Sanzioni Russia, bloccate 600 tonnellate di carne UE nascoste sotto altre merci

venerdì, 24, ottobre, 2014

La Russia ha sequestrato 600 tonnellate di carne nascoste sotto barattoli di marmellata, bottiglie di succhi di frutta, confezioni di gomme da masticare e di funghi surgelati.
Il carico, che viaggiava congelato su 26 camion provenienti dai porti di Anversa, Amburgo e Rotterdam è stato bloccato nel braccio di ferro delle sanzioni per la crisi ucraina tra Mosca e l’Occidente. A insospettire i doganieri à stato il fatto che marmellate e chewing-gum non hanno bisogno di viaggiare congelati.
http://www.imolaoggi.it/2014/10/24/sanzioni-russia-bloccate-600-tonnellate-di-carne-ue-nascoste-sotto-altre-merci/

Tunisino pluri-pregiudicato espulso 6 volte: fa il boss dell’eroina a Elce

qualcuno dovrà pur fare sti lavori che gli italiani non vogliono fare. E fa pure PIL, vedete che sono risorse?

sabato, 25, ottobre, 2014
 
Se lo sono trovati davanti, per l’ennesima volta. Nell’appartamento di Elce trasformato in ennesimo covo della droga, i poliziotti della mobile si sono trovarti davanti un tunisino espulso sei volte dal 2008. Addirittura, nel luglio scorso era stato rimpatriato a Tunisi. Scrive il messaggero:
Clandestino, pluri-espulso, pluri-pregiudicato, e in casa eroina, bilancino, materiale per il taglio e confezionamento delle dosi, «una serie di cellulari con infinite schede telefoniche». Di più: una di nominativi e numeri di telefono, clienti dell’eroina che ora tremano.
Il tunisino è stato denunciato per spaccio e arrestato per la sua condizione di clandestinità. Una marea di espulsioni, si diceva: un provvedimento nel 2008 fra Agrigento e Perugia, un altro nel 2009 ancora Perugia e poi Bari, ancora nel 2010 a Perugia. Di nuovo rimpatriato, ricompare a Terni e nuovo allontanamento nel maggio 2013. Ultima espulsione a luglio.
http://www.imolaoggi.it/2014/10/25/tunisino-pluri-pregiudicato-espulso-6-volte-fa-il-boss-delleroina-a-elce/

Albanese litiga con la moglie, la picchia e da’ fuoco alla casa

violenza sulle donne da nascondere, sarebbe razzismo, quindi la donna, moglie straniera, non deve trovare solidarietà se il caso arrivasse ai tg

sabato, 25, ottobre, 2014

Pomeriggio movimentato ieri a SAN GIOVANNI AL NATISONE, dove un albanese ha litigato con la moglie, l’ha picchiata e, come se non bastasse, ha dato fuoco alla casa prima di allontanarsi.
L’uomo è infatti fuggito subito dopo ed è ora ricercato dai carabinieri .
È successo attorno alle 19 di ieri sera in via dell’asilo, San Giovanni al Natisone (Udine) nell’abitazione dove l’albanese, vive con la compagna.
Sul posto sono arrivati il personale del 118 ed i vigili del fuoco, che hanno avviato le operazioni di spegnimento del rogo.
http://www.imolaoggi.it/2014/10/25/albanese-litiga-con-la-moglie-la-picchia-e-da-fuoco-alla-casa/

BANDIERE FALSE, FALSE BANDIERINE

 http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2014/10/bandiere-false-false-bandierine.html#more
MONDOCANE

