MARCIA FUNEBRE

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 MONDOCANE

MERCOLEDÌ 14 GENNAIO 2015

 Parata di terroristi
 
Mi dispiace, io sono un bambino afgano incenerito da un drone americano. Sono una famiglia libica fatta a pezzi da un Rafale francese. Sono un pescatore indiano ammazzato da un fuciliere di marina italiano. Sono un vecchio iracheno torturato a morte dai Royal Marines inglesi. Sono una donna di Odessa stuprata e bruciata viva dai nazisti ucraini. Sono una neonata palestinese morta di freddo nella sua casa semidistrutta dai bombardamenti israeliani. Sono uno studente messicano fatto sparire dai narcotrafficanti alleati dell’Occidente. Sono un soldato siriano decapitato da quelli che poi vanno in Francia a sparare a quei giornalisti che li chiamavano “combattenti per la libertà”.
Sono desolato, ho provato a fare posto ma Charlie Hebdo proprio non ci sta
. (Mauro Murta)
 
Eppure non è poi così difficile capirlo che difendere la libertà di espressione non significa condividere tutto quello che pensano, dicono, scrivono e disegnano quelli che se ne avvalgono…. Ho semplicemente sbeffeggiato l’ipocrisia di una classe politica e giornalistica  che ha passato la vita a praticare e giustificare le peggiori censure , salvo poi strillare “Je suis Charlie” e difendere la satira senza limiti, ma solo in Francia…” (Marco Travaglio. Il quale Travaglio ha saputo sapientemente astrarsi dal coro di ululati e guaiti pro liberté, egalité, fraternité violate in Francia, evidenziandone la santocchieria, la doppiezza, il camaleontismo di censori e stupratori di quegli stessi concetti in patria, da Luttazzi a Grillo, da Sabina Guzzanti a Biagi, fino all’Apicella cacciato dal beccamorto della sinistra, Bertinotti, su ordine sionista, per questa vignetta tirata addosso ai nazismi di ieri e di oggi. Vignetta che i “libertini” e “libertari” di Charlie Hebdo, con le loro matite intinte nel curaro di un fanatismo antislamico da crociato medievale, non avrebbero mai pubblicato.  Loro, tanto “illuministi” da aver dato una mano alla demonizzazione del migliore degli umoristi francesi, Dieudonné, quando è apparso utile seppellire il demolitore di Sarkozy sotto il fango dell’”antisemitismo”.sionista, per questa vignetta sparata contro i nazismi di ieri e di oggi.
Ha ragione Giulietto Chiesa, che io a volte giudicavo un po’ catastrofista. Ancora qualche botto è siamo alla Terza Guerra Mondiale guerreggiata. L’11 settembre e seguenti europei aprirono le porte ai primi gironi dell’inferno e governarono la distruzione dell’80% della democrazia in Occidente insieme all’annientamento di una dozzina di paesi, perlopiù petroliferi,  piazzati strategicamente, o aperti economicamente e politicamente verso la Russia, o Stati Nazione resistenti alla frantumazione, o, ancora, di inclinazione laica, socialista, antimperialista. Il 7(?) gennaio francese intende proiettarci, con successivi fatti in crescendo, verso la Giudecca e la morta gora. Quattro giorni dopo, sbavando di soddisfazione sotto le smorfie di cordoglio, “I Grandi della Terra”, come, sbianchettando il sostantivo “delinquenti” tra “grandi” e “della”, li definiscono i buffoni di corte mediatici, si sono esibiti in corteo ai propri mandanti nell’empireo capitalista.
