E’ questo l’arsenale?

post — 31 agosto 2013 at 18:24

arsenaleCon questa lista, che ancora ora capeggia su alcuni siti online, compreso un “trovata un’auto carica di molotov”, alcuni giornalisti hanno messo giù la lista della spesa per creare i mostri da sbattere in prima pagina.

  • 6 pneumatici,
  • 5 molotov,
  • 5 bottiglie di benzina,
  • 6 mortai rudimentali,
  • cento bombe carta,
  • 63 bengala
  • 31 chiodi a quattro punte,
  • 2 scatole di diavolina
  • 5 fionde,
  • 4 cesoie,
  • una matassa di corde,
  • 22 paia di guanti,
  • 12 bottiglie di Malox e limone
  • 62 tute nere.

Vi invitiamo a fare la verifica insieme ad altre foto che ci sono in rete. Rimangono sempre quelle 5 molotov che girano sui tavoli delle questure dal luglio del 2001….

La truffa Tav fa sponda in parlamento

di Valsusa Report.

Si prevede la truffa del secolo. Nei documenti del Cipe, riportati dall’avvocato Bongiovanni nel nostro articolo su tgvallesusa viene spiegato come e dove i costi a preventivo siano stati inseriti dal Cipe. In tutto questo concorrono, come in un delitto perfetto, gli attori della Torino-Lione. I famosi slogan riportati oggi dal Ministro, ieri dai proponenti, servono solo ad assicurare ritardando i tempi, l’entrata del danaro pubblico in tasche private, l’artigiano ovviamente sta a guardare.

Foto di Luca Perino

I costi, 7,789 miliardi si trovano alla pag. 58 del Contratto di Programma 2012-2016 sottoscritto dal Ministero Infrastrutture, quello di Lupi, ad agosto di quest’anno.
Nella pagina è individuato il “costo” degli “interventi prioritari – quota Italia” – come ci spiega l’avvocato Bongiovanni – della Nuova Linea Torino Lione, opere di connessione escluse. E continua – “L’accordo del 2001 tra Italia e Francia nel contratto di Programma 2012-2016 (pag. 58) sono riferibili alla sola parte transfrontaliera della c.d. parte comune (Bussoleno/Bruzolo in Italia e di Saint Jean de Maurienne in Francia)”.

Come si arriva alla quota contestata? Dunque l’intervenuto incremento (risorse aggiuntive) di 3,275 miliardi di € (pag. 83 del CdP 2012-2016) più le risorse ulteriori da allocare (quota da finanziare) pari a 4,514 € fanno un totale complessivo di 7,789 miliardi di €. Tale cifra è sottoscritta dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, come suddetto e non è assolutamente imputabile all’interesse del 3,5 % indicato da Virano nel quaderno8. Provando a calcolare il predetto saggio d’interesse sulle risorse già allocate pari a 3,275 miliardi di €, non si arriva al risultato viranesco.

lupi

Dal Sole e 24 ore apprendiamo – “Leggendo i documenti delle Ferrovie, ciò che si desume è che l’investimento necessario per la costruzione del tunnel di base, più le stazioni internazionali e i raccordi con le linee storiche, a costi correnti (cioè tecnicamente aggiornati all’oggi) sarebbe di 11.977 milioni. Contro gli 8,5 miliardi dichiarati in tutti i contesti ufficiali” e poi “A definire nero su bianco le cifre finali per l’Italia sarà l’approvazione (che dovrebbe essere imminente) del progetto definitivo della tratta internazionale da parte Cipe. La procedura di conferenza dei servizi è nella sostanza ultimata, ma manca ancora un’ultima firma da parte del Ministero dell’Ambiente, che era attesa entro metà ottobre, ma tarda ad arrivare.”.
Ovvio, dal momento che il Tunnel Geognostico della Maddalena e il Tunnel di Saint Martin la Porte non sono ultimati e non vi è nemmeno la VIA (valutazione d’impatto ambientale) quindi opera ferma non per i conti sbagliati.

Riportiamo, sempre dal quotidiano sole 24 ore le dichiarazioni di Mario Virano – “Tuttavia, secondo Mario Virano, commissario di Governo per l’opera e presidente italiano della Cig: «Il valore indicato dalle Ferrovie è sovrastimato. La cifra di 12 miliardi deriva dal fatto che, a partire dall’ammontare del progetto preliminare, è stato applicato, anno dopo anno, un tasso tendenziale di inflazione pari al 3,5%. Ma il costo del denaro è oggi molto più basso. Nell’ultimo biennio siamo su valori dello 0,7%. Il risultato è che la quota riportata è lontana dalla realtà»”. Ma il tasso l’ha inserito proprio il commissario di Governo,“un tasso di sconto invariato per il periodo di progetto del 3,5 per cento”. Quaderno 8 dell’Osservatorio, pag. 29 estratto-quaderno8

Questo trucchetto ci porta ai giorni nostri, dove il medesimo indice viene utilizzato e riportato pari pari nel Progetto Definitivo di LTF, ancora da approvare. Il risultato fa oltre 12 miliardi di euro.

Afferma il Presidio Europa in un comunicato – “L’Europa ha solo 5,5 miliardi di euro per progetti di questo tipo (core network), quindi è matematicamente impossibile che ne assegni la maggior parte (3,4 miliardi di euro) alla Torino-Lione.

MAURIZIO BUFALINI

MAURIZIO BUFALINI

Hanno così ragione gli oppositori del Tav e i Sindaci della Val Susa che in un comunicato dichiarano appunto – “Con il dovuto rispetto chiediamo di essere con il governo protagonisti delle scelte che riguardano il nostro territorio. Chiediamo di essere un peso reale nelle decisioni e non come troppo spesso accade degli spettatori esterni.” – e ancora – “Chiediamo delle priorità politiche alle scelte del governo per ciò che riguardano le infrastrutture e i trasporti. Messa in sicurezza dei territori dal dissesto idrogeologico. Ricostruzione delle aree colpite dai terremoti Abbruzzo ed Emilia Romagna. Cura e messa insicurezza del patrimonio pubblico e dei suoi servizi quali scuole, ospedali, edifici pubblici e il patrimonio culturale e storico tutto.”

