Il nuovo ‘manifesto’ per il cambiamento in Europa è un peggioramento del vecchio + Il maestro Padoan spiega, gli allievi francesi prendano nota

Questi due articoli sono da “abbinarsi” in quanto si riferiscono alla solita stantia litania delle riforme, presentate come inedite ….Padoan le va a spiegare ai francesi….ora i contratti sono troppi…..ma prima era indispensabile fare riforme per introdurne quanti più tipi possibile sennò non ripartiva il lavoro, ora il contrario….questi sono i tecnici responsabili

Il problema quindi di chi NON MANGIA E SI SUICIDA PERCHE’ NON SA DI CHE VIVERE NON E’ UNA PRIORITA’, COME SE LA DISOCCUPAZIONE FOSSE TALMENTE IRRILEVANTE CHE SI TRATTA DI POCHI CASI SFORTUNATI. CRIMINALE!!I  IL SISTEMA DI SUSSITI è INEFFICACE,  e questo è vero. E come pensa di risolverlo? Cancellarlo anche a quei pochi che rientrano nei requisiti per riceverlo?

L’Italia pensa di dotarsi di un salario minimo, come la Germania?
«No, non è all’ordine del giorno in Italia. Il problema in Italia è che ci sono troppi contratti di lavoro – 40 in tutto!- ed un sistema di sussidi di disoccupazione inefficace. La nostra riforma del mercato del lavoro, presentata al parlamento, punta giustamente a semplificare il mercato del lavoro ed a legare i salari alla produttività del lavoro. Il FMI ha riconosciuto i nostri sforzi di riforma su questi temi chiave»


Il nuovo ‘manifesto’ per il cambiamento in Europa è un peggioramento del vecchio

domenica, 22, giugno, 2014

Sarà pronto al massimo dopodomani e sarà il programma della nuova Commissione Ue. Il documento cui lavora Van Rompuy si intitola – si apprende – “Agenda for the Union in times of change”: la parte più importante, almeno per Roma, è “A Union of jobs, growth and competitiviness”, mirata a sostenere ripresa e occupazione, dando fiato agli investimenti.
Un documento, quello su cui sta lavorando Herman Van Rompuy – che ha ricevuto dall’ultimo vertice Ue il mandato di mediatore nella difficile partita delle nomine – cui è legato, almeno per l’Italia, il risiko delle poltrone europee. Sul lavoro finora portato avanti dal presidente uscente del Consiglio europeo e sui cui gli sherpa delle varie cancellerie sono in queste ore al lavoro per limare il testo, ci sarebbe – secondo fonti che seguono il dossier – un ok di massima di Roma che però “stressa” sulla necessità di dare spazio agli investimenti privati ed al mercato unico dell’energia.
Due elementi fondamentali, rispettivamente per la crescita e la competititività. Sul delicatissimo nodo del rigore, della finanza pubblica, non si punterebbe all’introduzione di un vago concetto di ‘flessibilità’ – che rischierebbe di aprire margini di manovra difficili da gestire anche negli equilibri europei – ma bensì a quello più circostanziato dell’utilizzo dei margini di manovra, già previsti dal Patto di Stabilità e Crescita, per quanto riguarda le riforme strutturali. Tenere cioè in considerazione, nei tempi di rientro nei parametri imposti, dei costi delle riforme strutturali, chieste proprio dall’Europa.
. Al momento sono al lavoro le diverse cancellerie europee. I contributi per l’Italia sono quelli del ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei Sandro Gozi. Quello che ne dovrebbe risultare e’ un ‘manifesto’ per l’Europa che vuole cambiare e che nasce dal colloquio tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel al G7 di Bruxelles.
Van Rompuy, nel documento, sembra aver fatto sua l’impostazione proposta dal premier italiano, prima il metodo e solo dopo i nomi. L’obiettivo: arrivare al vertice di Ypres, il 26 giugno, con un testo il piu’ possibile condiviso sia dallo schieramento progressista che da quello popolare. Ma soprattutto, restituire l’immagine di un’Europa che mostra di aver compreso il messaggio arrivato dal voto del 25 maggio su cambiamento e crescita.
http://www.imolaoggi.it/2014/06/22/il-nuovo-manifesto-per-il-cambiamento-in-europa-e-un-peggioramento-del-vecchio/

“l’Europa che vuole cambiare e che nasce dal colloquio tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel al G7 di Bruxelles.”
ma non ci stava lavorando Van Rompuy da solo?
“Un documento, quello su cui sta lavorando Herman Van Rompuy”

si certo questo manifesto sarebbe il parto di questi due, il Bilderberg si è appena riunito per niente. IL CFR lo sà? Ed alla Trilateral questi “due” erano sfuggiti di mano, si sono addirittura riuniti in segreto ad elaborare piani così in contrasto con quelli di tutti gli altri massoni banchieri……

Quindi Renzi e la Merkel si riuniscono in segreto e Van Rompoy prendeva appunti e ne ha fatta la sua agenda?
Allora se pensano agli “investimenti”, cioè rubinetti aperti, addio austerità?
La “strega del Nord” si è ammorbidita ed ora ci attende un futuro di lavoro, crescita e competitività???
Nessun rigore?

Pare il patto per la crescita siglato anni addietro tra sindacati e Confindustria….

“Tenere cioè in considerazione, nei tempi di rientro nei parametri imposti, dei costi delle riforme strutturali, chieste proprio dall’Europa.”

ah ecco, rigore e crescita.

E competitività, cioè? Se il portoghese stira per 3 euro l’ora il greco offre a 2,50 e l’italiano a due????

