Jobs Act, Francia paralizzata dalle proteste

Già. In Francia i lavoratori protestano tutti, i sindacati chiamano tutti contro il provvedimento Job Act. NON SCHEDANO chi va in piazza in base alla fede politica o meno, LOTTANO INSIEME contro un provvedimento che danneggia TUTTI indistintamente. COSA che in una ITALIA manipolata e sequestrata dai professionisti della PIAZZA al soldo del Pd  NON E’ STATO POSSIBILE FARE, si concentrano contro i nemici del Pd, in piazza scendono in favore degli europeisti, cioè coloro che ci ha ridotto in questo condizioni. 

Manco si è protestato,  PROTESTATO, sottolineo, non sfilare con la bandierina. ED I RISULTATI SI VEDONO. I francesi, se ne sono accorti e dicono giustamente NON VOGLIAMO FARE LA FINE DELL’ITALIA.
gli scribacchini talmente sono abituati a riscrivere la storia che manco si ricordano che la lotta contro i contratti di primo impiego si è svolta nel 2006 NON NEL 1996. Le piazze francesi riuscirono a far ringoiare quella porcata, noi ancora ci godiamo la Biagi, grazie ai collaborazionisti delle piazze.
 
La polizia sgombera il blocco dei depositi petroliferi. I distributori di benzina sono a secco. I sindacati annunciano nuovi scioperi contro la riforma del lavoro. Valls: non arretriamo
 
francia6
AFP
I francesi scioperano contro la riforma del lavoro
 
25/05/2016
 
paolo levi
parigi
 
Non bastavano lo sciopero dei trasporti o le piazze gremite di lavoratori e studenti. Non bastavano le proteste degli «indignados» di Nuit Debout o le auto incendiate dai casseur. In Francia la mobilitazione contro la riforma del lavoro assume una portata senza precedenti. Alle forme tradizionali del dissenso si aggiunge ora il blocco di depositi petroliferi e raffinerie, con migliaia di automobilisti in coda davanti alle pompe di benzina col terrore di restare a secco.
 
Protagonisti del braccio di ferro che rischia di paralizzare un Paese già sull’orlo della crisi di nervi sono il premier Manuel Valls e Philippe Martinez, il baffuto leader della Cgt. A caccia di nuovi consensi, il primo sindacato della République chiede l’immediato ritiro della riforma del lavoro, il cosiddetto Jobs act alla francese, una legge per giunta approvata con procedura 49-3, il contestato articolo della Costituzione che ha consentito al governo socialista di vararla senza il via libera del Parlamento.
 
All’alba di ieri, dopo un week-end di passione, la polizia è intervenuta per sgomberare gli accessi ai siti petroliferi di Fos-sur-Mer, vicino a Marsiglia, bloccati dai militanti della Cgt. Questi hanno poi denunciato «scene di guerra», «senza preavviso». «Non possiamo accettare nessun ricatto sul carburante», ha però avvertito Valls la sera prima, annunciando l’imminente intervento dei «flics» contro le barricate. Per tutta risposta, dopo il blitz delle forze dell’ordine con idranti e proiettili di gomma, la Cgt ha decretato lo sciopero nelle otto raffinerie di Francia. «Siamo determinati ad andare fino in fondo per il ritiro della riforma del lavoro», ha tuonato in tv l’agguerrito Martinez, invocando una «generalizzazione dello sciopero ovunque nel Paese».
 
Un appello subito raccolto dai compagni sindacalisti della Sncf, la compagnia ferroviaria nazionale, pronti ad incrociare le braccia dal 31 maggio, mentre è atteso per il 2 giugno lo sciopero «illimitato» di metro e bus parigini (Ratp), a cui seguirà dal giorno successivo quello dell’aviazione civile. Il tutto a pochi giorni dal fischio d’inizio dei campionati di calcio di Euro 2016. Anche i dipendenti della centrale nucleare di Nogent-sur-Seine, riuniti in assemblea generale, ieri hanno deciso di scioperare e fermare la produzione di elettricità, giovedì prossimo.
Ieri, nonostante le rassicurazioni del governo, il rischio penuria si è esteso a tutto il territorio, con oltre il 20% delle stazioni di benzina parzialmente o completamente a secco. Da parte sua, il presidente Hollande ha denunciato la «strategia di una minoranza» mentre Valls assicura che la riforma non verrà ritirata. «Costringere i francesi a fare 45 minuti di fila davanti alle stazioni di servizio non è tollerabile: continueremo la rimozione dei blocchi».
 
E invece per l’opposizione di centrodestra l’esecutivo prima o poi cederà, come successe nel 1996 all’allora premier Dominique de Villepin, che davanti rivolta della piazze dovette ritirare il controverso Contratto di Primo Impiego (Cpe) osteggiato dai giovani. Furiosi anche i dirigenti di Total, il colosso francese del petrolio, che parlano di fatti «estremamente gravi» e annunciano una «seria revisione dei progetti di investimento nell’insieme degli stabilimenti del Paese».
 
 
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Jobs Act, Francia paralizzata dalle protesteultima modifica: 2016-05-28T15:05:59+02:00da davi-luciano
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