I compiti di un commissario straordinario non dovrebbero essere quelli di un contabile, ma con i mass media il fiocco sull’affare Tav riesce bene. Anche il sopraggiunto pentimento senatorile serve molto. Di fatto si riesce così ad allungare i tempi, utili ad impiegare soldi italiani in un’opera che l’europa non chiede ad alta velocità. Il non decidere, il non dichiarare e soprattutto il rimbalzo tra costi e benefici e costi Cipe creeranno una zona grigia di non legalità in cui di fatto verranno fagocitati miliardi di euro. Tanto è strategica e i lavori devono andare avanti.

V.R. 12.11.14

Note:

http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/infrastrutture24/2014-10-24/torino-lione-aumento-costi-200207.php?uuid=AbSqxkXK

http://www.notav.info/post/credito-esaurito-comunicato-notav/

L’ombra della ‘ndrangheta sul Tav, che succede a Chiomonte?

http://ilmanifesto.info/lombra-della-ndrangheta-sul-tav-che-succede-a-chiomonte/

—  Michele Curto, TORINO, 8.11.2014

Tav. Improvvisamente i fan del mega tunnel tra Torino e Lione innestano la retromarcia. Anche perché le inchieste della magistratura rivelano veri interessi criminali sulla grande opera


Il cantiere Tav a Chiomonte

Quando negli scorsi giorni il sena­tore Ste­fano Espo­sito ha sol­le­vato una pole­mica sull’aumentato costo della Tav, fino a dichia­rare che a quel prezzo è inu­tile farla, chi come me è con­tra­rio da sem­pre alla rea­liz­za­zione di quell’opera è rima­sto sorpreso.

Come se il noto capi­tano in un improv­viso rap­tus rin­ne­gasse il noto baston­cino dicendo: costa troppo! (vedi anche Chiam­pa­rinondr)

Del super treno è un ultrà, non vi è noti­zia, con­ve­gno di LTF, dichia­ra­zione di Virano a cui lui non par­te­cipi, mani­fe­sta­zione, ini­zia­tiva, o sin­golo tweet di que­sto o quell’altro atti­vi­sta del movi­mento che lui non deni­gri e su cui non intervenga.

Sor­prende la sor­presa, infatti che i costi della Tav sareb­bero cre­sciuti non lo dicono i mal­di­centi, ma il bol­let­tino di guerra delle grandi opere: addi­rit­tura la rea­liz­za­zione dell’alta velo­cità in Ita­lia dop­piò le pre­vi­sioni.
Quindi ha fatto bene Sel a chie­dere imme­dia­ta­mente di inter­rom­pere la rea­liz­za­zione dell’opera, rilan­ciando la neces­sità di una com­mis­sione di inchiesta.

Ma ad essere in discus­sione è solo il costo finale di que­sta opera? Il rap­porto da sem­pre molto sbi­lan­ciato fra inve­sti­mento e utilità?

Lo scorso luglio quasi nel silen­zio ed inos­ser­vata, a Torino, dopo quella Mino­tauro del 2011, scat­tava la seconda vasta ope­ra­zione con­tro la Ndran­gheta deno­mi­nata San Michele, chia­mata così pro­prio per­ché con­cen­trata geo­gra­fi­ca­mente in Val Susa.

A leg­gere gli atti di que­ste due ordi­nanze ci sarebbe da farsi alcune domande e sopra­tutto da pre­ten­dere impor­tanti rispo­ste dai pro­ta­go­ni­sti gestio­nali del Can­tiere Tav: LTF e il com­mis­sa­rio Mario Virano. Quest’ultimo, recen­te­mente, è stato audito dalla Com­mis­sione Lega­lità della Città di Torino di cui fac­cio parte, ed ha pre­fe­rito non rispondermi.

Quando il 27 giu­gno del 2011 le forze dell’ordine hanno sfon­dato i can­celli della Mad­da­lena davanti a loro vi era una ruspa mar­chiata Ital­coge, il cui domi­nus è Fer­di­nando Laz­zaro, assorto agli onori delle cro­na­che agli inizi degli anni due­mila per reati di tur­ba­tiva d’asta negli appalti per opere pub­bli­che e con una serie di fal­li­menti alle spalle.

Ripri­sti­nata la lega­lità con cotanta qua­li­fi­cata testa di ponte, biso­gnava costruire il can­tiere e sopra­tutto recin­tare “l’area di inte­resse stra­te­gico nazio­nale”, quindi LTF nell’estate del 2011 decise di spac­chet­tarne in due lotti la rea­liz­za­zione, ren­dendo così l’importo sotto soglia e potendo quindi pro­ce­dere ad affi­dare diret­ta­mente i lavori senza gara d’appalto.

Per un così deli­cato com­pito ven­gono chia­mate da LTF la stessa Ital­coge e la Mar­tina Ser­vice Srl.

Di Ital­coge, abbiamo già accen­nato in pre­ce­denza, biso­gne­rebbe però aggiun­gere che nel mag­gio del 2011 a Torino era scat­tata l’operazione Mino­tauro ed era cir­co­stanza ora­mai nota (io stesso avevo pub­bli­cato on line gli atti dell’inchiesta) che la Ital­coge aveva dato lavoro a Bruno Iaria, Ndran­ghe­ti­sta, capo della locale di Cour­gnè. Mar­tina invece era una società costi­tuita pochi mesi prima e con soli 10.000 euro di capi­tale sociale che aveva per unico socio ed ammi­ni­stra­tore Ema­nuela Cat­tero moglie e di fatto pre­sta­nome del marito Clau­dio Pasquale Mar­tina. Anche la fami­glia Mar­tina era carat­te­riz­zata da un pas­sato tur­bo­lento, fatto di fal­li­menti fraudolenti.

