Trattamento inumano in carcere: notav fa ricorso

Giovedì 09 Ottobre 2014 19:56
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Riceviamo e pubblichiamo il ricorso di Lorenzo Kalisa Minani presentato alla Corte Europea di Strasburgo per la violazione dei diritti della persona a seguito delle due carcerazioni preventive presso il carcere di San Vittore a Milano: la prima in quanto imputato nel maxi processo notav, la seconda per rissa durante una festa autorganizzata da studenti alla Statale di Milano nel febbraio del 2013. Per quest’ultima Lorenzo, detto Lollo, e Simone furono arrestati il 4 settembre 2013 e rilasciati a fine ottobre.

 Premessa:

Consapevole che l’Unione Europea rappresenta l’insieme di stati imperialisti il cui principale fine è l’accumulo di capitali per pochi a danno di molti, ” battagliare ” per avere riconosciuto un qualche minimo diritto esistente rimasto, può essere utile e necessario. Chiunque subisce o ha subito detenzioni in condizioni brutali ( e il carcere quello offre e l’Italia non fa certo eccezione ) deve essere messo nella condizione di potersi opporre anche con questi ” strumenti ” senza però darne un valore assoluto, perchè anche nello specifico della “questione carceraria” sebbene da un lato la Corte Europea si pone come organo “super partes” multando l’Italia a causa del sovraffollamento, dall’altro lato proroga la scadenza del termine di tale multa permettendo allo Stato italiano di correre al riparo con “palliativi e mezzucci” che non garantiscono certamente ai detenuti  il minimo di quello che gli spetta. E’ importante in sostanza che di queste istanze ne arrivino tante ( per capirsi: un conto se ne arrivano qualche decina e un altro conto se ne arrivano 80 mila!). 
Mi preme ricordare che non esiste carcere senza ricatto e che l’Italia ha il triste primato di sovrannumero di detenuti che di fatto scontano non solo condanne definitive ma anche preventive.
Decido di pubblicare anche l’introduzione della mia personale istanza non solo per la particolarità del caso ma soprattutto perchè simile (seppur nelle diversità oggettive) di tante montature subite da migliaia di persone e che purtroppo passano nell’assoluto silenzio.

 ISTANZA:

Al Magistrato di sorveglianza di Milano

Alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Nell’ interesse di : Minani Lorenzo Kalisa [….]

OGGETTO: richiesta di risarcimento conseguente a grave violazione dei diritti della persona.

Quest’istanza è originata dalle due carcerazioni preventive scontate presso il penitenziario di San Vittore sito in Milano che il sottoscritto ( per giunta da incensurato ) ha subito.

La prima, conseguente ad imponenti manifestazioni del movimento NoTav, in difesa dei diritti umani, sociali e ambientali e dai relativi disordini verificatisi tra forze di polizia e manifestanti che hanno condotto all’arresto di 26 persone.

La seconda, sempre preventiva, dettata da una presunta rissa avvenuta in un contesto di centinaia di persone presenti.

Mi preme evidenziare l’iter che ha condotto a questa seconda carcerazione poiché fortemente specificante dell’uso sommario, punitivo nonché disinvolto ( anche in termini di diritto e costituzione ) che si fa in Italia della custodia cautelare in carcere.

Questa la sintesi dei fatti contestatimi: 6 mesi dopo una rissa avvenuta, durante una festa universitaria, tra parecchi ragazzi, mi viene notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Dalla lettura dei singoli punti che la compongono noto grossolane contraddizioni.

La prima data dalla circostanza per cui la presunta vittima oltre ad allontanarsi dal luogo della rissa sulle proprie gambe non si presenta ad alcun pronto soccorso per farsi prestare le cure necessarie, né tanto meno espone alcuna denuncia alle autorità competenti. La seconda data dal fatto che le persone presenti sul luogo di commissione del presupposto reato, sentite a sommarie informazioni, dichiarano non solo di non aver visto nulla ma addirittura chi ha chiamato i carabinieri quella sera stessa afferma inequivocabilmente che vista la grande confusione né lui né gli altri presenti sono nella possibilità materiale di riconoscere quelli che, anche in minima parte, sono stati partecipi alla rissa in questione.

A distanza di 10 giorni dall’accaduto la presunta vittima, a mio avviso palesemente consigliata, si reca presso un pronto soccorso per farsi refertare le ferite subite. Quest’ episodio dà avvio alle indagini che portano all’ascolto, da parte dei carabinieri delle stesse persone sentite al verificarsi dei fatti e alcuni di loro, a questo punto, stravolgono le dichiarazioni precedentemente rese; dichiarano infatti di ricordare cose che nell’immediatezza non ricordavano giungendo perfino a riconoscere i responsabili ,tra i quali io.

