QUELLI CON GLI SCARPONI CHIODATI, QUELLI CON LE PANTOFOLE (SULLO SCARPONE), QUELLI SCALZI

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MONDOCANE

GIOVEDÌ 9 OTTOBRE 2014

Dobbiamo andare avanti nella difesa dell’amore. Siamo qui per difendere i diritti umani e porre fine alla discriminazione e alle diseguaglianze ancora in molti paesi a regime dittatoriale, come Cina, Russia, Iran, Siria, Cuba…” (Un neocon Usa? No, Nichi Vendola 2011)
Metterei nella mia agenda il diritto alla sicurezza dello Stato di Israele… Siamo tutti ebrei” (Nichi Vendola 2010)
A New York ho incontrato i rappresentanti della Fondazione Rockfeller e della Fondazione Ford con i quali ho approfondito la discussione su temi come la deforestazione, la desertificazione, la difesa dell’acqua  come bene comune. (Nichi Vendola 2010)
L’impegno di due grandi cattedre: quella di Papa Ratzinger e quella del papa laico, Mario Draghi. Ambedue hanno colto nella precarietà un dato di crisi globale della nostra società. Il mondo mette in movimento tanti mondi. Tanti mondi mettono in movimento il mondo. (Nichi Vendola 2011)
Askavusa
A Lampedusa ci arriva chi è scampato al mare (a volte anche no). A Lampedusa ci va chi lacrima sui poveretti e se la ride sotto i baffi per come infinocchia vivi e morti. A Lampedusa ci va, quatto quatto, gente con le stellette e le stelle a strisce a impiantare basi e radar e nascondere sotto gli stracci e le ferite dei fuggiaschi le leucemie da onde elettromagnetiche degli indigeni. Ma a Lampedusa ci va anche chi  vuole lasciarsi dietro questa melma continentale di UE, Nato, l’orda di guitti del grullo parlante calzati di scarponi chiodati, con dietro il caravanserraglio dei suoi corifei, dichiarati, quelli con gli anfibi, o mimetizzati, quelli in pantofole, comandati a fare da esecutori testamentari del paese. Corifei pantofolai mimetizzati, come quelli della recente kermesse ai Santi Apostoli di Roma, dove gli eterni revenants Vendola (il consociato USraeliano sopra citato), la guest star Civati (il chierichetto riluttante), Landini (uragani di paroloni, ma nemmeno un’ora di sciopericchio contro l’apocalisse padronale) e relitti vari del bluff tsiprasiano, al passo delle trombette di latta del “manifesto”, rilanciano l’ennesima uscita dalla bara dello zombie “sinistra radicale”. Non è detto che a Lampedusa li si possano evitare, come vedremo più avanti, ma l’isola lì accoglierà a dovere.
 Svendola e l’Ilva
Giacomo, Fabrizio, Luca, Francesca, Marzia, Alessia e i tanti altri dell’Associazione Askavusa (pronuncia Askausa, scalzi) sono un presidio del sud del mondo, del mondo vivo, su quest’estrema propaggine di un Occidente necrofilo e necrofago. Per la sesta volta il loro “Lampedusainfestival” ha raccolto a fine settembre voci e opere di chi guarda il mondo, non solo dei migranti, consustanziali a Lampedusa, con occhi suoi, avendo frantumato le lenti distorcenti che si affannano a metterci addosso tra prima elementare, catechismo, società civile, ONG e ordini di servizio della BCE. Sei giorni di cinema, mostre itineranti, libri, convegni, concerti, poesia, da “Imperialismo e militarizzazione”  alla musica senegalese dei Super Griot, da “Lavoro e immigrazione” a “Migranti: altre economie possibili”, da “Xenophobie Business” allo “Stato della pesca nel Mediterraneo nell’Europa che sarà”, a “Resistenze in Europa”, a “Orizzonti Mediterranei: storie di migrazioni e di violenze”, a “Lampedusa 3 ottobre”…E ovunque affollamento di un pubblico partecipe, consapevole, venuto anche da aldilà del mare, disposto addirittura a rinunciare al richiamo di calette sabbiose davanti a un mare di smeraldo trasparente e sotto un sole che non si sarebbe rivisto per un bel po’.
