Candidati locali, intervista a Francesca Frediani del Movimento 5 Stelle

TG Valle Susa

Abbiamo intervistato la candidata del Movimento Cinque Stelle al Consiglio Regionale del Piemonte, Francesca Frediani. Il suo nominativo è inserito nella lista che ha come candidato presidente Davide Bono.

Posted on 10 aprile 2014

 di Leonardo Capella

Francesca Frediani è di Condove, ha 40 anni, è laureata in Scienze della Comunicazione. Candidata come Consigliere Regionale alle elezioni del 25 maggio 2014 per il Movimento Cinque Stelle. A lei abbiamo posto alcune domande che descrivono la sua eventuale azione di governo in qualità di Consigliere della Regione Piemonte.

Frediani, quale è stata la motivazione che l’ha spinta a candidarsi?

La decisione di candidarmi nasce da un percorso iniziato nel 2010. In quell’anno mi sono “attivata” nel M5S, rendendomi disponibile a fare la rappresentante di lista nel mio Comune, Condove. Avevo partecipato precedentemente al V-day in piazza San Carlo, ma in seguito non sono mai riuscita ad impegnarmi attivamente, come avrei voluto, per via dei figli molto piccoli. Con l’occasione delle scorse regionali ho quindi deciso di dare il mio piccolo contributo e ho vissuto in prima linea la soddisfazione per un risultato inaspettato, raggiunto soprattutto con la “spinta No TAV” dalla Valsusa.
Nel novembre dello stesso anno ho sostenuto un colloquio e da allora ho fatto parte dell’ufficio stampa del gruppo consiliare M5S Piemonte, fino alle dimissioni che ho rassegnato non appena mi sono candidata alle regionarie.
In questi 3 anni e mezzo ho assistito alle sedute del Consiglio, ho approfondito molte delle problematiche che interessano il territorio piemontese, ho stabilito un buon rapporto con molti gruppi di attivisti e con i nostri eletti nei Comuni e, da un anno a questa parte, a Roma. Il desiderio di dare un contributo più attivo, facendo fruttare questa esperienza, è stato una naturale conseguenza.
Si aggiunga a questo il senso di impotenza provato nell’assistere a discussioni sul TAV, e sulla valle in cui vivo,come ad esempio in occasione dell’approvazione dell’inutile Démarche Grand Chantier, oppure nel sentir descrivere come violenti e facinorosi i manifestanti. Tante volte ho provato l’istinto di alzarmi e dire la mia, ora ho la possibilità di tentare di arrivare in quell’aula e parlare.
Credo insomma che sia ora di portare un po’ di Valsusa in quell’aula, per tornare a parlare di cosa serve ai cittadini ed accantonare le grandi opere inutili. Tutti avrebbero da imparare osservando dal modo in cui in questa valle si è sviluppato un modello di solidarietà, di resistenza, di reazione alla crisi economica dando risalto ai temi etici.

Leggiamo spesso di critiche rivolte al MoVimento in relazione ad una carenza di democrazia: ci può descrivere, dal suo punto di vista, come sono state organizzate le elezioni interne?

Le regionarie hanno dato un gran peso all’attivismo delle persone. Il fatto di impegnarsi nel proprio gruppo locale e quindi di partecipare attivamente alle iniziative del M5S sul territorio è stato sicuramente il fattore discriminante per la scelta dei candidati. Abbiamo una fitta rete di gruppi attivi in tutta la regione, si tratta di persone che prestano la loro opera e il loro tempo per il M5S, persone molto spesso dotate di grandi competenze. A differenza dei vecchi partiti, non abbiamo una struttura gerarchica: tutti i candidati, dopo aver ricevuto il benestare del proprio gruppo, si sono sottoposti a votazione online. Se non è democrazia questa…

Quali sono i punti qualificanti del suo programma elettorale?

