Israele bombarda la Siria, Tel Aviv esce allo scoperto

ovvio che per il M5S non sia l’Isis da combattere, è una creatura dei preziosi Usa i cui ambasciatori in Italia Grillo incontra spesso

di Mauro Indelicato – 10/12/2014
 
Fonte: L’intellettuale dissidente
 
I raid israeliani in Siria aprono nuovi scenari nella partita mediorientale. Tel Aviv prova a piegare Assad favorendo, di fatto, i jihadisti dello Stato Islamico.
 
In sordina tra i media occidentali, si è appreso nelle scorse ore come Israele abbia di fatto ufficializzato la sua strategia volta a demolire Assad in Siria e favorire apertamente i terroristi di qualsiasi fazione che da tre anni infestano il paese ed hanno creato un’infinità di lutti, tragedie e vittime. Fino ad adesso, sono state solo supposizioni confermate, però, da prove e documenti, ma da ieri ogni dubbio ha lasciato spazio a tristi certezze; Israele infatti, ha bombardato la Siria e non certo nei territori occupati dall’ISIS, bensì ad una manciata di chilometri da Damasco, in una zona, così come confermato da una nota dell’esercito siriano, controllata saldamente dalle forze governative e bonificata già da mesi da ingerenze terroristiche.
 
I raid israeliani non hanno fatto vittime tra i civili, ma creato danni materiali: da Tel Aviv non confermano, ma neanche smentiscono, il governo (che ha i giorni contati) di Netanyahu gioca a fare il ‘sornione’ e, dopo aver lanciato il sasso, lascia ai suoi organi di stampa l’onere di confermare quanto avvenuto. Emerge in tutto ciò un quadro desolante per chi ha a cuore le sorti della Siria di Assad, uno dei pochi avamposti rimasti di resistenza mediorientale, che in questi tre anni di guerra civile ha dimostrato una grande compattezza che ha fatto fallire i piani di smembramento del paese ed ha condotto il suo esercito alla riconquista di gran parte del territorio. Di fatto Assad ‘paga’ la sua resistenza; a Tel Aviv già dal luglio del 2012, con l’ammucchiata di terroristi riuniti nel cosiddetto ‘Esercito Siriano Libero’ alle porte di Damasco, gridavano alla vittoria e pronosticavano la fine imminente del governo di Assad. Così non è stato e questo ha fatto innervosire le cancellerie occidentali che premevano e tornano a premere ora con forza per la caduta di Damasco; e allora, nel settembre 2013, con la farsa mediatica svelata poi al mondo intero delle presunte armi chimiche usate da Assad verso i civili, si è provato ad attaccare la Siria nella stessa maniera con cui si è attaccata nel marzo del 2011 la Libia di Gheddafi. In quel caso però, l’attività diplomatica della Russia di Putin, sventò anche questo piano.
 
Ecco quindi che il 2014 è invece l’anno in cui si tira fuori l’ISIS; la sua ‘scalata’ a livello mediatico, con tanto di terrore sparso in tutta Europa ed in tutto il mondo occidentale, è servito a giustificare bombardamenti USA in pieno suolo siriano che non solo non hanno stroncato l’avanzata dei terroristi, ma hanno anche colpito infrastrutture civili e militari siriane di estrema importanza, segno di quale sia in realtà l’obiettivo della nuova azione militare a stelle e strisce. Ma Israele ha fretta: Assad è un nemico da abbattere a tutti i costi, un fronte di resistenza ai confini del fantomatico stato ebraico che Tel Aviv non si può permettere di vederlo uscire vittorioso. I dirigenti israeliani hanno i nervi a fior di pelle, non riescono a mandare giù il boccone amaro dato loro dalla resistenza dell’esercito siriano e così, prima di crollare psicologicamente loro, vogliono annientare l’animo degli avversari. Si spiega probabilmente così il raid delle scorse ore nella periferia di Damasco; i siriani adesso, sfiniti da una guerra interminabile e costretti a vedere un ISIS che non si riesce a far sloggiare dal proprio territorio, hanno la sensazione di essere in un brutale stato d’assedio udendo i boati delle bombe israeliane a pochi passi dalla capitale. Un modo questo, da parte di Tel Aviv, di far sentire assediato anche Assad, ben consapevole di come, oltre ad ISIS ed USA e dopo le bombe israeliane, si prepara una nuova minaccia con un nuovo afflusso di terroristi addestrati da sauditi ed americani in Giordania.
 
La Siria quindi, si prepara ad affrontare nuove offensive interne ed esterne alla propria sovranità; USA e soprattutto Israele, unitamente agli arabi del golfo Persico, non si rassegnano ad una Damasco ben salda nelle mani di Assad ed aumentano sforzi militari e di ogni genere, pur di arrivare al centro della capitale siriana. Più volte comunque l’attuale regime siriano ha dato prova di tenuta nonostante mille attacchi; spinto da un popolo che non ne vuol sapere di desistere e di cedere, il governo di Damasco ha dalla propria parte ancora molte carte da poter giocare. Di certo, la Siria rischia adesso di dover concentrare nuovamente i propri sforzi non sulla ricostruzione ma su una nuova fase delicata di una guerra atroce di logoramento, ma la storia (anche recente e proprio in Siria) ha dimostrato che la coesione di un popolo è un’arma vincente contro cui nessun terrorista e nessun complotto possono far nulla. Gli inspiegabili e vili bombardamenti israeliani in territorio siriano, volti a piegare il morale ad Assad ed al suo popolo, dimostrano un certo nervosismo di Tel Aviv, costretta ad impiegare il proprio personale militare in prima persona contro il nemico di sempre. La strategia è chiara: si vuole Assad morto e si farà ogni cosa pur di arrivare a questo obiettivo, ma il leader siriano, ogni qualvolta viene messo sotto pressione, come adesso, o dato per finito, dimostra di saper resistere e riportare sotto il proprio controllo la situazione. Nubi ancora più scure si addensano sopra Damasco, ma l’impressione è che dalla capitale siriana uscirà vivo soltanto chi riuscirà a mantenere fino alla fine ben saldi i propri nervi.
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Israele bombarda la Siria, Tel Aviv esce allo scopertoultima modifica: 2014-12-10T22:29:48+01:00da davi-luciano
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