Giornalisti entrano nel bagno del Papa, “E’ interamente fatto d’oro massiccio”.

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Doveva essere un documentario sul Papa, incentrato soprattutto su quel lato che spesso non si vede sui giornali, ovvero la vita abitudinaria di Papa Francesco, ma quello che hanno scoperto ha dell’incredibile.

Andrew Xiong, giornalista americano, di origini asiatiche, a capo della regia del documentario ha mostrato delle immagini incredibili che mostrano un bagno interamente fatto d’oro massiccio nell’abitazione del Papa. La scoperta ha stupito tutta la troupe dei presenti, che, visibilmente colpiti, hanno chiesto spiegazioni a Papa Francesco, che ha risposto molto sinceramente dicendo: “Si, abbiamo un bagno d’oro massiccio, sembra un pò uno spreco per quello a cui serve un bagno, ma il materiale e il design del bagno stesso risale a moltissimi anni fa, tanto da rientrare ormai nei beni storici del Vaticano, e per legge, non possiamo mica demolire un pezzo di storia”.

Xiong ha preso con simpatia la risposta del papa, e della sua esperienza ha dichiarato: “Siamo tra i pochi che abbiano mai avuto la possibilità di girare un documentario del genere, probabilmente questi posti nascondono tanti scheletri, tante ricchezze, ma abbiamo anche avuto la fortuna di conoscere Papa Francesco,  una persona umilissima, quando uscirà il film potrete vedere ogni lato del Papa, dal luogo in cui abita, alle sue abitudini quotidiane.”

Il documentario “La vita del Papa”, uscirà comunque nel Maggio 2016, dove verranno mostrate altre immagini inedite sull’abitazione del Papa Francesco, sulla sua umiltà, e sulle ricchezze che nasconde il vaticano.

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PUTIN AVVERTE L’ITALIA – “Correte un grosso pericolo”

11/12/2015

Trova sempre più conferme la notizia sui movimenti dei vertici dell’Isis dalla Siria verso la più “tranquilla” Libia. L’ultima arriva dal Cremlino per voce del ministro degli Esteri di VladimirPutinSergej Lavrov, che ieri ha incontrato i giornalisti italiani a Mosca. Le ultime indiscrezioni dicono che il Califfo in persona, Al Baghdadi, sia arrivato a Sirte, di fatto a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane.

Lavrov non si sbilancia, ma assicura: “Il Califfato vuole fare di Sirte una filiale di Raqqa. Per l’Italia è un problema serio. Noi siamo pronti ad aiutarvi”. Sulla posizione del Califfo resta prudente, come riportato dall’intervista su Repubblica: “Non so dove sia Al Baghdadi – ha detto Lavrov -. Ma abbiamo informazioni su cellule dell’is insinuate nelle milizie libiche”. L’obiettivo del capo dell’Isis è tutto propagandistico e con la mossa di arrivare in Libia vuole dimostrare di potersi espandere perché riscuote successo ovunque arrivi il suo esercito: “Per l’Italia – avverte il ministro russo – è una forte preoccupazione per motivi geografici e storici. Putin e Renzi ne parlano da più di un anno in tutti i loro incontri. Faremo del nostro meglio per aiutarvi”.

L’intervento – Intervenire militarmente in Libia sembra sempre più indispensabile, ma Lavrov vuole mettere in guardia i Paesi Nato ricordando i gravi errori del passato in quelle terre: “Speriamo che tutti si rendano conto del grave errore commesso in Libia quando si pensò che la fine di un regime fosse la panacea di tutti i mali. Bombardare Gheddafi – ricorda Lavrov – destituirlo, giustiziarlo in diretta tv, ma senza un progetto alternativo, fu una grave dimostrazione di irresponsabilità. Noi diciamo: non scavare una buca per gli altri, perché poi ci cadi anche tu”.

