Kyenge ‘tedesco’: “Cantare inni islamici nelle chiese”

dicembre 29, 2014 Redazione

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Il crescente movimento anti-islamico PEGIDA che sta prendendo piede in Germania, preoccupa i politici ‘tedeschi’.

Omid Nouri Pour, immigrato islamico e membro dei Verdi tedeschi eletto al parlamento, ha detto al giornale Bild che “sarebbe un grande segno di pace se nelle chiese venissero intonate canzoni islamiche per per le feste del Natale”.

La proposta è stata colta al balzo dalle associazioni islamiche e dal partito alleato del PD all’Europarlamento, la SPD.

A seguito delle polemiche suscitate, l’islamico ha accusato Bild di avere ‘distorto’ le sue parole. Bild ha confermato tutto. http://voxnews.info/2014/12/29/kyenge-tedesco-cantare-inni-islamici-nelle-chiese/

CHOC: STAMPA GRECA SMENTISCE RENZI, OLTRE 40 MORTI

Ma non è strage, i giornali e la soci civile non è affronta come per le carrette cariche di “profughi, ormai la strumentalizzazione è servita allo scopo, vedi inchiesta mafia capitale, gli immigrati rendono più della droga, è eguaglianza e solidarietà, certo, come no.

 dicembre 29, 2014 Redazione

Nel naufragio del traghetto Norman Atlantic incendiatosi mentre stava viaggiando da Igoumenitsa ad Ancona, oltre ai 7 morti ci sarebbero anche 38 dispersi. Quindi, purtroppo, il bilancio reale supererebbe i 40 morti.

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E’ quanto afferma nell’edizione on line il settimanale greco To Vima, riferendo il bilancio provvisorio del naufragio.

Solo poco fa, Renzi aveva parlato di totale evacuazione della nave. Sono 432 i salvati su un totale di 478 passeggeri. Due sono stati trovati morti nella nave in fiamme e 5 in precedenza. Il che porterebbe i dispersi a 39, i numeri sono ancora in aggiornamento.

Sembra che molti passeggeri siano finiti in mare nella prima fase nella quale sono state calate le prime due scialuppe. Si teme anche per la sorte di alcuni autisti rimasti nel garage.

Domanda a Renzi: perché le navi della Marina, a parte la San Giorgio, non sono state fatte confluire in zona alla ricerca di dispersi? Perché la nave Etna continua a fare da taxi ai clandestini mentre i passeggeri muoiono in mare assiderati?

Poco prima, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, il ministro della Difesa Roberta Pinotti aveva riferito altri numeri: “sono state salvate 427 persone e due cani che erano a bordo, del traghetto Norman Atlantic e 8 le persone che hanno perso la vita.
Non si parla di dispersi.

http://voxnews.info/2014/12/29/choc-stampa-greca-smentisce-renzi-oltre-40-morti/

Qualcuno disse che dovevamo imparare molto da loro

Norman Atlantic: “turchi e pakistani pestavano donne, bambini e militari italiani”

dicembre 29, 2014 Redazione

VOLEVANO ESSERE SALVATI PER PRIMI: LA DENUNCIA DELLA CANTANTE LIRICA GRECA

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Un camionista greco ha detto ai media del suo Paese che «tutti si pestavano l’un l’altro per salire sull’elicottero». Non è il solo a raccontare questa versione.

Ha spiegato che lui e un altro uomo hanno cercato di fare ordine: «Prima i bambini, poi le donne e poi gli uomini. I turchi, gli iracheni e i pakistani però, hanno cominciato a colpirci per poter entrare per primi. Non hanno preso in considerazione le donne o i bambini, niente», ha detto l’uomo.

Si tratta di testimonianze in una situazione drammatica, quindi da prendere con le dovute cautele. E’, comunque, un tipico esempio di società multietnica.

Testimonianze confermate dalla famosa cantante lirica greca Dimitra Theodossiou: “E’ stato allucinante – ricorda la cantante lirica, ancora provata – perche’ i militari portavano prima i bambini, le donne e gli anziani al livello dove potevano salire sull’elicottero, ma c’erano almeno una cinquantina di uomini, soprattutto turchi, iracheni e pachistani, che li picchiavano, tiravano loro i capelli e li buttavano fuori per prendere il loro posto. Anch’io sono stata picchiata e trascinata, hanno tentato di tirarmi giu’ dalle scale, ma ho reagito con forza. Ho detto: tocca a noi!”.