Con quattro soldi di autofinanziamento e di generosità insulare, rinunciato al modesto finanziamento istituzionale per via delle contraddizioni che vedremo, Askavusa ha mostrato a centinaia di persone sera dopo sera, nell’atmosfera magica di una Piazza Castello proiettata sul porto e sullo scintillio dai promontori, brani di realtà, terre, vite orizzonti calpestati e annientati, o riscattati dall’intelligenza, dall’amore, dalla resistenza. Vi ho ritrovato, restituiti alla loro integrità politica e umana, vicende e volti incontrati nei miei attraversamenti di guerre e predazioni, quelli che le cellule mediatiche del carcinoma imperiale deformano o cancellano.
Vi ho trovato, soprattutto, l’assonanza con quanto, in quattro gatti qui da noi e qualche gatto in più fuori, andiamo da tempo  sgolandoci su migranti e migrazioni, facendoci largo nell’alluvione di piagnistei e vesti stracciate in cui annegano il colto e l’inclita, proprio i responsabili primi di migranti e migrazioni. Un qualcosa che risplende alla luce del sole con un’evidenza che neanche i più accaniti dei bugiardi, calzati di anfibi o pantofole, nella scala da Obama al grullo parlante, dovrebbe poter oscurare. Si distrugge un paese dopo l’altro, si ammazzano milioni di innocenti, si divora quanto resta del pianeta, primo, per appropriarsi di risorse umane e naturali, o cancellarle, e insediare sulle macerie e sulle fosse comuni fantocci Pinochet e, secondo, per dissestare, con l’afflusso di numeri insostenibili e la coltivazione di conflitti etnico-sociali, società ed economie che si temono concorrenziali.
Con questa danza macabra, guidata per conto della Cupola dai cavalli di razza Usa, Israele ed élite sadomaso di Bruxelles, l’Europa, prima il Sud e poi il resto, deve essere fatta a pezzi e ridotta ad appendice sbrindellata dell’Impero. La ciliegina sarà poi il trattato di “libero” scambio, TTIP, con cui il cannibalismo transnazionale Usa si ciberà delle briciole della torta Europa. Arrivano da Siria, Iraq, Palestina, Afghanistan, Sahel; prima dal Maghreb e prima ancora dall’est europeo, tutti luoghi su cui è piombato l’Occidente incenerendoli, o sgozzandoli con il neoliberismo dei pezzenti. E’ casuale, o è programmato, che gli effetti apocalittici di quegli interventi si stiano abbattendo sull’Europa? E’ casuale, una dimenticanza, una svista, che lamentando guerre, fame, disastri sociali e ambientali, le Sturmtruppen della compassione non menzionino mai chi queste guerre le fa, chi questa fame la promuove, chi questi disastri li provoca? Né casuale, né svista. Se non lo fanno è perché si vedrebbero nello specchio.
Ai vascelli pirata di Askavusa che, soli in un mare-cimitero, sparavano su colpevoli e complici piagnoni bordate di verità e di condanna, rendendo voce alla sconfinata schiera di testimoni che i flutti avevano silenziato, quelli con gli stivali e con le pantofole hanno cercato di rispondere con una corazzata. Il 3 ottobre, anniversario dell’annegamento dei 368 migranti, morti in mare perché a casa loro non li lasciavano più vivere e che uno Stato cialtrone non è riuscito in gran parte nemmeno a identificare, i corresponsabili della strage sono venuti in pompa magna a farli sparire un’altra volta. Li hanno sotterrati sotto la pietra tombale di un lutto con rinfresco a seguire.
Organizzati da Comune, Regione e ARCI (del resto anche la cugina ANPI onora i “patrioti” di Kiev), tre giorni di kermesse intitolata “Sabir”, per cercare di riprendere il controllo sulle luci accese in cuori e menti dal Festival di Askavusa.Tre giorni di impudenza di regime con i quattro somari dell’apocalisse Mogherini, Boldrini, il viceministro di polizia (ché Alfano non se  l’è sentita…) e, al centro, l’officiante europeo della danza macabra, Martin Schultz, presidente del Parlamento europeo, proconsole nella marca europea dell’Impero, sodale di tutte le guerre per la democrazia, i diritti umani e contro le dittature. E’ stata una soddisfazione grande quando le oscene giaculatorie sulle “vittime del mare e dei trafficanti”  e gli obesi peana al trucco militarista di “Mare Nostrum”, di questi collusi con tutti i crimini all’origine degli sradicamenti, sono stati interrotti dalle urla di verità di Giacomo e poi dalle manifestazioni di piedi nudi che schiacciavano gli scarponi insanguinati dei celebranti la danza macabra.
