O la Rai ci svela i contenuti della riunione della Commissione Trilaterale o la portiamo in Tribunale.

la rai che esige il pizzo per i servizi di regime, e lo esige anche a chi ha un Isee  ma non ha 75 anni.
  
 #monicaraccontaci
 
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Le oligarchie finanziarie si sentono vicine al trionfo. Dopo il vergognoso inchino di Mattarella al Quirinale (clicca qui per il video) la Commissione Trilaterale si sente superiore a leggi ed ovviamente alla democrazia.
 
La pubblica informazione tace ovviamente ed anzi Monica Maggioni, Presidente Rai, è stata invitata alla riunione di questa associazione eversiva che predica da anni la teoria dello shock economico al fine di imporre ai popoli le volontà di ristretti gruppi di tecnocrati illuminati.
 
Ecco la mia lettera alla Rai a cui seguirà una causa al fine di ottenere le informazioni che l’obbligo di imparzialità e completezza dell’informazione pubblica impongono. La lettera sarà inviata nella giornata odierna anche alla Procura della Repubblica di Roma che ha il dovere di indagare su questi fatti.
 
Spett.le
 
Radiotelevisione Italiana Viale Mazzini n. 14
 
Raccomandata a.r. 00195 Roma
 
E
 
Sig.ra Monica Maggioni
 
c/o
 
Raccomandata a.r. Radiotelevisione Italiana
 
E p.c.
 
Ill.ma
 
Procura della Repubblica di Roma
 
Via Mario Amato n. 13/152
 
00195 Roma
 
OGGETTO: Violazione dei doveri di completezza dell’informazione in riferimento alla mancata pubblicazione dei lavori della Commissione Trilaterale svolti a Roma il 15 aprile u.s..
 
La presente al fine di contestarVi formalmente quanto segue. Il 15 aprile u.s. il Presidente della Rai, Monica Maggioni, ha partecipato ad una riunione a porte chiuse della cd. “Commissione Trilaterale”, un’associazione di stampo spiccatamente eversivo che da anni influenza indebitamente le democrazie europee e mondiali.
 
La presenza del Presidente Rai a tale riunione poteva essere consentita solo ed esclusivamente al fine di informare sul contenuto del dibattito e su come la Trilaterale intenda proseguire nella propria attività gravemente illecita al fine di denunciarla formalmente.
 
Ciò non è minimamente avvenuto ed è dunque lecito chiedersi a quale titolo Monica Maggioni si sia recata in tale contesto. Obiettività, completezza e lealtà dell’informazione sono principi fondamentali del servizio televisivo pubblico, principi radicalmente violati dal Presidente Rai e dalla Rai stessa.
 
Con la presente sono dunque ad intimarVi, entro e non oltre giorni sette dal ricevimento della presente, di specificare pubblicamente ed analiticamente i contenuti del dibattito a cui Monica Maggioni ha assistito e partecipato.
 
In caso contrario tutelerò i miei diritti ed i diritti del popolo italiano ad un’informazione completa e obiettiva nanti al Magistrato senza ritardo alcuno.
 
La presente viene inviata per debita conoscenza alla Procura della Repubblica di Roma, sperando che la stessa si attivi come per legge.
 
Distinti Saluti.
 
 Avv. Marco Mori – blog scenarieconomici – Alternativa per l’Italia – autore de “Il tramonto della democrazia – analisi giuridica della genesi di una dittatura europea” disponile su ibs – clicca qui.

La gaffe di Renzi: mette in Italia il tunnel del San Gottardo

http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11899274/gaffe-renzi-traforo-tunnel-san-gottardo-svizzera.html
La gaffe di Renzi: mette in Italia il tunnel del San Gottardo

Il nostro presidente del Matteo Renzi, si sa, è facile alla logorrea, all’ eloquio serrato non lontano dalla scialorrea. Una mitraglia che stordisce gli interlocutori ma non tutti, specialmente chi, per nomea e tradizione, è vocato alla precisione: gli svizzeri.
Ieri nella conferenza stampa, al termine del consiglio dei ministri che ha dato il via libera definitivo al nuovo codice degli appalti, seduto accanto al ministro per Infrastrutture Graziano Delrio, Renzi l’ ha sparata grossa. «Siamo l’ unico Paese al mondo che sta facendo tre tunnel, tre opere strepitose per il collegamento con l’ Europa: il Gottardo che si inaugura il primo giugno con la Svizzera, il Brennero che abbiamo sbloccato noi e ci collega all’ Austria, la Torino-Lione con la Francia. Stiamo investendo 28 miliardi di euro, ovviamente cofinanziati, per collegarci con l’ Europa». Peccato però che il tunnel del Gottardo non solo si trovi totalmente in Svizzera ma è stato realizzato interamente dagli elvetici.

Le reazioni alle esternazioni del premier non si sono fatte attendere specialmente sul web. Caustico il senatore della Lega Jonny Crosio che ha dato a Renzi dell’«ignorante» e del «racconta balle». Spiegando, infatti, che «Alptransit è un’ opera realizzata dagli svizzeri in piena autonomia». Ironico il consigliere di Stato svizzero Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi) che commenta su Facebook: «Matteo Renzi stava scherzando sui meriti italiani per Alptransit Gottardo, intendeva i grandi successi italiani sulla Stabio-Arcisate!», scrive pubblicando anche una foto del cantiere ancora aperto della ferrovia Arcisate-Stabio tra la provincia di Varese e il Canton Ticino.

