Insulti ai No Tav, Esposito rischia di pagare danni per 134mila euro

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DOPO IL CASO ERRI DE LUCA
 

Dopo l’assoluzione di Erri De Luca, ora il senatore Pd imputato per diffamazione ai danni di tre attivisti della Val di Susa per un commento sul suo sito

di Elisa Sola

Stefano Esposito (Ansa)Stefano Esposito (Ansa)

TORINO – Dopo l’assoluzione di Erri De Luca, accusato di aver istigato alla violenza gli attivisti No Tav, si apre un nuovo processo. E ancora una volta al centro delle polemiche ci sono alcune frasi relative al scontri in Val di Susa. Ma questa volta a finire sul banco degli imputati è Stefano Esposito, senatore del Pd nonché ex assessore ai Trasporti quando esisteva ancora la giunta Marino, accusato di aver definito sul suo sito Internet “eversivi” e “violenti” tre attivisti No Tav . Parole che a Esposito potrebbero costare 134mila euro . E’ infatti questa la somma dei risarcimenti che i legali delle tre parti civili hanno chiesto al giudice di Torino durante il processo che vede imputato il politico per diffamazione a mezzo stampa.

esposito
«Personaggio non continente»

Noto sostenitore della Torino-Lione e «personaggio non abituato a essere continente», come il suo stesso avvocato difensore Maurizio Basile ha detto in udienza, dopo una manifestazione No Tav sfociata in scontri Esposito aveva esternato la sua indignazione su www.stefanoesposito.net. L’otto dicembre 2011 scriveva: «Anche oggi il circo dei violenti e dei teppisti capitanati da Askatasuna (centro sociale torinese, ndr) si è radunata tra Giaglione e Chiomonte per fare l’unica cosa che conoscono…attaccare la polizia… spiace che anche oggi il loro sport preferito abbia causato feriti tra le forze dell’ordine …nessuna persona di buon senso può accettare che pochi teppisti facinorosi tengano in ostaggio un intera valle…». Esposito aveva poi citato quattro persone che avevano partecipato alla manifestazione, tra cui le tre parti lese al processo: Lele Rizzo e Dana Lauriola, due No Tav che militano in Askatasuna e un ex consigliere comunale valsusino, Luigi Casel. «Mi auguro che al più presto – aveva aggiunto – gli autoproclamati leader di questo pseudo movimento che hanno pianificato e diretto le azioni violente vengano perseguiti a norma di legge e che venga impedito loro di continuare in questa loro azione eversiva».

Diritto di critica

In udienza gli avvocati delle parti civili e la difesa del parlamentare hanno dato vita a una discussione sul “personaggio Esposito”. «E’ un rappresentante della nazione ma ha una concezione pericolosa del concetto di eversione e non ha alcun senso dei limiti del suo agire come membro delle istituzioni», ha dichiarato l’avvocato Emanuele D’Amico. Per la sua assistita, Dana Lauriola, il legale ha chiesto 13.836 euro. «A causa della diffamazione di Esposito – ha spiegato – la ragazza era stata richiamata dal suo superiore e aveva perso una promozione sul lavoro che era stata data poi un’altra». «La sua assoluzione sarebbe una patente per insultate chiunque», ha concluso. Gli avvocati degli attivisti hanno sottolineato che i loro assistiti non sono stati né indagati nè coinvolti per gli scontri dell’8 dicembre 2011 in Val di Susa e che Esposito non era presente. «Questo signore offende senza filtro – ha denunciato Stefano Bertone, legale di Lele Rizzo – è un diffamatore seriale. La gravità è che lui rappresenta le istituzioni. Si esprime in modo rozzo e offensivo, non è perché lui è senatore che può permettersi di violare la legge». Bertone ha chiesto centomila euro per Rizzo. L’avvocato Danilo Ghia, che difende Luigi Casel e che quantifica i danni in 20mila euro, ha esclamato in aula: «Sono esterrefatto perché queste affermazioni arrivano da un senatore della Repubblica che purtroppo rappresenta anche me, anche se io non lo voglio…e ha il coraggio di dirci che a quella manifestazione non c’era… alcuni soggetti forse dei massoni gli avranno detto qualcosa…eppure no, lui dice che nessuno gli ha detto nulla». Ma la difesa del senatore Pd non ci sta. Esternare le proprie idee anche in modo “colorito” rientra nell’esercizio del diritto di critica e di espressione, spiega il legale Maurizio Basile che insieme a Luca Cassiani fa parte del collegio di difesa di Esposito. Il politico ha deciso «fin da subito di presentarsi a processo senza avvalersi delle guarentigie costituzionali», ovvero senza immunità. «Fu un teste della Digos a citare i quattro No Tav come leader del movimento. Siccome il fatto non costituisce reato, chiediamo quindi l’assoluzione», è la linea della difesa. Il pm Nicoletta Quaglino aveva chiesto per l’imputato una condanna al pagamento di una multa di 1200 euro.

5 novembre 2015 (modifica il 5 novembre 2015 | 21:56)
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