TAV: codice di progetto errato

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 La storia è semplice, come lo sono ragioni per chiedere al Governo di rispondere, nonostante i numerosi acronimi e i riferimenti di legge.

C’è un sistema di identificazione dei progetti pubblici che si chiama Codice Unico di Progetto (CUP). Si tratta nei fatti di una sorta di codice fiscale (stringa alfanumerica di 15 caratteri) assegnata ad ogni progetto dal CIPE, ovvero dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, questo vale ovviamente anche per i progetti del TAV.

Ogni impresa operante negli appalti pubblici ha l’obbligo di effettuare le transazioni attraverso bonifico (bancario o postale) inserendo in questo anche il CUP, proprio per permettere e rendere riconoscibile lo spostamento di denaro al progetto interessato.

Cosa succede però se il CUP è errato? Che la tracciabilità dei flussi va a ramengo, ovvio. Ma salta anche un altro aspetto ad essa collegato: l’informazione antimafia interdittiva.

Se il Prefetto, verificando i flussi finanziari, desume la sussistenza di rischio o tentativo di infiltrazione mafiosa, allora può emanare l’informazione antimafia interdittiva per l’azienda operante che, a seconda dei casi può vedersi revocare o rescindere il contratto, viene espulsa dagli elenchi dei fornitori (c.d. white lists), etc.

Insomma, un sistema funzionale e funzionante a meno che non si inceppa qualcosa, come ad esempio il CUP errato.

A novembre 2010 il CIPE assegna al progetto per i lavori del tunnel de La Maddalena un CUP che si scopre essere già assegnato ad un altro progetto che non c’entra nulla con la Torino-Lione.

Nel corso del 2011 l’Avv. Bongiovanni a nome della Comunità Val di Susa segnala il problema e chiede una verifica sull’impossibilità di tracciare i flussi finanziari. Invia mail alla DNA (Direzione Nazionale Antimafia) e all’autorità per la vigilanza dei contratti pubblici (AVCP) ma niente, nessuna risposta.

Ci riprova a dicembre dello stesso anno e poi ancora a settembre del 2012 mettendo in copia l’universo mondo: Prefetto di Torino, Ministero dell’Interno e il Dipartimento interministeriale per la programmazione economia (DIPE).

Taaac!

Di lì a poco, evidentemente perché la segnalazione al DIPE fa centro, il Consiglio dei Ministri comunica che il CUP è stato corretto (nota bene: 2 anni dopo).

Nel frattempo, la DNA inoltra la denuncia alla DDA Torino, che delega la DIGOS che a sua volta demanda alla GdF. Alla fine dei due anni non fanno altro che prendere atto dell’avvenuta correzione e archiviare il procedimento, senza però verificare gli eventuali limiti alla tracciabilità dei flussi finanziari.

Il problema però è assai più complesso. Lo diventa, ad esempio, se aggiungiamo che in quei due anni con CUP errato tra le società appaltatrici se n’è trovata una, la Italcoge spa, in odore di mafia, anzi di ‘ndragheta. Non lo diciamo noi, né l’avvocato, né i NO-TAV, lo dicono le indagini – concluse – della DDA.

Ovviamente in quei due anni con il CUP di un altro progetto è stato impossibile verificare la regolarità dei flussi per i lavori del tunnel de La Maddalena.

Considerato che Giovanni Falcone sosteneva di dover seguire il denaro per trovare la mafia, ci è sembrato corretto chiedere spiegazioni al Governo con una interpellanza urgente: 1) su cosa sia successo in quei due anni nei flussi di denaro per il tunnel, 2) sulla mancanza da parte delle autorità competenti di verificare l’impossibilità di tracciare i flussi.

leggi l’interrogazione

Interpellanza urgente
Al Ministro della Giustizia e al Presidente del Consiglio dei Ministri,

per sapere – premesso che:

a far data dalla pubblicazione della legge n. 3/2003 è obbligatorio l’indicazione del codice unico di progetto (CUP) per ogni progetto d’investimento pubblico (in particolare si veda l’art. 11);

Il CUP, che corrisponde ad un’etichetta necessaria a identificare e accompagnare ciascun progetto d’investimento pubblico dalla sua fase di genesi (studi e progettazioni comprese) fino alla sua definitiva conclusione, rappresenta di fatto una sorta di “codice fiscale” del progetto in forma di stringa alfanumerica di 15 caratteri;

