BRUXELLES: BASTONE ALL’EUROPA, HAVANA: CAROTA A CUBA

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MONDOCANE

MARTEDÌ 22 MARZO 2016

La ricerca della verità è la più nobile occupazione dell’uomo; la sua pubblicazione è un dovere assoluto”. (Anne Louise Germaine de Stael)
“Ci sono solo due errori che si possono fare lungo la strada per la verità: non percorrerla tutta e non iniziarla”. (Budda)
Bruxelles, qualche domanda
Se uno riesce a non farsi stordire dal brusìo compatto e indistinto con cui la grande informazione accompagna nelle nostre sinapsi gli acuti dei suoi editori di riferimento nel palazzo, di fronte al cataclisma terroristico che percuote l’Europa si porrebbe qualche domanda.
Se è vero, come è vero, che tutti i grandi attentati, dall’11 settembre in qua, hanno dimostrato fallimenti, disastrosi fino all’inconcepibile, delle forze di sicurezza e dell’intelligence, questo succede perché siamo protetti da idioti, da complici, o dagli stessi mandanti degli attentati?
Se è vero, come è vero, che gli apparati di intelligence e di contrasto al terrorismo in Usa, Francia, Belgio, ovunque, si sono dovuti ammettere inefficienti e non all’altezza della situazione, cos’è che gliene viene? Forse quel che se ne ricava vale l’umiliazione? Forse che la inadeguatezza deve provocare ricadute positive in termini di domanda pressante, da parte dell’opinione pubblica, di rafforzamento di tali apparati, di stanziamenti più ampi, anche a spese di bisogni sociali fondamentali, di capacità di sorveglianza, controllo, repressione più totalizzanti?
Se è vero, come è vero, che quasi tutti i grandi episodi di terrorismo sono accaduti mentre erano in corso, a New York, a Parigi, a Madrid, a Boston, esercitazioni in cielo e in terra che simulavano esattamente quanto sarebbe successo e che a Bruxelles tutto l’apparato nazionale di lotta al terrorismo era posto all’allarme rosso quando nei luoghi della massima vulnerabilità, aeroporto, metropolitana, i terroristi hanno operato indisturbati, questo succede, ripeto, perché siamo protetti da idioti, da complici, o dagli stessi mandanti degli attentati?
Se è vero, come è vero, che chiunque indaghi fuori dai canali di regime su questi attentati e si permette di proferire dubbi e interrogativi su abbaglianti carenze e contraddizioni nelle versioni ufficiali, anziché essere accolto con interesse, se non con tutti gli onori, dalla comunità degli investigatori, viene indicato al ludibrio universale e ridotto al silenzio o addirittura al carcere (vedi il giornalista Hisham Hamza a Parigi), manco fosse un infame negazionista, di quale verità hanno paura lorsignori?
Se è vero, come è vero, che è in atto una collusione-collisione tra UE (Bruxelles) e Turchia su cosa fare di milioni di rifugiati, se spedirli in massa a tagliare le gambe a quel che resta di agibilità economica e coesione sociale europea, o se tenerli a marcire nei propri lager in cambio di cospicue remunerazioni a chi ha perso l’input finanziario del petrolio jihadista, non è che quell’evaso dal manicomio criminale di presidente turco pensi di mandare qualche avvertimento convincente alla capitale UE?
Se è vero, come è vero, che la spinta neo-ottomana e wahabita verso l’Europa, manifestatasi con virulenza già ai tempi del disfacimento della Jugoslavia, con formazioni jihadiste in Bosnia e Kosovo, favorite dall’integralista islamico Izetbegovic, l’opposizione di alcuni governi europei e di larghe masse popolari all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea non potrebbe suscitare ad Ankara ritorsioni di portata incalcolabile, vista la totale mancanza di scrupoli di quel regime?
Se è vero, come è vero, che UE e USA traccheggiano sull’annientamento definitivo di Siria e Libia (preferendo la meno costosa e più remunerativa carota per Cuba e Tehran), mentre Turchia, Arabia Saudita, Fratellanza Musulmana sparsa, Israele e Francia (il Belgio è un suo protettorato), è assurdo ipotizzare che questi regimi, dimostratisi specialisti dello stragismo false flag, pensino di forzare la mano ai renitenti attraverso l’escalation delle mostruosità jihadiste?