Chi, oltre alle “istituzioni” con ben 80mila euro, che sarebbe meglio fossero stati impiegati per collocare ai quattro angoli del mondo i “wanted” degli assassini, celebranti a Lampedusa compresi, ha sostenuto con munifica offerta lo spettacolo di finzione, doppiezza, simulazione? Ma è ovvio, il Gran Maestro di tutte le rivoluzioni colorate, dei governi legittimi destabilizzati, del tappeto rosso finanziario alle Gestapo e alle SS dell’Impero, dei paesi rasi al suolo e depredati dei beni comuni con il sabotaggio della loro moneta (Italia 1992, complici Draghi, Ciampi, Dini, Amato, Prodi). Diamanti di sangue offerti dall’ atlantico-sionista George Soros, filantropo di golpisti e mercenari nazisti,  perché la corrazzata degli ascari europei potesse sterminare i vascelli pirata.Il reddito da tradimento, inganno, delitto contro l’umanità, offerto per lustrare stivali amici e foderare pantofole complici (trattasi di sineddoche). Queste le indossavano i capifila di una “sinistra”  che ciabatta in pantofole appresso a qualsiasi anfibio li guidi ai diritti umani: Erri De Luca, Ascanio Celestini, Fiorella Mannoia (che pena!). L’avreste mai detto? Io sì. Il motto della combriccola l’ha ben espresso Celestini: “Non m’importa da dove vengono i soldi, m’importa come vengono spesi”. Già, come quelli del sinedrio a Giuda.
Lampedusa in mimetica
A che cosa serve da anni, oltre che a coprire con la foglia di fico della solidarietà-commiserazione le proprie responsabilità del fenomeno, tutto l’assordante ambaradan lampedusano dell’accoglienza-carcerazione-integrazione-espulsione, a seconda di come conviene ai genocidi? Il coro mediatico, governativo, partitico e delle Ong, di tutti i singhiozzanti sulle tragedie di Lampedusa e dintorni, è come iltaser, la pistole elettrica, “arma non letale”, recentemente data in dotazione agli inermi sbirri italiani, dopo che in tre anni aveva ammazzato oltre 350 disarmati statunitensi. Ti pietrifica e acceca, il taser, e non vedi cos’ha nell’altra mano il fulminatore: per esempio, in questo caso, un fascio di antenne come le folgori in mano a Giove.
A Lampedusa hanno installato, dopo aver chiuso la base Nato “Loran”, ora tornata CIE, tre basi delle forze armate italiane: Marina, Aereonautica e Guardia Costiera. Lo sapevate che Lampedusa è come Niscemi, come Sigonella, come Lago Patria a Napoli, come Vicenza, come Aviano, come Camp Darby, come altre cento basi nostre e altrui, una lastra d’acciaio nella plancia dell’Italia portaerei di Usa e Nato?  Un avamposto delle forze italiane e Nato nel Mediterraneo? Chi l’avrebbe detto, a vedere tutti quegli spiaggiati in stracci, tutti quei soccorritori con salvagente? Tutta l’umana sollecitudine di Mare Nostrum?
Una compagna di Askavusa mi ha fatto fare il giro dell’isola, la parte che guarda il Sud, 30 miglia dalla Tunisia. Chilometri di filo spinato all’israeliana, cartelli “zona militare, vietato l’accesso” (sennò ti sparano, secondo legge), occhiuti avanti e indietro di vetture, selve di antenne svettanti e di radar basculanti, lunghi edifici. Tre piattaforme di morte, come la Niscemi del MUOS statunitense. Informazioni e comandi trasmessi alle centrali operative italiane e poi a una trentina di paesi Nato. Insieme governano le guerre di metà Sud del mondo. Insieme prefigurano una garanzia di rappresaglia  del “nemico”, che si abbatterebbe su popolazioni a cui nessuno assicurerà mai un’evacuazione, o un rifugio. E allora altro che 368 annegati… Intanto le antenne crescono e i radar vengono potenziati  e tsunami di onde elettromagnetiche si abbattono su nativi, migranti, territori.
