Difendere il cantiere tav è proprio uno sporco lavoro…

post 2 aprile 2016 at 15:44

monnezza ffooChe il rispetto delle forze dell’ordine per la nostra terra fosse uguale a zero lo denunciamo da tempo. Del resto è nella “cultura” dell’occupazione di territorio che si muovono agenti e soldati, fino a trattare i nostri paesi e la nostra gente, come una colonia, dove le truppe di occupazione militarmente impongono la legge.

Ma oltre a ciò che gli viene detto, il problema è ben superiore, e le divise in servizio in Clarea e nel cantiere Tav sono responsabili singolarmente per come stanno all’interno di un territorio. E noi lo vediamo bene con i nostri occhi come si divertono a fare il tirassegno al notav con i lacrimogeni, come non si curano d’incendi creati per lacrimogeni nei boschi o l’inquinamento che producono spostando decine di mezzi pesanti su e giù per la nostra Valle.

Sui social network poi li ritroviamo lamentarsi delle ore che passano all’interno e all’esterno del cantiere, mangiando freddi panini, sopratutto quando il movimento notav rende loro la vita difficile con iniziative prolungate come l’ultima 4 giorni di lotta. parlano parlano di rispetto della patria e altre amenità del genere e poi non sono in grado di rispettare nemmeno un bosco nel quale sostano per qualche ora. Basta guardare qui qualche foto dei resti del passaggio di carabinieri e poliziotti in Clarea: immondizia abbandonata per terra come un qualsiasi incivile durante le gite fuori porta alle quali purtroppo siamo abituati, in prati e pinete.

Bell’esempio e bell’educazione quella delle truppe, che si dimostrano occupanti a tutti gli effetti di un territorio che non li vuole.

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Ieri durante il consueto aperitivo ai cancelli, è stata loro restituita un pò della monnezza raccolta nei sentieri della Clarea, lasciando anche un messaggio

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Ancora un arresto per un’iniziativa notav ai cancelli! Daniele libero!

post 7 aprile 2016 at 09:40

Screenshot 2016-04-07 09.39.57Questa mattina Daniele, giovane NO TAV torinese, è stato arrestato e confinato ai domiciliari con tutte le restrizioni del caso, ovvero divieto di comunicazione con chiunque non sia un suo familiare, per una delle tante iniziative del movimento notav: un aperitivo ai cancelli della centrale di Chiomonte del 20 novembre.

Ancora una volta ci troviamo di fronte un provvedimento spropositato rispetto ai fatti, che ricalca arresti e restrizioni comminati nel tempo ai notav, poi rivisti ed alleviati in seguito, quando qualche giudice di buon senso non sposa la crociata dei pm con l’elmetto.

Grazie all’uso spropositato della carcerazione preventiva (o delle restrizioni come obblighi di firma, fogli di via, o divieti di dimora) diversi notav vengono messi ai margini della lotta per tentare di indebolire il movimento notav. Se i pm con l’elmetto ordinano, c’è chi esegue, portando avanti un’anomalia giudiziaria che non ha precedenti nel nostro Paese, che ha il solo intento di rafforzare il sistema tav, indebolendo chi si oppone e si vede perseguitato con strumenti utilizzati “allegramente” nelle mani di inquirenti particolarmente esaltati dal loro utilizzo, che non risparmia nessuno, nemmeno giornalisti che tentano di fare una cronaca non di parte.

Non ci faremo intimidire nè tantomeno spaventare, e nemmeno ci rassegneremo a cronache quotidiane d’ingiustizia scritte sulla pelle di chi difende la Valle e il futuro di tutti e tutte.

Daniele Libero subito! Libertà per tutti i notav!

Ven 8/04, apericena No Tav ai cancelli della centrale

Continua come ogni venerdì l’appuntamento settimanale ai cancelli della centrale elettrica di Chiomonte.

Ogni leccornia è ben accetta.

Ci vediamo dalle 19.30 in poi!

DANIELE LIBERO!