Se è vero, come è vero, che l’Isis ha rivendicato anche gli attentati di Bruxelles e che il catturato a casa sua, Abdelslam Salah, dove stava durante 4 mesi di ricerche da parte di un universo di intelligence e polizia nei cinque continenti, unico attentatore tenuto in vita e pronto collaboratore di giustizia annunciante apocalissi terroristiche in arrivo, cosa ne vogliamo fare del granitico dato di fatto che i turchi, assieme a sauditi, qatarioti, israeliani e statunitensi, si sono inventati l’Isis (una volta logoratasi l’immagine di Al Qaida), l’hanno reclutato in giro per il mondo fin dai tempi della Jugoslavia da sbranare, l’hanno finanziato, armato, addestrato, infiltrato in Siria, Libia, Iraq, Africa? E’ credibile che l’Isis, che dipende per la sua sopravvivenza e agibilità da linee di rifornimento che partono da fonti sotto controllo Nato e Golfo, possa essere sfuggita ai suoi mandanti e sponsor? Non è credibile.
Se è vero, come è vero, che gli unici, assieme alle forze patriottiche siriane e irachene, ad aver rotto le uova nel paniere ai conquistadores degli Stati nazionali arabi indipendenti, avendo combattuto con efficacia e ridotto il potenziale invasivo ed espansivo del mercenariato Isis-Al Qaida, sono i russi in Siria (con le bombe) e in Iraq (con l’intelligence) e l’Egitto a casa sua e in Libia, sarà mica che ora un’ulteriore militarizzazione Nato dell’Europa, con l’alibi della lotta al terrorismo, serva ad attrezzare il continente al confronto finale con la Russia (per il quale la Cupola sta allevando Hillary Clinton) e incidenti come quello di Giulio Regeni servano a neutralizzare l’ultima (insieme all’Algeria) entità araba non incapacitata?
Se è vero, come è vero, che ogni attentato ha provocato rappresaglie dall’esito catastrofico per la comunità musulmana da noi e nel mondo, ma ha recato grande beneficio a classi dirigenti impegnate a far digerire al popolo vessazioni e penurie diffondendo psicosi da “si salvi chi può” , che poi giustificano la sdemocratizzazione delle istituzioni e lo stato d’assedio, siamo in preda al delirio se ora ci aspettiamo che, a partire dalla “ferita al cuore dell’UE”, le manette “anti-terrorismo” ci pencoleranno sul naso a ogni accenno di pensiero e di azione non conforme?
Se è vero, come è vero, che con il PNAC, Programma per il Nuovo Secolo Americano, dettato dalla Cupola ai Neocon, inaugurato con l’11 settembre, rilanciato da Obama e dal 2017 affidato alla Gorgone Hillary, si è avviato l’umanità sullo scontro di civiltà, indispensabile per coltivare l’odio che la spacchi in due e poi in più parti, iniziando con la criminalizzazione dell’Islam, detentore delle risorse energetiche necessarie a neutralizzare Europa, Russia e Cina e arrivare alla dittatura mondiale, come categorizzata a sua tempo da David Rockefeller (*), allora i fatti di Parigi e di Bruxelles e gli altri che ci aspettano non sono forse altro che pagine di un libro che al primo capitolo raccontava di Torri Gemelle?
E, per finire, se è vero come è vero, che le élite oligarchiche e antidemocratiche euro-atlantiche, stanno per imporre all’Europa la macina al collo del TTIP, trattato di libero scambio Usa-UE, per scagliarci tutti nel buco nero della dittatura delle multinazionali e della fine dei rimasugli di sovranità popolare e nazionale, dello Stato di diritto, non sarebbe segno di scaltra lungimiranza da parte dei TTIPisti fare del boia Bruxelles il martire dell’euroresistenza al Male? Chi obietterebbe più a chi del terrorismo è stato vittima e dal terrorismo ci difenderà, anche mediante TTIP?
(*)Sono certo che il mondo odierno sia pronto alla progressione unanime verso la creazione di un solo grande governo mondiale. Si tratterà di un’entità sovranazionale controllata da un’élite intellettuale e imprenditoriale accuratamente scelta, la gestazione sarà in mano alle banche. Credo che questo mio progetto sia di gran lunga preferibile all’auto-determinazione nazionale esercitata in tutti questi secoli. (Convegno del Gruppo Bilderberg del giugno 1991 a Baden, Germania) David Rockfeller .
Per un’analisi di classe del terrorismo, vedi il mio precedente post “IL TERRORISMO E’ LA LORO GUERRA DI CLASSE”.