SABATO 25 OTTOBRE 2014

Bandiere false, false bandierine

Nessuno è più schiavizzato di coloro che falsamente credono di essere liberi”. (Wolfgang Goethe)
Il 5% della gente pensa, il 10% della gente pensa di pensare e il restante 85% morirebbe piuttosto che pensare”. (Thomas Edison)
“L’Occidente ha conquistato il mondo non per la superiorità delle idee, dei valori, della religione, ma solo per la superiorità nell’applicazione della violenza organizzata. Gli occidentali spesso dimenticano questo fatto, i non-occidentali mai”(Samuel Huntington)
Cari amici interlocutori, mi sa che per tutto novembre non ci incontreremo. Sono partito per una nuova impresa documentaristica sulle più gravi violazioni inflitte dai briganti del potere al nostro paese, in termini di territorio, comunità, salute, ambiente. La guerra all’Italia, civile e militare. E chi sta in trincea. Tra le riprese da fare da un capo all’altro della penisola, difficilmente ci sarà tempo per interventi sul blog. Ma seguirò con attenzione i vostri, di interventi. Hasta siempre.
So che la maggior parte dei miei interlocutori è interessata più ai miei interventi su questioni internazionali, che non a quelli su temi domestici. Eppure, come dicono i francesi, tout se tien e conviene comporre la presbiopia con la miopia, nel qual caso lo strumento migliore sono le lenti bifocali. Per esempio cosa c’entra lo Stato islamico (IS, ISIS, ISIL, che dir si voglia) con la kermesse di Svendola-Landini-Civati ai Santi Apostoli (di cui già nel precedente post), o con “Sinistra-Lavoro”, di cui sul “manifesto” (dove sennò) è apparsa, splattata su tutta l’ultima pagina, la notizia della nascita? Il primo si vede col cannocchiale, per gli altri due ci vuole il microscopio, ma qualcosa in comune ce  l’hanno. Sono tutti False Flag, che lo sappiano o no, che lo vogliano o no.
McCain, senatore Usa e inviato di Obama, decora miliziano dello Stato Islamico
L’ISIS, esegue il mandato USA-Israele-Golfo accasandosi con i curdi buoni della colonia irachena nell’Iraq tripartito e disossato e tentando di spazzar via i curdi siriani cattivi di Kobani e quelli turchi del PKK, che stanno con Assad, la democrazia, la libertà, la laicità. Il tiranno fascista Erdogan, fantoccio Nato a dispetto dei dissapori con gli Usa esibiti a scopo di consenso, dopo aver assistito impassibile per settimane al genocidio di Kobani, proprio come i compari coloni israeliani sul confine della Gaza sotto l’apocalisse di “Margine Protettivo”, piegato dalla revulsione mondiale ha ora concesso ai Peshmerga curdi iracheni di andare in soccorso ai patrioti in Siria. Ma come lo Stato Islamico (IS), finto nemico dell’Occidente e suo vero strumento, e come Erdogan, apparente irresoluto nemico dell’IS e invece suo sponsor e promotore, così i Peshmerga (si chiamano così solo i combattenti curdi iracheni e non quelli turchi e siriani), spediti dall’agente Cia-Mossad Barzani, temo che piuttosto che per rafforzare i fratelli di Kobani, abbiano il compito di sabotarli.
E qui voglio esprimere un commosso omaggio a Serena Shim, giovane, coraggiosa inviata libanese del canale all-news iraniano PressTV, ammazzata dagli sgherri turchi perché raccontava la verità sulla lotta dei curdi di Kobani invisi al macellaio Erdogan (per un’informazione professionale e corretta potete abbonarvi alla newsletter di PressTV. L’emittente TV satellitare è stata rimossa dai padroni europei dei satelliti. Con Russia Today, RT, e Telesur, è un ottimo pacchetto di informazione alternativa).
Difficile che non sia così, visto che, oltretutto combattenti rivelatisi scarsini contro l’ISIS, i barzaniani stanno nelle grazie degli Usa, dei turchi e di Israele, i quali tutti si abbeverano alle loro sorgenti di petrolio. E pensate che davvero gli Usa abbiano sbagliato, come deplorano i media, quando hanno lanciato armi ai curdi di Kobani che sono finite in bocca all’ISIL? E vuoi vedere che la cattura da parte dei jihadisti di tre caccia  siriani, ora usati contro i curdi (ma due di questi sono stati distrutti dalle forze nazionali siriane), sia circolata per dare finalmente corpo a quella no-fly zoneper cui sbraita Erdogan e che gli aggressori ambiscono da 4 anni per neutralizzare l’aviazione di Assad?
Terrorismo globale
Del resto il terrorismo False Flag  USraeliano sta vivendo un’alta stagione di continente in continente, sempre all’insegna della megatruffa del millennio: far passare i propri crimini per commessi da presunti nemici. L’inarrestabile (?) avanzata dell’invencible armada islamista, con le quotidiane carneficine del terrorismo antiscita a Baghdad, esegue il mandato Usraeliano e dei satrapi del Golfo di far fuori la marca irachena del detestato Iran. Nella tripartizione sunniti, curdi, sciti, questi ultimi diventino una specie di Kosovo e non si sognino di appoggiarsi al fratellone iraniano e di sostenere quello siriano. Alla sedizione pseudo-democratica, colorata di stelle e strisce, della prole dei potentati di Hong Kong (siamo in attesa che spuntino i soliti cecchini addestrati in Mossad o in Colombia), nostalgici dei fasti di quando chi li governava veniva nominato direttamente da Sua Maestà britannica, si affiancano le stragi degli islamisti separatisti simil-ISIL dello Xinjiang; che la Cina non s’illuda di farla franca con quel suo “patto d’acciaio” anti-dollaro con Russia, Bielorussia, Kazakistan e altri.
E nemmeno la Russia di Putin, che con la neutralizzazione dei terroristi ceceni (celebrati dall’estrema “sinistra” all’estrema destra di Adriano Sofri), non pensi di aver posto fine alle trame interne della Cia. Con l’incidente mortale fatto capitare nell’aeroporto di Mosca al Mattei francese della Total, De Margerie, grande amico di Putin nell’interesse del suo paese piuttosto che degli anglosionisti, una quinta colonna anti-russa si è dimostrata viva e vegeta. Fantastico come i giocolieri dell’informazione nostrana (ovviamente tutti “colorati”) trasformino la risposta della polizia di Hong Kong, un unico impiego di idranti in due settimane contro chi assaltava edifici governativi, in pogrom tipo ghetto di Varsavia. Quanto più civili e moderati i nostri sbirri, o quelli americani, o tedeschi, o britannici, o spagnoli, o francesi, che studenti, pastori, pensionati, licenziati, terremotati, intossicati, spiantati, accolgono con snack e violette. Tipo Diaz.
Al di là dell’Oceano la stessa centrale terroristica alza il tiro in Venezuela. Fallita la destabilizzazione con il terrorismo diffuso delle guarimbas, sventato l’attentato contro il presidente Maduro, si dedica ora, partendo dal deputato Robert Serra, amatissimo protagonista del chavismo, e da sua moglie, ad ammazzare politici di prima linea. E non ci si illuda che il massacro dei 42 studenti a Iguala, nello Stato messicano di Guerrero, in parte uccisi nel corso della manifestazione contro il degrado dell’istruzione, in parte torturati, trucidati, bruciati e fatti sparire in fosse comuni da polizia e narcos, come sempre uniti, rappresenti un’efferatezza occasionale. In Messico è in atto lo stesso genocidio che è affidato a Ebola nell’Africa Occidentale delle ricchezze minerarie e dei due laboratori Usa (In Sierra Leone e Liberia) per la guerra biologica.