Pakistani e iracheni che, tra l’altro, saranno sicuramente clandestini.

http://voxnews.info/2014/12/29/norman-atlantic-camionisti-turchi-pestavano-donne-e-bambini/

Naufragio: Scialuppe piene per fare posto ai clandestini?

dicembre 30, 2014 Redazione

ORA NON SOLO IN ASILI, PRONTO SOCCORSO E TRENI: TI RUBANO IL POSTO ANCHE SULLE SCIALUPPE

Alcuni passeggeri hanno denunciata l’assenza di un numero sufficiente di scialuppe di salvataggio: ma queste non possono contemplare anche i clandestini stipati nei camion. La cui presenza, in caso di naufragio, mette a rischio i passeggeri

Come sappiamo, il governo Renzi non è in grado di conoscere il numero dei dispersi. Sia perché trattasi di un governo di incapaci, sia perché in Grecia si imbarcano sui traghetti italiani decine di clandestini, ogni volta.

Accade, quasi sempre, con la complicità di camionisti turchi che li trasportano dalla Turchia fino ai porti greci.

Ed è a causa di questi clandestini che, seguendo la testimonianza di una nota cantante lirica greca  (non esistono passeggeri regolari pakistani e iracheni) si può ritenere molti passeggeri innocenti sono morti (mentre scriviamo si parla ancora di decine di dispersi): la capienza delle scialuppe non può tenere conto di clandestini che poi prendono il tuo posto.

Questo deve insegnare qualcosa riguardo la società nel suo complesso: non illuderti, gli immigrati si prendono il ‘tuo’ posto.

Ci si domanda anche perché, ad ora, non tutti i mezzi della MM italiana siano stati inviati a cercare i dispersi: paura di perdersi clienti per le coop nel Canale di Sicilia?

Deprimente il dilettantismo del pallone sgonfiato Renzi che spergiurava fosse terminata l’emergenza ormai ore fa, dando un numero definitivo di morti che, invece, continua a crescere con nuovi cadaveri che affiorano sul mare.

C’è un solo cadavere che deve affiorare, quello del suo governo abusivo.

http://voxnews.info/2014/12/30/naufragio-scialuppe-piene-per-fare-posto-ai-clandestini/

CÔTE D’IVOIRE: LE RESISTIBLE PLAN OUATTARA / LUC MICHEL SUR ‘AFRIQUE MEDIA TV’

Le duplex de Bruxelles avec ‘Afrique Media TV’ de ce 28 décembre 2014

Filmé en direct par PCN-TV à Bruxelles

(images brutes, non montées)

PCN-TV - AMTV LM rci plan ouattara (2014 12 28) FR

 LA SITUATION POLITIQUE EN CÔTE D’IVOIRE : LE RESISTIBLE PLAN OUATTARA

Luc MICHEL répond aux questions suivantes :

Quelle lecture faites vous de la situation politique en RCI ?

Vous diagnostiquez donc un échec des maneuvres politiques de Ouattara ?

Comment comprendre la rupture entre KONAN BANNY et ADO ?

 Video intégrale sur : https://vimeo.com/115606333

 Luc MICHEL sur AFRIQUE MEDIA TV

dimanche 28 décembre 2014 dans le ‘Débat panafricain’

avec Bachir Mohamed Ladan.

 PCN-SPO

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https://vimeo.com/pcntv

https://www.facebook.com/PCN.NCP.TV

LUC MICHEL SUR LYNX TOGO : UNE « REVOLUTION DE COULEUR » A L’AFRICAINE EST DEJA EN COURS AU GABON CONTRE LE REGIME BONGO

Lynx Togo et EODE Press Office/

2014 12 27/

www.eode.org

https://vimeo.com/eodetv/

EODE PO - LM sur Lynx Togo Gabon (2014 12 27) FR

Article complet publié sur LYNX TOGO ce samedi 27 décembre 2014 :

LUC MICHEL : UNE « REVOLUTION DE COULEUR » A L’AFRICAINE EST DEJA EN COURS AU GABON CONTRE LE REGIME BONGO

 http://www.lynxtogo.info/index.php/interviews/5554-luc-michel-une-revolution-de-couleur-a-l-africaine-est-deja-en-cours-au-gabon-contre-le-regime-bongo

 Et plus l’on creuse la révolution du Burkina Faso, plus l’on retrouve notamment les réseaux Soros, à commencer par l’International Crisis Group (ICG)

 On observe ces temps-ci des tentatives de changement de régimes sur le continent africain. A première vue, beaucoup le voient d’un œil positif. Des changements tant attendus dans des pays sous contrôle de régimes aux mains de marionnettes corrompues, eux-mêmes sous contrôle des intérêts néocolonialistes. Le système néocolonial de la Françafrique représente un exemple flagrant lorsque l’ancienne métropole coloniale tue et enlève les leaders africains osant défier ses intérêts. Les combattants panafricanistes mènent donc une lutte acharnée pour mettre fin à toute cette injustice qui dure depuis bien trop longtemps.

