Per una Giustizia più Giusta

E’ ormai evidente che il sistema giudiziario italiano NON funziona, almeno non funziona correttamente come sarebbe necessario: formale, cerimonioso, inefficiente, ingiusto con i più deboli, costoso e se possiamo dirlo “forse” anche un pò corrotto; ed è una pia illusione tentare di riformarlo.

Semplicemente non è possibile perché troppi interessi lo impediscono; in particolare la CASTA dei Magistrati lo impedisce, e lo fa con ogni mezzo, impedendo qualsiasi modifica,  alle leggi, che ne limiti i privilegi o che comunque non sia gradita. Come è illusorio entrare in una qualsiasi organizzazione (partiti, sindacati ecc.) con lo scopo di migliorarla dall’interno; in realtà, nonostante tutte le buone intenzioni, normalmente si viene fagocitati dal sistema.

In Italia (e nel mondo) chiunque svolge un lavoro, per vari motivi, è sottoposto a controlli, interni ed esterni (al limite da parte della Magistratura) i Magistrati sono gli unici “lavoratori” che rifiutano ogni tipo di controllo esterno, dicono che si auto-controllano, pertanto ovviamente sono tutti: belli, Onesti, Intelligenti, Bravi e….. 

La Giustizia è controllata da una CASTA, forte con i deboli ma debole con i forti, che mantiene il proprio potere e privilegi e difende quelli dei poteri forti o dei furbi, anche sfruttando dei formalismi che consentono tempi lunghi (geologici) e la responsabilità è quasi esclusivamente dei Magistrati.

Quali rimedi sono possibili?

A questo punto sono convinto che ormai una sola cosa sarebbe possibile ed auspicabile: azzeramento completo della Magistratura attuale e ricostituzione di un Nuovo Sistema Giudiziario con Nuovi Magistrati.

Abolire, vietare ogni formalismo e cerimonia che non sia a garanzia del Cittadino, che deve essere messo in condizione, se è in grado e se lo desidera di autodifendersi, pertanto abolire la necessità di un Avvocato difensore.

Decisioni e sentenze con le relative motivazioni pronunciate immediatamente al termine dei dibattiti, tempo di attesa massimo: qualche ora; nel frattempo i Magistrati devono rimanere segregati con divieto assoluto di parlare con qualsiasi persona, devono unicamente poter consultare i codici e sentenze che “fanno” da precedente.

Essendo le sentenze una diretta conseguenza delle motivazioni (e non il contrario) queste ultime devono essere pronunciate contestualmente alla sentenza stessa, magari anche solo in forma “grezza”, salvo poi essere eventualmente scritte in “bella copia” entro le 24 ore immediatamente successive.

Teniamo presente che nessuno è obbligato a fare il Giudice o il Pubblico Ministero, chi accetta le nuove condizioni bene, altrimenti può “andare a fare” un altro lavoro possibilmente utile.

La Costituzione della Repubblica Italiana all’articolo 101 recita: “La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.” l’articolo 118 recita “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.” E’ URGENTE e necessario dare piena e concreta attuazione a questi articoli.

Purtroppo il terzo capoverso dell’articolo 107 recita “I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.” Pertanto la Magistratura è divisa, ma solo funzionalmente, tra inquirente e giudicante; ebbene questo capoverso DEVE essere abolito.

I Padri costituenti scrivendo questo articolo (ed altri) immaginavano che dopo il periodo nero del fascismo e della guerra soltanto a GALANTUOMINI sarebbe stato permesso di accedere a certe cariche pubbliche; purtroppo non sono stati sufficientemente realisti ed hanno dimenticato l’uomo nella sua essenza e debolezze.

Il “Potere” Giudiziario (Giudici) dovrebbe essere nettamente distinto e separato da quello inquirente (Procuratori), anzi i Procuratori dovrebbero essere eletti dal Popolo (come avrebbe voluto far scrivere nella Costituzione addirittura Togliatti) ed i Giudici, a garanzia della loro assoluta indipendenza, non dovrebbero essere stipendiati dallo Stato, bensì dovrebbero auto-mantenersi con la propria attività (le sentenze e le spese giudiziarie), in questo modo sarebbero anche incentivati a non far  durare troppo a lungo i processi.

 I Giudici (gli unici che dovrebbero fregiarsi del titolo di Magistrati) dovrebbero essere selezionati secondo un criterio di una moralità assoluta e dovrebbero sottoporsi periodicamente volontariamente a test psicologici, magari anche  al poligrafo (come avviene negli USA per le Alte Cariche Statali), per dimostrare la loro correttezza e la buona fede; teniamo sempre presente che NESSUNO è obbligato a fare il giudice.

Una commissione indipendente (non composta da Giudici) dovrebbe vagliare e verificare (controlli periodici e statistici) l’operato dei giudici ed in presenza anche solo di un “fondato sospetto”, magari inerente a sentenze quantomeno “discutibili”, avere il potere di esautorare il giudice dal processo o addirittura escluderlo dalla Magistratura. 

Sia per i Giudici che per i Procuratori dovrebbe valere (come per tutti gli altri lavoratori) il principio della responsabilità civile e Penale, nei propri atti; pertanto qualsiasi “ingiusto danno” che il Cittadino deve subire a causa di comportamenti evidentemente negligenti o per incapacità o peggio per dolo, DEVE essere risarcito personalmente da chi lo provoca. Articolo 28 della Costituzione.

Ovviamente i Procuratori, non essendo Magistrati, non dovrebbero poter ordinare misure restrittive non convalidate da un Giudice, nei confronti di Cittadini; esiste sempre il fermo di Polizia.