E’ la “guerra alla droga”, gemella di quella al terrorismo, dettata da Washington agli ultimi due presidenti, Felipe Calderon e Enrique Pena Nieto,  per giustificare quella militarizzazione “anti-narcos” del paese che serve all’indisturbata attuazione del NAFTA, il trattato di libero scambio Messico-Usa di cui il TTIP, in arrivo da noi, è la copia aggiornata. 100mila morti ammazzati da militari e narcos, in gran parte femminicidi, sotto Calderon e Pena Nieto, per stroncare qualsiasi fermento di lotta di classe, seminare paura e permettere il libero dispiegarsi della coppia neoliberismo- narcotraffico che alimenta mercato e banche statunitensi.
Si chiude la dispensa latinoamericana
Colpi di coda da cobra ferito dell’imperialismo che si vede sottrarre l’America Latina, già sua dispensa, da un movimento che continua ad affermarsi e crescere. Con Evo Morales, rivoluzionario di punta del continente, al terzo mandato con il 60% dei voti, a dispetto di tutti gli intrighi dell’ambasciata Usa; con Rafael Correa in Ecuador che, con l’80% di gradimento, neutralizza golpe e destabilizzazioni ammantate di indigenismo; con Cristina Kirchner  in Argentina che non si piega e rilancia contro lo strangolamento tentato dagli avvoltoi bancari; con Dilma Rousseff in Brasile che, al netto delle sue disastrose politiche sociali ed economiche e della complicità con i vampiri terratenientes, almeno tiene testa a Washington; con l’ALBA e la crescente integrazione latinoamericana dai forti tratti antiliberisti e antimperialisti.
E’ ovvio a chiunque non sia imbambolato dalle giaculatorie dei coristi di regime che l’IS, oltre a sistemare il Medioriente e incendiare aree asiatiche e africane, deve servire a eliminare ogni opposizione in Occidente al processo di nazificazione così bene sperimentato a Kiev. L’esibizione, sotto regia altamente professionale, degli abomini compiuti da questi super-ascari del nuovo colonialismo, le minacce a Obama, Gerusalemme, Roma, papa, gli sfracelli minacciati dalle nostre parti, rinverdiscono la strategia dell’11 settembre e successivi carnai a Londra, Madrid, Mumbai, Boston, Mosca. La gente stava uscendo dalla notte della paura e minacciava di riflettere sugli schiaffi che continua a ricevere da terroristi genuini, quelli di casa, anzi, del Palazzo, a forza di neoliberismo e fascistizzazione. E anche sulle decapitazioni e frantumazioni di massa che i presunti crociati anti-terrorismo e anti-droga travestono da esportazione di democrazia e diritti umani a Gaza, Donbass, Afghanistan-Pakistan,Yemen-Somalia, Iraq, Siria. Con il fantoccio Obama siamo semplicemente alla coppia di pupi neocon Bush-Cheney 2.0.
Canada: il nipotino dell’11 settembre
Avendo i servizi occidentali supervisionato le spedizioni in Libia, Siria e Iraq di alcune decine di migliaia di propri cittadini, quali agenti e quali fulminati sulla via dell’Islam demenziale, non poteva tardare la materializzazione del mostro islamico a casa nostra. Giorni fa ha scelto il Canada del premier Harper, il più accanito sguattero di Wall Street, sempre primo a schierare campagne di menzogne e cannoni a fianco del potente vicino. E così ecco uno psicopatico canadese, immancabile “lupo solitario”, infestato da precedenti penali per droga e furto, ideale soggetto da ricatto e manipolazione, detto da tempo sotto sorveglianza della polizia, che, indisturbato, ne combina di tutti i colori per decine di minuti, fucila soldati per strada e irrompe indisturbato in parlamento, dove sparacchia per un bel po’. Se ai canadesi, e a noi altri che osserviamo da fuori in attesa che qualcosa del genere capiti anche a noi, è rimasto un barlume di raziocinio, dovremmo poter disintegrare il morso della paura con un’esplosione di risate omeriche.
Non solo ci vogliono far passare per rigurgito del terrorismo IS (poi scopriranno il retroterra islamista del “lupo solitario”; sanno scegliere bene i soggetti da manipolare e sacrificare) uno sbarellato mitomane schizofrenico, dedito all’alcol e alla palestra, sotto stretto controllo poliziesco. Ci raccontano pure che, dopo i rimbombi delle terribili minacce islamiste, si era passati al ”massimo grado di allerta antiterrorista”, che ogni cosa era vigilata e sotto controllo, che i siti strategici erano protetti, che per porti, aeroporti e stazioni non sarebbe passato neanche uno spillo terrorista. E poi gli scappa tra le dita un energumeno cui avevano addirittura confiscato il passaporto perché aveva annunciato la sua adesione all’IS.  E il parlamento di Ottawa non è il sito più strategico di tutti?
Dicono, i responsabili della sicurezza, che “l’attacco ha preso le autorità di sorpresa”. Ma pensa!  E’ da settimane che i servizi canadesi agitano il pericolo di attentati terroristici. Il quotidiano “National Post”, poche settimane fa, aveva pubblicato estratti di un rapporto dell’intelligence in cui si diceva che le autorità erano sul chi vive per la “possibile imminenza di un attacco dalle parti di Ottawa. Obiettivo appetibile per la presenza di numerose istituzioni, governo, parlamento, ambasciate, installazioni militari…” Si arrivava, da veri veggenti, a ipotizzare che “un simile attacco sarà probabilmente effettuato da un attore solitario, o da un piccolo gruppo che si sarebbe valso di fucili e ordigni improvvisati”. Era il copione. Fedelmente eseguito. Ciò che fa sghignazzare – e ragionare –  è come questi complottisti delle False Bandiere, stretti tra il mandato di compiere attentati e il ruolo di garanti della sicurezza, debbano trovare un’armonia tra la grancassa della paura, da instillare a fini di controllo, repressione, Stato di Polizia, e il violino delle rassicurazioni sulla sconfitta del terrorismo, per continuare ad essere credibili e votati. L’ambaradan di baggianate, che accompagna immancabilmente le operazioni False Flag dei vertici mondiali del terrorismo, fin dall’11 settembre, nasce da questa contraddizione. Lo dobbiamo ai fumogeni dei media, “sinistri” in testa, se questi nonsense passano
Ottawa, come Londra, Madrid, Mumbai…. figlie della madre di tutte le False Flag
Per un’occhiata sobria sui fatti di Ottawa, come su tutti quelli del genere che l’hanno preceduta e che li seguiranno, conviene tornare alla madre di tutte le False Flag.Quella che ha generato i vari mostricciatoli successivi, fino allo squilibrato di Ottawa. L’11 settembre 2001 nessuna parte dell’apparato della Sicurezza Nazionale ha funzionato. Per la prima volta nella sua storia, la US Air Force non è riuscita a far decollare i suoi aerei. Il Consiglio Nazionale di Sicurezza non ha battuto ciglio. Tutte e 16 le agenzie di intelligence Usa,  come quelle Nato e israeliane, sono rimaste al palo. I controlli del traffico aereo non hanno visto e non hanno mosso. La sicurezza aeroportuale è fallita in quattro aeroporti alla stessa ora nello stesso giorno. 3000 persone sono morte nello Stato che vanta il più poderoso apparato di spionaggio e sicurezza del mondo e della storia. Per colpa di presunti piloti che avevano dimostrato di non sapere pilotare neanche un ultraleggero.
Ci si sarebbe aspettati uno tsunami di domande poste dalla Casa Bianca, dal Congresso, dai media. Si è  resistito per un anno alle richieste delle famiglie delle vittime per una commissione d’inchiesta e quando una combriccola di politici l’ha formata, le sue conclusioni non hanno saputo rispondere a un interrogativo che fosse uno sul perché siano crollati torri costruite per resistere a ben altro che a un focarello di carburante e perché un Boeing enorme sia svanito in una bolla di vapore dopo aver fatto un buco di sei metri nel muro del Pentagono. Il presidente, vicepresidente e consulente legale della Commissione hanno ripetutamente denunciato reticenze, sabotaggi e negazioni di informazioni da parte del governo.