 Néanmoins, les tentatives de changements que l’on observe aujourd’hui sont-ils véritablement positifs ? Que se cache-t-il derrière ? Et n’y a-t-il pas un risque majeur que ces révolutions contre le néocolonialisme soient tout simplement volées au profit d’un autre néocolonialisme, encore plus actif et agressif ?

 Nous allons tenter d’en voir plus clair avec Luc Michel, grand spécialiste de la géopolitique qui suit activement les différents processus en cours aujourd’hui en Afrique et dans le monde.

 Mikhail Gamandiy-Egorov, La Voix de la Russie : Luc Michel, bonjour et bienvenue de nouveau à La Voix de la Russie. Vous avez affirmé récemment que plusieurs pays africains, dont le Gabon, vont vivre ce qu’on appelle des « révolutions de couleur ». Racontez-nous.

 Luc Michel : Depuis le « sommet USA-African leaders » de Washington les 3-4-5 août dernier, tout a été mis en place par les Etasuniens pour une vague de changements de régimes en Afrique qu’ils entendent organiser. En particulier, la NED (National Endowment for Democracy), a pris en main des centaines et des centaines d’activistes, journalistes, syndicalistes africains, venus d’Afrique et de l’UE, lors d’un « sommet parallèle » à Washington les 5 et 6 août dernier.

Une « révolution de couleur » à l’africaine est déjà en cours au Gabon contre le régime Bongo. Et plus l’on creuse la révolution du Burkina Faso, plus l’on retrouve notamment les réseaux Soros, à commencer par l’International Crisis Group (ICG). Au Cameroun, on prépare la déstabilisation du régime Biya, à nouveau avec les réseaux Soros, dont ici aussi l’ICG. Et des structures de propagande anti-Kabila sont déjà mises en place depuis le mois d’août, notamment à Bruxelles et Paris, avec des journalistes “retournés” par la NED.

 Scénarios, réseaux, financiers : ce sont partout les même méthodes qui ont déjà organisé les « révolutions de couleur » en Europe de l’Est et au Venezuela, puis le soit-disant « printemps arabe ». Voilà comment Washington – Maison blanche, NED, YALI (Young African Leaders Initiative), etc… – prépare une vague de changements de régimes en Afrique (décidée lors du Sommet USA-African leaders début août 2014) et organise une 5e colonne d’agents américains (journalistes, activistes, universitaires, syndicalistes…) en Afrique et dans la diaspora africaine !

 Depuis le mois d’août, vous alertez l’Afrique, notamment dans vos interventions comme éditorialiste et vos émissions de géopolitique sur la chaîne de télévision internationale francophone AFRIQUE MEDIA, sur cette déstabilisation générale venue des USA. Qu’est-ce qui vous permet d’affirmer tout cela ?

 Mon école géopolitique (dite « euro-soviétique » dans les années 80, aujourd’hui « de l’Axe Eurasie-Afrique ») a pour devise la formule du grand géopoliticien allemand Karl Haushofer, le père du concept de « bloc continental » : « se faire enseigner par l’ennemi est un honneur ». Mon équipe et moi-même lisons donc quotidiennement la grande production des think tanks et des géopoliticiens américains, ainsi que les médias de l’ennemi. Et là tout est lumineux. Des documents, des déclarations ont été publiées qui ne laissent aucun doute sur le nouveau projet de recolonisation des USA en Afrique.

 La Voix de la Russie : Quel sont ces documents ? Donnez-nous des exemples.

 Luc Michel : Pour ceux qui douteraient de mes analyses, j’ai publié (sur ma chaîne politique PCN-TV et dans des émissions du GRAND JEU, l’émission de géopolitique que je produis pour EODE-TV et AFRIQUE MEDIA TV), notamment un document révélateur, des images confidentielles du « Sommet alternatif » de la NED. Intitulée « Africa Civil Society Conference », à Washington les 5 et 6 août 2014, « en marge du Sommet USA – Afrique », la Conférence entendait organiser « un programme d’action pour la démocratie », entendez des régimes pro-occidentaux sous influence des USA, et était centrée sur l’action dans les médias. Vous y verrez des centaines et des centaines d’activistes, syndicalistes et journalistes africains pris en main, y compris et surtout financièrement, par la NED pour déstabiliser le continent africain. Voici en action la fabrique des mercenaires pro-étasuniens des changements de régime en Afrique !