Aggiungo inoltre che, il principale teste d’accusa, trascorso più di un mese di carcerazione preventiva mia e del mio coimputato ( peraltro nemmeno lontanamente presente sul luogo dei fatti ) riformula per l’ennesima volta la sua deposizione ritrattando quanto in precedenza reso e dichiarando che non è più sicuro delle pesanti e specifiche accuse formulate. Sottolineo che, nonostante il verificarsi di questi eventi, ad oggi, continuo ad essere sottoposto ad un obbligo di firma ( tre volte a settimana ) che non mi consente neanche di trovare un lavoro nonostante le numerose opportunità verificatesi.

Questa è una premessa lunga ma doverosa poiché mette in evidenza la gestione e l’ uso arbitrario da parte di alcuna magistratura che spazza via e stravolge il fondamentale principio ( sempre di diritto ) che vede l’applicazione della custodia cautelare in carcere come estrema ratio.

Tale custodia cautelare, ed arrivo così alle motivazioni che mi hanno indotto a redigere questa istanza, avviene in condizioni disumane e per di più illegali e non ha nemmeno lontanamente nulla a che vedere con la rieducazione di chi la subisce, così come statuito dai codici e dalla costituzione.

Quella che segue è una denuncia rispetto alle condizioni altresì disumane che sono stato costretto a vivere così come migliaia di altri detenuti in Italia.

Ingresso

Prodotti per l’igiene, pulizia personale e “kit prima accoglienza” ( ciabatte, asciugamani, coperta e lenzuola, spazzolino e sapone) non forniti alla gran parte dei detenuti, compreso il sottoscritto.

Assenza di un regolamento scritto, contenente diritti e doveri dei detenuti di prassi comunicati oralmente ( quando questo avviene) in maniera ambigua e contraddittoria. Si pensi ai colloqui familiari, alle telefonate, ai pacchi ed ai versamenti sul conto corrente, all’accesso alla socialità, eventuali corsi e qualsiasi altra attività che permettano di uscire dalle celle dove la maggioranza dei detenuti restano stipati obbligatoriamente dalle 20 alle 22 ore al giorno e con umilianti e continue perquisizioni.

Situazione celle

Ogni cella contiene dai 5 ai 6 detenuti ( mi riferisco alle celle piccole che invece secondo il regolamento, dovrebbero al massimo contenere una o due persone), concedendo uno spazio inferiore ai 3 metri per ciascuna persona. Per realizzare ciò si è costretti a “vivere” ammassati su letti a castello che non permettono né la deambulazione né l’apertura totale delle finestre (procurando in molti casi problemi per il ricambio d’aria).

Il bagno che è a stretto contatto con lo spazio ricavato per cucinare cibi aumenta fortemente il rischio di trasmissione di malattie.

Dalla doccia e dal water vi sono continue fuoriuscite d’acqua e liquidi puzzolenti e ( nonostante le continue richieste e il rischio che ne deriva) non vi è alcuna possibilità di ripararli se non con mezzi di fortuna realizzati dai concellini.

Oltre le sbarre, sono posizionate griglie forellate (illegali) che danneggiano sensibilmente l’apparato visivo.

I materassi, inesistenti, sono sostituiti da una spugna tanto sottile da fare entrare in contatto rete metallica, schiena e scapole. I cuscini non sono previsti.

Situazione generale

La forte promiscuità di detenuti per vari reati nelle stesse celle e sezioni aggravano l’elevato stress, le violenze di ogni tipo e gli atti di estremo autolesionismo. Per contro, molti psicologi e operatori sociali ostacolano quella che si potrebbe definire la promiscuità positiva ( detenuti di varie origini regionali, etnonazionali e religiose) quando si viene a creare tra i carcerati.

Il cibo, poco e spesso di pessima qualità, è distribuito con un carrello generico ( per altro usato anche per il ricambio coperte, lenzuola sporche ecc..) ed è contenuto in pentoloni frequentemente senza coperchio. Ciò è fonte, tra l’altro, di gravi disagi per i lavoranti ( detenuti con mansioni di lavoro) che tra pesanti ritmi imposti e in condizioni aberranti sono costretti ad ingegnarsi con metodi volti a garantire sicurezza, igiene e tutto quanto necessario alla salute e ad altri diritti dei detenuti.