Non esiste il “mio” programma elettorale. Se sarò eletta porterò avanti il programma del M5S, elaborato durante le riunioni dei gruppi di lavoro suddivisi in base a tematiche ben precise. Personalmente, ho contribuito al programma del gruppo di lavoro sui trasporti, quindi è chiaro che la mia attività sarà incentrata in particolar modo sulle tematiche relative a quest’ambito. Negli ultimi anni ho avuto modo di collaborare in molte occasioni con i parlamentari che seguono il tema TAV e penso di poter mettere a frutto anche una buona rete di contatti che ho instaurato sul territorio. Sarà un lavoro in sinergia: da una parte gli altri consiglieri del M5S, dall’altra i territori, secondo la logica di “rete” che è alla base del nostro MoVimento.
Presterò molta attenzione anche al tema del lavoro, essendo stata io stessa “vittima” di un licenziamento collettivo qualche anno fa, comprendo perfettamente la disperazione e il senso di impotenza che provano i lavoratori che rischiano di perdere il lavoro. Per loro sarò sempre disponibile.

Un altra critica che viene rivolta al MoVimento riguarda la mancanza di disponibilità in relazione agli accordi con i partiti : qual’è in suo pensiero sulla questione?

Il MoVimento nasce proprio in contrapposizione con i vecchi partiti: siamo nati per mandare “tutti a casa”. Non possiamo più fidarci di loro. Potrà esserci convergenza su singoli temi, ma sicuramente non si potrà parlare di alleanza.

Un ultima domanda. Le grandi opere, come il TAV, sono un  problema scottante: quali azioni la Consigliere Frediani proporrà per affrontare le numerose questioni aperte?

Mi rendo perfettamente conto che la partita sul TAV non si gioca certo in Regione, ma a livelli più alti. Ho visto però in questi anni che ogni singola azione portata avanti può contribuire a far saltare qualche ingranaggio. Potremo agire a livello di controllo e monitoraggio della situazione ambientale, richiedere dati difficilmente accessibili. Lavorare in sinergia con i, spero, numerosi sindaci No TAV valsusini sarà fondamentale.
In queste ultime settimane, cessata la mia attività lavorativa, ho potuto seguire con maggiore assiduità le udienze dei processi che vedono imputati i manifestanti no TAV. Il mio sostegno a queste persone non verrà mai a mancare.
Detto questo, abbiamo l’ambizione di essere la maggioranza e governare una Regione No TAV! E lì sì che sarebbe dura… per loro!

POUTINE ET LES PIROJKI DE BRUXELLES

# LUCMICHEL.NET/ avec RIA Novosti – PCN-SPO/ En Bref /

POUTINE APPELLE L’EUROPE A NE PAS LIMITER SON AIDE AUX « PIROJKI SUR LE MAIDAN »

Poutine appelle ironiquement l’Europe à ne pas limiter son aide aux « pirojki sur le Maidan » … Les partenaires européens devraient aider l’Ukraine à éviter le défaut de paiement, a indiqué le président russe Vladimir Poutine. « La Russie ne peut pas prendre cette charge unilatéralement », a-t-il dit lors de la réunion au Conseil de sécurité de Russie. « C’est pourquoi nous nous sommes adressés à nos partenaires européens et nos amis pour organiser au plus vite une rencontre dans le but de trouver des moyens d’aide et de soutien à l’économie ukrainienne », a précisé le président russe.

« Les pirojki sur le Maidan ne suffisent pas pour protéger l’économie ukrainienne du chaos », a ajouté Poutine. Evoquant ironiquement les gâteaux offerts sur le maidan aux manifestants par les politiciens et diplomates occidentaux il y a trois mois.

 

La Russie avait accordé à l’Ukraine en décembre 2013 un prêt de 3 milliards de dollars. Les Européens de leur côté se sont contentés pour l’instant de déclarations d’intention.

En réalité l’UE en crise économique et financière n’a évidemment pas les moyens de mettre les 15 ou 20 milliards dont l’Ukraine a besoin sur la table. L’UE propose du vent. Les coups de bluff de joueurs de poker désargentés. « On s’assied, on signe, nous donnons des miettes et nous prenons tout dans 6 mois », voilà les propositions de Bruxelles. Qui se moque bien de l’Ukraine et des Ukrainiens.

Le Kremlin, lui, en bon joueur d’échec, ne participe pas au grand poker menteur. Mais tient en mains depuis des mois la seule carte réelle, non truquée, du dossier : les 15 milliards de dollar dont l’Ukraine a besoin pour ne pas être en faillite en 2014 …

LM

LAVROV CONTRE LA RUSSOPHOBIE

# PCN-SPO/ avec RIA Novosti/

LAVROV : « LES SENTIMENTS ANTI-RUSSES DESTABILISENT L’EUROPE »

La stabilité de l’Europe est menacée par la montée des sentiments antirusses en lien avec la crise en Ukraine, a mis en garde ce vendredi le ministre russe des Affaires étrangères, Sergueï Lavrov.

