Scontri, il Senato arranca sul numero identificativo per gli agenti di polizia

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/11/04/news/scontri-il-senato-arranca-sul-numero-identificativo-per-gli-agenti-di-polizia-1.186520?ref=twhe

La Camera è ferma. Al Senato la commissione Affari costituzionali è «ingolfata». Per il codice sulle divise bisognerà attendere ancora: «Da governo e maggioranza non arriva la solita spinta a fare presto» accusa l’opposizione. E il Viminale punta sugli idranti

DI LUCA SAPPINO
Al Senato avanza lento, ancora in commissione, il dibattito sull’introduzione delcodice identificativo per le forze di polizia. «Una necessità sempre attuale, purtroppo, visti gli ultimi fatti di Roma», dice convinto il senatore 5 stelle Marco Scibona, pensando alle recenti manganellate sugli operai di Terni.
Scibona è autore di uno dei disegni di legge sul tema. Con il suo c’è quello presentato già nel 2013, «per primo», del vendolianoPeppe De Cristofaro (che su Terni aggiunge: «Gli ultimi incidenti sarebbero stati l’occasione perfetta per il governo per dire parole distensive. Aprendo, pur senza colpevolizzare nessuno, ai codici identificativi»). Ci sono poi le proposte dell’ex 5 stelle Lorenzo Battista e del Pd Luigi Manconi.
I testi sono stati tutti messi nelle mani di un altro 5 stelle, Vito Crimi, che è ora il relatore, e che sta provando a trovare un possibile equilibrio proprio sul testo del collega. La commissione Affari Costituzionali, che si occupa anche di ciò che riguarda gli Interni, è però una delle più ingolfate: «Si va un po’ a rilento», non può che notare la senatrice Pd Doris Lo Moro. 
Da più di un mese, infatti, il progetto è bloccato nella fase degli emendamenti, perché è scaduto il termine di presentazione, ma non sono ancora stati discussi né votati. Forza Italia ne ha presentati di soppressivi, a firma Maurizio Gasparri e Lucio Malan. Dal Pd e da Sel invece arrivano contributi costruttivi, firmati dal senatore Luigi Manconi, da sempre impegnato sul tema, e dalla senatrice Lo Moro, per il Pd, e da De Cristofaro e Loredana De Petris per Sel. Ncd ha ignorato la vicenda, ma è contrario. 
Il 5 stelle Scibona spinge molto: «Solo grazie al fatto che tutto il gruppo dei 5 stelle ha firmato la mia proposta, siamo arrivati a questo punto» dice ricordando, sicuramente, di aver preso lui stesso, seppur «di striscio», una manganellata durante una manifestazione NoTav, finendo tra i contusi degli scontri di Arquata Scrivia. Ma Scibona pensa soprattutto a Paolo Scaroni, il tifoso bresciano rimasto gravemente ferito, invalido al cento per cento, in uno scontro alla stazione di Verona, con la Polizia. Aveva 29 anni, Scaroni, che all’Espresso, lanciando una racconta firme online aveva spiegato : «La mia è una battaglia di trasparenza e credibilità. Se i codici fossero già in uso non ci sarebbe stata la mia aggressione». O comunque ci sarebbe stato, forse, un responsabile, e non l’assoluzione per insufficienza di prove di sette agenti imputati, tutti a volto coperto. «Ogni legislatura» continua Scibona, «c’è chi presenta una proposta sul codice, che però viene poi puntualmente accantonata». «È il gioco delle parti» accusa Scibona, che non fa il nome («Lo faccia lei») ma pensa a Luigi Manconi e al Pd: «Lo schema è sempre lo stesso: il senatore si fa bello, il partito non se ne cura». 
La proposta Scibona, in quattro semplici articoli, prevede un codice alfanumerico da applicare su caschi e divise. «Il codice non renderà riconoscibile l’identità dell’agente» precisa il 5 stelle, «ma rimanderà a un registro dove a ogni divisa corrisponde un titolare». Un emendamento di Sel chiede di diminuire soltanto la pena, da uno a tre anni di carcere, a una sanzione amministrativa pecuniaria, da 3 mila a 6 mila euro, per chi non indossa o copre il codice. 
Il rischio che anche questa volta, però, il tutto resti solo un bel gesto di volenterosi senatori è alto: «Mi pare che alla maggioranza non importi molto» dice all’Espresso il senatore Peppe De Cristofaro, che però non è membro della commissione a cui è stato assegnato l’iter: «Il testo è all’ordine del giorno ma non in discussione», spiega, «è lì può rimanere per sempre, se la presidente della commissione», cioè Anna Finocchiaro, «non lo promuove». Potrebbe insomma finire come alla Camera dove la proposta di Sel, presentata a gennaio 2014, giace in commissione (dove sarà presto affiancata da un’altra proposta sull’educazione alla nonviolenza per gli agenti): «Ormai Camera e Senato passano solo i compitini del governo» aggiunge De Cristofaro. Ed è improbabile in realtà un decreto governativo sul tema, che porti cioè l’Italia lì dove sono già molti paesi europei, come Spagna, Belgio, Svezia, Regno Unito. L’iniziativa la dovrebbe prendere Angelino Alfano, uno che ad aprile, quando ci furono manifestazioni violente, a Roma, dei movimenti per la casa, disse: «Sono contrario. Se questi sono i manifestanti, io il numero identificativo lo metterei a loro».
Al Viminale, invece, pensano semmai a come rendere l’uso dei manganelli l’extrema ratio. E così il vice capo della Polizia Alessandro Marangoni, su imput di Alessandro Pansa, ricostruisce il Messaggero, avrebbe messo a punto un pacchetto di nuove regole d’ingaggio: molto meglio usare il Capsicum, lo spray urticante al peperoncino, le pistole Taser, il cosiddetto dissausore elettrico, e poi gli idranti, il potente getto d’acqua per disperdere i manifestanti. Il tutto con telecamere sulle tute degli agenti (da accendere e spegnere a piacimento), semmai, ma sempre senza codice.
Scontri, il Senato arranca sul numero identificativo per gli agenti di poliziaultima modifica: 2014-11-05T22:21:56+01:00da davi-luciano
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