E della militarizzazione fa parte anche la nuova, sproporzionata, pista in costruzione di un aeroporto appena terminato. Ai turisti, di cui Lampedusa vive e che da Lampedusa vengono semmai allontanati da una presenza guerrafondaia, le infrastrutture esistenti bastavano e avanzavano. A che serve questo nuovo squarcio di cemento? Per i C-130 forse, o per gli F-35?
Ma anche qui Askavusa ha saputo innescare conoscenza e coscienza e gli abitanti si stanno organizzando. Contro la passerella dei bonzi, corresponsabili anche di questa danza macabra, si è abbattuto a ripetizione il grido “No Radar!” (e, come si vede qui sotto, con l’opportuna integrazione internazionalista per il Donbass e contro quegli altri nazisti (cari a Schultz e Mogherini)
Anche Askavusa pratica la lezione di Maria Montessori: sono i dettagli che contano, e le connessioni. I fili della ragnatela che legano l’un nodo all’altro. E’ un dettaglio non da poco quel radar che spazza mari, cieli  e continenti per indirizzare morte e distruzione. E se segui i fili, di nodo in nodo, arrivi, come hanno fatto le proiezioni e i racconti di “Lampedusainfestival”, chissà, nel Donbass russo, in Siria e Iraq. dove hanno mandato lo Stato islamico ad ammazzare siriani, iracheni e curdi, negli Stati Uniti dove la marcia su Wall Street è stata presa a mazzate, gas, urticanti e arresti, nella Hong Kong dove i furbastri Soros e compari hanno inventato un “Occupy Central”  che rovescia l’originale di Wall Street nel suo contrario e minchiona i gonzi. Fino ad arrivare, hai visto mai, al punto di partenza, dove al manovale Renzi gli oligarchi delle armi fanno installare antenne e radar.
Pantofole col puntale
Mi è capitato di individuare un altro tipo di calzatura, l’anfibio nascosto nella pantofola. In questo cattolico paese di monaci torturatori è diffusissimo, ma spesso la morbidezza del velluto non fa percepire la durezza del puntale di ferro. Sono i False Flag umani. Il loro buonismo sta alle intenzioni vere come Obama sta all’ISI, o come Bush alle Torri Gemelle.. Spesso si accoppiano con Fabio Fazio in uno sversamento di melassa umanitaria, hanno in uggia le cattive maniere, si inalberano contro il razzismo, si sbracciano per le donne qualunque esse siano e, al limite dell’eterofobia, vanno in solluchero per i matrimoni omo. Non c’è verso di impedirgli occhi lucidi al racconto dell’ennesima falcidie di migranti. I loro guru di riferimento sono il Papa, Madre Teresa, Mandela, Luther King, Primo Levi, Luxuria… Dopo Roberto Saviano, vipera con l’aureola, l’erogatore di saliva di regime, Fazio, si accompagna ora a Massimo Gramellini, vicedirettore, non per niente, del giornale diretto dal figlio del commissario Calabresi (Pinelli, ricordate?).
Gli dedico questo spazio spropositato perché corrisponde al ribrezzo spropositato che, con me, deve aver provato chi si ostina a guardare Fazio per vedere a che livelli di servilismo, collaborazionismo,  ipocrisia la sua trasmissione scenda. Questo Gramellini, con su la grassa faccia da soddisfatto sensale di New Town, lacrimato su una vedova, sfogliata una margherita per l’ottantenne sfrattata, ha fatto trasparire il puntale di ferro. Due calcioni alla realtà. Prima, un sermoncino, in pratica un appassionato sostegno, sulla miseranda origine della povera nera Marina Silva, che giura che mai e poi mai una ex-povera come lei avrebbe disfatto le tutele sociali dei precedenti Lula e Rousseff (la Silva è quella creatura Cia, per via di integralisti evangelici Usa, che si è candidata contro la Rousseff  e contro le alleanze integrazioniste dei paesi progressisti latinoamericani, per un Brasile filo-Usa, neoliberista, feudal-agrario). Poi,  il messaggio d’ordinanza Cia sulla “rivoluzione democratica dei ragazzi di Hong Kong” contro la dittatura di Pechino. Sedizione (come quella di Tehran del 2009), agitata dai figli viziati di una borghesia che, senza inglesi e con Hong Kong messa all’angolo da Shanghai, nuova porta al continente,  ha  perso milioni e dominio. Jacquerie dissoltasi sotto l’urto dell’opposizione proletaria e sottoproletaria (che guarda alla Cina per i suoi migliori standard sociali) e per manifesto sputtanamento dei suoi leader ospitati a Washington e allevati dalla NED. Mandato di Obama, Cia, Pentagono e Mogherini, assolto.