 Voici comment la NED présente sa conférence : « Profitant de l’occasion offerte par le Sommet des dirigeants africains de la Maison Blanche, les principales organisations de démocratie et des droits de l’homme américaines convoqueront une conférence de la société civile africaine concurrente, vers un programme d’action pour la démocratie, le 5 août (sur invitation seulement) et le 6 à Washington, DC. La conférence sera une plate-forme importante pour les militants africains principaux de rappeler à leurs gouvernements et la communauté internationale que les citoyens africains apprécient la liberté et la démocratie. Elle sera aussi une occasion pour aider à réaffirmer la réforme démocratique et les droits de l’homme sur l’agenda africain, à galvaniser et à diffuser le programme des militants de la démocratie africaine, partager défis et réalisations, identifier les priorités et les stratégies d’action »…

 J’ai publié un second document-vidéo de la NED : le clip de propagande officiel du « Sommet Afrique » de la NED (clip de « Africa Civil Society Conference Recap ») ! Vous y verrez la 5e colonne US en Afrique, sûre d’elle, déterminée. A noter l’accent mis sur un activiste de Guinée Equatoriale, mis en avant. Car le président Obiang Nguema Mbasogo et le nouveau centre du panafricanisme et donc l’une des cibles principales de Washington. On y explique qui sont les partenaires de la NED, notamment les réseaux Open Society de Georges Soros, un autre des grands organisateurs et financiers des « révolutions de couleur ».

 Cerise sur le gâteau, la conférence était sponsorisée par Freedom House, un autre organisme US spécialisé dans le financement des changements de régime, ainsi que… Facebook ! A la fin du clip, comme pour vendre une marque, la NED annonce sans vergogne ses sponsors…

 Pour nos lecteurs, pourriez-vous préciser en quelques mots ce qu’est exactement la NED ?

 La NED est un organisme para-gouvernemental US et a été qualifiée à juste titre de « vitrine légale de la CIA ». Depuis 30 ans, la National Endowment for Democracy sous-traite la partie légale des opérations illégales de la CIA. Sans éveiller de soupçons, elle a mis en place le plus vaste réseau de corruption du monde, achetant syndicalistes, politiciens, activistes et journalistes.

 Vous mettez aussi en cause une initiative d’Obama, les YALI ?

 Oui la « Young African Leaders Initiative », les YALI ! J’ai publié aussi une vidéo du meeting des YALI, avec Obama à Washington le 3 août dernier. On y voit le formatage de jeunes africains, américanisés pour servir de 5e colonne à la recolonisation de l’Afrique par les USA. A noter particulièrement le début et l’hystérie collective pour Obama arrivant.

 Lors du sommet USA-African Leaders, les YALI, une initiative d’Obama et surtout un réseau américain en Afrique, ont donné le ton. Washington a lourdement insisté sur les composantes de la démocratie made in USA. Il faut voir la vidéo sur le Meeting des YALI, la « Young African Leaders Initiative » avec Obama le 3 août 2014. Sans aucun doute la plus grande menace pour l’Afrique. Il faut assister à l’ « américanolatrie » de ces jeunes Africains, formatés pour servir les intérêts US sur leur continent. Et avec qui Obama entend remplacer les chefs d’Etat africains actuels et asservir l’Afrique.

 Qu’est ce qui vous permet d’établir la nocivité de ces « Young African Leaders » ?

 Une réalité fort simple. Les YALI sont une version africaine d’une opération menée par les USA en France depuis 1976 via La « French-American Foundation » : les « young leaders ». La French-American Foundation – France est la matrice de la collaboration française avec les USA. C’est la principale organisation en France qui se consacre à « renforcer les liens entre la France et les États-Unis ». Officiellement, « Depuis sa création en 1976, elle se consacre à encourager un dialogue actif entre les deux nations. L’objectif de cette fondation est d’œuvrer à une meilleure compréhension mutuelle entre les deux pays et à la recherche de solutions partagées (…) En 1975, plusieurs personnalités politiques, universitaires et économiques décidèrent de créer un environnement d’échanges et de débats afin d’approfondir la relation entre la France et les États-Unis. La naissance de la French-American Foundation fut officialisée en 1976 à Washington par les présidents Valéry Giscard d’Estaing et Gerald Ford, lors des célébrations du bicentenaire de la Déclaration d’indépendance américaine. »

 Quel a été le résultat de l’action de cette fondation ? Vous parlez d’un « outil de vassalisation des élites françaises » ?