Orgia di distrazioni di massa, operate con un’ipocrisia oltre ogni misura storica, dai protagonisti politici e dai sicofanti mediatici del 99% del bruto storico e attuale che chiamano “civiltà  occidentale”. Una civiltà occidentale é esistita e si chiama Michelangelo, Voltaire, Shakespeare, Goethe, Mameli, Bartali, Calvino, Che Guevara, ma ha potuto spuntare grazie al terreno fertilizzato dalla civiltà degli arabi musulmani, madre del Rinascimento e dell’Illuminismo, da Harun el Sharid, da Avicenna, da Saladino. Quel Saladino che, alla liberazione di Acri dai crociati, non ferì una sola vita umana, dopodiché il nostro Goffredo da Buglione aveva passato a fil di spada gli abitanti della città dal primo all’ultimo. Carnevale dei corifei della “sinistra”, festival dei licantropi del neoliberismo in salsa neocolonialista, messa cantata dai chierichetti  dei “diritti umani” e della libertà di stampa. Di tutto questo l’immagine più fedele e agghiacciante è stata, domenica 11 gennaio a Parigi, la fila nera dei becchini di ogni civiltà che, novelli pifferai di Hamelin, si trascinavano dietro, verso l’abisso, un’umanità inconsapevole, decerebrata dall’intossicazione propagandistica accoppiata all’inerzia mentale che da noi si coltiva a partire dal battesimo, a proseguire nella “buona scuola” di Renzi e compari, a finire nella palude di inchiostro di De Bortoli, Rangeri, Scalfari, Mauro, Formigli e intellettuali di complemento alla Umberto Eco.
Un sabba di orrendi freak come nelle sue più sadiche fantasie non se lo sarebbe potuto immaginare un Hieronymus Bosch da Giudizio Universale, un Dante da ultimo girone, dei traditori dei benefattori, nella “ghiaccia del Cocito”, sotto gli artigli di Lucifero. Neri come pece trasudata dalla più demenziali delle psicopatie, questi campioni della soppressione della libertà di stampa, si tenevano avvinghiati, davanti a una marea umana che avrebbe dovuto raderli al suolo, ma che appariva strafatta di pere di prozac mediatico, signori della guerra, della tortura, del cannibalismo sociale, della ferinità post-civiltà, della “sinistra” al caviale. Una protervia oscena che ha inciso nella storia delle infamie umane una scena inaudita: gli orchi che  marciano in testa a folle di loro lustrascarpe, sulle quali è programmato che ricadano le conseguenze dei loro crimini. Capolavoro.
Netaniahu, erede e reduce del più scientifico genocidio e infanticidio di massa della modernità; Hollande, revanscista coloniale nel Sahel, carnefice in seconda del Medioriente,  vampiro di liberté, egalité, fraternité in Patria, già annichilito da fallimenti politici, economici, personali, che dallo tsunami di sangue e menzogne parigino viene ricuperato e proiettato nell’empireo dei vindici del bene; Sarkozy, fasciosionista, puttaniere corrotto e guerrafondaio, anche lui risorto dalla tomba dei trombati; tra i due, Bubacar Keita, il lacchè installato nel Mali per collaborare allo sterminio dei Tuareg e rendere il paese ai famelici di Francia; Juncker, boss dell’Europa rubata ai suoi popoli e di tutti i banditi dell’evasione fiscale e della spoliazione dei cittadini;  Angela Merkel, l’Idra a tre teste con le zanne affondate in Grecia, Italia, Portogallo; Poroshenko, presidente ucraino per grazia di Obama, impegnato alla Himmler nel Donbass; il tiranno mentecatto turco, con una crocchia di valvassori arabi comandati al disfacimento della loro nazione, mallevadori e fornitori di quella stessa armata del terrore contro la quale simulavano di marciare; Abu Mazen, che Dante avrebbe immerso nei ghiacci accanto a Giuda Iscariota; Renzi,  incarnazione dell’eterna maschera della commedia dell’arte, stavolta in veste di saltimbanco, che decantava un’ Europa “da sessant’anni in pace”, sorvolando su dieci anni di massacro europeo dell’Europa balcanica e, ora, di quella orientale.  A loro onore, assenti i latinoamericani,  ulteriore convalida del “Continente della speranza”.
Chi pure non c’era è Obama, straordinaria assenza rilevata con sdegno e sbigottimento da tutti. Qualche non intimidito “dietrologo” potrebbe sospettare una presa di distanza dal fattaccio e da quanto gli si va celebrando intorno. Forse il settore economico-politico-finanziario statunitense di cui il presidente è il delegato non condivideva l’operazione. Certo che risulta invece gradita alla banda neocon che  a Israele unisce un altro metodo per far fuori gli ostacoli alla nazificazione planetaria e con Israele ha inneggiato all’11 settembre. Tutta la faccenda puzza sempre più di Mossad. Forse agli obamiani è sfuggito il pallino. Sono ipotesi.
