Ecco a voi i No Tav: gente normale che difende il bene comune

 Pubblicato: Domenica, 26 October 2014 16:03
 Scritto da Giada Vicenzi
cena no tav rovereto
ilfatto24ore.it

ROVERETO – Chi è convinto che i No Tav siano una masnada di pochi facinorosi, bastian contrari che amano la protesta fine a sé stessa – immagine che purtroppo la stampa ha spesso e volentieri contribuito a diffondere – dovrebbero andare a una cena No Tav. E ricredersi.

Quella di autofinanziamento che si è svolta ieri sera a Rovereto e che ha registrato il tutto esaurito, era la prova provata che, al contrario di quanto molti pensano, il movimento No Tav è un insieme di persone davvero eterogeneo per età, provenienza, professione, titolo di studio, indirizzo politico, credo religioso… Di una normalità che fa notizia.

Fra le 180 persone che affollavano ieri sera la grande sala della Sacra Famiglia di Rovereto, c’erano bambini, ragazzi, mamme, papà, uomini e donne di tutte le età, studenti, lavoratori, disoccupati, pensionati. Alcuni di questi la settantina l’hanno passata da un pezzo. Tra una portata e l’altra di un’ottima cena vegana (ma non troppo, c’era anche la treccia mochena!) le persone parlavano fra loro e stringevano amicizia: c’era, infatti, chi arrivava in gruppo, chi, invece, alla spicciolata, per conto suo, e si trovava a condividere il tavolo con dei perfetti sconosciuti, salvo scoprire, dopo un paio di portate e di bicchieri di vino (un Teroldego biologico notevole), di avere in comune non solo una battaglia (quella contro il Tav) ma anche interessi, conoscenze, addirittura lontane parentele… Cosa strana, diciamolo pure, per dei Trentini, notoriamente schivi e riservati. E, invece, ecco che un po’ alla volta sull’onda di una minaccia come quella del Tav la gente comincia spontaneamente ad uscire e ad interessarsi alla cosa. Sicuramente, una grossa parte l’hanno giocata i recenti avvenimenti di Marco, con i carotaggi avviati in gran segreto e poi bloccati dalla popolazione con unpresidio di quattro giorni. E l’hanno giocata anche gli atteggiamenti dei politici (Gilmozzi Miorandi su tutti), con un rimpallo di responsabilità e prese di posizione traballanti.

Ma torniamo alla cena roveretana: chi sono questi No Tav? Al nostro tavolo c’è Ivana, signora dai capelli ormai candidi e dall’aspetto sereno di nonna. Ma con un temperamento e convinzioni che avrebbero fatto invidia al più battagliero dei giovani in sala. Ivana ci racconta di una vita non facile («erano altri tempi»), ma in confronto i tempi di adesso sono ancora peggio. «E’ colpa della televisione se ci siamo ridotti in questo modo. Abbiamo perso il contatto con la realtà, ci siamo convinti che se restiamo a casa e ci facciamo gli affari nostri è meglio. Invece, è stato il nostro sbaglio. I politici non aspettavano altro». Appunto, i politici. Che su una questione come quella dei carotaggi a Marco volevano far passare tutto sotto silenzio. E quasi ci riuscivano. «Non possiamo più tollerare un atteggiamento del genere da parte dei politici – dice ancora Ivana -. Sono tenuti a darci spiegazioni su quanto succede a casa nostra. Io lunedì mattina, quando hanno portato via la trivella da Marco, ero lì. È stato davvero un trionfo. Ma adesso dobbiamo restare uniti e soprattutto dobbiamo crescere. Se vogliamo le cose possono cambiare». Chiediamo a Ivana come mai sia contraria al Tav. Forse perché abita vicino a uno dei punti di passaggio? «No, io adesso abito a Rovereto. Ma il Tav e tutte le grandi opere similari sono inutili e sono dannose. Sono uno spreco inutile di soldi. Come si fa a portare avanti progetti così in un momento di crisi come questo? I politici dovrebbero avere il senso del limite». Ad alcuni, però, fanno gola i posti di lavoro: «Il Tav non porterà lavoro ai trentini. Gli operai di Italferr che han messo giù la trivella a Marco erano croati. Ci ho parlato io».

La signora Bruna viene invece da Nomi, Destra Adige. Non è un comune direttamente interessato dal passaggio del Tav, ma che importa? «E’ una battaglia di tutti, quella per il nostro territorio. Essere contro il Tav vuol dire anche esserecontro un uso scriteriato del territorio». E ci fa l’esempio delle nuove funivie che stanno progettando a Folgaria. Un’altra iniziativa economicamente insostenibile, che in molti vedono come uno spreco di risorse.

Gli altri nostri commensali vengono dalla Val di Cembra: tra loro, Gianfranco è di Montagnaga, è ingegnere e del Tav del Brennero conosce ogni minimo dettaglio e dato, che snocciola con precisione. Mauro, invece, ricorda che «siamo tutti contrari al Tav e questo ci accomuna. Ma presto dovremo darci anche una strategia, una linea da seguire, perché siamo tanti e diversi e non dobbiamo disperderci».

Anche Paolo di Trento è un ingegnere: «Il movimento No Tav sta facendo anche un lavoro di protezione della finanza pubblica italiana ed europea e di per sé travalica i confini provinciali. L’opposizione al Tav è totale, non è che se lo fanno nella valle vicina o da un’altra parte va bene. È un’opera devastante per le finanze, il rapporto costi benefici è deficitario e il solo fatto che se dovesse essere completata lo sarebbe fra minimo trent’anni deve farne capire l’assurdità».

Ma No Tav sono anche persone molto più giovani. Come i due sedicenni marcolini, che durante il presidio alla trivella di Marco, ogni sera andavano a trovare gli attivisti che a turno sorvegliavano il luogo. E che hanno detto: «Questo presidio è la prova del riscatto di Marco, dopo la tristissima vicenda del centro profughi» (ovvero la presunta violenza sessuale di cui erano stati immediatamente accusati i migranti del centro di accoglienza, ndr).

Insomma, sembra proprio che i Trentini «normali» non la vogliano questa infrastruttura e si oppongano a un investimento che prima di tutto, dicono, non serve, e che tra l’altro causerà anche molti danni. Il movimento No Tav sta diventando un fattore di aggregazione incredibile e trasversale, che va al di là delle singole persone e la serata di Rovereto lo dimostra bene.

A un certo punto arrivano al nostro tavolo due ragazzine, 12 anni al massimo, con in mano i blocchetti dei biglietti per la lotteria del dopo-cena. Uno dei tre biglietti è fortunato e a fine serata vinciamo un libro. E’ di Vittorio Zucconi e s’intitolaGli spiriti non dimenticano: racconta la storia di Cavallo Pazzo e di quello che fu un magnifico popolo di liberi cacciatori, i Sioux delle grandi praterie americane. Il simbolo di chi lotta per difendere la propria terra. Rivolgiamo un ultimo sguardo alla sala, prima di andare via. E il paragone viene spontaneo.

 Giada Vicenzi

Ecco a voi i No Tav: gente normale che difende il bene comuneultima modifica: 2014-10-29T21:56:36+01:00da davi-luciano
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