Gli Usa: “Kobane non è strategica”. Ankara continua ad ammazzare curdi In evidenza

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Gli Usa: “Kobane non è strategica”. Ankara continua ad ammazzare curdi

I curdi resistono a Kobane, la città nel nord della Siria al confine con la Turchia martellata dal fuoco dei jihadisti dello Stato islamico che nei giorni scorsi sembravano sul punto di schiacciare la resistenza delle milizie popolari. «Abbiamo informazioni secondo le quali le milizie curde controllano la gran parte della città», ha affermato il Pentagono, che informa di aver intensificato i raid nell’area ma ammettendo che gli attacchi dall’aria potrebbero non salvare questo e altri centri assediati dai fondamentalisti sunniti.

Oltretutto qualche ora prima delle dichiarazioni del Pentagono il Dipartimento di Stato di Washington aveva affermato che Kobane non è «strategica». «Le immagini che ci giungono da Kobane sono orribili, ma dovete fare un passo indietro e capire qual è l’obiettivo strategico» degli Usa, aveva spiegato il capo della diplomazia Usa, John Kerry, rispondendo alle domande dei giornalisti sul perché Washington finora abbia fatto poco per aiutare i curdi siriani asserragliati nella città. «Malgrado la crisi in corso a Kobane, gli obiettivi originali del nostro impegno (militare in Siria) sono i centri di comando e controllo e le infrastrutture» di Isis, «e noi stiamo cercando di privare (lo Stato islamico) della capacità globale per ostacolarli non solo a Kobane, ma in tutta la Siria e l’Iraq». Dichiarazione quantomai contestabili visto che i jihadisti, nonostante i centinaia di bombardamenti dichiarati dai comandi militari di diversi paesi, stanno tuttora avanzando verso Baghdad in una direzione e verso il Rojava – l’autonomia curda – nel nord-est della Siria.

La notizia di oggi è che gli Stati uniti intendono inviare un’unità militare ad Ankara, la settimana prossima, per presunti colloqui con il governo della Turchia sul modo in cui affrontare la minaccia posta dai jihadisti dello Stato islamico.

“Un team militare americano si recherà ad Ankara la settimana prossima per proseguire queste discussioni” a livello militare, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato, Jennifer Psaki.
Due inviati speciali statunitensi hanno già discusso ieri nella capitale turca delle “misure urgenti e rapide” da prendere congiuntamente per arginare l’avanzata dell’Isis, che però il governo di Ankara non sembra molto interessata a fermare finché non avrà il via libera da Ue e USA sull’invasione del nord della Siria, l’imposizione di una ‘no fly zone’ e la rimozione violenta del governo Assad.

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Mentre le truppe turche schierate al confine lasciano che i miliziani dello Stato Islamico facciano al loro posto il lavoro sporco contro i curdi siriani, le forze di sicurezza di Ankara sono impegnate in una durissima repressione contro le manifestazioni dei curdi turchi e delle organizzazioni della sinistra rivoluzionaria turca. Ormai da giorni scontri violentissimi sono in atto in tutto il paese: da numerosi quartieri di Istanbul fino a Smirne, Antiochia, Ankara e naturalmente in tutte le città curde, in molte delle quali il governo islamista ha imposto il coprifuoco e ha schierato nelle strade i militari. Che, insieme alla polizia e affiancati da squadracce di membri di organizzazioni islamiste radicali o di estrema destra, continuano a usare non solo idranti, lacrimogeni e pallottole di gomma ma anche munizioni vere.

Ma anche i dimostranti curdi di fronte alla repressione selvaggia hanno deciso di fare il salto di qualità. Due armerie a Diyarbakir sono state saccheggiate e centinaia di fucili rubati mentre secondo le agenzie di stampa turche due poliziotti sono stati uccisi in un agguato mortale a Bingol, nell’est della Turchia, e un terzo, il capo della polizia della provincia, si trova in ospedale in gravissime condizioni. Quattro dei presunti assalitori sarebbero stati uccisi in uno scontro a fuoco con la gendarmeria.

Se ieri pomeriggio il conteggio dei morti era di 22, con le ore il bilancio dei manifestanti uccisi sta crescendo. Mentre scriviamo i morti sono almeno 30. Le agenzie di stampa curde informano che ieri sera quattro persone sono state uccise e oltre 20 ferite quando alcuni sostenitori dell’Isis e di gruppi fascisti turchi (Lupi Grigi) sostenuti dalla polizia hanno attaccato i dimostranti che protestavano ad Antep (Gaziantep). Süleyman Balcı (15 anni), Sevgi Alıcı (16 anni), Ömer Uçeke (27 anni) ed un’altra persona non ancora identificata hanno perso la vita nell’aggressione. Anche gli edifici del curdo DBP (Partito della pace e della democrazia) nei quartieri di Şahinbey e Şehitkamil, sempre ad Antep, sono stati attaccati ed incendiati dagli estremisti.

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A Mardin la polizia ha sparato contro i manifestanti da un commissariato nel distretto di Dargeçit prendendo di mira dimostranti che partecipavano al funerale di Bilal Gezer e Sinan Toprak, due curdi uccisi mercoledì da alcuni membri del partito islamista curdo Hür Dava. Sotto i colpi degli agenti è rimasto ferito anche il vicesindaco di Dargeçit, Sinan Akan.

Invece un bambino di otto anni è stato ucciso e tredici persone sono rimaste ferite quando i soldati turchi hanno aperto il fuoco su migliaia di persone che si erano radunate nella serata di ieri sui due versanti del confine tra Siria e Turchia nelle località gemelle di Qamishlo-Nusaybin. Migliaia di persone si sono radunate a Qamishlo (capoluogo del Rojava) e hanno marciato verso il confine e Nusaybin, alla presenza degli esponenti dell’Amministrazione democratica autonoma del cantone di Cizre. Ma i soldati turchi hanno attaccato i dimostranti prima con i lacrimogeni e poi hannno cominciato a sparare.

Ed incredibilmente questa mattina prima dell’alba la polizia di Ankara ha attaccato in forze l’ospedale di Suruç, la località del Kurdistan turco al confine con Kobane. Finora ci sarebbero già tre morti e decine di feriti.

Gli Usa: “Kobane non è strategica”. Ankara continua ad ammazzare curdi In evidenzaultima modifica: 2014-10-10T19:15:01+02:00da davi-luciano
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