Prendi la carota e strozzati
A questo punto dovrei passare dal bastone – e che bastone! – alla carota, e che carota! Ma se la collera e lo sdegno più sono smisurati e più ti spingono ad esprimerti, a gridare, a colpire, come è nel caso degli Untermenschen che allestiscono gli orrori di Bruxelles (e sono identificabili perché della stessa genìa di coloro che simili orrori li hanno perpetrati da sempre), il dolore e la vergogna fanno ammutolire. E il caso qui è quello di Cuba, che oggi festeggia in un tripudio di massa a stelle e strisce la visita del più grande masskiller della nostra generazione. Una cricca di rinnegati che, il 3 marzo 2009, con un colpo di mano, rimosse e liquidò politicamente e moralmente 60 stimati e amati dirigenti del partito e del governo, decapitando la seconda generazione rivoluzionaria e sostituendola con una gerontocrazia di generali pronti a ogni arretramento, ha compiuto il suo tradimento fino in fondo. E l’ha potuto fare grazie alla passivizzazione di un popolo ridotto in miseria senza fondo e senza prospettiva di riscatto, dato il contesto di incompetenza, corruzione e ossificazione burocratica in cui è stato costretto.
Il superamento del disastro sociale ed economico è stato cercato, prima, in una vera e propria controrivoluzione che ha ridotto di metà la quota pubblica dell’economia  (in gran parte, del resto, in mano ai militari) e messo in mezzo a una strada mezzo milione di dipendenti statali, riqualificati “cuentapropistas”, cioè imprenditori privati, in effetti privati di ogni agibilità economica.  E’ su questa nuova piccolissima borghesia, aspirante a diventare media, che punta Obama, facendosi fotografare, somma inguria, sotto il ritratto del Che in piazza della Rivoluzione. E’ la quinta colonna destinata a frantumare, con gli appetiti che verranno soddisfatti dalle multinazionali del turismo, delle costruzioni, dell’industria pesante, delle telecomunicazioni, dell’alimentazione, dell’azzardo, quanto rimane del socialismo cubano. Che, a parte il partito unico, è poco.
Colma di dolore e vergogna vedere un gruppo dirigente famelico e inetto trascinare un popolo, già faro della liberazione, giustizia sociale, resistenza antimperialista per l’America Latina e il mondo intero, ad applaudire il rappresentante di un potere che per 67 anni  non ha cessato di infierire su di lui, con l’embargo, il terrorismo, la diffamazione, il sabotaggio. E che ora si presenta sorridente, tenendo nella mano dietro la schiena l’arma risolutrice del colonialismo economico e culturale, La carota che dovrà rimediare al fallimento del bastone. Come con l’Iran, solo che lì i giochi non sono per niente fatti.
Fanno pena i commentatori, gli stessi che hanno accompagnato con gli applausi Tsipras fino a quando ha pugnalato alla schiena la Grecia, che si arrampicano sugli specchi per dimostrare che la riconciliazione Cuba-Usa volge a favore dell’Isola un rapporto di forze per tanti anni rimasto apannaggio dell’aggressore. Come se ci potesse essere un qualsiasi rapporto di forze tra la più forte arrogante, cinica e sanguinaria potenza mondiale e un piccolo, debole paese, privo di strutture produttive, forte solo di belle spiagge e belle ragazze, in mano a meschini opportunisti pronti a vendersi tutto pur di restare in sella.
Dolore e vergogna al pensiero che, mentre le strade dell’Avana, i suoi taxi, le persone, i suoi muri sbianchettati dai murales del Che e della lotta antimperialista, sono imbandierati di stelle e strisce e la tv di Stato e i social network tracimano delle orrende serie americane del culto della violenza e della volgarità, la visita a Fidel del presidente venezuelano Maduro di appena pochi giorni fa merita sui media uno scarso trafiletto. Presidente di quel paese che, negli anni dell’embargo e del rischio di morte per l’isola e la sua indipendenza, l’ha tenuta in vita. Presidente di quel paese a cui, nelle stesse ore in cui annunciava la visita che sigillava la resa di Cuba, Obama rinnovava le criminali sanzioni definendo il Venezuela un “grave e urgente pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti”. E rinnovava il Piano Condor per destabilizzare e ricondurre alla sottomissione e alla dipendenza tutte le esperienze di emancipazione latinoamericane.
Solo vergogna a vedere coloro che si dicevano, in Italia e nel mondo, amici e sostenitori della rivoluzione cubana, ora marciare allineati e coperti, orrendamento opportunisti, con addosso le prebende e onorificenze ricevute da Cuba socialista, nella parata funebre guidata da Obama e Raul. Amici e sostenitori, come è d’uso in questo nostro paese che s’è perso per strada, dei capi e padroni, non del popolo cubano.
Pubblicato da alle ore 20:53
BRUXELLES: BASTONE ALL’EUROPA, HAVANA: CAROTA A CUBAultima modifica: 2016-03-22T21:12:49+01:00da davi-luciano
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