L’attacco a Chiomonte non fu terrorismo

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—  Mauro Ravarino, TORINO, 17.12.2014

No Tav. I quattro imputati condannati per danneggiamento, fabbricazione e trasporto di armi

Chiara, Clau­dio, Mat­tia e Nic­colò, i quat­tro mili­tanti No Tav arre­stati il 9 dicem­bre del 2013, non sono ter­ro­ri­sti, né lo sono mai stati come invece ha soste­nuto, durante il loro pro­cesso, la pro­cura di Torino. Cade così il far­dello più pesante, l’accusa più grave nei con­fronti del movi­mento che da anni lotta con­tro la Torino-Lione: il ter­ro­ri­smo. «Il reato non sus­si­ste», la Corte d’Assise pre­sie­duta da Pie­tro Capello, ieri, ha, infatti, assolto i quat­tro atti­vi­sti dall’accusa di aver agito con fina­lità ter­ro­ri­sti­che. Li ha, però, con­dan­nati – in rife­ri­mento all’assalto al can­tiere di Chio­monte del 14 mag­gio 2013 – a tre anni e mezzo di car­cere cia­scuno, per dan­neg­gia­mento seguito da incen­dio, fab­bri­ca­zione e tra­sporto di armi (in rela­zione all’utilizzo di mol­tov) e vio­lenza a pub­blico uffi­ciale. Delle parti civili, solo Ltf ha otte­nuto il diritto a un inden­nizzo, che è stato negato all’Avvocatura dello Stato e al Sap, il sin­da­cato auto­nomo di poli­zia che si era costi­tuito parte civile.

Alla let­tura del dispo­si­tivo, nell’aula bun­ker delle Val­lette, parenti e atti­vi­sti No Tav hanno urlato «libertà», iden­tico coro si è ripe­tuto fuori dalla strut­tura, dove un pre­si­dio, ha aspet­tato l’esito, in pieno stile val­su­sino con dolci e vin brulé.
Abbracci e lacrime tra gli impu­tati — Clau­dio Alberto, 23 anni, Nic­colò Blasi, 24 anni, Mat­tia Zanotti, 29 anni, Chiara Zenobi, 41 — che prima di lasciare la cella dell’aula bun­ker, hanno stretto a lungo le mani dell’avvocato Clau­dio Novaro, a capo del pool difen­sivo e autore di un lavoro cer­to­sino.
«L’accusa di ter­ro­ri­smo era mani­fe­sta­mente infon­data. È una vit­to­ria su tutta la linea. Era la pena che auspi­ca­vamo. Avevo detto ai miei clienti — ha sot­to­li­neato Novaro — che sotto i 4 anni sarebbe stata una vit­to­ria». I legali, ora, chie­de­ranno i domi­ci­liari per i quat­tro mili­tanti di area anar­chica, in car­cere da oltre un anno, sog­getti a un regime di alta sor­ve­glianza. «Troppo tempo, troppo — ha pre­ci­sato Nico­letta Dosio, voce sto­rica del movi­mento, pre­sente in aula — i ragazzi devono essere subito scar­ce­rati, li vogliamo liberi».
Sod­di­sfatta a metà per la sen­tenza: «Certo, poteva andare peg­gio, ma tre anni e 6 mesi sono sem­pre tanti. Non è quindi una vit­to­ria, ma siamo felici che sia stata scon­fes­sato l’impianto della pro­cura tori­nese. E sia caduto il reato di ter­ro­ri­smo. La nostra volontà di giu­sti­zia non passa dai tri­bu­nali, ma dal con­flitto sociale».
I fatti, per i quali la Corte d’Assise di Torino era stata chia­mata a deci­dere, risal­gono al 2013, alla notte tra il13 e il 14 mag­gio, quando un gruppo di per­sone incap­puc­ciate attaccò il can­tiere del cuni­colo esplo­ra­tivo di Chio­monte, in loca­lità La Mad­da­lena, pro­vo­cando l’incendio un com­pres­sore, non lon­tano dal tun­nel esplo­ra­tivo, dove lavo­ra­vano una doz­zina di ope­rai.
I pm Andrea Pada­lino e Anto­nio Rinaudo ave­vano chie­sto, per i quat­tro impu­tati, nove anni e mezzo di pena, facendo leva sulle fina­lità ter­ro­ri­sti­che, smen­tite com­ple­ta­mente dalla deci­sione della Corte. «È una grande gior­nata per­ché abbiamo bat­tuto la pro­cura e i suoi castelli cam­pati in aria» ha detto Alberto Perino, all’inizio dell’assemblea svol­tasi in serata a Bus­so­leno. «La Pro­cura – ha aggiunto – ha perso due volte per­ché il tri­bu­nale non si è appiat­tito sulle idee di Caselli, Pada­lino, Rinaudo».
La sen­tenza ha, invece, molto infa­sti­dito il mini­stro dei Tra­sporti Mau­ri­zio Lupi: «Se non è asso­cia­zione con fina­lità ter­ro­ri­sti­che incap­puc­ciarsi e orga­niz­zare l’attacco allo Stato, qual­cuno mi deve spie­gare cosa sia. Mi auguro che i pm fac­ciano ricorso in secondo grado e li rin­gra­zio per il corag­gio».
In serata, il movi­mento si è ritro­vato a Bus­so­leno, nel cuore della Valle, per festeg­giare l’assoluzione dalla gra­vis­sima accusa di ter­ro­ri­smo, espri­mere disap­punto per una con­danna rite­nuta comun­que alta e soprat­tutto chie­dere la libe­ra­zione dei com­pa­gni.
Un cor­teo, aperto dallo stri­scione «Siamo No Tav, fer­marci è impos­si­bile» ha attra­ver­sato le vie del borgo. È stata bloc­cata l’autostrada del Fre­jus e poi la sta­tale 25. Pre­sidi anche a Roma, Milano, Bolo­gna, Bre­scia e Firenze. Nella gior­nata è stato oscu­rato il sito della pro­cura di Torino, l’attacco infor­ma­tico è stato riven­di­cato da Ano­ny­mous.
Il Movi­mento 5 Stelle con i con­si­glieri regio­nali Fran­ce­sca Fre­diani e Davide Bono auspica «una rapida libe­ra­zione degli atti­vi­sti No Tav ancora reclusi». Per Paolo Fer­rero, segre­ta­rio di Rifon­da­zione, «caduta l’assurda accusa di ter­ro­ri­smo resta una con­danna enorme e pura­mente repressiva».

L’attacco a Chiomonte non fu terrorismoultima modifica: 2014-12-18T21:08:47+01:00da davi-luciano
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