Scoperto il varco di Annibale attraverso le Alpi

http://www.lescienze.it/news/2016/04/07/news/annibale_passo_alpi_sterco_di_cavallo-3043593/

07 aprile 2016

Nel 218 a.C., l’esercito cartaginese guidato da Annibale arrivò in Italia passando per il Col de Traversette, un passo a 3000 metri di quota nei pressi del Monviso. La scoperta è avvenuta grazie a un’antica traccia di sterco di cavallo sepolta a un metro di profondità e smentisce il racconto di Tito Livio, mettendo fine a un mistero durato quasi 2000 sull’itinerario del condottiero(red)

È il passo di Col de Traversette, in Francia, a circa 3000 metri di quota nei pressi del Monviso, che permise ad Annibale di attraversare le Alpi per dirigersi verso Roma a capo dell’esercito cartaginese: lo hanno scoperto i ricercatori di una collaborazione internazionale tra la Queen’s University a Belfast, nel Regno Unito, e la York University a Toronto, in Canada, risolvendo un mistero che durava da 2000 anni sull’effettivo itinerario della spedizione militare.Come si legge in un articolo apparso sulla rivista “Archeometry” a prima firma Bill Mahaney, gli autori hanno utilizzato una combinazione di analisi di chimica ambientale e di genetica microbiologica per documentare la presenza lungo un impervio itinerario alpino di antichi resti di sterco, soprattutto di cavallo, compatibili con il passaggio dell’armata cartaginese, che contava 37 elefanti e circa 15.000 tra cavalli e muli.

Scoperto il varco di Annibale attraverso le Alpi

Annibale attraversa le Alpi, in un dipinto di Nicolas Poussin (1594-1665) (Wikimedia Commons)

Annibale, passato alla storia per essere uno dei più brillanti condottieri del mondo antico, era comandante in capo dell’armata cartaginese durante la seconda guerra punica contro Roma (218-201 BC). Come raccontano le cronache, per sorprendere i romani da nord Annibale partì dalla Spagna alla testa di 30.000 uomini, attraversò l’arco alpino dopo circa 1000 chilometri di marcia e li sconfisse in quattro battaglie: sul Ticino (218 a.C.), sul Trebbia (218 a.C.) e poi, giunto nell’Italia centrale, sul Lago Trasimeno (217 a.C.) e a Canne (217 a.C.).

La vicenda storica dello scontro tra Annibale e Roma era quindi ben delineata nei suoi eventi fondamentali, ma non si era  mai scoperto esattamente quale percorso avesse seguito l’esercito cartaginese per varcare le Alpi, tenendo conto del gran numero di fanti e cavalieri e soprattutto degli elefanti al seguito.

Nessuna prova archeologica 

 

finora era venuta in aiuto degli storici. Circa mezzo secolo fa, tuttavia, il biologo Gavin de Beer ipotizzò che Annibale avesse utilizzato il passo del Col de Traversette, ma l’idea non incontrò il favore della comunità accademica.

Ora Mahaney e colleghi hanno scoperto una traccia di escrementi animali, per la maggior parte cavalli, a una profondità di circa un metro proprio in corrispondenza di quel passo alpino e in quantità tali da essere compatibili con il passaggio dell’esercito di Annibale.

La datazione al radiocarbonio fa risalire i reperti a circa 2186 anni fa, cioè proprio al 218 a.C., anno in cui iniziò la seconda guerra punica. Un’ulteriore conferma che si tratti effettivamente dei resti dell’armata di Annibale viene dall’analisi microbiologica: il 70 per cento circa dei microbi presenti nello sterco sono infatti del genere Clostridium, che è molto stabile nel suolo e può sopravvivere per migliaia di anni.

Sembra così smentita la ricostruzione  dello storico romano Tito Livio, che circa due secoli dopo l’evento scrisse che la discesa cartaginese in Italia avvenne dal Col du Clapier, un passo situato più a nord, alla quota di 2400 metri, e molto più agevole da attraversare.

Probabilmente, Annibale scelse invece un passaggio più impervio per sfuggire alle imboscate delle popolazioni galliche che abitavano in quelle regioni.

“Questa è casa mia!”

udienze 11 e 12 febbraio processo fatti 31/12/2013. Prossima udienza 8 aprile esame imputati e testi difesa

“Questa è casa mia!” , con queste parole un’imputata nel processo iniziò il suo sfogo rabbioso quel 31 dicembre 2013 quando le forze dell’ordine in assetto antisommossa impedirono ai manifestanti di raggiungere anche il ponte sul Clarea, vicino al cantiere del TAV a Chiomonte. L’udienza dell’11 febbraio è stata imperniata sulla testimonianza dell’ispettore della Digos Ferrara, ma per la trascrizione dovrete attendere qualche giorno perché il 12 alle ore 10:00 in aula 54 presso il Tribunale di Torino verrà ascoltato il secondo teste dell’accusa e date le contraddizioni emerse nel controinterrogatorio del teste lasciamo che la testimonianza di domani non si possa avvalere di nostri involontari suggerimenti.

Solidarietà ai quattro compagni inguaiati. Read More ›

Processo “San Michele”, la ’ndrangheta in Valsusa: gli amici si vedono nel momento del bisogno. Udienze del 30 e 31 marzo.

