferroviario metropolitano.

Al di là del risparmio di 2,6 miliardi sulla tratta italiana, ci sono però altri spezzoni dell’opera per cui l’Italia dovrà pagare. Ad esempio per il tunnel di base da Saint Jean Maurienne a Susa/Bussoleno, lungo 52 km, è prevista una spesa di 8,6 miliardi di euro ripartita tra Italia e Francia con un rapporto di 58 a 42, per cui – se l’Ue coprirà il 40 per cento dei costi della galleria come promesso – Roma dovrà mettere tre miliardi. I lavori – sostiene Telt, promotore pubblico incaricato della realizzazione della sezione transfrontaliera – dovrebbero partire tra il 2017 e il 2018 per essere completati entro il 2029. I grillini contrari alla linea, però, tornano a chiedere una valutazione dell’analisi costi-benefici e dei traffici: proprio l’argomento sostenuto dalla Appendino in campagna elettorale.

Sulla Torino-Lione viaggia la sfida governo-Appendinoultima modifica: 2016-07-03T21:26:23+02:00da davi-luciano
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