Un rap­porto del nucleo inve­sti­ga­tivo dei cara­bi­nieri di fine dicem­bre 2011 defi­ni­sce que­sti legami ed estende ombre nuove su appalti pubblici.

Nel dos­sier il colon­nello Domenico Mascoli inse­ri­sce uno schema dei lavori aggiu­di­ca­tisi da un altra azienda, fal­lita nel 2010, la Foglia Costru­zioni e con­di­visi con Ital­coge spa dei Lazzaro.

Vi spic­cano inter­venti sull’autostrada Salerno Reg­gio Calabria e su acque­dotti cala­bresi oltre ad altri lavori in Val­susa per RTI mai ulti­mati. I cara­bi­nieri sot­to­li­neano uno snodo socie­ta­rio a loro dire cru­ciale: «L’acquisto della fallita Foglia da parte di Fin­teco», altre società che ricon­du­cono al con­trollo occulto di Giovanni laria, zio del già citato Bruno, arre­stato come espo­nente di spicco della Ndran­gheta subalpina.

Gli investigatori infor­mano che per lungo tempo ha fatto la spola fra il Canavese e Santo Domingo. E nel 2007 foto­gra­fano 14 impren­di­tori e un dipen­dente Sitaf (con­ces­sio­na­ria auto­stra­dale in Valle Susa) men­tre entrano in casa sua, a Cuor­gné, per un incon­tro di affari. Nel gruppo si nota Clau­dio Pasquale Martina.

Insomma dai rilievi degli inqui­renti in realtà Mar­tina ed Ital­coge appar­ter­reb­bero pres­so­ché allo stesso soda­li­zio e risulta incre­di­bile che siano stati scelti da RTF al di fuori di pro­ce­dure di gara.

A dare però uno spac­cato ancora più chiaro dell’interesse dell’onorata società per il can­tiere sono i subap­pal­ta­tori scelti da Ital­coge e pron­ta­mente auto­riz­zati da LTF, infatti per le bitu­ma­zioni delle strade ster­rate su cui devono pas­sare i mezzi di can­tiere e i blin­dati della poli­zia viene chia­mato Gio­vanni Toro, arre­stato poi nel 2013 per con­corso esterno in asso­cia­zione mafiosa.

In una inter­cet­ta­zione dell’estate del 2011 dirà: “min­chia biso­gna che pren­diamo noi Chio­monte”. Sarà pro­prio così, infatti quando nelI’agosto del 2011 Ital­coge e Laz­zaro fal­lirà per l’ennesima volta, LTF non solo non revo­cherà l’appalto ma addi­rit­tura accet­terà che una nuova società, la Ital­co­stru­zioni (ancora una volta con­trol­lata da Laz­zaro) affitti il ramo di azienda della ex Ital­coge ritor­nando nel can­tiere, O meglio non uscen­done mai. Infatti nel dicem­bre 2012 Laz­zaro e Toro inter­cet­tati sul con­sor­zio Val­susa diranno: “Nando, che bel con­sor­zio, pren­diamo tutto noi!”

Lo stesso Toro attra­verso la for­ni­tura di cocaina con­vin­ceva un altro impren­di­tore ad affi­dar­gli altri lavori del can­tiere e sopra­tutto a indi­care la cava di Toro presso Sant’Ambrogio come cava per i ter­reni di scavo, con buona pace del bravo e NoTAV sin­daco Frac­chia che intanto ingag­giava con que­sta banda una lotta ser­rata a difesa del suo territorio.

In realtà dalle inda­gini risulta che Toro non abbia rea­liz­zato gli asfalti ad opera d’arte, infatti inter­cet­tato rimarca che invece dei 12 cm di asfalto pre­vi­sti ha posato solo pochi cen­ti­me­tri, ma Laz­zaro lo ras­si­cura, tanto è “d’accordo con Elia di LTF su dove faranno i caro­taggi di controllo”.

Pos­si­bile che le scor­ri­bande di Toro e Laz­zaro non agi­tino i sonni dei diri­genti di LTF, di Virano e dei soste­ni­tori dell’opera?

Come può essere che quel peri­me­tro defi­nito “sito stra­te­gico nazio­nale” sia così per­mea­bile agli inte­ressi criminali?

Va ricor­dato che chi per pro­te­stare con­tro la Tav ha aggre­dito quel can­tiere oggi è accu­sato di terrorismo.

A infit­tire i miei dubbi ci pen­sano ancora Toro e Laz­zaro, Toro: “min­chia.. sti cazzo di 4 assi non hanno i per­messi! … senti una cosa rie­sci tu a far­gli fare un per­mes­sino a que­sti 4 assi? veloce…” Laz­zaro: “si, gl..gli.. e lo fac­cio fare attra­verso la Pre­fet­tura, gli … gli dico che dob­biamo asf.. asfal­tare è urgente”.

A sen­tir loro era chiaro, chi decide e chi entra.

Que­sti fatti sono del 2011–2012, cosa è suc­cesso dopo?

Ci si fermi subito e si inda­ghi presto

* Michele Curto è il Capo­gruppo di Sel al Con­si­glio Comu­nale di Torino

A.M.G.: GO HARD LIKE VLADIMIR PUTIN … / LE RAP PRO POUTINE DU DUO AFRICAIN DE MOSCOU !

Le clip rap choc qui fait le buzz à Moscou !