Fonte: qui

Pentagono, . “Siamo in guerra con l’Isis”. Vladimir Putin: “Spero non serva l’arma nucleare contro il califfato”

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/12/09/isisputinspero-non-serva-arma-nucleare_d970793e-c12f-4a41-a849-b8653aec6018.html

Carter: “Chiesto a 40 Paesi un maggiore contributo in lotta”

Redazione ANSAMOSCA
10 dicembre 201507:05NEWS

“La realta’ e’ che siamo in guerra”. Cosi’ il capo del Pentagono, Ash Carter, in un’audizione davanti alla commissione Difesa del Congresso per aggiornare sulla strategia degli Stati Uniti contro l’Isis. Carter ha detto di aver “personalmente contattato” 40 Paesi per chiedere un maggiore contributo nella lotta allo Stato islamico. “Gli Usa sono pronti all’invio di elicotteri Apache e consiglieri militari in Iraq” per aiutare le forze locali a riprendere il controllo di Ramadi. Sono d’accordo con il generale Dunford che non abbiamo contenuto l’Isis”. Il capo del Pentagono, Carter sottolinea poi che dispiegare “significative” forze di terra Usa in Siria e in Iraq e’ una cattiva idea perche “americanizzerebbe” il conflitto. Poi un invito a Putin:”La Russia deve concentrarsi sulla parte giusta di questa guerra”.

Al Baghdadi a Sirte dopo cure in Turchia
Il ‘califfo’ Abu Abr Al Baghdadi si sarebbe rifugiato a Sirte, in Libia, proveniente dalla Turchia dove era stato portato per curare le gravi ferite riportate in un raid aereo iracheno nell’ottobre scorso. Lo riferisce l’agenzia iraniana Fars, citando fonti libiche anonime.

I missili Kalibr e i razzi da crociera A-101 “possono essere armati sia con testate convenzionali sia con testate speciali, cioè quelle nucleari. Certamente nulla di questo è necessario nella lotta ai terroristi, e spero che non sarà mai necessario”. Lo ha dichiarato il leader del Cremlino, Vladimir Putin, discutendo martedì sera dell’operazione militare in Siria con il ministro della Difesa russo, Serghiei Shoigu.

 missili

La Russia ha lanciato martedì sera un attacco missilistico contro obiettivi dell’Isis in Siria utilizzando per la prima volta un sottomarino dislocato nel Mediterraneo. Lo ha reso noto il ministro della Difesa, come si apprende da Russia Today. 

Missili cruise 3M-54 Kalibr sono stati lanciati dal sottomarino ‘Rostov-on-Don’, ha specificato il ministro. Missili simili erano stati lanciati da altre navi da guerra russe nel Mediterraneo e nel Caspio, il mese scorso.

Isis: Mattarella, l’Italia è in prima linea – L’Italia è in prima linea nell’azione antiterrorismo, e l’Isis si può battere, con un’azione condotta su più piani: culturale, politico, e assicurando una maggiore collaborazione delle intelligence dei vari Paesi. Intervista a tutto campo del presidente della Repubblica Mattarella in apertura di prima pagina col direttore del Messaggero.

Di nuovo in Clarea, polizia molto arrabbiata

post — 11 dicembre 2015 at 00:15

clarea2Ieri sera 9 dicembre, il giorno dopo la grande marcia, alcune decine di No Tav hanno deciso di tornare in Clarea, più precisamente alla tettoia degli NPA, per la consueta cena settimanale.

Dopo lo sgombero coatto della settimana scorsa (vi ricordate i 4 attivisti portati in caserma perchè si erano rifiutati di rispettare l’ordinanza prefettizia?) le attività del movimento hanno ripreso il solito ritmo “disturbatore” ma alla polizia evidententemente qualcosa è rimasto sullo stomaco.

Infatti ieri sera i solerti tutori del fortino hanno reagito molto nervosamente alla presenza dei No Tav, schierando abbondante celere e minacciando l’uso dell’idrante.

Quasi a non voler capire, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che quella è casa nostra e non loro.