Dopo aver inceduto a passo calmo e solenne, sotto archi di trionfo e monumenti  con sbandieratori del tricolore e cantori della “Marsigliese”, che non parevano sentirsi minchionati neanche un po’ e che presto sbandiereranno e canteranno alla partenza dell’ “armee de la patrie” per lo scontro di civiltà, ora allungheranno il passo, fino a farlo diventare dell’oca. Si mobiliteranno per raggiungere gli obiettivi che si vogliono far scaturire da questa ennesima, forse decisiva, operazione terroristica (salvo essere magari superata da quelle di Roma, Vaticano, Londra, già preannunciate da Mossad, Cia e MI5, che lo sanno).  
 
A me, che ho visto una buona parte dei milioni di innocenti, di bambini e donne, per le quali categorie l’Occidente si liquefa in lacrime, ammazzati dai padrini, committenti e fan di Charlie Hebdo, in Vietnam, Somalia, Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria, America Latina, l’11 gennaio di Parigi e dintorni planetari mi fa desiderare una lavanda gastrica. Tanto più se penso che mai questo oceano di citrulli, menati per il naso al patibolo come bovini, si sono riuniti in processioni e canti e geremiadi per manifestare a quelle vittime dolore, solidarietà, passione.
Dagli al complottista
Per contare coloro che, nell’informazione ufficiale italiana, si distaccano dall’unanimismo a larghe intese e profonda sintonia su cosa dire a proposito di Charlie Hebdo e seguenti (unanimismo che già incorpora un deficit di pensiero, libertà e democrazia), basta meno di una mano. Facile, perciò, più facile che all’estero, dove si è meno ignoranti o cortigiani, per gli immancabili – e per l’operazione preziosi – anti-complottisti, precipuamente della nota comunità e sua lobby, stroncargli la voce, almeno nel breve periodo, che è quello che conta perché domani siamo tutti morti. L’ufficio addetto a smerdare chi interpreta il suo mestiere in termini di ricerca della verità, vale a dire penetrando oltre i fumogeni sparati dal potere dei pochi per raggirare i molti, fumogeni che sono la conditio sine qua nonperché non si scoprano i loro trucchi, frodi, ruberie, delitti e, appunto, complotti, ha due reparti: uno degli specialisti delle contumelie e l’altro degli schernitori e commiseratori.
Li unisce la caratteristica che mai e poi mai prendono in considerazione punto per punto sollevato. I fatti non interessano. Dobbiamo essere imbavagliati dall’oro colato delle dichiarazioni ufficiali.  Non rispondono nè alla domanda perché, per un po’ di carburante, crollino torri costruite per resistere ad impatti di astronavi, tra cui una neanche sfiorata ma centrale operativa Cia, nè come ha fatto un aereo di 39 metri di apertura alare e due motori d’acciaio da una tonnellata a fare un buco di sei metri nel Pentagono e poi svaporare nel nulla. Né si aggrottano davanti alla foto che dimostra come la bomba del metrò londinese sia esplosa da sotto il piano della vettura, anziché dentro, e quindi collocata tra i binari prima, e non lasciata nello zaino dagli attentatori. Nè alle foto satellitari russe e ai testimoni che provano l’abbattimento dell’MH7 malese in Ucraina ad opera di un Mig di Kiev. O a tutto quello che, grazie ai fuoripista dell’informazione “dietrologica e complottista”, emerge dalla strage  parigina, come da ogni grosso colpo dell’Anonima Attentati. Non fosse per i dietrologi Galileo e Copernico, avremmo ancora paura di precipitare se, dall’orizzonte, ci affacciassimo sul vuoto, visto che a egiziani e greci la Chiesa aveva sottratto la conoscenza degli astri per mettere la Terra del suo Dio al centro dell’universo.