L’Axe Russie-Afrique version musique branchée …

PCN-TV et A.M.G./

Avec Europäischer Widerstand/ 2014 11 14/

PCN-TV - AMG rap pro Poutine a Moscou (2014 11 14) FR 1

GO HARD LIKE VLADIMIR PUTIN. “Sois fort comme Poutine”, l’hymne à la gloire du président russe par deux rappeurs africains …

Le clip sorti en mars a depuis été re-masterisé juste avant le début de la tournée des deux rappeurs en Russie. C’est la version que nous diffusons.

 Video intégrale sur : https://vimeo.com/111793879

 PCN-TV - AMG rap pro Poutine a Moscou (2014 11 14) FR 2

Kudzayi Victor Matinyarare alias K. King originaire du Zimbabwe, et Beni Maniaci, alias Benson Angawa Aginga originaire du Kenya.

Ils sont originaires du Zimbabwe et du Kenya, mais ils vivent à Moscou et sont devenus célèbres grâce à un rap en hommage à… Vladimir Poutine. Une démarche surprenante dans un pays où le racisme est comme partout en Europe répandu, véhiculé par une extrême-droite néofasciste raciste, violente et xénophobe. Qui est soutenue contre Poutine précisément par Washington et Bruxelles (au mépris des soi-disant « valeurs européennes »). Mais un racisme combattu par Poutine, son gouvernement et aussi nos camarades de NASHI, le mouvement de la Jeunesse démocratique antifasciste.

 Dans ce contexte, la démarche du groupe de rappeurs d’origine africaine “The Architects Musician Group” (le groupe des architectes musiciens) à valeur d’exemple. Ces derniers se sont en effet fendus d’une chanson : “I go hard like Vladimir Putin” (Je suis fort comme Vladimir Poutine), qui est une véritable ode au président russe. Les deux rappeurs y interpellent les “Niggaz”, les Noirs, pour qu’ils s’inspirent de la combativité du chef d’État. Les deux rappeurs ont entamé une tournée baptisée #GoHardTour en Russie au début du mois d’octobre.

 Mais le clip d’A.M.G. est aussi une arme contre le racisme. Comme l’explique un Africain de Moscou sur le forum des « observateurs de France 24 » :

« J’ai beaucoup d’amis russes qui sont venus me voir pour me demander si je connaissais ces artistes, pour eux c’était bizarre de voir des Africains faire l’éloge de leur président. Du coup ils sont curieux, découvrent le Zimbabwe et le Kenya, et posent des questions sur notre culture… pour moi, l’initiative de ces rappeurs est positive, car elle montre une autre image des ressortissants africains. »

 QUE DIT LE DUO A.M.G. ?

 PCN-TV - AMG rap pro Poutine a Moscou (2014 11 14) FR 3

Kudzayi Victor Matinyarare alias K.King est l’un des chanteurs du groupe A.M.G. Il habite en Russie depuis 2000, où il étudie la médecine à l’université de Volgograd. Il vit depuis 2007 à Moscou.

 Ecoutons le :  « Nous n’avons pas fait cette chanson pour rendre hommage à Vladimir Poutine, le président russe a simplement été une source d’inspiration pour nous. Nous voulions faire un rap pour inciter les jeunes en général à travailler dur et à se battre pour atteindre leurs objectifs. Lorsqu’on s’est demandé, avec Beni Manici, l’autre chanteur du groupe, qui pourrait être un exemple pour ces générations, le nom qui nous est venu spontanément était Vladimir Poutine.

Dans la chanson, nous interpellons les Noirs, car nous voulions nous adresser à l’ensemble des Noirs, pas seulement vivant en Russie. Nous venons de deux pays où les présidents [Robert Mugabe et Uhuru Kenyatta, NDLR] sont des chefs d’État qui savent garder le cap de façon autoritaire. Je crois que nous avons besoin de davantage de leaders emblématiques. “Poutine, comme Mugabe, sait garder le cap de façon autoritaire”

Avec cette chanson, on leur montre l’exemple à suivre : travailler dur, s’intégrer dans la société et éviter à tout prix les activités illégales. En une phrase : suivre les règles, peu importe où on se trouve. »

 PCN-TV / PCN-SPO

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https://vimeo.com/pcntv

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Preparare un colpo di stato non è più reato

http://coscienzeinrete.net/politica/item/2163-preparare-un-colpo-di-stato-non-%C3%A8-pi%C3%B9-reato

Si sono portati avanti anni prima, questi “diversamente umani” (che credono di governarci).

Si sono cambiati la legge per poter realizzare senza problemi un “colpo di stato senza compiere atti violenti (ma abusando del potere)”.

Dal 2006 questo tipo di colpo di stato e … legale!

Oggi, preparare un colpo di stato non è più reato, mentre attuare un golpe (attentato contro gli organi costituzionali) con atti violenti è sanzionato con una pena da 1 a 5 anni, meno di quella prevista per un furto con strappo.

Vediamo quando e come si è arrivati a questo assurdo giuridico.

Il punto di svolta si è avuto con la legge 24 febbraio 2006 n. 85, pubblicata in G.U. del 13 marzo 2006, n. 60, dal titolo: “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione”. Nonostante il titolo della legge, sin dal primo articolo ci si rende conto che le modifiche più importanti ap- portate dalla legge hanno ben poco a che vedere con i reati di opinione.

Infatti vengono modificati gli artt.241 (attentati con- tro l’indipendenza, l’integrità e l’unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (at- tentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del paese.

NUOVO TESTO

Art. 241. – (Attentati contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato).
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti violenti diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una par- te di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni. La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l’esercizio di funzioni pubbliche».

