Dove sono finiti i terroristi?

 http://ilmanifesto.info/dove-sono-finiti-i-terroristi/manifesto di Livio Pepino

 C’è un giudice a Torino! C’è voluto un anno, un anno – non dimentichiamolo  – di carcere duro in condizioni di isolamento, un anno di massacro mediatico, un anno di repressione finanche delle idee di chi solidarizzava, un anno di assordante silenzio di gran parte dei giuristi e degli intellettuali. Ma, alla fine, la Corte di assise di Torino ha detto, senza mezzi termini, che l’“attacco al cantiere di Chiomonte” del 14 maggio 2013 non ha niente a che fare con il terrorismo. Sono rimasti i reati (incontestati) di danneggiamento seguito da incendio e di porto di bottiglie molotov, per cui è stata inflitta una pena tutt’altro che mite. Ma il nodo centrale – per gli imputati, che rischiavano dieci anni e più di carcere, e per il Movimento No Tav, criminalizzato da questa vicenda nella sua interezza – era l’attentato con finalità di terrorismo. Già la Cassazione, il 15 maggio, aveva smontato, nel giudizio cautelare, l’imputazione. Ma i pubblici ministeri avevano insistito: anche con la richiesta, nei giorni scorsi, di una nuova misura cautelare con la stessa imputazione nei confronti di altri tre imputati, regolarmente emessa dal gip. Per questo la sentenza della corte d’assise, composta – è bene sottolinearlo – anche da giudici popolari (un pezzo di popolo italiano), è importante.

Il fatto contestato consiste, come noto, in un “assalto” al cantiere della Maddalena realizzato da una ventina di persone nel corso del quale alcuni componenti del gruppo avevano incendiato un compressore mentre gli altri ostacolavano l’intervento delle forze di polizia con il lancio di sassi e di «artifici esplosivi e incendiari». I pubblici ministeri hanno motivato la contestazione di terrorismo, da un lato, con l’asserita attitudine del gesto a intimidire la popolazione e/o a costringere i poteri pubblici ad astenersi dalle attività necessarie per realizzare la nuova linea ferroviaria e, dall’altro, con l’affermata idoneità del fatto ad arrecare un grave danno al Paese («è indubbio che azioni violente come quella della notte di maggio arrechino un grave danno al Paese quanto all’immagine – in ambito europeo – di partner affidabile». Evidente l’evocazione della categoria del terrorismo non per riconoscere reati contrassegnati da caratteristiche specifiche ma per stigmatizzare fatti ritenuti di particolare gravità e, per questo, meritevoli di più intensa riprovazione sociale. Ché la connotazione terroristica di un atto – secondo il comune sentire e una giurisprudenza consolidata – ha necessariamente a che fare col sovvertimento dell’assetto democratico dello Stato e con la destabilizzazione dei pubblici poteri mentre l’affermazione secondo cui la mancata realizzazione di una linea ferroviaria comporterebbe «un grave danno per il Paese» e per la «sua immagine di partner europeo affidabile» sfiora il grottesco. Eppure l’operazione era stata avallata anche dai giudici della cautela e salutata in termini trionfalistici da tutta la grande stampa. Forse per l’autorevolezza della Procura torinese, che non aveva mancato di supportare l’iniziativa con termini enfatici che evocavano addirittura la guerra. Certo per la progressiva caduta nel nostro Paese, con riferimento al conflitto sociale, della cultura delle garanzie, accompagnata dalla costruzione, legislativa e giurisprudenziale, di una sorta di diritto penale del nemico in cui quest’ultimo va perseguito, senza esclusione di colpi, per quel che è più ancora che per le sue azioni specifiche. A contrastare la deriva sono stati in pochi a fianco del Movimento No Tav (capace, da parte sua, di reggere lo scontro anche quando è parso che ad essere messa sul banco degli imputati fosse la stessa opposizione alla linea ferroviaria Torino-Lione).

Oggi è intervenuto un segnale nuovo. C’è un giudice a Torino! Un giudice consapevole che il proprio compito è – secondo una autorevole definizione – «assolvere in assenza di prove anche quando l’opinione pubblica vuole la condanna e condannare in presenza di prove anche quando l’opinione pubblica vuole l’assoluzione». Non è poca cosa. Ed è auspicabile che aiuti a comprendere che quella del Tav è una grande questione politica irrisolta e non una questione di ordine pubblico.

Una precisazione sul fatto che “furono tirati SASSI”….. in realtà nel processo questo emerge solo da dichiarazioni INDIRETTE, cito:
 
 Udienza 13 giugno:
Il teste presta servizio presso il quinto reparto mobile, operatore di reparto, da 3 anni è addetto all’idrante. Quella notte prestava servizio in cantiere a Chiomonte, turno 01-07, era alla guida del mezzo.
Teste: ero in un punto vicino al cancello 5, stazionavo in quella zona (indica con il puntatore sulla mappa ,ma da qui non riusciamo a vedere) da qui non si vede, è qua sotto, dietro qui… dietro il viadotto. Ero li’ con il discovery, il mezzo era nella parte alta dove c’è il museo, lo tenevamo li’ perché è il punto più veloce per raggiungere tutti i punti del cantiere. Ero sul discovery a leggere un libro e sono stato preso di soprassalto da una bomba carta esplosa davanti al discovery, quando ho alzato lo sguardo sono arrivati contro il mezzo dei fuochi d’artificio. In quel momento ho chiamato il mio collega che era entro il container a prendere un caffè e siamo andati con il discovery a prendere l’idrante. Mentre salivamo continuavano ad arrivare razzi.. fuochi d’artificio verso il nostro mezzo poi per un attimo ho perso di vista tutto perché il museo è sopra e non riuscivo a vedere ma per radio sentivo alcune note che dava la squadra sotto al cantiere, dicevano che erano stati lanciati sassi, pietre e fuochi d’artificio e bombe molotov.
  
“Dicevano che erano stati lanciati sassi, pietre etc…”. Ma nelle testimonianze dirette questi sassi scompaiono. Nella ricostruzione dell’azione, quella fatta dall’avv. Losco, ci sono anche i video della procura ed in effetti non si intravedono lanci di sassi. Questo perché l’uso dei fuochi d’artificio serviva in qualche modo a distrarre e anche ad evitare di far male a qualcuno, questo secondo me è un punto chiave che emerge poco ma che fa la differenza. Soprattutto se correlato con i video dove si sentono gli agenti INTENTI NEL PRENDERE LA MIRA per COLPIRE INTENZIONALMENTE I MANIFESTANTI. tanto per fare un esempio…. 
 
Qui il VIDEO con la ricostruzione fatta in aula dall’avv. LOSCO: https://www.youtube.com/watch?v=wYHbPDVBO3s
Ci sono anche le testimonianze ed il passaggio in cui La Sala, consulente tecnico della procura, definisce quei fuochi d’artificio come tipici di “feste di paese” che “creano scompiglio”… 
Questo per ridimensionare un po’ il concetto di “attacco al cantiere”. 
 
Simonetta – TGMaddalena.

Dove sono finiti i terroristi?ultima modifica: 2014-12-18T20:46:55+01:00da davi-luciano
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