Il consigliere nazionale Fabio Regazzi, oltre a dargli dello «spaccone» e «disinformato» a Renzi presenta il conto della serva: «L’ Italia non partecipa nemmeno con un franco all’ investimento di 28 miliardi per Alptransit, mentre la Svizzera finanzierà con la bellezza di 280 milioni di franchi la realizzazione del corridoio ferroviario a 4 metri sul territorio italiano». Enzo Rocchi Balbi, giornalista del Caffé, fa di meglio e sempre su Twitter pubblica il conto dell’ opera per Renzi, con tanto di finta firma del consigliere federale Ueli Maurer. Critiche al premier italiano anche da Paolo Beltraminelli del Partito popolare svizzero, che cinguetta: «L’ Italia aiutò la Svizzera nel 1800 per costruire la ferrovia del Gottardo, forse Renzi si riferiva a quello, anche quella era Apltransit». Sui social si sprecano le battute: «In giugno inaugureremo la Sfinge, realizzata con gli egizi. #alptransit» e Renzi alla fine è costretto ad intervenire. «Vedo», commenta il primo ministro, «che circolano battute sui social su quello che io e Delrio abbiamo detto sui tre tunnel», peccato che Delrio sia rimasto in silenzio. «C’ è ironia», aggiunge, «perchè il Gottardo è evidente che è in Svizzera, ma è evidente che Torino-Lione, Gottardo e Brennero sono tre canali di collegamento con Austria, Svizzera e Francia». Proprietà commutativa: cambiando l’ ordine dei fattori…

di Chiara Pellegrini

Proteggere il cantiere della Torino-Lione costa 400 milioni: i No Tav svelano la spesa per la sicurezza

http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/03/22/news/proteggere_il_cantiere_della_torino-lione_costa_400_milioni_i_no_tav_svelano_la_spesa_per_la_sicurezza-136029927/

La cifra esce da uno studio affidato da Telt, la società che costruisce la linea

di MARIACHIARA GIACOSA

Proteggere il cantiere della Torino-Lione costa 400 milioni: i No Tav svelano la spesa per la sicurezza

Blindati al cantiere Tav di Chiomonte in Valsusa 
E’ DI QUASi 400 milioni di euro il costo per la sicurezza della Torino-Lione. Soldi che serviranno per le reti, i cancelli, la videosorveglianza e per tutto ciò che dovrà proteggere il cantiere del tunnel dell’alta velocità. A rendere nota la cifra sono i No Tav che hanno ottenuto dal ministero delle Infrastrutture il documento sulla certificazione dei costi (quello che è alla base dell’accordo di Venezia tra Italia e Francia) realizzato da due società su incarico di Telt.
E mentre i No Tav transalpini avviano ricorsi, «perché c’è un conflitto d’interessi tra Telt e chi ha condotto lo studio», da questa parte del confine gli oppositori alla Torino-Lione puntano il dito contro l’incertezza dei costi. «Le indicazioni sono opache – hanno detto ieri Paolo Prieri e Alberto Poggio in un incontro con alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle – la certificazione della Tav è basata su cifre vaghe e legate a ipotesi da approfondire». E’ il caso, precisano, del trasloco del cantiere principale da Susa a Chiomonte, che lo studio quantifica in 70 milioni, a cui si aggiungerebbero i 329 milioni per gestire la sicurezza della zona. «Incertezze che valgono quasi mezzo miliardo » sostengono.
La risposta è contenuta in una nota di Telt, la società che gestisce appalti e costruzione dellaferrovia. «I sovracosti per la sicurezza sono stati calcolati sull’esperienza della Maddalena a Chiomonte: si tratta di misure più stringenti rispetto ai cantieri normali, necessarie per tutelare mezzi e maestranze dagli attacchi di chi si oppone in modo violento all’opera: recinzioni più solide, ostacoli contro i veicoli, dispositivi di videosorveglianza ». La cifra non esce, comunque, dal budget fissato a 8,3 miliardi, precisa la società che aggiunge: «Coloro che mettono in evidenza gli extra – costi per la sicurezza, sono gli stessi che causano un danno economico alla collettività».
Le critiche dei No Tav riguardano anche la stima complessiva dei costi, fissata dai due governi a 8,3 miliardi, proprio sulla base dello studio. «E’ una cifra poco credibile – hanno detto Prieri e Poggio – considerato che il Gottardo costa 11,5 miliardi ed è un’opera analoga alla Torino-Lione, con una galleria lunga 57 chilometri, come il tunnel della Valsusa». «Il Gottardo ha utilizzato tecnologie che allora erano innovative e costose, ormai sono più diffuse – fa notare il commissario di governo Paolo Foietta – i costi ridotti sono l’unico vantaggio dell’essere arrivati dopo e di aver accumulato ritardi».