VECCHIO TESTO241. Attentati contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato.
Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il terri- torio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con la morte – ergastolo Alla stessa pena soggiace chiunque commette un fatto di- retto a disciogliere l’unità dello Stato, o a distaccare dalla madre Patria una colonia o un altro territorio soggetto, anche temporaneamente, alla sua sovranità.
 Art. 283. – Attentato contro la Costituzione dello StatoChiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzio- ne dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni». 283. Attentato contro la costituzione dello Stato.Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni
Art. 289. – (Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali).
È punito con la reclusione da uno a cinque anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette atti violenti diretti ad impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente:
1) al Presidente della Repubblica o al Governo l’esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge;
2) alle assemblee legislative o ad una di que- ste, o alla Corte costituzionale o alle assem- blee regionali l’esercizio delle loro funzioni».
289. Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali.È punito con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette un fatto diretto a impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente:
1. al presidente della Repubblica o al Governo l’esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge;
2. alle assemblee legislative o ad una di queste, o alla Corte costituzionale o alle assemblee regionali, l’esercizio delle loro funzioni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è diretto soltanto a turbare l’esercizio delle attribuzioni, prerogative o funzioni suddette

Certo sono stati anche modificati(1) , e abrogati(2) , alcuni articoli che incidono sulla libertà di espressione (es. vilipendio, propaganda e apologia). Tali modifiche, però, non hanno la rilevanza di quelle apportate agli articoli che concernono le figure di attentato. Prima di analizzare cosa comportino tali modifiche facciamo qualche premessa di carattere generale.

Il diritto penale prevede e punisce, con apposite sanzioni, i comportamenti contrari al buon vivere so- ciale, e che offendono terminati beni od interessi(3) .
Il diritto penale, quindi, non ha solo una funzione punitiva ma, attraverso l’indicazione di comportamenti da tenere, e la minaccia di repressione di quelli contrari ai suoi precetti, assolve anche una importante funzione preventiva.
La funzione principale del diritto penale è, dunque, quella di difendere la società contro il reato (Carnelutti). Tanto più è alto il valore giuridico da tutelare tanto sarà necessario predisporre, da parte del legislatore una tutela efficace. Vi sono beni che, per la loro rilevanza, impongono al legislatore di anticipare la soglia di punibilità facendo rientrare nella fattispecie comportamenti che mettono anche solo a rischio il bene da tutelare (i c.d. reati di pericolo).
Fatta questa premessa entriamo nel merito della questione.

Prima della modifica operata dalla legge n. 85/2006, per integrare una delle fattispecie di attentato contro la personalità dello Stato, trattandosi di delitti posti a presidio di beni di rango particolarmente elevato (Integrità, indipendenza ed unità dello Stato; Costi- tuzione ed organi Costituzionali), era sufficiente un qualsiasi atto intenzionalmente diretto a ledere il bene protetto, indipendentemente dalla sua idoneità a raggiungere lo scopo.

Tale previsione, però, poneva un problema di ordine costituzionale laddove l’art. 25 della Costituzione subordina la sanzione penale alla commissione di un fatto, ovvero una condotta materiale ed offensiva (c.d. principio di offensività). Era, quindi, da più parti auspicato un intervento legislativo sulla previsione normativa degli articoli in esame al fine di renderli conformi ai principi costituzionali. Per ottemperare a questa esigenza il legislatore avrebbe potuto modificare la fattispecie prevedendo la punibilità della condotta di “fatti diretti ed idonei a”(4).
Il legislatore, però, si è spinto ben oltre l’auspicata modifica prevedendo, perché sia integrata la fattispecie, che gli atti, oltre ad essere idonei e diretti, debbano essere anche violenti.
Tale ulteriore restrizione della fattispecie, non giustificata da esigenze costituzionali espone le istituzioni democratiche del paese ad un grave rischio, privandole, nei fatti, di qualsiasi tutela.
Come scrive efficacemente Domenico Pulitanò(5) : “La specificazione “atti violenti”, a prima vista così plausibile, pone delicati problemi di interpretazione: quid juris ove mai un attentato all’integrità dello Stato, o alla Costituzione, o al funzionamento di organi costituzionali, venisse perpetrato con abuso di pubblici poteri, senza dispiegamento di forza bruta?“.
Ma che i beni tutelati dall’ordinamento possano essere lesi anche da atti non violenti è da sempre chiaro al nostro legislatore, come dimostra il fatto che la maggior parte delle condotte punite dal nostro codice penale non richiedono la connotazione violenta.
Perché, dunque, il legislatore ha operato una previsione tanto restrittiva per tale categoria di reati?Nell’ambito dei lavori preparatori vi è scritto che: “la legge è volta a sanare una palese discrepanza tra ciò che la Co- stituzione sancisce ed il codice penale vieta in relazione al diritto di manifestare il proprio pensiero”. La riforma è stata proposta e sostenuta dalla Lega nord.

Probabilmente, quindi, si è posta particolare attenzione a tutelare il dissenso politico (connotato da desiderio separatista) di questa parte politica. Tale esigenza ha, però, portato a non considerare con la dovuta attenzione le ulteriori conseguenze della riforma: preparare un colpo di stato non è più reato;attuare un colpo di stato senza compiere atti violenti (ma abusando del potere) non è reato(che piccola, casuale svista, no? NDR)
Tale situazione è poi ulteriormente aggravata dalla scelta operata dal legislatore di ridurre le pene edittali. Oggi tentare un golpe con atti violenti (art. 289 c.p.) prevede una pena da 1 a 5 anni, mentre per un furto con strappo è prevista la reclusione da 1 a 6 anni.
Ma se è vero che le pene edittali devono esprimere una graduazione di valore avendo riguardo alla offensività e pericolosità sociale del comportamento, come è pos- sibile che venga punito più gravemente un furto con strappo di un golpe compiuto con atti violenti?