 L’outil de vassalisation des élites françaises est précisément l’organisation de « séminaires pour des jeunes dirigeants (Young Leaders) français et américains issus de la politique, de la finance, de la presse », « à fort potentiel de leadership et appelés à jouer un rôle important dans leur pays et dans les relations franco-américaines ». « Young Leaders » a été lancé en France en 1981. « Il s’agissait de la première grande initiative transatlantique visant à renforcer les liens entre les deux pays en encourageant la rencontre et l’échange entre futurs leaders français et américains (…) Plus de 30 ans après, elle continue de jouer un rôle-clé dans le développement des liens transatlantiques, rassemblant aujourd’hui plus de 400 dirigeants issus du monde de la haute fonction publique, de l’entreprise, des médias, de l’armée et de la recherche ».

Pour comprendre, parmi les Young Leaders de précédentes sélections: Henri de Castries (1994, président du directoire du groupe Axa), Jérôme Clément (1982, président d’ARTE), Annick Cojean (2000, journaliste au Monde), Jean-Marie Colombani (1983, fondateur de Slate et ancien directeur du Monde), Matthieu Croissandeau (2002, rédacteur en chef adjoint du Nouvel Observateur), Jean-Louis Gergorin (1994, dirigeant du groupe AEDS, Airbus, etc.), Bernard Guetta (1981, journaliste à France Inter), François Hollande (1996, président de la République française), Erik Izraelewicz (1994, directeur du Monde), Laurent Joffrin (1994, PDG de Libération), Alain Juppé (1981, maire de Bordeaux), Sylvie Kauffmann (1998, journaliste au Monde), Yves de Kerdrel (2005, éditorialiste au Figaro), Anne Lauvergeon (1996, ancienne présidente d’AREVA), François Léotard (1981, ancien ministre de la Défense), Bruno Le Roux (1998, ex président du groupe PS à l’Assemblée nationale), Alain Minc (1981, conseiller politique, économiste, essayiste), Arnaud Montebourg (2000, ex ministre du Redressement productif), Aquilino Morelle (1998, ex conseiller politique au cabinet du président de la République François Hollande), Pierre Moscovici (1996, ex ministre de l’Économie et des Finances, commissaire de l’UE), Olivier Nora (1995, président des Éditions Fayard), Christine Ockrent (1983, journaliste), Denis Olivennes (1996, président d’Europe 1), Valérie Pécresse (2002, ancienne ministre de l’Éducation nationale), Alain Richard (1981, ancien ministre de la Défense), Jacques Toubon (1983, député UMP), Marisol Touraine (1998, ministre des Affaires sociales et de la Santé), Najat Vallaud-Belkacem (2006, ministre des Droits des femmes)…

 C’est ce qui attend l’Afrique avec les YALI ?

 Nul besoin de la théorie du complot – incapacitante et qui détourne de l’action politique – ou des élucubrations antisémites pour disséquer la nature du régime français au prisme de la fabrication de ces « Young Leaders ». Il suffit d’analyser les rapports de domination impérialiste en France et ses outils de vassalisation. On comprend mieux alors comment s’exerce la domination des USA en France, comment Washington domine médias, affaires et monde politique, comment, renforcé encore par divers lobbies, fondations et réseaux – dont les réseaux atlantistes ou neocons en France (revue de BHL La Règle du jeu, etc) -, les USA imposent à la France une politique au service de l’étranger et contraire à ses intérêts fondamentaux et à ceux de la Grande-Europe ! On voit aussi alors pourquoi Paris avec Sarkozy et Hollande s’est détourné de la véritable politique de la France, celle de l’Axe Paris-Moscou, celle du général de Gaulle. Avec son « Europe de l’Altantique à l’Oural », sa « Grande politique arabe », son opposition à l’OTAN et au « parti américain » (dixit de gaulle lui-même). Et bien entendu la situation est la même partout en Europe. Ce qui existe en France existe à Bruxelles, Rome, Berlin ou Madrid. Ou encore au sein du Parlement européen ou de l’OSCE…

C’est évidemment le même projet de domination et le même outil de vassalisation que Washington entend organiser avec ses YALI, clone ou copie conforme des « young leaders » français !