Gli anti-complottisti, per converso necessariamente ripetitori delle vulgate del potere, se solo apri uno spiraglio sul buio tra le quinte del baraccone degli illusionisti, quando ancora non ti hanno abbattuto gli anatemi dei capocomici, ti stendono con lo sgambetto dello sbertuccio al paranoico. Spesso, esponenti della nota comunità, non esitano di infiltrarsi nelle accoglienti dimore della sinistra, dove più credibile dovrebbe risultare l’operazione. Ricordo quel Caldiron, compagno di Rifondazione, cresciuto da segretario di circolo a giornalista di “Liberazione” inneggiante a ogni rivoluzione colorata e, defunto il fogliaccio, impegnato sul “manifesto” ad anatemizzare la Russia di Putin, non l’Ucraina di Obama, come ricettacolo della feccia neonazista internazionale. O quel Leonardo Coen, evolutosi dalla Lotta Continua, manipolata da un cerchio magico passato a turiferario dei riti dell’élite, al “Fatto Quotidiano” degli ultrà sionisti, insieme a tanta créme rivoluzionaria distribuita tra Mediaset, De Benedetti e Giuliano Ferrara. Ma su tutti svetta la dama del Boulevard de Rivoli, quando capeggiava il “manifesto” e copriva stragi di Stato e BR con l’infame invenzione dell’ “album di famiglia”, esaltava Adriano Sofri avallandolo come incorrotto e innocente compagno e depistava dal complotto imperiale via bande di subumani mercenari (poi trascorsi in Siria, Iraq e Nigeria), invocando la spedizione in Libia di novelle “brigate internazionali” a sostegno dei “giovani rivoluzionari” anti-Gheddafi. A quando un suo appello all’intervento  a fianco dei masskiller di  Boko Haram, altro mercenariato islamista manovrato per abbattere il “dittatore” Goodluck Jonathan e frantumare anche la Nigeria, lo Stato più grande, forte e petrolifero dell’Africa? Alla signora pare che il caos creativo del Nuovo Ordine Mondiale possa condurre dritto dritto alla rivoluzione socialista.
Così pare proprio prendersela con me, sull’Huffington Post della compagna Annunziata, il ruspante Simone Oggionni, leader dei “Giovani Comunisti” che, posto il punto fisso dell’inconfutabilità della narrazione ufficiale sul  terrorismo, ribadito l’avvertimento Mossad che verremmo colpiti sempre più da vicino (il ministro degli interni, il capo della polizia, il comandante dei Carabinieri e l’ex-giudice Caselli ringraziano), cosa che non può non comportare manette volanti per tutti, si avventa su ciò che di noi definisce “retro pensiero, complottismo, fantasmi, castelli di sabbia degni dei film di fantascienza, mantra del dietrologo”. Si straccia le vesti sull’assurdità dei “soliti complottisti” che sospettano come i servizi segreti Usa vogliano lanciare segnali a un Hollande che si è opposto alle sanzioni contro la Russia. Il che comporta l’analoga assurdità fantascientifica di un Netanjahu che abbia voluto punire i francesi per aver votato in parlamento per il riconoscimento della Palestina. Fanfalucche, deliri, basati sul vuoto storico e logico. Raggiunge la perfezione, il “giovane comunista”, quando fa di noi “fanatici complottisti” il corrispettivo speculare, dunque oggettivamente complice e altrettanto nemico, dei “fanatici islamisti”. L’accanimento anti-dietrologi cresce in proporzione con  le voragini che si aprono nella narrazione ufficiale e sempre più perfetto diventa il sincronismo tra coloro che si presentano come opposti, Michele Serra con Gasparri, Oggionni con Dick Cheney. E qui mi viene la curiosità di indovinare come Oggionni avrebbe fulminato quel delirante dietrologo che si fosse azzardato a dubitare che Piazza Fontana non l’avesse fatta Valpreda….
 Da “Haaretz”, quotidiano israeliano che, dopo la pubblicazione ha ricevuto minacce di morte
Non si risponde a questi cuccioli di volpone. Che vadano a confrontarsi con correligionari come Pappè, Sand, Chossudovsky, o perfino Chomsky. Se la prendano con il disebreizzatosi Gilad Atzomon. O con le vignette del giornale israeliano “Haaretz”. Mi limito ad aggiungere agli elementi e ai “cui prodest” del mio post precedente qualche ulteriore dato di fatto e un po’ di storia e logica “complottista”.
Il video qui sotto illustra la presunta uccisione del poliziotto trovatosi dalle parti di Charlie Hebdo che, “ferito”, non lascia tracce di sangue sul pavimento e poi “giustiziato con colpo alla testa”, non ha il minimo rimbalzo, l’arma non ha rinculo, e un sbuffo di polvere  molti centimetri più in là fa pensare a un colpo a salve. Niente sangue, niente cervello spappolato, allora e neanche quando su una barella lo portano via.