Si rassegnino, col giuramento dell’8 dicembre abbiamo preso l’impegno di continuare la nostra lotta fino a quando l’ultima vite di quel cantiere devastatore non sarà smontata.

Avanti No Tav!

Carotaggi Terna all’autoporto di Susa

post — 11 dicembre 2015 at 16:13

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Dalle 12 circa di oggi venerdì 11 dicembre è stata bloccata una trivella della ditta Carsica che sta svolgendo le indagini geognostiche per il progetto cavidotto Terna Grand Ile-Piossasco. Il luogo del sondaggio è all’altezza dell’autoporto di Susa lungo la ssp 24.

Per rinfrescare la memoria alleghiamo un piccolo approfondimento di alcuni mesi fa che inquadra il problema.

Il movimento No Tav continua ad opporsi alle grandi opere, in questo caso il mega eletrodotto da 320.000 Volt Grand’Ile – Moncenisio – Piossasco, che dovrebbe attraversare la Val Susa: “Lo stesso “no” che dicemmo al primo tentativo di costruire l’elettrodotto destinato a portare l’elettricità prodotta in Francia fino in Italia, lo diciamo ancora oggi. Il nostro “no” partì quando gli accordi tra l’Enel e l’Edf erano già stato presi, all’insaputa di tutti: queste prime intese risalivano all’1986, e solo un anno più tardi iniziò l’iter di richieste alla Regione Piemonte per poter far passare l’elettrodotto nella nostra Valle”.

L’unico Comune che allora si oppose fu Villarfocchiardo, però poco servì la sua lotta solitaria per fermare i lavori di disboscamento.

Ma già nel ’90, si formò una forte opposizione popolare, che vide coinvolti anche altri Comuni: La vittoria del ’94 a scapito del mega elettrodotto, fu certamente un forte aiuto per l’altra grande battaglia che ci stava aspettando, contro l’alta velocità..

Nel gennaio del ’94, il Ministero dell’Ambiente boccia il mega elettrodotto mentre in Italia la lotta contro i mega elettrodotti era diventata un elemento comune, in nome della salute e contro il nucleare, ed il pezzo di elettrodotto che avrebbe dovuto distruggere la nostra Valle era soltanto un frammento di una rete molto più vasta.

Però niente è cambiato da allora, il progetto rimane il medesimo.

Oggi ci riprova Terna, società nata da una costola dell’Enel con un progetto approvato nel 2011 il cui interesse è quello di realizzare una rete che colleghi il terminale della rete italiana alla Francia, o meglio di potenziare questo collegamento che già esiste, per poter trasportare energia elettrica e consentire di vendere l’energia nucleare. È un obiettivo strategico molto simile a quello della ferrovia Tav: anche in questo caso c’era una tecnologia francese avanzata, che però mal si innestava in Europa, perché in tutta Europa le ferrovie sono in corrente continua, mentre la tecnologia francese è basata sulla corrente alternata.

Per far passare questo progetto si utilizza la vecchia favola dell’Italia senza energia che avrebbe necessità dell’energia francese; in realtà in Italia, abbiamo un surplus di potenza da indennizzare che non utilizziamo, ma l’Europa ha stabilito che si devono indennizzare le centrali elettriche che non lavorano. Noi abbiamo mediamente 40 mila gigavatt inutilizzati: è utile dunque importare questa energia? Dobbiamo indennizzare la potenza che non utilizziamo, e dovremmo importare più energia francese: a questo serve l’elettrodotto.

Inoltre, nei documenti forniti alla popolazione da Terna, è precisato che la linea è formata da quattro cavi: due di Terna e due di un’altra società privata, la “Transenergia SRL”, il cui capitale sociale, di soli € 22.661, è detenuto per metà dalla SITAF, la società autostradale della Val Susa e per il resto dal gruppo GAVIO, uno dei più importanti operatori autostradali in Italia. È una situazione già vista, che sfrutta il costo dell’energia nucleare francese in surplus e il costo dell’energia italiana ma se il gestore delle centrali italiane non può vendere tutta l’energia e se ne ha più della metà in surplus, lo stato deve pagargli questa metà come se l’avesse venduta, ma da dove arrivano i soldi? Dalle nostre tasche!”