Signori Magistrati: Voi operate in nome del Popolo, ma quale Popolo? (Come la polizia che ci avvelena con gas tossici, vietati dalla convenzione di Ginevra e lo fa in nome del Popolo!).

Vi siete solo auto-proclamati Giudici o Procuratori!

Avete semplicemente vinto un concorso, gestito da vostri “simili” (che quindi avranno fatto in modo di scegliere soltanto “persone gradite ” a Loro) e poi avete fatto carriere, non in base alla Vostra attività o al Vostro merito personale, bensì sfruttando automatismi di comodo. Quale autonomia avete dimostrato di avere rispetto ai poteri forti? Nessuna perchè ne fate parte, a pieno titolo!

Però ricordate che state agendo al di fuori della Costituzione, secondo la quale affermate di operare e di trarre la Vostra legittimità: il Popolo (questo è proprio il Popolo italiano) si è legittimamente pronunciato attraverso un referendum, sancendo che anche voi siete responsabili delle Vostre azioni, e se “sbagliate” dovete pagare, come tutti gli altri Cittadini; ma avete disatteso l’esito di questo referendum, impedendo addirittura al Parlamento di legiferare in proposito.

Ma voi dovreste solo “applicare le leggi”, il “Potere Legislativo” è una prerogativa del Parlamento, eventualmente è Vostro diritto proporre leggi o modifiche alle stesse, senza però avvalervi delle posizioni di forza che godete, ma come qualsiasi altro cittadino, raccogliendo cioè 50.000 firme ecc… 

Con l’attuale normativa del Codice di procedura civile in vigore dal 1943 e, per inciso, eredità delle leggi fasciste e del regime poliziesco che gli necessita, nessun magistrato è mai stato condannato al risarcimento del danno civile prodotto. Questo si spiega perché gli articoli 55, 56, e 74, di cui abbiamo ottenuto l’abrogazione con referendum, nel lontano 1987, prevedevano speciali limitazioni della responsabilità del magistrato per il danno causato illegittimamente nell’esercizio delle sue funzioni. Infatti, non solo il magistrato riceve un trattamento differenziale e di favore rispetto a qualsiasi altro operatore pubblico, ma viene anche sottratto a quel giudizio di responsabilità che tutela il cittadino dall’esercizio errato o dannoso di alcune delicatissime funzioni private (basta pensare alla responsabilità del medico, dell’ingegnere, del biologo, del chimico…).

  1. Le norme abrogate erano incostituzionali. L’articolo 28 della Costituzione stabilisce che tutti i dipendenti dello Stato sono responsabili direttamente per i danni arrecati ai cittadini nell’esercizio delle loro funzioni e la Corte Costituzionale ha già precisato che questa norma riguarda anche i magistrati. Tuttavia gli articoli abrogati restringevano la responsabilità civile dei giudici al punto di renderla di fatto inesistente. Inoltre la Costituzione, articolo 24, stabiliva che tutti possono agire in giudizio per far valere i propri diritti, ed invece l’articolo 56 cpc, uno di quelli abrogati, imponeva che non si possono chiedere i danni ai magistrati senza l’autorizzazione del ministro di Grazia e Giustizia.
  2. Non ci deve essere potere senza responsabilità. La Costituzione dice, articolo 101 comma 2, che i giudici sono soggetti soltanto alla legge. Ma non si è soggetti alla legge se, violandola, non si deve darne conto e risarcire chi ne sia stato danneggiato.
  3. Non è giusto che ogni altro dipendente dallo Stato sia tenuto a risarcire il danno quando lo abbia provocato per dolo o colpa grave e non lo sia invece il magistrato, che può disporre della vita, dell’onore, dei beni di tanti cittadini e che, per la sua indipendenza, non è soggetto a condizionamenti e che se sbaglia, non è certo per aver dovuto sottostare ad ordini e pressioni.
  4. Occorre riaffermare che vogliamo una giustizia a misura del cittadino e non a misura del magistrato. I magistrati che considerano la giustizia non un meccanismo per l’applicazione della legge, cui essi sono soggetti, ma un mezzo di “promozione sociale”, al di là della pura applicazione della legge e quindi dei diritti dei cittadini, debbono sapere che promozione sociale (cioè politica) non può essere fatta a spese del cittadino, dei suoi diritti, della sua libertà, così come garantiti dalle leggi.
  5. I buoni magistrati, imparziali, diligenti, preparati, rispettosi della legge e dei diritti altrui, non hanno nulla da temere dall’abrogazione delle leggi che oggi garantiscono l’irresponsabilità civile dei giudici.
  6. L’indipendenza dei magistrati non è affatto messa in pericolo dalla loro responsabilità diretta nei confronti dei danneggiati, tanto più che l’azione di responsabilità non deve essere esercitata avanti a un tribunale speciale, ma davanti ad organi ordinari della giurisdizione, davanti cioè a degli altri magistrati, appartenenti allo stesso ordine giudiziario. I magistrati che dicono che essere esposti ad azioni giudiziarie toglierebbe loro serenità e libertà di agire secondo giustizia, dicono, in sostanza, che non ci si può fidare dei giudici e della giustizia.
  7. Le ingiustizie, le negligenze, le ostentate manifestazioni di prepotere di alcuni giudici hanno raggiunto livelli insopportabili e rischiano di coinvolgere il prestigio e di vanificare il buon lavoro della maggioranza dei giudici, mentre i rimedi dell’azione disciplinare si sono dimostrati assolutamente inadeguati, specie di fronte alla violazione di diritti fondamentali dei cittadini.
Per una Giustizia più Giustaultima modifica: 2015-01-16T19:43:16+01:00da davi-luciano
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