La prima cosa che uno non narcolessico si chiederebbe – e perciò nessuno dei nostri grandi esperti si è chiesto – è come sia possibile che, solo poco tempo fa, abbiamo avuto la rivelazione di Edward Snowden e poi la conferma di tutti, fin dalle seccatissime Merkel e Rousseff, che la National Security Agency (NSA, massima agenzia di intelligence Usa) spiava e archiviava tutto e tutti di 7 miliardi della Terra, fin negli slip della cancelliera: comunicazioni, movimenti, incontri, contatti, messaggi, abitudini, scelte, acquisti, vizi e virtù. Ogni mossa che permettesse di metterti le mani addosso in un battibaleno.
Si tratta di una, e neanche la più vistosa, incongruenza di una vicenda che, quanto i precedenti episodi della serie, New York, Londra, Madrid, Boston, presenta a chi non è cieco o, quanto meno, strabico, cospicui spunti di contestazione della versione ufficiale. Tutto lo svolgimento dei fatti è costellato da eventi che rappresenterebbero assurdità, incompetenza, idiozia, se non fossero gli elementi accuratamente studiati allo scopo di ottenere un certo risultato. Come per l’11 settembre, per Londra, per Madrid, i futuri attentatori sono notissimi alla polizia e ai servizi, sorvegliati, pedinati, arrestati, carcerati (ricattati?), se ne conoscono le abitudini, i discorsi, le amicizie, i viaggi, veri o inventati, nei paesi del terrorismo: appaiono come i candidati ideali per imprese islamiste.
 
La fiera del dilettantismo. O della complicità
Balordi che si aggirano sparacchiando, sbagliando indirizzo, perdendo scarpe, prima in tre, poi – sbaglio madornale – in due, che piazzano la loro vettura in mezzo alla strada senza tema di attirare l’attenzione del traffico, si portano dietro e poi lasciano carte d’identità che permettessero le identificazioni desiderate e conseguenti depistaggi (erano poi veramente loro sotto quei passamontagna?); le telecamere a circuito chiuso interne, immancabili, nella redazione che cosa hanno registrato, perché non se ne vedono le immagini? E, a proposito di telecamere interne, non ce n’erano nella stamperia con i fratelli Kouachi? E, soprattutto, in un obiettivo principe dei terroristi, come il mercato Kosher, non ce n’erano che registrassero assassini e vittime??? Il corpo integro del poliziotto colpito a morte, senza macchie di sangue né dopo il primo colpo, né dopo il secondo (anche quando lo portano via in barella) e poi letteralmente volatilizzatosi; neanche una sola foto dei corpi dei vignettisti all’interno della redazione; non un accenno di autopsia per vedere il calibro delle pallottole e se corrispondono alle armi filmate; la recente revoca delle misure di sicurezza attorno al settimanale, obiettivo terroristico privilegiato, proprio mentre arrivavano al diapason le fanfare del “pericolo del nemico in casa”, degli incazzati di seconda e terza generazione, degli europei dell’ISIS rientrati per fare macelli; il ritardo di quasi mezz’ora di una polizia avvisata ai primi spari dagli stessi giornalisti fotografanti.
E’ di queste ore, poi, qualcosa di ancora più stupefacente. La macchina dei Kouachi è ferma nella strada di Charlie Hebdo. Si avvicina una macchina della polizia. I fratelli escono e brandiscono le armi verso i poliziotti. Questa, senza pensarci su due volte e senza estrarre le armi contro evidenti terroristi, schizzano via a marcia indietro. Con tutta calma i Kouachi risalgono in macchina e si dirigono proprio verso il fondo della strada, dove la polizia si è fermata. In una sequenza onirica, le passano davanti e se la filano. La macchina della polizia non si muove. Nessuno spara ai fuggitivi. Viltà, obnubilazione, complicità?
E poi la grottesca caccia a tre uomini e a un’inesistente donna di recente conversione; la Boumedienne, donna di Coulibaly, (volatilizzatasi in tempo, probabile infiltrata nel gruppetto dei balordi, rientrata nell’ospitale patria turca di tutti i jihadisti, senza che nessuno le chiedesse dove va) da parte di quasi centomila poliziotti, gendarmi, spioni, confidenti, vigili, volontari, cani, elicotteri, rabdomanti, fattucchiere, che poi, tutti insieme, non riescono a prendere vivi, a fini di proficue rivelazioni sul terrorismo mondiale che salverebbero migliaia di vite, i due Kouachi potenzialmente parlanti (come in tutti i casi di terrorismo Cia-Mossad, i presunti autori vengono ”terminati”). In compenso mitragliano a morte il mattocchio Coulibaly con tutti i suoi quattro ostaggi ebrei. Eppure era stato visto in filmati, ammanettato e vivo. Come la storia di Boston. Perchè, visto che, da dichiarazioni degli stessi sequestrati, a nessuno Coulibaly aveva torto un capello. Occorrevano vittime ebree, tante, oltre a quelle degli asili già fatte o promesse? E i cadaveri di ben 20 persone dove sono, chi li ha visti, quali autopsie?
