Grido di un’italiana malata di cancro: “vivo in un ripostiglio, i profughi in hotel. Perché?”

qualcuno della società civile, delle donne di se non ora quando, dei solidali diritto umanisti sa rispondere?
Donna malata di tumore vive in un piccolo ripostiglio
SPINEA. Malata e senza più una casa, vive in uno sgabuzzino di due metri per tre. «Io in un ripostiglio, i profughi in albergo con 35 euro al giorno. Non ce l’ho con loro, ma perché a me non viene…
13 marzo 2016
grido
SPINEA. Malata e senza più una casa, vive in uno sgabuzzino di due metri per tre. «Io in un ripostiglio, i profughi in albergo con 35 euro al giorno. Non ce l’ho con loro, ma perché a me non viene data una possibilità?».
 
Storia di disagio ed emarginazione a Spinea, nel popoloso Villaggio dei fiori, dove una donna di 60 anni, Maria Luciana Furlan, lancia un appello: «Datemi almeno un monolocale con un armadio e un bagno».
 
Dal 28 febbraio Luciana vive in un ripostiglio seminterrato a casa della figlia, dopo essere stata lasciata sulla strada dal precedente proprietario dell’appartamento dove viveva e dove per anni ha vissuto al freddo, impossibilitata a pagare la bolletta del gas e costretta ad andare da amiche e familiari a farsi una doccia calda. Tutto mentre era costretta a sottoporsi a chemioterapia per l’insorgere di un tumore, impossibilitata anche a trovarsi un lavoro e vivendo con 400 euro al mese di mantenimento dall’ex marito, da cui si è separata anni fa. Una storia di stenti e poca fiducia nel futuro, soprattutto nelle istituzioni.
 
«Mi rimangono i figli», afferma, «che mi hanno dato almeno un garage riscaldato dove stare, offrendomi da mangiare e un bagno: a casa loro non posso stare, troppo piccola, sono in affitto e non hanno nemmeno un salotto. C’è questo ripostiglio che ora è la mia casa: non hanno voluto che dormissi in macchina. Ma è comunque meglio di dov’ero prima. Per fortuna i figli e le amiche mi danno da mangiare, ma potrei ancora arrangiarmi se solo avessi un appartamento mio con gas, un armadio dove mettere poche cose e soprattutto un bagno».
 
Trovare una sistemazione è difficile e le condizioni di salute non le consentono di lavorare: «Io
sopravvivo in un ripostiglio interrato e per fortuna ora ho il riscaldamento. Ma perché lo Stato tollera queste situazioni e per i profughi spende 35 euro al giorno? Io chiedo molto meno, sono cittadina italiana, non ho forse diritto ad avere un alloggio e vivere dignitosamente? (f.d.g.)
Grido di un’italiana malata di cancro: “vivo in un ripostiglio, i profughi in hotel. Perché?”ultima modifica: 2016-03-18T08:53:28+01:00da davi-luciano
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