Tengo a precisare che il cibo e i generi di prima necessità acquistabili internamente hanno sistematicamente prezzi almeno due o tre volte superiori a quelli di supermercati e negozi accessibili a chi è in stato di libertà. ( Evidenzio che attualmente in Italia in numerosi penitenziari sono in corso ennesimi scioperi della spesa attraverso i quali i detenuti si oppongono agli ulteriori aumenti di prezzo che riguardano ancora una volta beni di prima necessità, per esempio bombole del gas). Per altro anche la spesa è fonte di numerosi problemi: viene consegnata a distanza di una settimana circa, dal giorno dell’ordine, la fornitura di verdure e carni è consentita solo in alcuni giorni e la consegna non avviene mai in un’unica volta.

Le ore d’aria sono minori di quelle statuite attraverso decreto ministeriale; l’apertura delle celle avviene in orari mai prestabiliti causando difficoltà ulteriori alla reale possibilità di fuoriuscire dalle celle nonché all’accesso all’aria stessa ( in quanto, di fatto, è richiesta l’immediata prontezza nell’uscire al momento dell’apertura delle celle).

Cure mediche

Le cure mediche sono scadenti, in particolare nei casi urgenti; dalle 21 in poi vi è un’impossibilità quasi totale di avvisare il personale del carcere ( compresi agenti di polizia penitenziaria) e di conseguenza accesso al pronto soccorso ed essere visitati. Questo è particolarmente grave e rilevabile nei casi di crisi epilettiche, cardiopatologie e urgenze varie. Nel mio caso, le pastiglie portate personalmente da casa e segnalate al mio ingresso a San Vittore ( specificandone patologia, dosi e tempi di assunzione) sono pervenute nelle dosi sbagliate quando e se fornite.

Comunicazioni postali

Per quanto riguarda la posta personale in entrata ed in uscita vi è forte discontinuità; spesso con enormi ritardi e non fatta arrivare al destinatario per inspiegabili e/o arbitrari motivi: dunque sottrazione e furto sistematico di gran parte della posta.

Situazione particolare e generale disumana e degradante ampliata e a volte creata dall’enorme tasso di sovraffollamento che aggrava le condizioni già aberranti esistenti.

Per tutti questi motivi

CHIEDO

di valutare questo mio scritto e stabilire un risarcimento congruo al trattamento disumano e degradante subito dal sottoscritto e da tutti quelli che vivono o hanno vissuto tale situazione.

 Lorenzo Kalisa Minani – Milano, 16/09/2014

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A proposito della recente modifica alla legge n. 354/1975 dell’ordinamento penitenziario riportiamo un paio di casi eclatanti di questi giorni: due detenuti “vincono” il ricorso a Strasburgo . Questi gli articoli pubblicati dai quotidiani: 

«Altro detenuto risarcito e rilasciato 10 gg d’anticipo per detenzione in cella sovraffollata e per  – trattamento disumano e degradante – .  La decisione del giudice di sorveglianza è il primo “rimedio compensativo” previsto nel decreto legge N°92 del 26/06/2014 che ha l’obiettivo di porre rimedio alla situazione del sovraffollamento delle carceri italiane».

 Il fatto quotidiano, 25/09/2014

Come è noto l’Italia è stata multata dai giudici europei perchè non rispetta i limiti minimi di spazio per detenuto all’interno delle celle, che per legge devono essere di almeno tre metri quadri.

«F.T. 33 anni ha vinto il ricorso sulla base del decreto legge N° 92 del 26/06/2014 perchè ha subito un trattamento in violazione dell’articolo 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo ( al carcere Due Palazzi di Padova ). INTERVISTA –  Domanda: ” Sà quando riceverà il denaro dell’indennizzo?” RISPOSTA: ” No, e se devo dire la verità non sono nemmeno sicuro che venga dato ” DOMANDA: ” Cosa la soddisfa di più oltre il ritorno in libertà?” RISPOSTA : ” […..] sapere che altri detenuti nelle mie stesse condizioni potranno preparare il ricorso come ho fatto io e ottenere giustizia».

 Corriere della Sera, 27/09/2014 

Le richieste di risarcimento si riferiscono a due commi del medesimo articolo: articolo 35 bis ( legge 26/07/1975 N°354 modificata da legge 11/08/2014 N° 117 riguardante spazio celle) ; articolo 35 ter( relativo alla violazione dell’art 3 della convenzione europera per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ).

 da OLGa

Trattamento inumano in carcere: notav fa ricorsoultima modifica: 2014-10-12T22:19:25+02:00da davi-luciano
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