 Venons-en au Gabon. Vous êtes au centre d’une nouvelle polémique dans ce pays suite à la diffusion de votre émission « Le Grand Jeu. Une révolution de couleur au Gabon ? » Cette polémique faisant suite à celle sur le livre de Pierre Péan « Nouvelles affaires africaines » que vous analysez dans cette émission. Le Gabon est communément considéré comme l’exemple par excellence du système néocolonial de la Françafrique. Bon nombre de spécialistes et d’observateurs l’appellent même la « tirelire » ou encore « la propriété privée de la France dans le domaine du pétrole ». Selon vous, les instigateurs donc des changements en question veulent placer leurs propres pions à la place de ceux placés dans le passé par la France ? Le tout au travers d’une révolution de couleur où vous identifiez la marque des réseaux américains spécialisés…

 Je ne suis pas le seul à identifier cette révolution de couleur, au Gabon notamment. J’ai diffusé dans mon émission une vidéo apparue le 14 novembre dernier sur les réseaux sociaux. D’origine anonyme et intitulée « le pompier pyromane », elle dénonce elle aussi l’organisation d’une « révolution de couleur » au Gabon, au profit de Jean Ping. J’ai une longue expertise de ces « révolutions » organisées par les USA en Europe de l’Est et dans le monde arabe, que je combats depuis la première expérience dans la Yougoslavie du président Milosevic. Je valide la démonstration de cette vidéo et j’en partage les thèses…

 Il y й une marque, un modus operandi des réseaux OTPOR/CANVAS derrière les « révolutions de couleur » en Europe de l’Est mais aussi derrière le soi-disant « printemps arabe ». Et on retrouve la marque de ces réseaux américains aujourd’hui au Gabon.

 Mais ce n’est évidemment pas tout. Il y a un arrière-plan géopolitique à la crise gabonaise. Ma thèse c’est que cet arrière-plan a changé depuis 2007-2008. Il y a une vision géopolitique ou un plan géopolitique américain, anglo-saxon pour l’Afrique. Et ce plan donne un rôle secondaire à une France, diminuée et vassalisée, placée sous le contrôle de l’OTAN et de l’AFRICOM.

 La Voix de la Russie

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www.eode.org

https://vimeo.com/eodetv/

CONNAISSEZ-VOUS VITA ZAVERUKHA ?

Europäischer Widerstand avec PCN-SPO/

2014 12 29/

https://www.facebook.com/europaischer.widerstand

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Connaissez-vous Vita Zaverukha ?

C’est la militante néonazie ukrainienne dont le magazine français ELLE fait l’apologie cette semaine.

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Voici le genre de propagande hitlérienne que l’on trouve sur sa page VK.COM (le Facebook de l’Est) (copies d’écran du compte du 29 déc.) !

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Encore des néonazis que BHL et ses potes n’ont pas vu.

EW - vita zaverukha posts nazis (2014 12 29)  FR (4)

Les pros de l’antifascisme alimentaire franco-belge, liés aux appareils d’état de l’OTAN (style RLF, FAF, JYC et cie), non plus …

 EW - vita zaverukha posts nazis (2014 12 29)  FR (5)

https://www.facebook.com/Pcn.luc.Michel/photos/a.322051284595963.1073741828.321184994682592/581815455286210/?type=1&theater

Et comme nous le répète inlassablement l’ineffable BHL, les radicaux ukrainiens nostalgiques de Bandera ne sont pas non plus antisémites. Vera par contre voir le post « Ukraine Judenrein) ! Et l’héroïne de ELLE n’aime pas non plus les noirs …

ELLE prend ses lectrices pour des imbéciles ? Oui !

EW / PCN-SPO

http://www.lucmichel.net/2014/12/29/europaischer-widerstand-connaissez-vous-vita-zaverukha/

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https://www.facebook.com/europaischer.widerstand