 
Soluzione finale. Questa volta vera.
Tale è la stampa italiana nell’era di una corsa verso l’ultrafascismo di Renzi e sguattere varie, fascismo ideologicamente da farsa di Plauto, ma di sostanza nazi-tecnologico-finanziaria, con il surplus di una irrobustita coalizione Stato-criminalità mafiosa- criminalità civile (vedine i segni nella persecuzione, da parte di una magistratura incorporata, di onesti come De Magistris, Robledo, Forleo, nei servitorelli eletti al CSM, negli impresentabili caporali di giornata di Napolitano candidati alla Consulta, nelle sistematiche mitragliate dall’alto Colle su chi si ostina a perseguire delinquenti e a rispettare la Costituzione.
Tutto questo avanza sul comodo scivolo allestito ai S.S. Apostoli da un gruppetto di morti viventi, lirici pompieri, piromani a chiacchiere, un seguito di minchioni, che ci hanno illustrato la loro manovra a tenaglia per prolungare un po’ il proprio coma vigile: arcate sopraccigliari aggrottate in opposizione a un Renzi che mena con la falce, nel caso nel nuovo crocchio arrivasse qualche perplesso del PD e si ricuperasse dalla polvere qualche Tsipras; strizzatina d’occhio, invece, al Renzi che sventola il tricolore, qualora nell’ultradestro PD sopravvivesse un detrito renitente, con cui accasarsi chiamandosi ancora “centrosinistra”.
Col P.U.R., Partito Unico Renzusconi, i purulenti hanno chiuso il paese in una cerchia di gironi infernali successivi, con in fondo i ghiacci della Giudecca. Piano piano si stringono su di noi. Il più largo è il Nuovo Ordine Mondiale con la storica criminalità anglo-ebraica a passare le consegne verso il basso. Segue il cinturone borchiato con “Gott mit uns” dei terminator Usa e Nato, di poco sopra al girone a cappio dell’UE. mInfine, il collare a strozzo indossato a partire da Monti e che lo Stenterello-killer, assunto dai Gran Maestri, sta serrando ogni giorno di un buco. Si sono sentiti, dal vertice europeo a Milano, gli applausi con cui i cordari del cappio hanno accolto la stretta del puntale sui buchi Jobs Act  (dovrebbe essere Job Act, ma il pirla sta all’inglese come mio nipote alle elementari sta alla fisica quantista) e Sblocca Italia. La scena è quella dei conigli neri che portano la bara a Pinocchio malato che non vuole bere la medicina di schifo.
SEL dello Svendola, e i suoi più disinibiti cascami miglioristi(dal pupazzone mal cresciuto, Migliore), mentre i Cinque Stelle scatenavano il sacrosanto putiferio al Senato contro una legge delega in bianco sul lavoro al padrone del collare, impegnavano i loro istinti rivoluzionari contro il troglodita del Viminale che non gradisce sposalizi interni al genere. C’è un Rottweiler a denti sguainati, ma intanto toso il barboncino. Il loro guru, quello che ha svenduto la vita dei pugliesi ai Riva, la salute dei pugliesi a Don Verzè, l’aria dei pugliesi agli inceneritori di Marcegaglia,  guida un’opposizione di sistema che sta a quella dei pentastellati come un punto croce sta all’armatura del Colleoni. Recuperati i naufragi delle precedenti repubbliche malavitose, ora si va alla rottamazione vera, del paese e dei cittadini. Dal Jobs Act rifiorisce, nei campi di cotone dei padroni, la schiavitù, codificata oggi in una diseguaglianza di ricchezza scoperta pari a quella del 1820. Il parco buoi (stavolta sì) del parlamento sovrano, con la delega al governo, ha firmato in bianco una cambiale che dovremmo pagare con la libertà e, un  po’ per volta, con la vita. Nel patto segreto del Nazareno c’è anche una voce: “Sacco e Vanzetti” (in corso di elaborazione in Val di Susa), per chi non volesse starci.