E, ciliegina sul tortone di sangue, un commissario della polizia di Limoges, Helric Fredou, che aveva spedito una pattuglia a partecipare alle primissime indagini, si suicida all’una di giovedì, 8 gennaio, con un colpo alla testa, immediatamente dopo aver ascoltato il rapporto dei suoi uomini di ritorno da Parigi. Dopo un po’ esce la spiegazione delle autorità: era depresso e affaticato dal troppo lavoro…
Da sempre i necrofagi fanno come il conte Ugolino quando gli fa gioco. Più avveduti, stavolta hanno evitato di farsi arrestare (e poi subito rilasciare e rispedire in Israele) come i quattro agenti del Mossad che danzavano e giubilavano mentre, da un terrazzo vicino, filmavano il crollo delle Torri Gemelle. Poi la scoperta, dopo avergli fatto fare per giorni giri in Siria e Iraq e addestramenti al tiro nei boschi intorno a Parigi (irraggiungibili da telecamere, satelliti, poliziotti, agenti segreti, nemmeno vigili urbani), che, no, i guerrieri di questo Islam che muove guerra alla cristianità (copyright Ferrara, Adinolfi e altri forsennati benemeriti della guerra alla cristianità) si erano formati e allenati con Al Qaida in Yemen, al pulpito di tale feroce Imam, Anwar al Awaki. Che feroce non era per niente, cittadino Usa  e predicatore moderato su cui non gravava alcuna accusa,  in vacanza nello Yemen,  inserito da Obama nella lista dei “sospetti” da eliminare extragiudizialmente, assassinato insieme al figlio da un drone. Sugli interrogativi che nascono dall’esecuzione del poliziotto davanti a Charlie Hebdo, guardatevi questo video.
Ovviamente sono stati tutti uccisi. Sia gli “attentatori” delle Torri Gemelle e del Pentagono, liquefatti con i loro aerei, sia quelli del metrò di Londra, saltati in aria con i loro ordigni, sia i dinamitardi del treno a Madrid, polverizzati nel loro rifugio dal commando spagnolo. E, come in quelle occasioni, subito le celebrazioni di massa, queste ottuse, inconsapevoli, o con la coscienza annichilita dalla paura di guardare nell’abisso, ma guidate nientemeno che da coloro che, passando di eccidio in eccidio, novelli pifferai di Hamelin, li trascinano al patibolo. Ecco che 2 milioni di decerebrati dalla propria resa al veleno mediatico sono guidati in corteo a Parigi dai più grandi e fessi turlupinatori della storia…
Dove di giornalismo investigativo, detto dietrologia, (ricordate il “complottista”, Premio Pulitzer, Seymour Hersh, ebreo, che svelò la cospirazione del Golfo del Tonchino, del massacro Usa di My Lai, delle armi di distruzione di massa di Saddam, delle armi chimiche di Assad?) non c’è neppure bisogno, dove la realtà dei fatti sfida ogni contestazione, è sempre e comunque il cui prodest. Elenco alla rinfusa le ricadute del 7 gennaio/11 settembre franco-euroatlantico. Vorrete perdonare questo e altri “complottisti” che hanno osato chiedersi cosa ci fosse dietro all’album di fotografie che vedono riuniti l’emissario di Obama, senatore John McCain, quello tonante sul palco dei nazisti di Kiev e cooperante nei campi di addestramento di Al Qaida in Siria, in fraterne riunioni di lavoro, con il califfo Al Baghdadi, già agente Mossad, e altri caporioni dell’armata jihadista? E può essere solo un delirio di complottisti quando ci si chiede se siano proprio i jhadisti a tempestare la rete di truculente minacce all’universo mondo, tanto funzionali a seminare panico e a far accettare la Gestapo e le SS già pronti sui blocchi di partenza. E se non siano i plausi e le rivendicazioni dei prodotti Ciassad, Isis e Al Qaida, a fornire una stampella alla vacillante vulgata dell’operazione jihadista.