Il maestro Padoan spiega, gli allievi francesi prendano nota
Pubblicato su 22 Giugno 2014 da frontediliberazionedaibanchieri in POLITICA
Intervistato quest’oggi ( 20 giugno-ndr ) dal quotidiano francese le Figaro, il ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiega ai cugini il segreto del nostro successo. Ma di che diavolo di successo parliamo?, vi chiederete. Non ne abbiamo idea ma i toni sono quelli, quindi tanto vale assecondare l’intervistato e cercare di diradare la nebbia.
Padoan spiega all’intervistatore francese il concetto di “patto di stabilità intelligente”, che sarebbe quello in cui, a norme invariate (poiché questa è la nuova strategia italiana), si portano alla luce e si sfruttano i presunti ” molti margini di manovra” delle norme esistenti. E qui, Padoan mostra tutta la sua sapienza politica. Non andiamo in Europa a fare i rottamatori ed i Capitan Fracassa ma a “fare politica”, che è l’arte del possibile, inclusa l’esegesi del quadro normativo esistente. Secondo Padoan, che oggi ha ufficializzato che l’Italia non chiederà alcunagolden rule per il calcolo del rapporto deficit-Pil (sconfessando tutte le speranze indigene di tal genere, alcune decisamente fantasiose),
«L’idea sarebbe di valutare positivamente i paesi che mettono in opera le riforme strutturali, perché gli effetti positivi sulle finanze pubbliche sono reali, ma giungono in tempi abbastanza lunghi»
Questo è il canovaccio diplomatico da intessere con Re Tentenna Hollande e da barattare con la presidenza Juncker della Commissione Ue, cioè con la Merkel (auguri). L’intervistatore chiede a Padoan cosa dovrebbe fare la Francia per “beneficiare della clemenza dei suoi pari sul deficit”. E qui Padoan spiega agli allievi che fare, cronoprogramma incluso. Dopo aver premesso che la Francia ha effettivamente un problema di deficit, a differenza dell’Italia (che ha il maggior avanzo primario d’Europa), ma che Parigi continua a beneficiare di grande benevolenza da parte dei mercati finanziari (“cento punti base meno dell’Italia sui tassi d’interesse”), Padoan emette una buona e benevola pagella sulla bozza di riforme strutturali francesi, che tuttavia “devono essere realizzate”. Poi, con grande nonchalance, Padoan butta lì anche l’orizzonte temporale di realizzazione di tali riforme, per mandare il messaggio a Bruxelles e Berlino:
«Per essere credibile, un programma di riforme deve essere presentato sull’arco di tre anni. Perché bisogna dare certezze ad imprese ed investitori»
Ecco quindi il messaggio per l’Eliseo: facciamo asse, per una volta, e puntiamo su un triennio di sospensione delle occhiute regole fiscali comunitarie, mentre facciamo le riforme. Prendi nota, François. Ciò premesso, quali sono le riforme prioritarie per la Francia? Risponde Padoan: la riforma del mercato del lavoro, per riassorbire la disoccupazione giovanile; la riforma della governance dello stato, per ridurre il numero di collettività locali (come la nostra caotica legge di “riforma” delle province, pare di capire): e qui Hollande ha già promesso di ridurre il numero di regioni (ancora auguri). Da ultimo, rilanciare la produttività, che sinora ha avuto crescita nulla.
Ora che Hollande e Valls hanno i compiti estivi, è tempo di una domanda per Padoan:
L’Italia pensa di dotarsi di un salario minimo, come la Germania?
«No, non è all’ordine del giorno in Italia. Il problema in Italia è che ci sono troppi contratti di lavoro – 40 in tutto!- ed un sistema di sussidi di disoccupazione inefficace. La nostra riforma del mercato del lavoro, presentata al parlamento, punta giustamente a semplificare il mercato del lavoro ed a legare i salari alla produttività del lavoro. Il FMI ha riconosciuto i nostri sforzi di riforma su questi temi chiave»
Ora, per valutare pensieri e parole di Padoan occorre avere sempre sotto gli occhi il ddl delega di “riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione”, per gli amici Jobs Act, quello vero, che affianca, integra ed in prospettiva dovrebbe superare, inglobandola, la disciplina dei rapporti di lavoro a tempo determinato, da poco approvata.
Nel testo del ddl delega l’ipotesi di introduzione di forme sperimentali di “salario minimo” è ben presente (art.4, punto 1c del ddl delega). Ricordate anche la nostraipotesi di lavoro“: un sistema fatto di contrattazione fortemente decentrata (cioè di “retribuzioni legate alla produttività”, per dirla alla Padoan), puntellato dalla “garanzia” del salario minimo, basso quel tanto che basta per non causare ulteriore aumento di disoccupazione, e contratti di lavoro con monetizzazione dell’uscita, quindi senza alcun obbligo di reintegra, sotto nessuna circostanza. Questo è lo scenario sul quale il vostro titolare scommetterebbe, nel medio termine (diciamo un triennio o anche prima, se la condizione del mercato italiano del lavoro dovesse diventare drammatica).
Ciò detto, non è chiaro per quale motivo Padoan sconfessi l’ipotesi di salario minimo, che pure è nelle linee-guida del ddl delega. Ma tant’è. Mentre reiteriamo l’invito a tenere sempre presente il testo di questa delega, a futura memoria, possiamo concludere che l’essenza politica di Padoan lo porta (immaginiamo con condivisione e beneplacito di Matteo Renzi) ad “offrire” ai francesi questa strategia negoziale con la Germania. Tre anni di pausa dall’ortodossia fiscale contro le mitologiche “riforme strutturali”. Come finirà? Ah, saperlo. Restate sintonizzati.
Il nuovo ‘manifesto’ per il cambiamento in Europa è un peggioramento del vecchio + Il maestro Padoan spiega, gli allievi francesi prendano notaultima modifica: 2014-06-23T14:36:19+02:00da davi-luciano
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