Nel resocondo dell’udienza del 22 marzo abbiamo evidenziato alcuni aspetti inquietanti del processo che si sta svolgendo nella maxi aula 3 del Tribunale di Torino, del quale pare non esserci più traccia sui principali media, anche locali. Al centro dell’inchiesta le note famiglie ‘ndranghetiste dei GRECO e DONATO facenti capo al “casato” del “GRANDE “Iuntrune” ARACRI Nicolino, boss  legato a doppia mandata alla massoneria, stando a quanto riportato (  vedi qui e qui) da La Casa della Legalità. Eppure non sono mancati sorprendenti e tragici colpi di scena, come l’improvvisa morte (per una malattia diagnosticata pochi giorni prima) della giudice Tiziana Proietti, che aveva solo 41 anni  seguita, pochi giorni dopo, (altra coincidenza?) dalla morte di un teste della procura, aveva solo 51 anni ed era l’ufficiale di polizia giudiziaria che aveva seguito l’indagine. Anche lui colto da un malore improvviso qualche giorno prima della sua deposizione.

Coincidenze sfortunate, ma certamente inquietanti. Tanto più alla luce delle dichiarazioni di Francesco Oliverio, uno dei collaboratori di giustizia che più di tutti in questi anni ha contribuito a svelare insospettabili legami ed un salto di qualità della criminalità sia nei rapporti che nelle modalità operative, come nelle sofisticate strategie finanziarie per il riciclaggio e lo sviluppo del capitale.
Fu proprio Oliverio ad introdurre un aspetto che dovrebbe farci sorgere ragionevoli dubbi sulle “morti naturali” della giudice e del testimone, descrivendo quello che in un altro procedimento, “La Svolta”, ha definito un “corpo riservato, una sorta di organismo parallelo dello Stato che comprenderebbe membri della massoneria, dei servizi segreti e politici e che avrebbe collegamenti anche con la criminalità organizzata”.
La prima tranche del processo sulla ‘ndrina di San Mauro Marchesato (nel crotonese) con rito abbreviato,  è finita con undici condanne e quattro assoluzioni, confermando sostanzialmente l’impianto accusatorio.
“Si tratta di un gruppo molto forte perché sono insospettabili e sono inseriti nel tessuto economico torinese”, stando alle rivelazioni del collaboratore Oliverio,  “un gruppo forte e potente nel senso che queste persone hanno molte attività economiche anche pulite, gestite da persone insospettabili e da facce pulite, sono persone agguerriteanche come braccio armato”, intendo riferirmi alla loro capacità di porre in essere omicidi, tentati omicidi, rapine, estorsioni etc. Investono in Torino e utilizzano Torino come “una lavanderia per riciclare il denaro sporco”. “So che prestano del denaro a ditte in difficoltà economica e poi riescono ad assumerne la gestione e la titolarità.”

Nonostante le premesse, il dispositivo di sicurezza appare piuttosto ridotto, forse perché sono abituata a seguire ben altri processi con decine di uomini delle forze dell’ordine all’esterno ed all’interno dell’aula.

Segui il link per le deposizioni del consigliere comunale di Grugliasco, Verduci, (Anche noi dobbiamo avere un Cetto Laqualunque qua!) e le altre deposizioni alle udienze del 30 e 31 marzo.
 

PERCHÉ (NON) PARLARE DI TAV? APPELLO PER L’AMBIENTE E LA LIBERTA’ DELL’INFORMAZIONE ‏

 Le scrivo per sottoporLe l’appello in allegato, sottoscritto da eminenti personalità della scienza e della cultura, in merito alla recente richiesta di interrogazione parlamentare su un servizio inserito nella puntata di Scala Mercalli, andata in onda su Rai Tre il 26.3.2016.