Con il CUP, assegnato per via telematica dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE), il cui sistema è gestito dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della programmazione economica (DIPE), si persegue l’obiettivo di offrire un sistema univoco di identificazione dei progetti d’investimento pubblico che, oltre a semplificare l’attività amministrativa, serve a rintracciare i dati dello stesso progetto su tutti i sistemi di monitoraggio e conoscere, in maniera aggiornata, le informazioni essenziali relative alle diverse iniziative;
considerata la delicatezza dell’ambito dei lavori pubblici e la stretta attinenza con l’attività di prevenzione e persecuzione delle infiltrazioni mafiose, gli obiettivi di cui sopra sono stati ulteriormente ampliati alla verifica dei flussi finanziari e della loro regolarità;
All’articolo 3 comma 5 della legge 13 agosto 2010, n. 136, “Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia” si specifica infatti che «Ai fini della tracciabilità dei flussi finanziari, gli strumenti di pagamento devono riportare, in relazione a ciascuna transazione posta in essere dalla stazione appaltante e dagli altri soggetti […] il codice unico di progetto (CUP)»;

all’articolo 91 comma 6 del successivo decreto legislativo del 6 settembre 2011, n. 159, “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136”, si indica chiaramente, nell’ambito delle informazioni antimafia, quanto la regolarità relativa alla disposizione del codice unico di progetto rappresenti un elemento fondamentale per la prevenzione, accertamento e valutazione delle infiltrazioni mafiose, come evidenziato dalla Direzione Nazionale Antimafia (DNA) nella propria Relazione Annuale del 2010 (pagg. 361 e 362);

Si prevede, infatti, che «Il prefetto può, altresì, desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa […] dall’accertamento delle violazioni degli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 2010, n. 136, […]. In tali casi, entro il termine di cui all’articolo 92, rilascia l’informazione antimafia interdittiva»;
ad ulteriore prova dell’importanza riconosciuta alla obbligatorietà del CUP (tale da essere richiamato anche quale “codice antimafia”), alla sua regolarità e alla necessità di inserirlo nelle procedure informative transattive, ai sensi dell’articolo 6 comma 2 della già citata legge 136/2010, si prevede una sanzione amministrativa pecuniaria «dal 2 al 10 per cento del valore della transazione stessa» anche nel caso in cui «nel bonifico bancario o postale, ovvero in altri strumenti di incasso o di pagamento idonei a consentire la piena tracciabilità delle operazioni, venga omessa l’indicazione del CUP o del CIG di cui all’ articolo 3, comma 5»;

la stessa Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici (AVCP) nel parere AG 58/13, del 19 dicembre 2013, redatto su richiesta della Provincia di Brindisi con oggetto “Tracciabilità dei flussi finanziari”, precisa che è «opportuno ricordare che la ratio della Legge n. 136/2010 è quella di prevenire infiltrazioni malavitose e di contrastare le imprese che, per la loro contiguità con la criminalità organizzata, operano in modo irregolare ed anticoncorrenziale. A tal fine, tra l’altro, la legge prevede che i flussi finanziari, provenienti da soggetti tenuti all’osservanza del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (nel seguito, Codice dei contratti) e diretti ad operatori economici aggiudicatari di un contratto di appalto di lavori, servizi o forniture, debbano essere tracciati, in modo tale che ogni incasso e pagamento possa essere controllato ex post»;

in relazione ai lavori complessivi per la realizzazione della nuova linea ad alta velocità Torino-Lione, comunemente detta Tav, il CIPE con delibera n. 86 del 18 novembre 2010 “Programma delle infrastrutture strategiche (legge n. 443/2001) Nuovo collegamento internazionale Torino-Lione: cunicolo esplorativo de La Maddalena Approvazione progetto definitivo e finanziamento” ha assegnato un codice unico di progetto successivamente risultato erroneo poiché riferito ad un altro e diverso progetto, quello della “Linea AV/AC Milano-Verona – territorio multi provinciale – realizzazione tratta Treviglio-Brescia”;

segnalazioni dell’erroneità commessa dal CIPE nel 2010 sono state inviate, con posta elettronica certificata e fax, in data 21 ottobre, 10 novembre e infine 14 dicembre 2011, dall’ Avv. Massimo Bongiovanni per conto della Comunità Montana valle di Susa e Val Sangone all’AVCP e alla Direzione Nazionale Antimafia;

In occasione della segnalazione, lo stesso Avvocato richiedeva, oltre all’accertamento della erroneità del codice unico di progetto (CUP) assegnato dal CIPE, una verifica sugli eventuali limiti e problematiche in merito alla effettiva e sostanziale tracciabilità dei flussi finanziari originati dal 2010 in poi in riferimento agli appalti aventi ad oggetto la realizzazione del tunnel geognostico de La Maddalena a Chiomonte, ed assegnati a varie società dalla Lyon-Turin Ferroviaire (LTF), società individuata dal CIPE medesimo quale proponente l’opera;

non ricevendo alcun riscontro nel corso dell’anno successivo alle segnalazioni di cui sopra, il predetto Avvocato, in data 14 settembre 2012, inviava una nuova comunicazione all’AVCP, nonché al Prefetto di Torino, al Comando Regionale Piemonte della Guardia di Finanza e al Ministero dell’Interno specificando che il CUP utilizzato da LTF risultava ancora difforme e ne richiedeva una verifica puntuale. Segnalazione ulteriore viene poi rivolta telefonicamente presso gli uffici del Dipartimento Interministeriale per la Programmazione Economica (DIPE);

solo dopo oltre due anni dall’errore commesso dal CIPE, e dopo circa un anno dalla segnalazione dell’Avvocato della Comunità Montana Val di Susa e Val Sangone, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con comunicato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 ottobre 2012, correggeva l’erronea assegnazione del codice unico di progetto effettuato dal CIPE con la delibera n. 86 del 18 novembre 2010, attribuendo l’esatto codice unico di progetto: C11J050000300001;