Putin ordina lo stato d’allerta alle forze d’attacco nucleari e avverte Turchia e Nato

Schierato sottomarino nucleare nel Mediterraneo e rafforzate difese nel Mar Glaciale Artico e Armenia

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Il Presidente russo Putin ha ordinato il dispiegamento nel Mediterraneo, a largo delle coste siriane, di uno dei più potenti sottomarini della Federazione, il “Rostov-on-Don”, detto “buco nero” per via della sua silenziosita’, dotato di missili cruise con testata nucleare.
 Secondo un  rapporto del Ministero della Difesa, dopo l’emissione di un pre-allarme per gli Stati Uniti e Israele, il presidente Putin ha autorizzato ieri la Rostov-sul-Don di sparare una salva non nucleare di missili  da crociera 3M-54 Kalibr contro obiettivi dell’Isis in Siria.Secondo la nota l ‘attacco ha distrutto depositi di munizioni, un impianto per la produzione di mine, e infrastrutture per lo stoccaggio del petrolio.

Poche ore prima Putin, riferendosi alle recenti tensioni in medioriente (un’allusione all’escaletion con la Turchia) aveva paventato l’utilizzo di armi nucleari, ma subito dopo ha espresso la speranza che non si creino le condizioni per un uso di tali armi.  

Secondo informazioni trapelate da ambienti nel Cremlino, lo Stato Maggiore delle Forze Armate ha schierato massicciamente missili superficie-aria per la difesa aerea nell’arcipelago Novaja Zemlja e nel porto di Tiksi nella regione del Mare Glaciale Artico.
Tutto questo mentre  il Cremlino sta cominciando a preparare il popolo russo alla guerra  con l’inedito di una maratona di 60 ore  di trasmissioni con la  lettura di Lev Tolstoj, in quattro volumi  di “Guerra e Pace”, romanzo ambientato durante l’invasione di Napoleone nel 1812.

Il Ministro degli esteri Lavrov ha cercato di smorzare i toni dichiarando che attualmente non ci sono le condizioni per l’uso di armi nucleari contro i terroristi, ma contemporaneamente il rappresentante russo presso le Nazioni Unite, Vitaly Churkin, ha ammonito la Turchia in seguito alla penetrazione dei soldati di Ankara nel nord dell’Iraq, sostenendo che le azioni turche vanno oltre ogni limite di sopportazione.

Infine la fonte riporta che per scoraggiare la Turchia, dopo l’attivismo di quest’ultima sul fronte orientale(nord Iraq), e per estensione il regime di Obama, il Presidente Putin ha ordinato un massiccio rafforzamento delle forze russe in  Armenia .
A tal proposito era in precedenza  stata  segnalata, il  25 novembre, in una notizia della nostra pagina in inglese ““Thousands Of Russian Troops Head To Turkish Border As US Planes Flee From Syrian Skies”, la mobilitazione di  migliaia di soldati russi verso il confine turco-armeno in risposta all’aumento dei caccia statunitensi nella base di Incirlik in Turchia.

La NATO apre un nuovo fronte con Mosca in Montenegro

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La notizia che il Montenegro ha da poco ricevuto l’invito ufficiale per entrare a far parte della NATO ha, come prevedibile, scatenato una serie di reazioni contrarie e ispirato numerose riflessioni sul tema. Al di là delle varie considerazioni, comunque, è innegabile che questo “giorno storico”, come è stato chiamato a Podgorica, rappresenti una grande vittoria soprattutto per Milo Đukanović, leader politico che de facto mantiene il controllo sul Paese ex-jugoslavo dal lontano 1991.
Egli, infatti, pur essendo stato a lungo uno stretto collaboratore di Milošević negli anni ’90, è riuscito ad adattare la propria immagine al mutato contesto internazionale, diventando un grandissimo sostenitore del processo di integrazione europea e dell’Alleanza Atlantica, tanto da incolpare Belgrado e i serbi per gli attacchi condotti sulla Jugoslavia nel 1999.
 