Nel ringraziarLa dell’attenzione che concederà al documento, Le porgo distinti saluti a nome di tutti i firmatari,
Prof. Serenella Iovino
Università di Torino
Primi firmatari:
 * Salvatore Settis, Presidente del Comitato Scientifico del Museo del
   Louvre (Parigi), già rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa
 * Massimo Scalia, Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo
   sostenibile (CIRPS), Roma
 * Giorgio Nebbia, Professore emerito, Università di Bari
 * Giorgio Parisi, Università di Roma “La Sapienza”, Medaglia Max
   Planck per la Fisica
 * Tomaso Montanari, Università di Napoli
 * Marco Armiero, Direttore dell’Environmental Humanities Lab presso il
   Royal Institute of Technology, Stoccolma (Svezia).
 * Giovanni Puglisi, Presidente Emerito della Commissione Nazionale
   Italiana UNESCO
 * Aurelio Angelini, Università di Palermo, Direttore Fondazione UNESCO
   Sicilia.
 * Mario Salomone, Segretario generale World Environmental Education
   Congress, Presidente FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali)
 * Franco Arminio, scrittore
 * Bruno Arpaia, scrittore
 * Wu Ming, collettivo di scrittori
 * Anna Fava, Società di Studi Politici (Napoli)
 * Gianni Ferrara, Professore Emerito, Università di Roma “La Sapienza”
 * Paolo Rabitti, ingegnere, urbanista, e saggista ambientale
 * Stefania Barca, Centro de Estudos Sociais, Universidade de Coimbra
   (Portogallo)
 * Laura Bonato, Università di Torino
 * Nicola Capone, Università di Salerno
 * Enrico Cesaretti, University of Virginia, Charlottesville (USA)
 * Daniela Fargione, Università di Torino
 * Roberto Marchesini, Direttore del Centro di Filosofia Postumanista
   (Bologna)
 * Marco Moro, Direttore Editoriale di Edizioni Ambiente (Milano)
 * Roberto Passini, Hyperpolis—Ripensare la democrazia
(www.hyperpolis.it <http://www.hyperpolis.it>)
 * Elena Past, Wayne State University, Detroit (USA)
 * Salvatore Prisco, Università di Napoli “Federico II”
 * Pietro Saitta, Università di Messina
 * Maurizio Valsania, Univerità di Torino
 * Pasquale Verdicchio, University of California, San Diego (USA)

Le proteste in Francia contro la riforma del lavoro

5 aprile 16 Il Post :

Prevede riforme sui licenziamenti e gli straordinari: ci sono state manifestazioni di studenti e sindacati e scontri con la polizia

http://www.ilpost.it/2016/04/05/le-proteste-in-francia-contro-la-riforma-del-lavoro/

Martedì 5 aprile, in diverse parti della Franciaci sono state delle manifestazioni degli studenti delle scuole superiori per protestare contro una nuova legge del lavoro la cui discussione è cominciata martedì in una commissione parlamentare, e che verrà discussa all’Assemblea nazionale a partire dal 3 maggio.

Secondo il governo, la legge permettendo ai datori di lavoro una maggiore facilità nei licenziamenti aiuterà la crescita economica, ma è fortemente criticata dai sindacati e dalle organizzazioni studentesche.

A Parigi ci sono state manifestazioni in place de la Nation e in place de la Bastille, alle quali secondo la prefettura hanno partecipato circa 3500 persone.

Ci sono stati degli scontri con la polizia, che hanno portato a 177 fermi, 130 solo a Parigi. Nella giornata di martedì si sono riuniti degli studenti per protestare anche a Marsiglia, Grenoble, Tolosa e Strasburgo.

Prima delle proteste di oggi c’era stata una grande manifestazione – non solo degli studenti – in diverse città francesi giovedì 31 marzo, alla quale avevano partecipato un numero di persone compreso tra le 390mila – secondo le autorità – e il milione e duecentomila, secondo i sindacati organizzatori.

C’erano stati un centinaio di arresti e tredici agenti di polizia feriti negli scontri.

Gli arresti di martedì sono avvenuti dopo che alcuni manifestanti hanno tirato degli oggetti contro la polizia, che a sua volta ha tirato dei gas lacrimogeni contro gli studenti.

Martedì 34 licei in tutta la Francia sono stati occupati dagli studenti: lo scorso 31 maggio era successo invece in 170 licei, su un totale nazionale di 2500.

I sindacati avevano anche organizzato uno sciopero generale, che ha coinvolto i trasporti ferroviari, quelli aerei, la pubblica amministrazione e la stampa.

Aveva chiuso anche la Tour Eiffel, per uno sciopero dei suoi dipendenti.

In tutto questo, un poliziotto è stato arrestato dopo la diffusione su internet di un video che lo mostra colpire con un forte pugno un manifestante mentre era bloccato da altri poliziotti.

Il video è stato girato durante la manifestazione del 31 marzo, e ha fatto molto discutere negli ultimi giorni.

A French police officer punch a student in the face

https://www.youtube.com/watch?v=SKBWOPL7sik

REFERENDUM NO TRIVELLE

Di Seguito, locandina incontro a Manziana (RM) sul referendum No Trivelle.
 
