ELEZIONI: E SE IL PD PERDE IL PIEMONTE?

di Fabrizio Tringali
 
23 maggio. «Domenica non si voterà solo per il rinnovo del Parlamento Europeo, ma anche per alcuni comuni e per i consigli regionali di Abruzzo e Piemonte.
 
Quest’ultima votazione non è politicamente meno importante di quella che coinvolge l’intero territorio nazionale. Tutti hanno capito che, in questo momento, la vera sfida è quella fra PD e M5S.
 
Non che non vi siano altri aspetti di una certa importanza (per esempio un risultato negativo dei partiti minori della maggioranza potrebbe portare a un collasso del governo), ma ciò che davvero conta è pesare il consenso reale che il PD riesca a raccogliere in questo momento, e poi confrontarlo con quello del Movimento 5 Stelle, unico soggetto politico potenzialmente in grado di buttarne all’aria i piani.
 
Il risultato delle europee sarà determinante, ma anche quello del Piemonte ci dirà parecchie cose.
 
Chiamparino è senza dubbio un candidato forte, e soprattutto è un politico schietto. Le sue posizioni sui tempi principali sono assolutamente chiare. E’ assolutamente favorevole alla TAV, è totalmente dalla parte di Marchionne.
 
Questo ovviamente non impedisce a SEL di sostenerlo. Magari qualcuno ricorderà che, sulla scorta della vicenda FIAT, alle scorse elezioni politiche la segreteria nazionale della FIOM ha infilato il proprio responsabile del settore auto nelle liste vendoliane, portandolo in Parlamento.
 
E chi sostiene egli oggi? Ovvio. Anche lui scondinzola al candidato PD che stende tappeti rossi ove passa Marchionnerifiutandosi perfino di chiedere le primarie e sfidarlo, con la poco originale scusa che il nemico da battere è la destra (non certo Chiamparino che sta con la TAV e Marchionne…).
 
Il Piemonte è quindi la regione dove, ancora più che altrove, il ceto politico mostra con assoluta chiarezza che le politiche reali (che vinca il centro, la destra o la sinistra) possono seguire una sola direzione: distruzione del territorio, delle condizioni di lavoro, della vita della stragrande maggioranza della popolazione.
E lo fa, appunto, con la schiettezza di Chiamparino, senza tergiversare o annacquare i messaggi.
 
E’ chiaro quindi che misurare la forza del M5S in questo contesto è di fondamentale importanza. Il M5S ha ottenuto qui ottimi risultati un anno fa, ed anche le scorse regionali erano andate bene. In consiglio erano entrati in due, fra cui Davide Bono [nella foto], l’attuale candidato alla presidenza della giunta.
 
Davide è stato fra i primi militanti del M5S ad affrontare temi relativi alle relazioni fra economia e democrazia (non a caso propone l’adozione di una moneta complementare), si è impegnato a fondo in moltissime battaglie ed ha acquisito l’esperienza istituzionale necessaria per ricoprire anche incarichi di governo.
La sua vittoria non avrebbe solo l’effetto, importantissimo, di liberare i cittadini piemontesi dalle grinfie dell’intreccio politica-affari che governa da decenni , ma costituirebbe un primo, fondamentale, passo verso la costruzione di una reale alternativa di governo.
 
In bocca al lupo Davide!»