Alla trasformazione del leader indiscusso del Paese, inoltre, è stata unita una forte campagna per spingere l’opinione pubblica ad appoggiare i sempre maggiori rapporti con Bruxelles e Washington, come si può facilmente constatare leggendo in questi giorni il quotidiano Pobjeda, le cui quote di maggioranza appartengono allo Stato.
Nell’edizione del 2 dicembre, infatti, campeggiava in prima pagina il titolo “Finalmente l’invito”, frase ripresa anche all’interno, mentre le uniche opinioni presenti negli articoli dedicati all’argomento erano quelle dei politici e degli “esperti” favorevoli all’ingresso nella NATO.
Inoltre, l’immagine fatta trasparire da numerosi media, anche occidentali, è che la stragrande maggioranza dei montenegrini sia favorevole all’Alleanza Atlantica, un aspetto che però non trova il supporto dei dati attualmente disponibili.
 
Secondo un sondaggio dell’agenzia Damar, infatti, il 42,1% dei cittadini si dichiara favorevole all’ingresso nella NATO, mentre il 38,7% si esprime in maniera contraria. Sempre secondo lo stesso studio, il fronte dei “Sì” guadagnerebbe qualche punto percentuale solo nel caso in cui venisse organizzato un referendum e la vittoria del fronte pro-Alleanza garantisse sicuramente anche la membership nella UE.
Proprio questo aspetto è stato al centro del fortissimo attacco condotto da Srđan Milić, il principale leader dell’opposizione del Paese. Secondo quest’ultimo, infatti, la decisione di Bruxelles di invitare il Montenegro a far parte dell’Alleanza non tiene in conto che la maggioranza della popolazione è (a suo dire) contraria alla completa adesione, motivo per cui ciò rischia di minare la stabilità interna.
Come riporta Politika, anche il Segretario della NATO Stoltenberg si è dimostrato particolarmente soddisfatto del risultato raggiunto, pur dichiarando che il percorso non è ancora terminato in quanto il futuro 29° membro dell’Alleanza deve ancora fare dei progressi nel campo delle riforme interne.
 
La gioia del politico norvegese e degli altri leader di spicco dell’Organizzazione pare essere più che giustificata, perché l’ingresso del piccolo Montenegro ha in realtà un peso politico ben superiore a quello militare che, come sottolinea l’analista Miroslav Lazanski, si limita a poche centinaia di soldati.
La NATO, infatti, è riuscita a rafforzare ulteriormente la propria posizione nei Balcani, non solo rendendo l’Adriatico una sorta di lago dell’Alleanza, ma soprattutto sferrando l’ultimo e decisivo colpo al già moribondo storico legame fra Podgorica e Mosca. Oltre a ciò, con questa ulteriore espansione nell’area ex-jugoslava, la NATO è ora in grado di incrementare la già forte pressione esercitata sulla Serbia, che si trova ad essere letteralmente circondata da stati membri dell’Alleanza o da territori controllati da questa (si pensi al Kosovo).
 