Non c’è stata l’incriminazione di un solo responsabile della catastrofe e dei relativi fallimenti. Ma i risultati programmati si sono ottenuti. I regimi criminali di Bush e Obama hanno utilizzato l’11/9 per uccidere, mutilare, sradicare, milioni di musulmani in sette paesi, nessuno dei quali aveva niente a che fare con le Torri. Intere generazioni in Occidente sono state indotte a diffidare e temere i musulmani. Le stesse generazioni stanno facendo i conti con Stati di polizia che hanno cancellato diritti, riservatezza, tutele costituzionali e si sono dotati di arbitrio assoluto in tutti i settori della vita. Sono state immerse in guerre senza fine, alimentate grazie alla negazione dei loro bisogni. Generazioni imprigionate in società in cui la verità è stata rimpiazzata dalla ripetizione infinita di menzogne.
Terroristi e quaquaraquà  con le bandierine false
Mutatis mutandis e si parva licet componere magnis, passando alla vista corta sul palcoscenico dei pupi nostrani e osando confrontare farse con tragedie, false bandiere con bandierine false, ecco il rastrellamento dei detriti di una “sinistra” dalle mille sconfitte, dai mille cedimenti, dai mille tradimenti, ridicolmente operata “nel nome dell’unità delle sinistre” da naufragi SEL e birichini anti-Renzi del PD, subito contrastata, “nel nome dell’unità delle sinistre”, dai residui grassiani del peggiore PRC, rinominatisi “Sinistra-Lavoro”. Tutti buoni per ogni stagione, purchè titolata “centrosinistra”, in modo da occultare lo strato di merda politico-morale che gli permette di incollarsi alle ambite poltrone. Nello sgabuzzino di queste sbandati Brancaleone, guidate da leader macchiatisi di ogni nefandezza consociativa, cercano briciole di formaggio anche gli ultimi vermicelli dell’altra Europa di Tsipras, guidata dalla bilderberghiana Spinelli. False Flag come IS, Erdogan, Peshmerga, i “democratici” di Hong Kong o di Kiev, i rivoluzionari di Siria o Libia? Sì, se uno, appunto, si permette di “componere” tafani colorati di rosso, ma muniti di pungiglioni neri, e avvoltoi a stelle e strisce.
C’è nel nostro paese una massa critica autentica, l’unica, che, dal parlamento alle piazze, si oppone al regime piduista-iperfascista del coniglio mannaro? Si battono alla grande i parlamentari 5 Stelle, a dispetto di un leader a rischio di stereotipo e che insiste a combinare fulmini di giusta guerra con schizzi fuori dal vaso? Sono piene le piazze di furibondi licenziati, disoccupati, senzatetto, senzascuola, senzasilo, senzambiente, senzasalute, senzapensione, senzavoce, senzadomani, senzafaccia? Ebbene, ecco la falsa bandierina di “sinistra”. Cioè il depistaggio, l’arma di distrazione di massa, la deviazione verso l’ordinato vivere e convivere. Che svettano le bandierine civili delle unioni omosessuali (quelle delle coppie di fatto etero nessuno se le fila), che ci si assordi con la grancassa della violenza degli uomini (purchè non in Messico…), che ci si anneghi nell’alluvione di lacrime sui migranti (senza mai dire chi li fa migrare), che si inorridisca davanti agli abominii islamici e si dimentichi i serial killer di massa tra le nostre file.
Così si oscurano gli striscioni della collera sociale e si silenziano le voci delle mille rivolte possibilissime e necessarie. Emblematico il “manifesto”: i primi tre paginoni tutto un peana al sindaco di Roma Marino per le sue registrazioni, puramente demagogiche, di matrimoni gay, mentre scompare dai radar la cacciata a selciate – al diavolo l’art.18, “licenziare è di sinistra” – di quasi 200 orchestrali e coristi dell’Opera con rispettive famiglie. E scompare il collasso definitivo della capitale delle buche, delle periferie terzomondiste, dei trasporti scoppiati, della monnezza dilagante, dello sfacelo culturale. Scoprire dove è la False Flag.
E chi si preoccupa più di queste prostitute/i dilettanti allo sbaraglio che però sono bravissime a infilarci coltelli nella schiena mentre ne osserviamo – e magari sbertucciamo – le gagliarde fanfaronate a maniche arrotolate o con leggins dipinti sulle natiche nei postriboli delle tenutarie televisive? Il Chicago boy de noantri, il grullo parlante con la faccia da Mr. Bean e la mannaia di Mr. Hyde, e le sue corifee da vetrina Upim, manifestazione, inarrivata nella storia patria, di protervia, scaltra idiozia e abissale volgarità, stanno evolvendo in desertificazione la gramigna cerebrale coltivata appassionatamente nel ventennio berlusconiano. Ventennio che, a sua volta, ha fatto sembrare quello mussoliniano un Parnaso del pensiero e dello stile. L’avreste mai detto che un buzzurro di provincia, assolutamente senz’ arte né parte, dotato solo di chiacchera da imbonitore di sciroppi curatutto, avrebbe potuto condurre una nazione al matrimonio tra ex-PCI e criminalità organizzata, lasciandoci tutti quanti, come Loth, statue di sale? Da dove si snodano le spirali del suo dna? Da Salerno 1944, dove pure si parlava di “svolta”?
Genova… per loro
Il disastro, la vergogna di Genova sono l’epitome di questo regime di fancazzisti con la svastica tra le sinapsi e fregole Gestapo negli ormoni. E’ l’ennesima catastrofe, morti, famiglie e lavoro di vite intere distrutte, una collera oceanica  che giustamente sbatte contro i contrafforti del potere assassino, dove gli omuncoli responsabili, Burlando, Doria, Renzi e tutti i suoi predecessori fino all’accoppiata De Gasperi-Togliatti, stanno rintanati in attesa di qualche Robespierre. Per il TG3 mi sono fatto l’alluvione del ’92 e del ’93, prima c’erano state altre, dopo ne sono venute altre. E Burlando (nomen omen) era sempre lì, un ras ligure che ha sgovernato la sua gente nel nome dei peggiori malfattori del cemento e del ladrocinio. Doria, con quella faccia da allocco, ovviamente SEL, ce l’ho nel mio docufilm “Fronte Italia” mentre giura “Il Tav del Terzo Valico s’ha da fare, senza se e senza ma”. E la collina della Valpolcevera, disboscata e squartata per aprirci la voragine del tunnel TAV, è stata la prima a franare sulla città e sui binari, buttando nella scarpata una Freccia Bianca. Paradossale? No, logico, consequenziale.
Questo faccione da corrotto felliniano me lo sono trovato davanti in cabina di guida, mentre inaugurava, da ministro dei trasporti, un altro treno veloce. Gli chiesi: “Ma a che serve correre sempre più veloci?”. Rimase imbambolato, poi disse: “A guadagnare tempo”. Io: “Per cosa?” Si voltò dall’altra parte, verso l’AD delle FFSS, Necci, quello che, con lui, ha distrutto la migliore rete ferroviaria d’Europa. Quanto a Renzi,  rifiutatosi di proclamare per Genova lo stato di calamità, or ora ha dimezzato i quattro soldi che erano stati stanziati. Quegli altri, che la regione aveva e che dovevano far partire i lavori, erano rimasti in cassa, a maturare interessi. Altro che burocrazia.
Questo squallido guitto plebeo non è comunque da sottovalutare. Dal crepuscolo dell’Occidente arrivano i quattro cavalieri dell’Apocalisse, banchieri, armaioli, petrolieri, agrochimici. Hanno scoperto questo omino di burro su una carrozzella delle Cascine e lo hanno messo sul cocchio del tiro a quattro diretto al Paese dei balocchi. I quattro cavalli si chiamano guerra, usura, fame, clima. Per fermarli bisognerebbe fare come gli studenti messicani di Iguala che incendiano municipi, a cominciare da quello del sindaco mandante della strage. Ma a noi sono già spuntate le orecchie di somaro e non udiamo il calpestio degli zoccoli in arrivo.
 Pubblicato da alle ore 10:11

