“L’ATTACCO A CHIOMONTE FU UN ATTACCO ALLO STATO”. PM CHIEDONO 9 ANNI E MEZZO PER QUATTRO NO TAV

Il cantiere Tav di Chiomonte

14/11/2014
 
 

Quattro condanne a nove anni e mezzo di carcere per vari reati, fra cui l’atto terroristico, sono state chieste dalla procura di Torino per i quattro attivisti No Tav imputati per l’attacco al cantiere Tav di Chiomonte la notte fra il 13 e il 14 maggio 2013. Il processo si celebra nell’aula bunker delle Vallette.  

 «Noi giudichiamo la condotta e non le idee», avevano esordito i pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino. «Sul Tav ognuno ha le sue opinioni, è un’opera che può piacere o non piacere. Ma quella non fu una manifestazione di dissenso e nemmeno un’iniziativa estemporanea di pochi ribelli. Si trattò di violenza armata. Il cui obiettivo era costringere lo Stato ad abbandonare una scelta politica ed economica, a retrocedere. E questa, in base al codice, è una finalità terroristica». Questa in sintesi la loro requisitoria al processo.  

 Ad agire furono una trentina di persone arrivate da varie parti d’Italia, tutte quasi certamente di estrazione anarchica. Si divisero in gruppi e sottogruppi, si coordinarono servendosi di telefonini intestati a nomi fittizi, attaccarono in più punti, scagliarono razzi, bengala e soprattutto molotov. «Il fuoco cadeva dal cielo, non avevo mai visto niente di simile», ha raccontato in aula un operaio marocchino. Le fiamme distrussero un compressore, il fumo invase il tunnel dove le maestranze erano al lavoro. Danni per 180 mila euro. Il frutto di un’azione pianificata con cura che, per gli investigatori, si inseriva in uno stillicidio di danneggiamenti, attacchi e intimidazioni con i quali convincere i No Tav meno bellicosi a inasprire la lotta contro l’odiato supertreno. 

 I quattro sono stati arrestati il 9 dicembre e, al processo hanno rivendicato la loro partecipazione. Altri compagni sono stati individuati nei mesi successivi e alcune frasi di uno degli indagati, intercettate dalla Digos, hanno portato acqua al mulino della procura: «L’obiettivo era bruciare una camionetta degli sbirri e due o tre mezzi del cantiere, ma erano posteggiati in luoghi diversi dal solito. Dovevamo forzare un po’ di più». Si sente anche dire «nessuno se la sentiva di fare del male», ma questa affermazione per i pm «è smentita dai fatti perché gli ordigni furono lanciati contro le persone». 

 Il movimento No Tav protesta, fa quadrato attorno agli imputati e accusa i «magistrati con l’elmetto» di essere mossi da «fame di successo e di credibilità». Notav.info, la voce più ascoltata, sottolinea che «si è parlato di attacco alla personalità dello Stato come se il compressore fosse Napolitano». 

In serata un gruppo di attivisti si è radunato davanti ai cancelli del cantiere per una dimostrazione. «Via le truppe dalla valle», lo striscione esposto da un centinaio di manifestanti che hanno attraversato i boschi della zona sotto la pioggia. 

“L’ATTACCO A CHIOMONTE FU UN ATTACCO ALLO STATO”. PM CHIEDONO 9 ANNI E MEZZO PER QUATTRO NO TAVultima modifica: 2014-11-14T22:42:30+01:00da davi-luciano
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