Fiero di essere populista

di Alessio Mannino – 23/05/2014

Fonte: Il Ribelle
Che paura, il populismo. Re Giorgio, essendo re e non solo presidente della repubblica, ha invitato gli italiani a recarsi alle urne per sconfiggere «i populismi». Soltanto ventiquattr’ore prima aveva detto che non sarebbe entrato a gamba tesa nel dibattito politico, cosa che per altro fa da almeno tre anni facendo e disfacendo governi sulla testa degli elettori, che devono “ubbidir votando” e cuccarsi i Monti, i Letta e i Renzi per volontà sua, di  Sua Maestà quirinalizia.
Ma cos’è, questo populismo? E’ il socialismo rurale nella Russia della seconda metà dell’Ottocento: non direi, è leggermente datato, ci ha pensato Lenin buonanima a seppellirlo con le sue aristocrazie proletarie. E’ il coevo People’s Party statunitense degli Stati centrali e agricoli: neanche questo, di recente negli Usa è stato affibbiato il marchio al Tea Party reo di costituire una destra non allineata ai grandi interessi finanziari. E’ il movimento argentino fondato dal simpatizzante fascista Peron e reso quasi mainstream da sua moglie Evita: la coppia Kirchner che ne è la replica degli anni 2000 è denominata così perché ha ripudiato il liberismo eterodiretto dall’Fmi restituendo sovranità al paese. E’ il ventennio berlusconiano in Italia fondato sulla concentrazione del potere mediatico e sul suo uso e abuso dell’immaginario (la “massaia” del qualunquista Mike Buongiorno, gli yuppies, il mito del benessere e del successo): nemmeno, con Berlusconi siamo all’illusione pura che malcela i propri affari e gli affari propri, che è quanto di più terra terra esista sulla faccia della Terra.
Lasciamo perdere la Storia, che non è magistra vitae di niente per il semplice fatto che non viene studiata. Il termine è una di quelle parole manipolate, vilipese, stirate e stiracchiate, interpretate in mille modi a seconda di come faccia comodo. I politologi liberali,  spacciati per seri e scientifici quando non sono che ideologizzati al cubo almeno quanto i loro sconfitti avversari marxisti, ne fanno un sinonimo di “demagogia”, cioè un consapevole raggiro del popolo per accaparrarsene il favore e conquistare il potere. In questo senso, oggi nell’Europa che si accinge a rinnovare la tribuna simbolica del parlamento di Bruxelles sono accusati di demagogia Grillo in Italia, Farage in Inghilterra, la Le Pen in Francia, solo per stare ai più famosi.
Populista sarebbe chi, in sostanza, si appella al popolo “buono” contro l’establishment “cattivo”.  E rincorre tutti gli istinti, specialmente i più bassi, del popolaccio minuto e straccione, per definizione scontento. Messa infantilmente così, non è un’analisi: è una caricatura. Piena di snobismo e orrore per l’incolto e l’inclita, per chi non ha studiato, per la gente supposta non solo ignorante, ma anche stupida, animalesca, irresponsabile, anche un pochino brutta a vedersi. Diciamo pure repellente, con quel sudore che le cola sulla fronte e quelle manacce sporche di lavoro. Con quella sua inspiegabile incapacità di comprendere che se viene spremuta di tasse e subissata di obblighi internazionali, è per il suo bene. Bifolchi ingrati, questi uomini e queste donne della strada: invece di portare gioiosamente il fardello e rendere grazie all’Euro, al rigore, ai mercati, all’economia padrona e ai partiti suoi servitori, s’incarogniscono pure, gli screanzati. Hanno la faccia tosta di credersi nel giusto e nutrire un radicato senso di vomito per politici, banchieri, grand’industriali, gazzettieri, camerieri e comari che se la cantano e se la suonano e intanto arraffano, spartiscono, carriereggiano e puttaneggiano. Col consenso di chi dà loro credito, che è ancora un parte consistente, benché sempre più minoritaria, dello schifatissimo “popolo”.
Ma gli altolocati non sopportano l’idea che esista una fetta altrettanto rilevante di popolino che la fiducia in loro l’ha persa e si rifugia nell’astensione o, crimine dei crimini, nel voto alle forze “populiste”. Osano mettere in discussione la moneta unica delle banche, la sudditanza ai gangsters delle Borse, i sacri parametri del Pil e del deficit, perfino in qualche caso la stessa democrazia delegata ed elitaria. Sono pericolosi agenti del caos, distruttori e nichilisti, nemici della patria (“chi critica è disfattista”, ha detto un noto premier democratico in puro stile autoritario).
Populista, adesso, vuol dire una cosa sola: essere contro l’oligarchia al potere (la trojka finanza-politica-media) e per il popolo, inteso come cittadinanza di liberi e uguali, che il potere se lo riprende per rifondarlo sul principio di sovranità, diretta e senza autorità superiori. Il popolo è sovrano, no? Dunque il populismo è un diritto e un dovere.
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=48547

Gatto picchiato perchè ” sembrava Hitler “

complimenti alla civiltà occidentale

Non c’è limite alla violenza. In Inghilterra vittima di una brutale aggressione è un gattino, la sua unica colpa è quella di “somigliare a Hitler”. Almeno questo sarebbe il motivo che avrebbe scatenato un gruppo di bulli, rimasti impressi dalla macchia nera sotto il naso che richiamava al “baffetto” del Führer.

http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/buz_gatto_aggredito_perche_somiglia_hitler_foto/notizie/704599.shtml#fg-slider1

UKIP IN TRIONFO: FARAGE AVEVA DETTO 80 ELETTI = VITTORIA, NE HA 124 (AL MOMENTO)

23 maggio – L’Ukip ha gia’ rivendicato la sua ‘vittoria’ nelle elezioni locali in Inghilterra e i risultati a oltre la meta’ dello spoglio confermano una performance oltre le aspettative con 122 posti da consigliere in piu’ conquistati (ne aveva solo due, per un totale di 124) andando quindi ben oltre l’obiettivo degli 80 che Farage aveva posto. Praticamente, il 50% in più. E mancano da scrutinare ancora un quarto delle schede.
http://www.ilnord.it/b-2444_UKIP_IN_TRIONFO_FARAGE_AVEVA_DETTO_80_ELETTI__VITTORIA_NE_HA_124_AL_MOMENTO  

La false flag che ha distrutto la Libia

Video: Il capo della falsa rivoluzione libica ammette che Gheddafi non uccise i manifestanti
 
L’America e la NATO hanno distrutto il secolarismo e la laicità in Libia e hanno portato gli estremisti islamici al potere. Oltre a questo, hanno commesso molti crimini tra cui il massacro di migliaia di libici neri durante le fasi immediate alla distruzione del regime di Gheddafi.
 