Secondo l’analista militare Aleksandar Radić, Belgrado si trova ora in un “vuoto ostile”, reso ancor più grave dal fatto che nessun Paese tiene in debita considerazione la dichiarazione di neutralità adottata dal Parlamento. Ciò, a suo dire, è dovuto al fatto che a causa della crisi le Forze Armate non sono assolutamente in grado di garantire la difesa dell’integrità dello Stato.
nfine, l’ulteriore espansione della NATO significa anche che Bruxelles ha formalmente blindato i confini attualmente esistenti, con buona pace di chi spera che in futuro prossimo questi possano venire corretti in funzione della distribuzione etnica. Confermano tale valutazione anche le parole del Presidente montenegrino Filip Vujanović. Come riporta il quotidiano Politika, infatti, egli ha dichiarato che con l’adesione è stata definita una volta per tutte “la posizione del Montenegro come uno Stato indipendente”, stabilendo “la sua sovranità e integrità territoriale”.
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Inevitabilmente, questa improvvisa accelerazione ha infastidito Mosca, secondo cui ciò potrà incidere negativamente sulle già difficili relazioni fra Occidente e Russia, tanto da usare lo spettro di non meglio precisate “rappresaglie” (probabilmente di natura economica) per minacciare il Montenegro.
Come riporta il quotidiano russo Kommersant, Podgorica, dal canto suo, ha provveduto immediatamente a dichiarare che non intende assolutamente far installare alcuna base dell’Alleanza sul proprio territorio aggiungendo, però, che a suo avviso è nell’interesse del Cremlino far aumentare il numero dei Paesi dell’Alleanza con cui avere buone relazioni. In ogni caso, alle parole di Mosca non sono (ancora) seguiti i fatti, perché il Governo e la Presidenza russa al momento attuale hanno dei problemi più urgenti da risolvere, come la crisi con Ankara scoppiata a causa dell’abbattimento del Sukhoi e la lunga guerra civile siriana.
 
La decisione della NATO di rompere gli indugi potrebbe quindi derivare proprio dalla consapevolezza che l’attenzione della Russia è focalizzata su queste due difficili partite, motivo per cui essa non si può impegnare anche a controbattere “l’offensiva” nei Balcani, regione in cui, fra l’altro, partiva da una posizione di inferiorità rispetto ai suoi concorrenti.
Sebbene sia stato scritto più volte che l’avanzata dell’Alleanza Atlantica nell’Europa sud-orientale (termine molto caro alla Presidente della Croazia Grabar-Kitarović) abbia avuto il merito di allontanare definitivamente la minaccia russa nell’area, infatti, tale considerazione sembra un po’ forzata. Mosca, infatti, non ha mai avuto sull’area balcanica un’influenza paragonabile a quella di cui attualmente godono USA e Europa. Durante la Guerra Fredda, ad esempio, pur essendo entrambi Paesi socialisti, Jugoslavia e URSS avevano continue ragioni per scontrarsi, mentre in seguito alla caduta del Muro, il Cremlino non ha potuto evitare che la guerra civile e l’intervento occidentale cambiassero radicalmente la cartina della regione.
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Attualmente, invece, la Russia corre il concreto rischio di perdere ogni residua influenza, poiché dopo l’ingresso di Slovenia, Croazia, Albania e Montenegro nella NATO, per l’unico Stato “amico” rimasto, ossia la Serbia, sarà sempre più difficile portare avanti una politica estera equilibrata ed equidistante dai due schieramenti contrapposti.
Belgrado, infatti, sta cercando di far coesistere il forte sentimento popolare favorevole alla “Madre Russia” con la consapevolezza che Mosca non può offrire né gli incentivi che sono in grado di “mettere sul piatto” Bruxelles e Washington, né difenderla da eventuali ritorsioni nel caso in cui decidesse di rompere il processo di avvicinamento all’Unione Europea e, secondariamente, alla NATO stessa.
Foto:Nato, Cremlino, Getty Images, Governo Montenegrino

La coalizione diretta dagli USA in Siria colpisce, a Deir ez Zor, un avamposto dell’Esercito siriano che combatte contro i terroristi dell’ISIS

dic 07, 2015
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Soldati sirian a Deir el Zor
 
Un attacco improvviso dell’aviazione USA in Siria, diretto contro una postazione dell’esercito siriano a Deir ez Zor, nel sud est del paese arabo, ha ucciso quattro soldati e ferito altre 16 persone, causando la distruzione di alcuni mezzi dell’Esercito ed il danneggiamento di un deposito di munizioni. La postazione militare rientra in quelle create dall’Esercito siriano che sta operando per espellere dalla zona i miliziani dell’ISIS, che godono della protezione di alcuni paesi che fanno parte della coalizione internazionale diretta dagli USA.
 