Per finire è necessario fare un’ultima considerazione che riguarda i tempi di prescrizione.
Oggi i tempi medi per celebrare due gradi di giudizio (primo grado e di appello) sono 5 anni (a cui naturalmente vanno aggiunti i tempi necessari per le indagini preliminari(6) ). Questo significa che per arrivare ad una condanna definitiva (sentenza di Cassazione) mediamente occorrono più di otto-nove anni8 . Se questa è la situazione che senso ha prevedere per un reato (art. 289 c.p. attentato agli organi costituzionali), una pena da 1 a 5 anni che si prescrive in un tempo da sei a massimo nove anni (NB: da notare che prima della riforma tali reati si prescrivevano anche in 50 anni)? Quale funzione preventiva può re- almente avere? Nessuna. Oggi chiunque attenti agli organi costituzionali con atti diretti, violenti ed idonei non rischia praticamente nulla. Se si vuole veramente difendere la società i reati si devono prevenire. Il reato si previene attraverso la minaccia reale di una pena. Non certo prevedendo una pena che, nella pratica, non ha nessuna possibilità di venire applicata.
Il legislatore, con tale legge, ha, nei fatti, privato di qualsiasi effettiva tutela le istituzioni democratiche del paese.

Articolo di Solange Manfredi

Tratto da Diritto, Politica & Società n°0

NOTE

1. Art. 290 Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate; art. 291 Vilipendio alla nazione italiana; art. 292 Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato; art. 342 Oltraggio a un corpo politico, ammini- strativo o giudiziario; art.299 Offesa alla bandiera o ad altro emblema di uno Stato estero; art. 403 Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone,; art. 404 Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose; art. 405 Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa.

2. art. 406 Delitti contro i culti ammessi nello Stato; art. 269 Attività antinazionale del cittadino all’estero; art. 272 Propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale; art. 279 Lesa prerogativa della irresponsabilità del presidente della Repubblica; art. 292-bis Circo- stanza aggravante; art. 293 Circostanza aggravante

3. L. Delfino, diritto penale, Ed. Simone, 2000, pg. 9

4. Cadoppi Veneziani, Elementi di diritto penale, Cedam, pg. 367: “laddove per idonei si intende quegli atti dotati di una potenziali- tà lesiva, ovvero che determinano una esposizione a pericolo dell’interesse protetto”

5. Corriere Giur., 2006, 6, 745

6. Stando alle “relazioni di apertura degli anni giudiziari” degli ultimi anni

7. Si parla di tempo medio, il che vuol dire che si opera una media tra processi che vengono celebrati velocemente (ad es. in caso di arresto in flagranza di reato) e processi che, per la complessità delle indagini, richiedono anni (la sentenza definitiva per Ustica ha richiesto 27 anni).

Il Paradosso del Creare

Magari avete varcato la soglia allo scopo di creare un esito specifico, ma, quando entrate negli stati più espansi del vostro essere, il bisogno di manifestare esiti specifici diventa meno pressante. Infatti, negli stati di coscienza più espansi, esiste a malapena una  creare alcunché. Questo, perché negli stati più espansi del vostro essere, siete in contatto con la vostra stessa natura, che trascende tutti i fenomeni e, in questo stato della mente, non avete bisogno di niente.

Il paradosso è che voi vivete in entrambe le realtà – la realtà trascendente della vostra propria natura, che non ha bisogno di nulla e la vostra esistenza incarnata di essere umano che, in effetti, potrebbe avere bisogno che si verifichino certi risultati.

È qui che si presenta un altro paradosso. Se riuscite a creare un esito con vero distacco, cioè partendo dalla più sentita percezione della vostra natura trascendente, del vostro senso dell’essere più espanso, sarete più magistrali nel creare esiti specifici.

Ciò è dovuto al fatto che, negli stati espansi dell’essere, non create tensione. La tensione crea linee di forza che limitano le vostre creazioni. E tuttavia, se c’è qualcosa di cui sentite davvero il bisogno,  ci sarà naturalmente tensione intorno ad essa. È del tutto umano. Ma qui sta l’inghippo e uno dei segreti. Persino se avete il disperato bisogno che succeda qualcosa nella vostra vita, nella vostra linea temporale, è più probabile che lo sperimentiate tramite l’atto di creare esiti se entrate nella sensazione che non avete bisogno che accada nulla. È davvero uno strano paradosso.

Ci rendiamo conto che alcuni dei lettori hanno raggiunto un livello elevato di consapevolezza e potrebbero già avere scoperto il nocciolo di questa verità, il cuore della questione riguardante la non-dualità e l’arte di creare risultati.

Quando siete nel punto centrale della consapevolezza (cioè la non-dualità), c’è saggezza nell’attendere prima di creare esiti specifici. Ne parlammo in un altro contesto, in un precedente messaggio che intitolammo Stati Transitori di Coscienza.

In quel messaggio parlammo di com’è essere nel Vuoto, dopo la morte,  e sottolineammo che molta gente è a disagio nell’aspettare e fila via dal Vuoto, o non-dualità, per creare una nuova vita, che sia una vita fisica o un’esperienza in un’altra dimensione.

Qui stiamo parlando di due esperienze molto diverse, eppure stranamente simili. Dopo la morte, negli stati transitori, quando prendete contatto con il Vuoto, o la non-dualità, ci sono tante scelte. Una delle opzioni è buttarsi in una nuova vita o in una nuova manifestazione, essere nel regno fisico o in qualche altro regno della coscienza. Un’altra opzione è di aspettare, rimanendo nel Vuoto, o nella non-dualità, per acquisire un senso espanso di voi stessi, prima di portarsi in un nuovo ciclo dell’esistenza.