Le ricadute. Patriot Act per tutti
Il ricordo dell’inadeguatezza dell’intero apparato di sicurezza, verrà seppellito dai prossimi vistosissimi giri di vite sulla libertà di tutti, necessitati proprio da quella dimostrazione di impreparazione. Accadde così negli Usa con la fascistizzazione tramite Patriot Actscaturito dalla paura seminata dall’orrore dell’11 settembre. E un Patriot Act in salsa francese è già all’ordine del giorno a Parigi. Significa intercettazioni senza limiti, arresti e internamenti sul sospetto e senza imputazioni, difesa, processo, sorveglianza totale, marchio di terrorista a chiunque metta in discussione provvedimenti del regime, collusione col terrorismo a criticare le spese militari, interventi censori su internet, isolamento carcerario, Guantanamo, servizi segreti con licenza di tutto. Questa è, negli Stati Uniti, la legge passata dopo l’11 settembre, ma vaticinata con anticipo dai neocon del PNAC (Programma per il Nuovo Secolo Americano), quando auspicavano “un evento traumatico come Pearl Harbour per rilanciare gli Usa nel mondo”.
La libera circolazione nell’Europa di Schengen, divenuta lasciapassare per ogni sorta di farabutto, rimarrà solo per il denaro e per i suoi signori. L’Italia si è già portata avanti col lavoro dichiarando “strategiche”, cioè equiparate alle basi militari, tutte le porcherie dello “Sblocca Italia”: trivelle, inceneritori, discariche, grandi opere, oleo- e gasdotti, abbattendo sui difensori No Tav della Valsusa l’accusa di terroristi voluta dal procuratore Giancarlo Caselli. Lo stesso Caselli, che vede terroristi anche nei boy-scout che marciano in fila, ora salta sull’occasione di Parigi per imperversare, in pieno orgasmo forcaiolo, con la richiesta di superprocure anti-terrorismo che superino le giurisdizioni e polizie nazionali e, facendola finita con gli ultimi brandelli di sovranità, costituiscano la base repressiva per lo Stato di Polizia in formazione. L’EUROGENDFOR, polizia sovranazionale, già installata a Vicenza, che prevale su ogni dispositivo di sicurezza statale, è servita.
La militarizzazione della polizia e la “polizizzazione” delle forze armate, con droni, carri armati, mitragliatori e Taser agli sbirri, già esibita alla grande negli Usa è sperimentata in questi giorni in Francia, eliminerà ogni differenza tra chi bombarda matrimoni afghani, pachistani, yemeniti o somali e chi deve far piazza pulita di ingombranti raduni di piazza. Le gigantesche spese che verranno ora impegnate per lo Stato securitario (oltreché per la guerra contro l’autoterrorismo) saranno sopportate con mite rassegnazione da coloro cui toglieranno scuole, ospedali, asili, servizi, lavoro, mobilità, casa e anche il più piccolo diversivo da tempo libero. Il tutto già sapientemente preparato dalle truculente minacce di sfracelli a Roma e in Vaticano. E alla fine, a colmare la misura, il TTIP, trattato di sottomissione all’orco statunitense, che ci raderà al suolo insieme alla nostra storia, giustizia, libertà, sovranità, futuro.
Intanto un’Unione Europea in netta decadenza, messa sempre più in discussione dai popoli, soprattutto da quelli che stanno pagando il prezzo più alto al meccanismo di rapina e oppressione per le quali  è stata inventata, viene ricondotta alla compattezza, almeno temporanea, e i contestatori sono dovuti ammutolire davanti a questa union sacrée di combattenti per la civiltà e la libertà, contro l’eterno utile idiota: il nemico esterno. Siamo a una affannosa chiamata alle armi di reazionari e assolutisti, a una riedizione del Congresso di Vienna del 1815 per soffocare la ventata di modernità scatenata dalla rivoluzione francese e esportata da Napoleone.