L’attacco si è verificato proprio mentre gruppi dell’ISIS stavano conducendo una offensiva terrestre contro le postazioni dell’Esercito siriano. Questo attacco è sembrato di fatto una operazione di appoggio aereo a favore dell’ISIS, un attaco effettuato proprio dalla coalizione che a parole afferma di voler combattere il terorrismo dello Stato Islamico.   Vedi: Youtube.com/Watch
 
I soldati uccisi, tutti militari di leva, sono i primi caduti dell’Esercito siriano per mano della coalizione occidentale, visto che fino ad ora i bombardamenti erano diretti verso le posizioni dei terroristi e contro i mezzi che traportavano il petrolio , dietro autorizzazione dello Stato Islamico, nella regione di Deir Ezzor. Ancora non si conoscono i motivi che hanno determinato l’attacco nè la ragione per cui la postazione dell’Esercito sia stata considerata un obiettivo dalle forze aeree della coalizione internazionale.
 
Il Ministero delle Relazioni Estere del governo siriano ha inviato una nota di protesta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU mediante la quale ha condannando l’atto di aggressione effettuato dalla coalizione internazionale che contraddice alla carta delle Nazioni Unite.
Negli ultimi giorni la coalizione internazionale aveva attaccato alcuni punti della provincia di Deir Zor, come una miniera di sale, i giacimenti di petrolio di Al Omar y Al Tank che sono sotto il controllo dell’ISIS.
 
I bombardamenti contro le posizioni dei terroristi si sono intensificati dopo la minaccia di questo gruppo radicale di attuare attentati simili a quelli avvenuti a Parigi nello scorso Novembre. Si tratta degli attacchi realizzati anche da Francia e Regno Unito nelle ultime settimane nel paese arabo.
L’attacco contro le forze siriane che combattono i gruppi terroristi potrebbe rappresentare un fatto nuovo che andrebbe ad aumentare il livello di tensione esistente tra gli USA e la Russia che sta operando in Siria, dal 30 di Settembre, contro gli obiettivi dei gruppi terroristi, a sostegno del governo siriano di Al Assad.
 
Le forze della coalizione internazionale, nel cui ambito sono inclusi paesi come la Turchia e l’Arabia Saudita , paesi che notoriamente sostengono i gruppi terorristi, tendono prioritariamente a rovesciare il governo di Al-Assad e favorire alcuni gruppi di miliziani definiti dall’occidente “moderati”. Questo atteggiamento rende molto ambigua la pretesa lotta contro il terorrismo dell’ISIS da parte della stessa coalizione internazionale, visto che i miliziani “moderati”, armati ed addestrati dagli USA e da Turchia ed Arabia Saudita, sono passati nelle fila di Al Nusra (ramo di Al Qaeda) e dell’ISIS, come riconosciuto dalle stesse autorità del Pentagono, determinando il fallimento del programma di creare un fronte moderato anti Assad.
 
Questo attacco potrebbe essere il segnale di un cambiamento di strategia da parte della coalizione diretta dagli USA che potrebbe aver deciso di colpire direttamente le forze di terra dell’Esercito siriano e delle altre formazioni (Hezbollah e reparti sciiti iracheni ed iraniani)  che stanno determinando l’arretramento dell’ISIS e degli altri gruppi terorristi dai territori occupati.
 
Fonti: RT Actualidad      Telesur
 
Traduzione e sintesi: Luciano Lago

Resa della Germania all’islam: la polizia della sharia è legale

ma che bell’esempio di integrazione…le ronde degli indigeni no, ma in nome di una religione, purché non cristiana piace tanto ai politically correct. La lapidazione in piazza delle adultere quindi è un grande esempio di integrazione?
 