C’è una risonanza fra questo stato dopo-la-morte e lo stato in cui si ha bisogno che si verifichi un esito. Noi vi consigliamo, anziché affrettarvi a creare nuovi esiti, di imparare come entrare nel corridoio che porta agli stati espansi del vostro essere e, in questi stati espansi, di contemplare, per così dire, l’esito desiderato.

Non affrettatevi a manifestare, ma rimanete per un po’ in questo stato dilatato. Quando sarete in questi stati espansi dell’essere percepirete in che modo l’esito desiderato si mantiene in un rapporto energetico con le forze invisibili e con le situazioni della vostra vita in cui desiderate che l’esito compaia. In altre parole, c’è saggezza nell’attraversare il corridoio e raggiungere stati della mente che trascendono lo spazio e il tempo e, in questi stati espansi, avrete una comprensione più profonda riguardo a ciò che è necessario accada affinché l’esito che desiderate diventi una realtà.

Un altro motivo per entrare nel corridoio e negli stati espansi del vostro essere, come strategia per manifestare, comporta la polarità degli opposti. Dato che il vostro esito si manifesterà nel mondo della dualità, sarà soggetto al principio della polarità. C’è sempre una contro-forza per qualunque azione che viene fatta e, più radicale è il cambiamento, più potente è la contro-forza.

Potete vedere questo principio all’opera su tutti i livelli, dai regni sub-atomici fino alle creazioni personali, nelle interazioni con gli altri e nelle situazioni sociali e culturali. Se entrate nella natura espansa del vostro essere, che trascende tempo e spazio, e ve ne state lì a contemplare l’esito che desiderate, capirete, come abbiamo detto prima, la natura energetica dell’esito desiderato e la sua relazione con le situazioni della vostra vita in cui desiderate che esso si manifesti.

Inoltre, potete contemplare le contro-reazioni che si verificheranno quando l’esito entrerà nella realtà 3D. Otterrete una maggiore comprensione riguardo alle conseguenze del portare questo esito a manifestarsi e, con questa comprensione più profonda, potrete evitare, con più grazia, le contro-forze che scaturiranno intorno alla manifestazione di qualsiasi esito.

se volete saperne di più andate su 

http://tomkenyon.com/la-non-dualita-e-la-matrice-della-creazione.

Buona giornata,  loredana . 

ELECTIONS EN NOVOROSSIYA : ENTRETIEN AVEC FABRICE BEAUR, OBSERVATEUR FRANÇAIS (PARTIE 1)

EODE Press Office avec La Voix de la Russie/

2014 11 13/

Interview de Fabrice BEAUR, SG d’EODE,

sur le Website de la Radio russe LA VOIX DELA RUSSIE,

interviewé ce 13 novembre 2014

par le journaliste Mikhail GAMANDIY-EGOROV

EODE PO - FB sur LVDLR elections au Donbass (2014 11 13) FR

# Les élections législatives et présidentielles viennent d’avoir tout récemment lieu dans les ex-régions ukrainiennes de Donetsk et de Lougansk, désormais Etats indépendants formant ensemble le projet de Novorossiya (Nouvelle Russie).

Une cinquantaine d’observateurs internationaux étaient présents à ces élections qui ont confirmé la volonté massive des habitants de soutenir l’État de Novorossiya. Parmi eux, plusieurs observateurs venus de France dont Fabrice BEAUR, observateur d’EODE (Eurasian Observatory for Democracy & Elections).

Notre entretien portera donc avec lui sur le déroulement de ces élections et sur le choix exprimé massivement par les habitants.

Mikhail Gamandiy-Egorov, La Voix de la Russie :

Fabrice BEAUR bonjour ! Vous avez dirigé une mission d’observation internationale lors de ces élections législatives et présidentielles en Novorossiya auxquelles vous avez personnellement pris part. Racontez-nous !

Fabrice BEAUR : Une fois de plus les Organismes de monitoring occidentaux ont refusé d’envoyer une mission d’observation pour les élections présidentielles et législatives en DNR (Donetsk) et LNR (Lugansk), les deux républiques de Novorossiya.  Façon inélégante mais efficace de saboter ces élections en leur enlevant toute légitimité et en faisant peser le doute sur la transparence des opérations électorales.

Situation classique, déjà rencontrée en Priednestrovié (la PMR, la soi-disant « Transnistrie » des médias roumains et de l’OTAN) – où en 2006, pour le Référendum d’autodétermination, EODE a organisé sa première mission) -, en Abkhazie, en Ossétie du Sud, au Nagorny-Karabagh. Tous théâtres où EODE est intervenue. Sans oublier le Référendum d’autodétermination de la Crimée et de Sébastopol, où EODE a organisé en mars dernier la Mission internationale de Monitoring, avec ses 135 observateurs, et a donné une grande claque à l’OSCE …

Déjà la presse occidentale annonçait des élections illégitimes avançant le critère, essentiel selon les standards de l’OSCE, de l’absence d’une mission de monitoring internationale.

Hélas pour cette manœuvre honteuse, les occidentaux n’ont pas le monopole de l’Observation électorale internationale.

Il existe des Organisations indépendantes, non-alignées sur les institutions occidentales et atlantistes, comme notre ONG EODE. Les deux Commissions Electorales Centrales de DNR et LNR ont donc lancé au dernier moment invitations à elles pour organiser une Mission d’Observation. EODE, qui est une ONG transnationale, et ses partenaires polonais et allemands, y ont répondu favorablement. Sur place une seule Mission a été constituée, avec 55 observateurs, venus de l’UE, de la CEI et même des USA, répartis en deux groupes, l’un pour Donetsk, l’autre pour Lugansk. Le tout dans le respect mutuel des appartenances de chacun, les observateurs allant des partis populistes de droite à la gauche nationale, en passant par quelques représentants de partis plus traditionnels.