Non è terrorismo nemmeno per i tre anarchici ancora in carcere

IL PONTE DELL’ARNODERA

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L’importanza strategica della val Susa era legata principalmente alla sua posizione ed alla linea ferroviaria Torino-Modane, a doppio binario, che dopo l’8 settembre rappresentò per il comando germanico la più breve, comoda e sicura via di comunicazione tra le zone occupate dell’Italia settentrionale e della Francia sud-orientale e centrale. Per tale motivo i tedeschi si preoccuparono costantemente di mantenere in funzione questa ferrovia sulla quale ogni giorno facevano transitare più di 20 treni merci diretti in Francia, carichi di macchinari, bestiame e di quanto riuscivano a razziare nell’Italia occupata, ed altrettanti ne facevano arrivare, carichi di carri armati, cannoni e munizionii; anzi, per riattivare senza perdite di tempo la circolazione interrotta dai frequenti atti di sabotaggio tenevano sempre pronto a disposizione nel deposito ferroviario di Bussoleno un treno-cantiere, composto da tre carrozze destinate all’officina, alla cucina e all’alloggiamento di un gruppo di tecnici.
Poiché l’intenso traffico ferroviario nemico aggravava sempre più la situazione economica e militare italiana, era indispensabile interromperlo ad ogni costo.
La necessità di impedire al nemico l’uso della linea ferrata era già stata felicemente intuita da un ufficiale del Genio militare italiano il quale, di propria iniziativa, aveva fatto saltare un tratto della galleria del Frejus nei giorni che seguirono l’armistizio, bloccando per oltre un mese le comunicazioni ferroviarie del nemico, che lavorò febbrilmente per ripristinare l’uso della ferrovia al più presto possibile.
Quando i treni ripresero a viaggiare regolarmente, intervenne pure l’aviazione alleata che tentò di bloccare il traffico con violenti bombardamenti che danneggiarono enormemente la cittadina di Modane, provocando molte vittime e distruzioni, senza raggiungere però gli scopi prefissi. A questo punto allora il Comitato militare del C.L.N. piemontese, seriamente preoccupato per la situazione, convocò a Torino il Comando militare unificato della valle che ricevette dal generale Perotti le direttive e le istruzioni per l’organizzazione delle azioni di sabotaggio.
L’ordine del C.M.R.P. di interrompere a qualunque costo il traffico avversario sulla ferrovia di Modane venne eseguito in un primo tempo da un gruppetto di partigiani sotto la guida diretta dell’ing. Bellone: usando granate dell’artiglieria contraerea (unico esplosivo a disposizione in quel momento), nella prima quindicina di novembre fecero saltare continuamente i binari tra le stazioni di Rosta e Condove.
Dopo il «colpo di mano» alla polveriera del Villarfocchiardo tentarono di far saltare il ponte dell’Aquila di fronte ad Exilles, tra le stazioni di Chiomonte e Salbertrand. La notte stessa del colpo (18 novembre) una parte dell’esplosivo venne caricato su un camion che si diresse con un gruppo di partigiani nell’alta valle, dove raggiunse gli altri partigiani che avevano compiuto in due giorni di marce estenuanti il percorso in montagna, salendo verso il Frais da Bussoleno, da Meana e da Susa con Ugo Berga, Paolo Gobetti e il tenente Ferrero.
Al ponte dell’Aquila, quando le squadre giunte dai monti e dalla valle si congiunsero, il comando delle operazioni venne assunto dal colonnello Ratti.
L’inesperienza degli uomini e l’inclemenza del tempo fecero però fallire il colpo: le micce troppo lunghe vennero inumidite da un’abbondante nevicata e si spensero a metà cammino; furono commessi gravi atti di indisciplina e di imprudenza da parte di alcuni partigiani, che avrebbero potuto mettere a repentaglio la vita dei partecipanti alla spedizione.
L’insuccesso ebbe naturalmente sfavorevoli ripercussioni sul morale dei partigiani e della popolazione, tuttavia l’attività di sabotaggio non venne interrotta.
Nelle prime settimane di dicembre, mentre i partigiani erano stati costretti a disperdersi e a mimetizzarsi sotto la minaccia dei rastrellamenti che i tedeschi stavano effettuando ed organizzando, Guido (Bobba) aveva fatto saltare il ponte di San Valeriano, tra Borgone e Sant’Antonino, mentre nella notte 14/15 dicembre i partigiani Alessio Maffiodo e Remo Bugnone, con Don Foglia e l’ing. Bellone, attaccarono il ponte della Perosa, tra le stazioni di Rosta ed Alpignano. Giunti presso il ponte a notte inoltrata, scavarono due buche nella massicciata della ferrovia e vi collocarono due quintali di esplosivo che avevano nascosto in un carro agricolo trainato da un cavallo.