Un tribunale tedesco ha stabilito che le ronde dei salafiti per imporre la legge islamica non sono un reato perseguibile per legge: che ne è dell’autorità dello Stato?
Ivan Francese – Mer, 09/12/2015 – 
 
Ricordate la polizia della sharia? Era il settembre 2014, quando nel Land tedesco del Nord Reno-Westfalia, e più precisamente nella città di Wuppertal, spuntarono delle ronde di islamici salafiti con indosso i giubbetti targati “Sharia police”.
 
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Le ronde della cosiddetta “polizia della Sharia”, in Germania
 
Appostati fuori dai locali notturni, i salafiti invitavano ad astenersi dall’alcol, dalle droghe, dalle scommesse, dalla pornografia e a frequentare la moschea. Ebbene, oggi il tribunale della città germanica ha stabilito che l’intervento dei “poliziotti della sharia” non è punibile perché le ronde non avrebbero avuto effetti intimidatorii sulla popolazione, senza che fosse quindi ravvisabile alcuna infrazione al divieto di indossare divise.
 
Tutto il Land Nord Reno-Westfalia è da anni teatro di scontri tra salafiti e polizia, con diversi episodi di radicalizzazione e molti cittadini tedeschi convertiti o partiti per il Medio Oriente. Tra le manifestazioni più eclatanti ci fu appunto l’istituzione di questa sorta di polizia religiosa, da più parti portata ad esempio della presunta volontà degli islamisti di sostituirsi all’autorità dello Stato.

VI CHIEDERETE, MA CHI È ?

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È Adam Szubin, sconosciuto ai più, quindi uno che conta, e occupa la potentissima poltrona di “Sottosegretario al Tesoro per il Terrorismo e lo Spionaggio Finanziario” USA (ruolo istituito ai tempi di Bush junior), dopo essere stato “Direttore dell’ufficio di controllo degli attivi di stranieri” al Ministero del Tesoro .
Doppia cittadinanza americano-israeliana, dal 7 al 10 dicembre potrebbe essere avvistato, è in missione speciale, tra Italia, Germania e Regno Unito per discutere, dicono dal Tesoro americano, “sulle correnti sanzioni contro la Russia per le sue attività di destabilizzazione in Ucraina”.
Lo 007 con poteri finanziari punitivi sulle colonie USA insubordinate è in Europa per minacciare, punire, sanzionare per conto dei destabilizzatori del pianeta: “Gli Usa continueranno a colpire le finanze di tutti coloro che aiutano Assad a continuare a violentare il popolo siriano”, affermò a metà novembre, prima di colpire un’importante banca russa (Banca di Alleanza Finanziaria) e di congelare gli attivi di importanti personalità di quel Paese.
“Discutere sulle sanzioni alla Russia” e “colpire le finanze di tutti coloro che aiutano Assad”, nel linguaggio dei padroni d’Europa, potrebbe voler dire semplicemente prospettare la possibilità di mettere fine alle assurde sanzioni perché ci danneggiano o non volersi impegnare in Siria in finte azioni spot antiterrorismo, buone solo a mettere i bastoni tra le ruote ai russi che stanno davvero sconfiggendo l’Isis e a compiacere i neocon americani.
Se Szubin si immischia nella contabilità delle nostre imprese, se viola segreti economici ed industriali, se ricatta per ottenere ciò che vuole dai governi europei, è molto pericoloso per tutti noi.
Del resto, gestire lo spionaggio (Intelligence) finanziario significa controllare tutte le centrali europee come SWIFT, la camera di compensazione che registra tutte le transazioni bancarie, riservate, per i comuni mortali, ma disponibili, grazie alla totale assenza di sovranità, per gli organi di controllo Usa: CIA, FBI, NSA… spesso con la comoda scusa dei controlli legati ad operazioni anti terrorismo.
Potrà Renzi, che, nel silenzio dei media, ha chiesto che la questione dei rapporti Ue con Mosca venga ridiscussa ai massimi livelli, non cambiare idea dopo l’ingombrante visita dello 007 USA?
Condiviso da Antonella Morsello
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