Dall’ ”Ammazza Italia” uscirà  quel mostro deforme con cui la Cupola ha ingravidato il pianeta. Privatizzazione e deregolamento di tutto, lo Stato limitato alle regole per il trasferimento di ricchezza verso la cima e alla gendarmeria in casa e fuori. Libera cementificazione, libera trivellazione, libero riscaldamento dell’atmosfera, libero dissesto idrogeologico, libero commercio del patrimonio culturale e artistico (le Sovrintendenze ridotte a portinai), assenso-consenso per ogni stupro del territorio, centri commerciali e bische dove c’erano guglie gotiche e archi romani, autostrade a pioggia con cui qualcuno specula sui nostri polmoni, libero espandersi delle “aree strategiche dello Stato” e quindi dello Stato di Polizia. E’ il decreto di Maurizio Lupi, capocantiere della rottamazione nel nome di CL e, dunque, della Chiesa bergogliana della povertà e del martirio. Perché la società si adegui a tutto, una scuola di selezione dei ricchi e di idiotificazione di tutti gli altri. I terreno è pronto per il rullo compressore finale: TTIP.
Di nodo in nodo…fino a Kobane
Intanto i gironi più in alto si danno da fare tutt’intorno. Mentre bombardano sabbie, cardi ma soprattutto infrastrutture della Siria di Assad, facendo finta di intralciare gli ascari jihadisti, lasciano divertire questi ultimi  a sgozzare quei curdi siriani che, a differenza dei sionizzati curdi iracheni, hanno avuto l’impertinenza di allearsi con il governo di Damasco e la Siria libera, contro le orde dei lanzichenecchi con barba e patente Nato in tasca. E in cambio avevano ottenuto il diritto all’ autogoverno e all’autodifesa, che hanno praticato con successo fino a quando i grandi burattinai non hanno deciso di mettere in campo un’armata ben addestrata, pagata, armata. E di farla finita. Avremo un Medioriente all’insegna della democrazia, quella cara ai burattinai, quella saudita.
Questa è la storia di Kobane. E’ Guernica, è Donetsk, è la Comune di Parigi, è Derry, ma il mondo, tra il distratto, il compiaciuto e l’attonito, sta lì a guardare. E’ a guardare c’è anche il califfo di Ankara, con tutto il suo esercito, immobile a due passi da Kobane, ma attivissimo nel gasare, picchiare, sparare i curdi in fuga o quelli che li vorrebbero aiutare.
Aspetta, il Pinochet turco, che i suoi mercenari con la bandiera nera compiano la strage degli odiati curdi, tanto più perché laici e difensori della Siria, per poi, vasellinato da un consenso pubblico suscitato dall’orrore, entrare con le sue armate e appropriarsi di un primo pezzo di Siria, carinamente chiamato “zona cuscinetto”. Il bello verrà poi, quando tutti insieme, turchi e bande di ventura dell’ISIL, si avventeranno sul resto della Siria con tanto di copertura aerea Nato e rinforzi dai predoni del Golfo. Il Fratello Musulmano, che già si vede sultano ottomano, incassata la sconfitta della sua setta in Egitto, in bilico quella in Yemen, bloccati da Hezbollah i rigurgiti libanesi, con Damasco e il suo popolo che non s’incrinano neppure, con le milizie scite, comandate dai pasdaran iraniani, unica forza in Iraq che le sta dando ai suoi jihadisti, con l’Iran fermo e solido sull’altra sponda, doveva fare la mossa del cavallo.
Criminale, oltreché demente, questo cavallo elevato al potere dai Caligola USraeliani, è la controparte che Ocalan ha scelto per concordare pace e moderazione. Un bell’assist al tiranno pazzo, proprio mentre il suo popolo veniva massacrato nelle piazze e i suoi sicari squartavano la Siria. Tanto che il beneficiato ha capito l’antifona e ne ha ammazzato negli ultimi due giorni altri 25, di curdi e turchi, in rivolta contro l’abominio di Kobane.  Ora ha annunciato che, se Kobane viene fatta cadere in mano all’ISIL, le trattative di pace saranno a rischio. Maddai!

Il resto è Ebola, l’ultima trovata degli sfoltatori del pianeta. E lì sono cazzi.
Comunque staremo a vedere. Quello che servirebbe sarebbero più piedi scalzi,askavusa.
QUELLI CON GLI SCARPONI CHIODATI, QUELLI CON LE PANTOFOLE (SULLO SCARPONE), QUELLI SCALZIultima modifica: 2014-10-10T18:50:05+02:00da davi-luciano
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