J’ai moi accompagné le groupe allant à Donetsk. Où j’ai pu rencontrer des représentants du gouvernement dès mon arrivée le samedi 1er novembre, notamment le Premier ministre, Zakarentko, élu président dimanche, et le ministre de la Défense de DNR.

LvdlR : Dans quelles conditions se déroulait cette mission ?

Fabrice BEAUR : Dans des conditions non habituelles ! J’ai déjà fait depuis 2006 diverses missions d’observation électorale, dont une à Kiev lors des dernières législatives d’octobre 2012, avant le coup d’État du 21 février dernier, mais jamais sous cette forme. Le samedi 1er novembre au matin des combats avaient encore lieu à l’aéroport de Donetsk et les provocations étaient également nombreuses sur plusieurs points du front. Nos déplacements étaient toujours sous escorte militaire. Nous devions constamment vérifier que la route était dégagée lorsque nous nous déplacions de villes en villages pour nos visites des bureaux de vote. La tension était palpable aux postes de contrôle, les fameux « Blok Post ».

Et je tiens ici à remercier une fois encore le professionnalisme de l’armée de la République populaire de Donetsk, qui a parfaitement dans des conditions difficiles permis le bon déroulement de cette mission.

LvdlR : Le taux de participation était impressionnant compte rendu de l’actualité. Donetsk et d’autres localités continuaient d’être bombardées par les forces ukrainiennes aux ordres de Kiev. Plusieurs messages de menaces avaient été d’ailleurs envoyés aux habitants qui « oseraient » aller prendre part au vote. Pourtant, on a vu de longues files d’attente dans les bureaux de vote et beaucoup de personnes ont même fait le déplacement des villes occupées par les bataillons punitifs kiéviens. Qu’est-ce que cela vous a-t-il inspiré ?

Fabrice BEAUR : Les menaces de répression de la part de la Junte de Kiev étaient effectivement à prendre aux sérieux. Car lorsqu’on sait que les premiers combats pour la « libération des territoires de l’Est occupés par les terroristes » (sic) selon la terminologie officielle de Kiev signifiaient et signifient encore bombardement des zones civiles, enlèvement contre rançon, viols et assassinats des gens soupçonnés d’aider les milices populaires d’alors, on ne peut être qu’admiratif du courage de toutes ces babouchka et diedouchka, de toutes ces familles et ces jeunes, du peuple travailleur du Donbass qui dans les températures de l’hiver naissant sont allés voter avec détermination.

Le peuple a prouvé par cette mobilisation massive extraordinaire dans ces conditions de guerre son soutien entier aux dirigeants des républiques populaires de Donetsk et de Lugansk. L’appel au peuple depuis le début du processus de révolte contre le pouvoir bandériste et oligarchique de Kiev est à relever. Nous avons bien dès le premier jour de la révolte populaire, une forme de Démocratie Directe en œuvre. Nous sommes bien loin du parlementarisme et de ses petites combines. En DNR et en LNR, en territoire de Novorossiya libéré, c’est bien le peuple qui vote, le peuple qui souffre et qui se bat contre Kiev et ses bataillons punitifs qui n’infligent que souffrance et destruction sur leur passage.

Et si nous devions faire une comparaison avec les pays de l’Union Européenne, celle-ci ne serait pas flatteuse pour cette dernière. Dans cette Europe atlantiste, cette Europe américaine, l’abstention électorale est aujourd’hui massive. Le peuple déserte de plus en plus les institutions et rejette le Système.

Dans le Donbass, sous les bombes, dans les multiples difficultés du quotidien, j’ai vu un peuple qui se lève encore et encore avec le même message de refus de la dictature kiévienne et des criminels bandéristes qui sèment destruction et mort au nom d’une Ukraine pure idéalisée qui n’a jamais existé que dans les fantasmes des nationalistes de Svaboda et autres extrémistes pro-occidentaux.

C’est un flagrant démenti aux mensonges des media de l’OTAN qui affirmaient du « peu d’intérêt de la population pour ces élections » (resic). Ce fut tout le contraire et même une surprise de par son ampleur pour les autorités des républiques populaires et de tous les observateurs internationaux.

LvdlR : Globalement, en tant qu’observateur international, avez-vous été satisfait du déroulement de ces élections, ainsi que vos collègues ? On sait qu’il y a également eu des observateurs venus des U.S.A. et qui étaient impressionnés par la participation massive des habitants à ces élections.

Fabrice BEAUR : Ces élections se sont tenues conformément à la législation des républiques populaires. Et le déroulement de celles-ci respecte les standards occidentaux et le cahier de charge classique de l’OSCE. Et il est honteux que l’OSCE, le parlement européen ou l’APCE ne se soient pas rendus sur place pour participer au monitoring électoral. Le président de la Commission électorale centrale de la DNR me disait pourtant qu’ils auraient « accepté de recevoir une telle délégation ». Honteux disais-je du fait que ces mêmes organisations ont participé aux élections bidons de Kiev une semaine auparavant.

Notre collègue américain, Frank Abernathy, Attorney US honoraire et observateur à Lugansk, déclarait en effet « je crois que les élections ont suivi les normes internationales des élections démocratiques. Je suis très impressionné par l’enthousiasme et la vigueur avec laquelle les gens se sont rendus aux urnes pour exprimer leur opinion ». Je partage bien entendu ses observations …

(à suivre)

# L’article original de LA VOIX DELA RUSSIE sur :

http://french.ruvr.ru/2014_11_12/Elections-a-Novorossia-entretien-avec-Fabrice-Beaur-observateur-francais-Partie-1-5433/

EODE Press Office

Photo : rencontre de Fabrice BEAUR (SG d’EODE) avec le Premier ministre Zakhartchenko de la République populaire de Donetsk, élu président de la DNR le 2 nov.

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www.eode.org

https://vimeo.com/eodetv/