Rinnovo l’invito all’iniziativa dell’8  aprile a Manziana per il SI al referendum per il blocco delle trivelle.
Amici, che splendido assist ci ha dato il regime Renzi in vista del referendum!
I suoi ministri che brigano di nascosto per far passare emendamenti (già bocciati), scritti dai loro padroni petrolieri e finalizzati a far avere appalti milionari ai fidanzati e a eliminare gli ostacoli costituzionali e di legge alle rapine e devastazioni degli stessi petrolieri Total e Shell. Manipoli di dirigenti ENI e amministratori PD in carcere per aver avvelenato con i rifiuti tossici della lavorazione del petrolio terre e acque della Basilicata. Interventi sottobanco per far arrivare il petrolio di Tempa Rossa in un porto da raddoppiare, in una città già in agonia per gli avvelenamenti da Ilva e petrolchimico. Nuovi pozzi che non danno occupazione ma distruggono quella agricola e turistica esistente e in compenso lasciano tutto il petrolio a compagnie straniere che lo esportano altrove. Ammiragli capi di stato maggiore che, in cambio di altri miliardi per i loro giochi di guerra, farebbero fare affari ai fidanzati di ministre. Questo è il quadro  di un comitato d’affari che finge di governare  e non fa che arruffianarsi le lobby che depredano e inquinano il nostro paese. Personalmente ho denunciato le ferite mortali inflitte alla Basilicata fin dal 1996 al TG3 e le ho illustrate dopo vent’anni in un documentario. Altri, intere popolazioni, hanno denunciato, lottato. Non è successo nulla fino a quando magistrati non intimiditi e normalizzati non hanno dato la sveglia al paese giorni fa. Vedremo e ne parleremo l’8 sera a Manziana. Salvare la Basilicata, i nostri mari, dall’assalto dei predatori significa iniziare a salvare il paese.
  
Alla faccia di quanto il governo si è impegnato a fare al vertice COP 21 di Parigi  contro il riscaldamento globale e la sostituzione dei  combustibili fossili con le energie rinnovabili, i mari e le terre del nostro paese continuano ad essere trivellati e devastati per estrarre ancora idrocarburi fossili.
Centinaia di piattaforme petrolifere stanno bucando il fondo del mare e il territorio provocando danni ingenti ad ambiente e salute, con un ritorno ridicolo in termini di occupazione e guadagno e gravissime perdite di occupazione e reddito nei settori di agricoltura, turismo, pesca e lesioni irreversibili al paesaggio. 60mila posti di lavoro  sono andati persi negli ultimi anni nell’industria delle rinnovabili! L’8 aprile vedremo un filmato che ci mostrerà quanto una bellissima regione d’Italia è stata devastata dalle trivelle e che cosa ne è venuto alla salute della popolazione.
Il referendum contro le estrazioni a tempo indeterminato entro le 12 miglia dalle coste, perlopiù di compagnie straniere, è stato chiesto e ottenuto da ben 9 regioni italiane. Il sì al divieto è sostenuto dal Coordinamento Nazionale dei Comitati No Triv, da tutte le organizzazioni ambientaliste e dal Movimento 5 Stelle.
Con una mossa da magliaro, il governo Renzi ha voluto strozzare la campagna referendaria fissandola in termini strettissimi, al 17 aprile, anziché unirla alle amministrative di giugno e buttando così 350 milioni di euro. Invita all’astensione e spera di impedire il raggiungimento del quorum.
 
Dimostriamogli che il suo trucco non funziona, impediamogli di svendere la nostra salute, l’ambiente, mare e territori, il clima, ai suoi amici delle lobby petrolifere.
VOTIAMO SI IL 17 APRILE.
E intanto vediamoci tutti l’8 aprile a sera a Manziana.

REFERENDUM CONTRO LE TRIVELLE PETROLIFERE

manziana

Il governo riprivatizza l’acqua che 27 milioni di italiani hanno voluto pubblica e devasta mari e terre con centinaia di piattaforme per l’estrazione di gas e petrolio. I profitti vanno a compagnie straniere, i danni a ambiente, vita marina, pesca, agricoltura, turismo, sono nostri. Trascurando energie pulite e rinnovabili, si incentivano i gas climamutanti che minacciano la catastrofe planetaria. Anziché farci votare a giugno contro le trivelle entro le 12 miglia dalla costa, nello stesso giorno delle amministrative, il governo,  buttando 350 milioni, ha voluto strozzare i tempi per impedire il quorum. Mostriamogli che non ci ha fregati.

RANIERO MAGGINI, WWF e Coordinamento Nazionale Vota SI,ci parlerà di cosa è in gioco per tutti noi. FULVIO GRIMALDI presenterà il filmato“BEVO, MANGIO, RESPIRO PETROLIO”.

trivelle

italia cuba

MANZIANA

8 APRILE ORE 20.30

SALA COMUNALE

PIAZZAFIRENZE