Il governo taglia 100 mln di euro ai malati non autosufficienti. Aisla: una vergogna!

sabato, 25, ottobre, 2014
 
“L’intenzione del Governo di tagliare 100 milioni di euro dal Fondo per le non autosufficienze, portandolo da 350 a 250 milioni è una vergogna: molti malati gravi, non autosufficienti, non avrebbero più il sostegno all’assistenza domiciliare e in molti casi sarebbero costretti a rivolgersi alla rete ospedaliera e assistenziale con un conseguente aumento dei costi a carico del Sistema Sanitario Nazionale”, lo affermaMassimo Mauro, presidente di AISLA, l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, aderente alla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH).
 
AISLA ha partecipato oggi a Roma all’incontro tenutosi al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, cui hanno preso parte Franca Biondelli, sottosegretario al Lavoro e Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia.
 
“Il Governo ha ribadito l’intenzione di tagliare 100 milioni di euro dal Fondo per le non autosufficienze che è fondamentale per garantire un sostegno per l’assistenza domiciliare a migliaia di malati gravi e non autosufficienti, tra cui le 6000 persone che in Italia sono affette da SLA. AISLA si oppone a questa decisione che, se confermata, lascerebbe senza aiuto e sostegno migliaia di malati e famiglie, già provati dalle difficoltà, anche economiche, determinate dalle malattie, con pesanti ricadute sociali”.
 
Renzi dotrebbe chiedere alla UE di dimezzare i fondi da regalare alla Tunisia (200 milioni di euro per fantomatiche “riforme”) e destinarli ai nostri malati di Sla.

Studi Scientifici: I Complottisti Sono Più Sani di Mente

di K. Barrett

Recenti studi scientifici realizzati da psicologi e sociologi statunitensi e britannici hanno chiarito che, al contrario di quanto tradizionalmente affermato dagli stereotipi diffusi dalla cultura di massa, le persone etichettate come ‘teorici della cospirazione’ siano più sane ed equilibrate rispetto a chi accetti supinamente le versioni ufficiali dei fatti contestati.