Descrizione del video.
 
Mustafa Abdul Jalil, capo del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi nel 2011, ammette:
 
Gheddafi non ha ordinato la sparatoria che ha iniziato la falsa rivoluzione in Libia. Ora, dopo la distruzione della Libia, Jalil ammette al mondo sul canale libico Channel One che i manifestanti che sono stati uccisi a Bengasi e che hanno causato l’intervento congiunto ONU-NATO, per attaccare la Libia, sono stati uccisi da un gruppo di spie e mercenari che non erano libici. Egli ammette che sapeva già la verità al momento in cui accaddero questi eventi, ma che tutto fu fatto per abbattere il governo libico e distruggere il paese. Egli ammette che era stato informato in anticipo riguardo cosa sarebbe successo e che il popolo libico non ha riconosciuto i manifestanti morti perché indossavano abiti civili e non c’era nessuno per i loro funerali poichè non avevano parenti o amici in Libia . Come abbiamo detto sin dal febbraio 2011, la cosiddetta rivoluzione in Libia è stata un’operazione così detta  “falsa bandiera” (False Flag).
 
Il popolo libico per la stragrande maggioranza era felici e si sentiva “sicuro”. Gruppi estremisti islamici erano illegali in Libia. Ora la Libia è controllato da gruppi estremisti islamici (Al Qaeda, il gruppo combattente islamico libico (LIFG), i Fratelli Musulmani, Ansar Al Sharia e altri). Il paese è rotto, non c’è sicurezza, migliaia di persone sono state imprigionati illegalmente e centinaia torturati a morte. Non c’è nessun governo, non ci sono vendite di petrolio, 2 milioni di persone sono ancora in esilio e gli psicopatici che hanno preso il paese lo hanno trasformato in una nazione “grigia” – Senza frontiere e senza alcun governo.
 
Quindi, grazie Obama, CIA, Hillary Clinton , la NATO e l’ONU per non proteggere i civili innocenti in Libia.
 
 
Tradotto e Riadattato da Fractions of Reality

VIOLENTI SCONTRI TRA OPERAI DELL’ORTOMERCATO DI TORINO E LA POLIZIA: PROTESTAVANO CONTRO LICENZIAMENTI E LAVORO IN NERO.

venerdì 23 maggio 2014
TORINO – Tensioni e scontri questa mattina al Caat di Grugliasco, il centro agroalimentare che rifornisce i mercati, dove una protesta contro il licenziamento di alcuni lavoratori e’ degenerata. Tre manifestanti sono stati investiti da un’auto durante la manifestazione anti-licenziamenti. I tre sono stati travolti da un ambulante che si trovava bloccato all’interno del Centro agroalimentare, dove e’ in corso un blocco di protesta.

“Non ho mai visto nulla del genere. Neanche quando a manifestare erano stati i forconi”. Lo dice Giuliano Manolino, direttore del Centro Agroalimentare di Torino, dove e’ in corso una manifestazione di protesta contro le condizioni dei lavoratori. “Con i sampietrini – aggiunge – hanno distrutto semafori e i vetri della guardiola. Penso che la situazione sia stata sottovalutata. Adesso i grossisti rischiano di perdere l’intera giornata di lavoro”.

“In questo centro, che e’ una struttura pubblica, lavorano 2.000 persone. Il 40% e’ in nero, gli altri sono sfruttati e sottopagati, con turni di lavoro massacranti e nessun diritto”. Cosi’ Francesco La Torraca, sindacalista dei Cobas che coordina il presidio di protesta, descrive la situazione dei lavoratori del centro agroalimentare di Torino. “Il problema – continua – e’ che i grossisti che si trovano all’interno della struttura subappaltano il lavoro delle cooperative e per questo viene permessa qualsiasi forma di sfruttamento. L’ultimo caso e’ quello di cinque lavoratori che hanno ricevuto una lettera di sospensione perche’ avevano scioperato per due ore contro la propria cooperativa per le condizioni del lavoro”.

Fuori dai cancelli del centro, intanto, prosegue il presidio. Il tentativo di mediazione per rimuovere il blocco da parte delle forze dell’ordine e’ fallito e i manifestanti si dicono decisi a rimanere davanti ai cancelli ad oltranza. L’attivita’ del Caat e’ ferma: dal centro vengono fatti uscire soltanto i camion vuoti.

Redazione Milano.
http://www.ilnord.it/c-3026_VIOLENTI_SCONTRI_TRA_OPERAI_DELLORTOMERCATO_DI_TORINO_E_LA_POLIZIA_PROTESTAVANO_CONTRO_LICENZIAMENTI_E_LAVORO_IN_NERO