Per altro verso, chi ha lacerato in questo modo la Francia, scagliando con più vigore che nel passato, la popolazione autoctona, originaria, contro i 7 milioni di immigrati e loro generazioni successive, al 90% povere ed escluse,  Cia o Mossad che siano, comunque pianificatori di un’Europa debole e soggiogata, punta alla guerra civile. Francese e, dove possibile, europea. E’ anche la voluta ricaduta delle guerre imperiali e relative devastazioni, causa precipua delle migrazioni che si abbattono sul nostro continente e  che devono svolgere un ruolo di destabilizzazione economica, sociale e culturale. L’Europa, per la Cupola mondialista, deve essere alleata, ma in subordine, socio di minoranza priva di velleità, priva di protagonismo geopolitico ed economico, lontana dalla Russia e vicinissima agli Usa. Va indebolita al punto da non essere competitrice, ma tuttavia truppa di complemento e ufficiale pagatore per le spedizioni militari. A questo servono Nato e il TTIP di cui  s’è detto sopra.
E Israele? Cosa ci guadagna, salvo il vittimismo olocaustista all’ennesima potenza,  un velo spesso come tre stati di fosforo bianco sui morti ammazzati di Gaza e Cisgiordania, o la scomparsa, in un abbraccio mondiale di solidarietà, dei jihadisti Al Nusra e Isis curati negli ospedali israeliani, le armi israeliane fornite a quelli, i bombardieri israeliani impiegati come aviazione dello Stato Islamico contro la Siria? Dopo l’invito di Netaniahu agli ebrei di lasciare la Francia “insicura e antisemita” ed emigrare in Israele, il che per Hollande equivaleva a uno sputo in faccia, l’occupante sionista guadagna, si calcola, qualcosa  come altri 100mila invasori e predatori di vite e terre palestinesi. Mica poco.
Ogni nequizia inflitta da governi e UE, nominati dalla cricca criminale, ai propri popoli sarà sublimata in patriottico sacrificio per la vittoria in uno Scontro di Civiltà che mai Samuel Huntington  si sarebbe sognato che avrebbe conosciuto un tale trionfo. Ogni programma genocida di sfoltimento dell’umanità in eccesso scorrerà sulla rimozione della minima perplessità buonista e sull’accettazione-partecipazione alla guerra al terrorismo che già ci ha liberato di quei milioni di musulmani, col corollario di qualche cristiano, eliminati dai marciatori di Parigi a Gaza, in Iraq, Libia, Siria, Somalia, Afghanistan, Nigeria, Yemen. E a proposito di Yemen, dove l’installazione di Al Qaida nella Penisola Arabica (AQAP), serve a bloccare la lotta di liberazione vincente degli sciti Houthy in alleanza con gli indipendentisti del Sud, ecco che la bufala dei fratelli Kouachi addestrati in quel paese spiana la strada al’intervento di terra Usa-Nato, accanto ai droni che da anni sterminano quella popolazione. Così Golfo, Bab el  Mandeb, Corno d’Africa, Oceano Indiano, rotte del petrolio saranno tutti loro e sul rubinetto dell’energia che alimenta o strozza il mondo ci sarà solo il loro artiglio.
Quanto ai fiancheggiatori dello Scontro di civiltà rimasti a perpetuare il contributo fascio-razzista di Charlie Hebdo, ebbene per un altro verso gli ha detto bene. Un giornale istigatore all’odio e all’ignoranza e volgarmente pornosoft, che una Francia ancora in salute aveva abbandonato alle ortiche e alla bancarotta, si ritrova a tirare 3 milioni di copie e prosperare per altri anni di mercenariato di guerra..
Altre considerazioni sul piano geopolitico le abbiamo già formulate nel precedente post, evidenziando come l’escalation di Parigi e le minacce al resto del mondo occidentale, rilanci con impeto irresistibile l’Occidente all’ultima crociata (titolo facilmente profetico del mio ultimo libro), dopo quella che la nostra civiltà conduce ininterrottamente da mille anni. Alla fine ci resterà solo il day after. Visto quanti piccioni si prendono con una sola fava di appena venti morti? Ci si chiede sgomenti se mai si renderanno conto della loro immane responsabilità nella fine del mondo tutti quei veri “nemici della porta accanto” che questo processo accompagnano e accreditano nell’esercito di evirati che un tempo si chiamava Sinistra.
Pubblicato da alle ore 09:27
MARCIA FUNEBREultima modifica: 2015-01-14T20:51:32+01:00da davi-luciano
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