Lo studio più recente è stato pubblicato lo scorso 8 luglio dagli psicologi Michael J. Wood e Karen M. Douglas dell’Università del Kent (Regno Unito), ed intitolato E l’edificio 7? Studio Psicologico Sociale di Discussione Online sulle Teorie del Complotto sull’11 Settembre. Lo studio ha confrontato numerosi commenti di tipo ‘cospirazionista’ e ‘convenzionalista’ (anti-cospirazione) postati da utenti di siti di notizie online.

Con grande stupore i ricercatori hanno scoperto che i commenti a supporto della teoria del complotto fossero numericamente maggiori rispetto a quelli che continuano a reputare valide le versioni dei fatti diramate dai media convenzionali. “Dei 2.174 commenti raccolti, 1.459 sono stati catalogati come cospirazionisti e 715 come conventionalisti.” In altri termini, coloro che non credono alle versioni ufficiali di eventi come l’11 Settembre e l’omicidio di JFK sono risultati essere più del doppio rispetto a quelli che credono alle versioni ufficiali. Il che in parole povere significa che il rapporto si è invertito, e che la saggezza convenzionale oggi è espressa dai cosiddetti ‘complottisti’ mentre le persone che non credono alle cospirazioni stanno diventando una sparuta minoranza.

Forse anche perché il loro parere ha smesso di essere espressione della maggioranza, i commentatori anti-cospirazione tendono a tradire una forte rabbia ed ostilità: “Lo studio ha dimostrato che i soggetti che supportano la versione ufficiale dei fatti dell’11 Settembre si esprimano generalmente in modo più ostile nel tentativo di persuadere chi la pensi in modo diverso da loro.”

Si è inoltre appurato che gli avversatori delle teorie del complotto, oltre che fortemente ostili siano anche più tendenti al fanatismo. Secondo costoro la versione in base a cui 19 arabi – nessuno dei quali provvisto di adeguate competenze di pilotaggio aereo – sarebbero riusciti a commettere il crimine del secolo sotto la direzione di un dializzato nascosto in una grotta in Afghanistan – sia indiscutibilmente vera. I cosiddetti cospirazionisti – dal canto loro – non pretendono di avere una teoria del tutto esplicativa degli eventi: “Coloro che sostengono che gli attentati dell’11 Settembre siano stati in realtà una cospirazione governativa, non mirano a promuovere una specifica teoria esaustiva, ma solo a smentire la versione ufficiale. “
In breve, lo studio scientifico elaborato da Wood e Douglas suggerisce che lo stereotipo negativo del ‘complottista’ – un fanatico ostile che sostiene con piglio ideologico le versioni ipotizzate dalla propria ‘setta’ di appartenenza – in realtà descriva accuratamente le persone che difendono le versioni ufficiali, non quelle che le contestano.

Lo studio ha anche rilevato come i cosiddetti ‘complottisti’ abbiano una migliore visione d’insieme e discutano il contesto storico (ad esempio la contestualizzazione dell’assassinio di JFK rispetto ai fatti dell’11 Settembre) in misura maggiore degli anti-cospirazionisti. Ed ha verificato che i cosiddetti complottisti non amino sentirsi definire ‘complottisti’ o ‘teorici della cospirazione.’

Questi risultati sono amplificati nel nuovo libro Conspiracy Theory in America del politologo Lance DeHaven-Smith, pubblicato all’inizio di quest’anno dalla University of Texas Press. Il prof. DeHaven-Smith spiega come mai la gente non gradisca essere definita: ‘complottista.’ L’espressione – infatti – fu coniata ed ampiamente diffusa dalla CIA per diffamare coloro i quali sollevassero dei dubbi sulla versione ufficiale dell’assassinio di JFK!

“La campagna della CIA per diffondere l’espressione ‘teoria del complotto’ ebbe l’obiettivo di rendere chi non credesse alle versioni ufficiali oggetto di scherno e ostilità da parte del resto della collettività, e bisogna ammettere – purtroppo – che si sia rivelata una delle iniziative di propaganda di maggior successo di tutti i tempi.”

In altri termini, coloro i quali usino sotto forma di insulto le espressioni ‘teoria del complotto’ e ‘complottista’ stanno reagendo nel modo preventivato ad una documentata, indiscussa, storicamente reale cospirazione posta in essere dalla CIA per coprire l’assassinio di JFK. Quella campagna, tra l’altro, era completamente illegale, e gli agenti della CIA che vi furono coinvolti erano dei criminali; alla CIA infatti è legalmente proibito di condurre operazioni sul territorio ‘amico’, tuttavia è dimostrato che essa infranga regolarmente il divieto, compiendo operazioni su territorio nazionale che spaziano dalla propaganda agli omicidi.

DeHaven-Smith spiega anche il motivo per cui coloro che dubitano delle versioni ufficiali di eventi criminali tendano ad analizzare il contesto storico. Nel suo testo fa notare che un gran numero di sinistre cospirazioni che si rivelarono autentiche appaiano fortemente relazionate a molti crimini di stato contro la democrazia non ancora provati. Un esempio evidente è il legame tra gli omicidi di JFK ed il fratello Robert FK, i quali hanno dato via libera a presidenze intenzionate a proseguire la guerra del Vietnam (e a delegare l’emissione della moneta a banche private – n.d.t.). Secondo DeHaven-Smith, è necessario discutere gli “omicidi Kennedy” al plurale, in quanto i due omicidi sembrano essere aspetti di uno stesso grande crimine.

La psicologa Laurie Manwell della University of Guelph concorda sul fatto che l’etichetta coniata dalla CIA: “teoria della cospirazione” ostacoli le normali funzioni cognitive. In un articolo pubblicato sulla rivista America Behavioral Scientist (2010), asserisce che le persone ‘anti-complottiste’ non siano in grado di ragionare con lucidità su tali apparenti crimini contro la democrazia proprio per effetto della loro incapacità di elaborare informazioni che siano in conflitto con una linea di pensiero che è stata loro inculcata precedentemente.