Lo scoppio delle due mine danneggiò seriamente il ponte e i tedeschi nei giorni seguenti dovettero demolirlo completamente per ricostruirlo; durante i lavori di riparazione – eseguiti in una quindicina di giorni – fecero transitare uomini e merci mediante facili trasbordi, poiché il ponte, non molto alto, era situato in una zona pianeggiante. Nonostante tutti questi sforzi non si era ancora raggiunto lo scopo che tanto stava a cuore al generale Perotti: tuttavia questi sforzi non furono vani, poiché da queste prime esperienze i partigiani trassero utili accorgimenti per le future azioni di sabotaggio. Infatti, la rapidità dei tedeschi nel riparare il ponte della Perosa e la facilità con la quale effettuarono i trasbordi, suggerirono al comando di valle di scegliere in alta valle il ponte da sabotare, «dove il terreno è più impervio, i trasbordi di materiale risultano impossibili, le riparazioni e le ricostruzioni si effettuano con difficoltà assai gravi».
Per il nuovo «colpo» venne quindi scelto, dopo parecchi giorni di sopralluoghi estenuanti e pericolosi effettuati dall’ing. Bellone e da Don Foglia, il viadotto dell’Arnodera, «costruito su un profondo torrente, all’uscita di una galleria poco a monte di Meana, con pianta leggermente in curva, ad unico binario, in muratura ben conservata, lungo circa 80 metri, a cinque arcate poggiate su quattro pilastri, dei quali, quello centrale alto quasi 30 metri». Inoltre, l’ing. Bellone compilò un vero e proprio progetto tecnico di distruzione, affinché nulla fosse abbandonato al caso o all’improvvisazione.
Quando il piano, scrupolosamente preparato, fu pronto, si passò alla sua attuazione. L’esplosivo, il TN, fu trasportato su un carro agricolo da Villardora a Mompantero, dove venne sistemato in otto cassette di peso variabile da 75 a 150 chilogrammi (otto quintali in tutto!), tutte innescate con doppio detonatore. Il 28 dicembre 1943 le cassette vennero trasportate nelle vicinanze del ponte (benché i tedeschi quel giorno rastrellassero la zona), dove giunsero circa venti partigiani della formazione di Ghiano, provenienti da Mompantero, per iniziare l’operazione.
Venne bloccato l’ingresso della galleria per proteggere gli uomini al lavoro dal probabile sopraggiungere di qualche pattuglia di sorveglianza ferroviaria, mentre un partigiano («Vittorio») aveva occupato il vicino casello ferroviario, interrompendo le comunicazioni telefoniche e bloccando i casellanti. Intanto gli altri partigiani, nonostante la rigidezza del clima e la fitta oscurità, lavorarono intensamente per tre ore per scavare le buche nelle quali collocare le cassette di esplosivo. «Sulla massicciata stradale furono aperte sette profonde camere, fino a scalfire la muratura del ponte, disposte nei punti prestabiliti delle quattro arcate a monte (l’ultima arcata, quella rivolta a valle, verso Meana, fu risparmiata); un’ottava camera, più profonda delle precedenti, fu ricavata al piede del pilastro centrale entro il greto del torrente gelato. In ogni camera fu deposta una carica di esplosivo, che venne poi intasata accuratamente con la terra mista a neve e pietrame».
Terminate le operazioni di scavo, i partigiani di Mompantero ritornarono alle loro basi, lasciando sul posto quattro uomini (Don Foglia, l’ing. Bellone, i partigiani «Remo» e «Vittorio») che dovevano far brillare le mine. Essi munirono ogni cassetta già innescata con due detonatori al fulminato di mercurio, di due spezzoni di miccia a lenta combustione della lunghezza di due metri e all’estremità di ciascuna miccia infilarono, per facilitare l’accensione, una bocchettina di balistite.
Quindi, all’una del 29 dicembre, accesero le sedici micce che esplosero tutte regolarmente a ritmo serrato, distruggendo il ponte per una lunghezza di oltre 62 metri, mentre il pilastro centrale venne letteralmente polverizzato. I materiali vennero lanciati a notevole distanza, mentre il rumore dell’esplosione si propagò nella valle fino a 15 chilometri di distanza.
Il risultato, ottenuto grazie alla scrupolosa organizzazione ed alla perfetta collaborazione tra esperti tecnici e gruppi di militari, fu davvero eccellente: il comando tedesco di Torino definì il colpo «opera d’arte», riconoscendolo come il più importante sabotaggio ferroviario fino allora compiuto dai partigiani nell’Europa occupata e l’eccezionale importanza di questa azione fu pienamente riconosciuta anche dagli alleati.
Per circa tre mesi tutto il traffico ferroviario dei tedeschi fu interrotto sulla linea Torino-Modane, perché la ricostruzione del ponte, pur essendo stata intrapresa dal Genio militare germanico pochi giorni dopo l’esplosione, si protrasse fino al mese di marzo 1944.

29-12-1943 29-12-2014