TFR: Tradimento di Fine Rapporto? Un’altra idea di Matteo Renzi.

Dopo gli 80 auro elettorali ecco la nuova pensata del Presidente del Consiglio: trasferire il TFR in busta paga per dare maggiore liquidità ai lavoratori ma la proposta è tutt’altro che conveniente, lo racconta il prof. Beppe Scienza.

di Davide Amerio

L’ultima boutade del Presidente Renzi è passata un po’ sotto traccia subito mitigata dal ministro Padoan che ha affermato come siano in corso discussioni sull’argomento.

La proposta, che si ricollega all’iniziativa degli 80 euro poco prima della campagna elettorale del maggio scorso, non è sfuggita all’attenzione del Prof. Beppe Scienza, docente di matematica presso l’Università di Torino e spina nel fianco di banche e assicurazioni.

Già nel 2007 Scienza condusse una personale battaglia per informare i cittadini sui rischi imposti dall’allora riforma del Tfr che forzava i lavoratori a spostare il proprio Tfr nei fondi pensione gestiti da banche e assicurazioni con la promessa di rendimenti esclusivi. La storia dei rendimenti finanziari di questi anni  hanno confermato le sue fosche previsioni.

Per quanto riguarda la proposta di Renzi che vorrebbe in questo modo creare della liquidità per favorire i consumi (e la fantomatica ripresa) il professore indica sette motivi per i quali la proposta è inequivocabilmente da bocciare (i titoli dell’elenco sono quelli da lui specificati nel suo intervento sul sito di Beppe Grillo):

1- E’ una furbata! Gli 80 euro erano denaro messo in gioco dallo Stato verso chi l’ha percepito. I soldi del Tfr appartengono già ai lavoratori e quindi verrebbe loro dato in busta paga qualcosa che spetta  loro comunque.

2- Crea un’ingiustizia! L’iniziativa riguarderebbe gli oltre 13 milioni di lavoratori del settore privato e non quelli del settore pubblico (3,3 milioni) che non possiedono il Tfr.

3- Danneggia piccole e medie imprese! Il Tfr, figlio di concertazioni dei primi anni ’80, rappresenta un risparmio forzoso per i dipendenti e un forma di finanziamento agevolato per le imprese; sopratutto per le piccole, avendo la riforma del 2007 trasferito il Tfr ai fondi gestiti per quelle con oltre 50 dipendenti. Il governo pretenderebbe di imporre alle banche di finanziare le imprese che perdono questo Tfr ma, sottolinea Beppe Scienza, al momento si vedono governi che subiscono la volontà delle banche e non viceversa. Comunque i tassi di interesse sarebbero diversi e meno vantaggiosi.

4- E’ fiscalmente svantaggioso! Il Tfr per il dipendente gode attualmente di tassazione agevolata alla fine del periodo lavorativo e nel frattempo matura interessi sul lordo del valore accumulato. Se venisse distribuito oggi il lavoratore perderebbe questo vantaggio fiscale e la possibilità dei rendimenti maturabili.

5- E’ una scelta imprevidente! Inserendolo in busta paga verrebbe speso nell’immediato e perderebbe quella sua funzione ‘tesoretto’ per quando si va in pensione oppure un risparmio da cui attingere in caso di difficoltà (mutui, malattia) come previsto dalla legge.

6- Si rinuncia ad un investimento sicuro! Il Tfr in azienda non è soggetto alle variazioni di mercato come lo sono per esempio i fondi pensione. E’ garantito contro l’inflazione e nel caso di fallimento dell’azienda è garantito dall’Inps.

7- E’ inutile per la crescita economica! Come si è visto per gli 80 euro non c’è alcuna utilità per il rilancio della crescita economica. Il pericolo serio è che venga usato per coprire dei debiti se il lavoratore ha delle esposizioni finanziare. In questo caso invece di entrare nel circolo economico finirebbe direttamente in pasto alle banche o nelle tasche di qualche usuraio.

D. A. 18.10.14

TFR: Tradimento di Fine Rapporto? Un’altra idea di Matteo Renzi.ultima modifica: 2014-10-18T21:22:06+02:00da davi-luciano
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