Nello stesso numero di ABS, il professor Steven Hoffman dell’Università di Buffaloaggiunge che gli individui avversi alle teorie cospirative siano soggetti a un forte bias di conferma (v. correlati) – cioè, piuttosto che prendere atto della realtà dei fatti cercano informazioni che confermino le loro convinzioni preesistenti facendo ricorso a meccanismi irrazionali (come l’etichetta di ‘complottista’) per evitare di confrontarsi con informazioni contrastanti.

L’estrema irrazionalità di chi attacca le ‘teorie della cospirazione’ è stata abilmente esposta anche dai docenti di comunicazione della Boise State University Ginna Husting e Martin Orr. In un articolo del 2007 dal titolo Meccanismi Pericolosi: l’Idea di Complottismo Come Strategia di Esclusione Transpersonale hanno scritto:

“Se io ti definisco complottista, mi importa ben poco se tu stia effettivamente dibattendo di una cospirazione realmente esistente o se hai semplicemente sollevato una questione che preferisco non vedere ..averso questa etichetta sto strategicamente escludendoti dalla sfera in cui discorsi pubblici e dibattiti generano dei conflitti.”

Ma ora, grazie a internet, le persone che mettono in dubbio le versioni ufficiali non sono più escluse dal dibattito pubblico; dopo 44 anni di dominio la campagna ordita dalla CIA per soffocare il dibattito pubblico con la scusa del complottismo è giunta alla frutta. Negli studi accademici, così come nei commenti postati sotto le notizie, le voci che sostengono la possibilità del complotto sono ormai più numerose – e più razionali – di quelle che continuano a supportare le versioni ufficiali.
Per cui c’è poco da meravigliarsi se i cosiddetti ‘anti-complottisti’ appaiano sempre di più come una setta di ostili, paranoici individui manovrabili.
Tratto e tradotto da Anticorpi
Fonte
http://freeondarevolution.blogspot.it/2014/10/studi-scientifici-i-complottisti-sono.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+FREEONDA+(F+r+e+e+o+n+d+a)

TASSATORI SERIALI

Non solo l’aumento tassazione sui risultati di gestione dei fondi pensione di cui abbiamo discusso QUI, ma nella Legge di Stabilità sono contenute una serie di norme, talune anche assai inquietanti, che, oltre a confermare lo stato di aggressione fiscale perpetrato dal governo facendo carta straccia dei diritti dei contribuenti e dei risparmiatori, tendono ad ingannare l’opinione pubblica, che negli osceni dibattiti televisivi sente parlare di tagli di tasse che in realtà  non ci sono.
 
E’ il caso, ad esempio,  delle deduzioni del costo del lavoro che avranno effetto dal 2015, e che quindi si rifletteranno nella dichiarazione Irap del 2016. Il cui minor gettito derivante da una base imponibile più ristretta, verrà recuperato dall’aumento al 3,9% dell’aliquota Irap,  che però avrà effetto retroattivo  dal 01/1/2014. Così come avrà affetto retroattivo (dall’1 gennaio 2014) anche l’aumento della tassazione del risultato di gestione dei fondi pensione, che passa dall’11.5% al 20%Il tutto, in barba allo statuto dei contribuenti che vieta tali pratiche.
 
Se le misure inserite nella Legge di Stabilità dovessero essere confermate, dal primo gennaio 2015 verrà introdotta la tassazione al 26% anche sulle plusvalenze delle polizze vita incassate dagli eredi dell’assicurato che finora erano esentati. Quindi, contrariamente  a quanto scritto sui contratti, i beneficiari pagheranno le tasse sui guadagni maturati dalla sottoscrizione del contratto fino al momento della morte dell’assicurato, demolendo la finalità principale di questi  prodotti che era quella di offrire tutela agli eredi.
C’è poi lo spauracchio della clausola di salvaguardia, pronta a scattare se la fragilità dei conti pubblici dovesse richiederlo. In pratica, per offrire adeguate garanzie a Bruxelles, il testo della Legge di Stabilità ha messo nero su bianco un aumento dell’aliquota Iva agevolata del 10% di 2 punti percentuali nel 2016 e poi di un altro punto (13%) nel 2017. Mentre l’attuale aliquota ordinaria del 22% salirebbe al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e addirittura al 25,5% nel 2018.

Canada, ministro degli Esteri ipotizza legame fra l’attacco al Parlamento e guerra all’Isis

Ottawa – Mercoledì un terrorista, dopo aver attaccato ed ucciso una sentinella presso il memoriale militare nella tranquilla Ottawa, ha aperto il fuoco nella sede parlamentare, dove è stato a sua volta ucciso. Non era mai avvenuto un episodio simile in tutta la storia contemporanea del Paese delle grandi foreste.

Il Canada ha appena iniziato ad uscire dallo stato di torpore quando sono emersi dei particolari shoccanti. Entrambi i radicali erano canadesi originari. Sia Michelle Zehaf-Bibo, 32 anni, che ha aperto il fuoco ad Ottawa, sia il suo compaesano Martin Couture-Rouleau, 25 anni, studiavano e lavoravano in Canada.
Il ministro degli Esteri canadese John Baird, parlando al telefono con il segretario di Stato Usa John Kerry, ha detto che puo’ esserci un legame tra le sparatorie di ieri a Ottawa e la partecipazione del Canada alla campagna aerea guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato islamico.

“Il mio messaggio è: Questo è perché siamo con voi, questo rende solo la nostra determinazione più forte”, ha scritto Baird su Twitter a proposito della conversazione con Kerry. Proprio martedì il Canada aveva inviato in Medioriente otto caccia bombardieri per unirsi nella coalizione che combatte contro l’Isis.

I media occidentali scrivono che lo Stato islamico avrebbe invitato i suoi sostenitori a compiere attacchi contro i Paesi occidentali, compreso il Canada, che stanno partecipando alla coalizione internazionale anti Isis guidata dagli Stati Uniti.