secondo le ricostruzioni dello stesso Avvocato risulterebbe che, a fronte della prima segnalazione, la Direzione Nazionale Antimafia di Roma abbia inviato la segnalazione medesima alla Direzione Distrettuale Antimafia, presso la Procura della Repubblica di Torino, con conseguente apertura di un procedimento penale registrato al n. 410/12 K;
Successivamente all’apertura di tale procedimento in data 19 novembre 2012 veniva delegata la Direzione Investigazioni Generali Operazioni Speciali (Digos) di Torino per i seguenti due accertamenti: «Prego, in particolare, verificare quanto indicato nella segnalazione in relazione al CUP (codice unico di progetto) e alla problematiche evidenziate circa la tracciabilità delle transizioni finanziarie derivanti dagli appalti attribuiti alla (N.D.R. dalla) LTF»;

La Digos di Torino, in data 7 febbraio 2013, delegava a sua volta il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino – sezione Tutela Spesa Pubblica Nazionale, per appurare le ragioni dell’errata assegnazione del CUP;

Il Nucleo di Polizia Tributaria eseguiva la verifica sulla erroneità del CUP richiesta dalla Digos di Torino segnalando l’avvenuta correzione del CUP così come comunicato dal Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 9 ottobre 2012 e ne dava comunicazione in data 8 marzo 2013 alla Digos di Torino. A sua volta quest’ultima inviava propria relazione alla Procura della Repubblica di Torino;

Dalle predette due relazioni non si evince siano stati svolti accertamenti alcuni in ordine alle problematiche ed agli ostacoli alla tracciabilità delle transazioni finanziarie – originate dagli appalti affidati dalla LTF – conseguenti all’ utilizzo di un CUP errato;
Tali accertamenti erano stati, invece, espressamente richiesti dalla Procura della Repubblica Torino;

In data 22 marzo 2013 la Procura della Repubblica di Torino richiedeva l’archiviazione del procedimento e ne veniva disposta l’archiviazione da parte del Giudice delle Indagini Preliminari in data 4 aprile 2013.

Tanto premesso e considerato:

che la Val di Susa ha il triste primato di avere il primo comune sciolto per Mafia;
che al tempo della vigenza del CUP errato una delle società appaltatrici della L.T.F., era la Italcoge S.p.a. impresa che ha avuto stretti rapporti con soggetti appartenenti all’ ‘ndragheta piemontese, in particolar modo con certo IARIA Giovanni, nato a Condofuri (RC) il 20.02.1947, affiliato alla ‘ndrangheta piemontese ed esponente del “locale di Cuorgnè”, circostanza rinvenibile nella Informativa 19.12.2011 del Comando Provinciale di Torino (pag. 590 e seguenti – Proc.Pen.6191/07 R.G.N.R. DDA);
che la predetta società Italcoge ha avuto alle proprie dipendenze anche il capo della “locale” ‘ndraghetista di Cuorgnè, certo Iaria Bruno Antonio (nato a Condofuri – RC – il 5.07.1965), circostanza rinvenibile a pag. 602 della predetta informativa;
si richiede al Governo:

se è a conoscenza del mancato accertamento, da parte degli investigatori, delle problematiche connesse all’utilizzo dell’errato codice di identificazione del progetto del tunnel geognostico de La Maddalena ed, in particolare, sull’evidente ostacolo alla tracciabilità dei flussi finanziari originati dagli appalti gestiti dalla società Lyon-Turin Ferroviarie dal 2010 sino alla data della correzione del CUP da parte della Presidenza del Cosiglio dei Ministri dell’ottobre 2012;

se è a conoscenza che la Prefettura di Torino, destinataria anch’essa della informativa sulla erroneità del CUP, provvide a redigere un “Protocollo d’intesa ai fini della prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata tra Prefettura di Torino tra la Lyon Turin FerroViaire Sas e le Organizzazioni Sindacali ove a pag. 14 veniva dedicato il Capo III alla “Tracciabilità dei flussi finanziari”;

se condivide le preoccupazioni in merito agli ormai noti mancati controlli, che, in merito al caso in oggetto, hanno permesso per circa due anni lavori e finanziamenti di un’opera pubblica affetti da gravissime irregolarità in tema tracciabilità dei flussi finanziari e, conseguentemente, a rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata, senza la possibilità di accertamento su quanto avvenuto nelle transazioni precedenti la fine del 2012;

se, alla luce di questa incertezza, oltre che della evidente infrazione della normativa vigente, non ritenga di dover procedere alle dovute verifiche in merito alla natura, alla portata e a qualsiasi ulteriore dato che possa essere utile, riguardanti le transazioni e i flussi finanziari originati dalla LTF e riferiti al progetto del tunnel geognostico Tav di Chiomonte, per il periodo intercorso tra la delibera n. 86 del CIPE, 28 novembre 2010, e la correzione del CUP assegnato, 9 ottobre 2012.

 http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/antimafia/2014/07/tav-codice-di-progetto-errato.html

TAV: codice di progetto erratoultima modifica: 2014-07-09T18:21:34+02:00da davi-luciano
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