Si prevedeva che sarebbe potuto accadere, vista la diffusione del fanatismo islamico radicale fra i giovani delle comunità islamiche nei paesi occidentali e fra i nuovi “convertiti” alla jihad. Nei paesi europei i servizi di intelligence calcolano che ci siano almeno 5.000 europei che combattono nelle milizie dei terroristi che operano in Siria ed in Iraq. Tuttavia si erano sottovalutati i rischi di questo fenomeno e si era trascurato il fatto che proprio alcuni paesi europei, come Francia e Gran Bretagna (assieme agli Stati Uniti) avevano contribuito ad armare ed addestrare questi gruppi che risultavano utili per rovesciare il regime di Al Assad in Siria.

Di questa complicità dei paesi occidentali esistono una quantità di prove e documenti presi anche dai campi di addestramento creati per l’occasione in Giordania ed in Turchia. Si sapeva e si sa che paesi come l’Arabia Saudita ed il Qatar, assieme alla Turchia, hanno sostenuto ed appoggiato questi gruppi che operavano in Siria da cui è nato poi l’ISIS, tuttavia i governi occidentali ed i media hanno occultato il fenomeno ed hanno finto di vedere “ribellioni democratiche” dove c’era invece un esercito di mercenari di provenienza da più di 80 paesi, fomentato dall’estero.

L’Occidente rischia di dover raccogliere presto la cattiva semina fatta di alimentazione dell’odio e del fanatismo settario che ha contribuito ad alimentare in Medio Oriente per i propri  interessi.

Fonti: Italian Irib                    Cbc.ca.news

http://www.controinformazione.info/canada-ministro-esteri-ipotizza-legame-fra-lattacco-al-parlamento-e-guerra-allisis/

George Soros mette in guardia l’Europa dalla “minaccia esistenziale russa”

visto che tale miliardario si spaccia tanto per filantropo li cacci lui 20 miliardi per Kiev

Ed esorta Ue e Fmi a prestare 20 miliardi di dollari a Kiev

Se anche George Soros sembra iniziare a preoccuparsi e si dedica alla scrittura di editoriali, allora Putin sta veramente vincendo, ironizza il blog ZeroHedge.
Ecco i punti salienti di ciò che il fondatore di Open Society ha da dire sulla “minaccia esistenziale russa” in un editoriale appena pubblicato sulle le pagine del “New York Review of Books” :

“La Russia ha lanciato una sfida all’esistenza stessa dell’Europa. Né i leader europei né i loro cittadini sono pienamente consapevoli di questa sfida o conoscono il modo migliore per fronteggiarla. Attribuisco questo principalmente al fatto che l’Unione europea in generale e la zona euro, in particolare, hanno smarrito la loro strada dopo la crisi finanziaria del 2008.
L’Europa non riesce a riconoscere che l’attacco russo in Ucraina è indirettamente un attacco contro l’Unione europea e i suoi principi di governance. Dovrebbe essere evidente che non è opportuno per un paese, o un’associazione dei paesi, in guerra perseguire una politica di austerità fiscale come l’Unione europea continua a fare.
Tutte le risorse disponibili dovrebbe essere messo a servizio dello sforzo bellico, anche se ciò comporta correre su deficit di bilancio”.

E aggiunge:

“Il FMI dovrebbe fornire una iniezione di liquidità immediata di almeno 20 miliardi di dollari con la promessa di ulteriori aiuti quando necessario. I partner dell’Ucraina dovrebbero fornire un finanziamento supplementare subordinato alla realizzazione del programma del FMI”.
La minaccia “esistenziale” russa non è altro, per Soros, che una scusa per porre fine all’intero esperimento dell’austerità e tornare ai vecchi metodi di spesa.

Ironia della sorte, questo è esattamente quello che ZeroHedge aveva predetto sarebbe successo, con i soli globalisti neocon a sperare che la guerra civile in Ucraina sarebbe diventata una guerra tra Russia e Ucraina. Per ora, questo piano è fallito ed è per questo che l’ISIS è stato portato sulla scena.
L’unica cosa che non è menzionata è che le persone che otterrebbero il massimo da questa ultima spesa folle del FMI sarebbero, avete indovinato, i miliardari come George Soros, naturalmente.

Tratto da L’Antidiplomatico
http://www.controinformazione.info/george-soros-mette-in-guardia-leuropa-dalla-minaccia-esistenziale-russa/#more-7276

Morire di tasse. In Grecia i debiti accumulati per imposte non pagate supera i 70 miliardi di euro

LE TASSE SONO SEXY e servono a dare ai beno abbienti tutto il necessario per vivere una vita dignitosa.
In Italia i servizi non ci sono perché siam tutti evasori, narra la leggenda prodiana bersaniana
grecia3
La spirale tra imposte non pagate, austerità e sovratassazione in Grecia continua. Molti contribuenti costretti a scendere a patti con lo stato per pagare vecchie pendenze mese per mese, non riescono a pagare le tasse richieste per l’anno successivo. Con tutta la buona volontà, semplicemente non ci sono risorse per un paese in cui tre cittadini su cinque, secondo un ultimo rapporto della Commissione bilancio del Parlamento, hanno superato o stanno per superare la soglia di povertà.
Il quotidiano greco Kathimerini riporta nello specifico come i debiti accumulati sulle tasse verso lo stato da parte dei cittadini greci hanno toccato un nuovo record a settembre con la cifra di 70,16 miliardi di euro– rispetto ai 69,24 miliardi di euro ad agosto – secondo cifre rese note dal Segretario Generale per le rendite pubbliche ieri. Solo nel mese di settembre i contribuenti hanno quindi accumulato debiti pari a 923 milioni di euro. Nel periodo tra gennaio e settembre, lo stato è riuscito ad ottenere solo 2,69 miliardi di euro di arretrati (il 14% circa), non toccando l’obiettivo posto dalla troika per due miliardi di euro.
Lo stesso è accaduto con i debiti contratti con la Compagnia elettrica nazionale, la DEH. I debitori hanno stipulato accordi per pagare gli arretrati, ma non sono stati in grado di farlo.
Notizia del: 22/10/2014