“Actuellement, l’incitation à des sentiments anti-russes sur fond de montée du racisme et de la xénophobie dans nombreux pays de l’Union européenne, l’augmentation du nombre de groupes ultra-nationalistes et la complaisance envers le néonazisme, que ce soit en Ukraine ou ailleurs, menace de manière évidente la stabilité européenne”, a-t-il déclaré, cité par l’agence Ria Novosti.

PCN-SPO

Axe usa France en mer noire

# LUCMICHEL.NET/ avec LVDR  – PCN-SPO/ En Bref /

DES NAVIRES US ET FRANÇAIS ENTRENT EN MER DE MARMARA …

 Il y avait Don Quichotte et Sancho Pansa. Il y a maintenant Obama et Hollande … La France de Hollande confirme la vassalisation amorcée sous Sarkozy. Paris est devenu le fidèle valet des USA et l’Axe Washington-Paris le centre de l’OTAN (*) …

Le destroyer américain Donald Cook et le navire collecteur de renseignements français Dupuy-de-Lôme, en route vers la mer Noire, ont franchi les Dardanelles et sont entrés en mer de Marmara, a annoncé jeudi le quotidien turc Cumhuriyet.  Le journal a mis en ligne une vidéo montrant le bâtiment américain en train de longer les Dardanelles. Il est escorté par des vedettes des garde-côtes turcs. Le Donald Cook possède un système d’alerte et de défense Aegis doté d’antimissiles et de missiles de croisière Tomahawk. Le 10 avril, il entrera en mer Noire où il passera 21 jours.

Le bâtiment français a franchi les Dardanelles une heure après le destroyer américain.

Le Donald Cook est le troisième bâtiment de l’US Navy à être envoyé ces derniers temps en mer Noire. En février dernier, Washington a dépêché dans la région la frégate Taylor lors des Jeux olympiques de Sotchi. En mars, le destroyer Truxtun a gagné la mer Noire pour prendre part à un exercice conjoint avec des bâtiments bulgares et roumains. Le navire américain a séjourné 14 jours dans la région.

Aux termes de la Convention de Montreux signée en 1936, le tonnage global des bâtiments de guerre des puissances non riveraines de la mer Noire est limité à 30.000 tonnes et la durée de leur présence à 21 jours au maximum.

Après la Syrie voici l’armée française qui joue l’infanterie sénégalaise du Pentagone en Mer Noire pour tenter d’intimider la Russie !

LM

 (*) Lire :

PCN-INFO / GEOPOLITIQUE / LA FRANCE DE DE GAULLE EST TOMBEE DANS LES MAINS DU « PARTI AMERICAIN » ET DU LOBBY SIONISTE

http://www.lucmichel.net/2013/08/31/pcn-info-geopolitique-la-france-de-de-gaulle-est-tombee-dans-les-mains-du-parti-americain-et-du-lobby-sioniste/

KIEV DEVALUE

LUCMICHEL.NET/

LA JUNTE DE KIEV DEVALUE LA DEVISE UKRAINIENNE 

Dévaluation record de la devise ukrainienne !

Sur ordre de la junte putschiste de Kiev, la Banque nationale d’Ukraine a dévalué ce jeudi la monnaie du pays, la hrivna, qui est descendue à son niveau le plus bas encore jamais atteint face au dollar et face à l’euro. La banque a abaissé le taux officiel de la hrivna de 6 %, à environ 12,6 hrivnas pour un dollar et 17,4 hrivnas pour un euro, comparé au taux de mercredi qui était de16,3 hrivnas pour un euro.

La décision de la banque est intervenue peu de temps après que la hrivna est tombée à un niveau bas record face au panier des deux devises au cours du récent négoce des devises entre banques. Durant la séance de négociation, la hrivna s’est dépréciée de 6,5 % face au dollar, atteignant 13 hrivnas pour un dollar, et elle a perdu 4 % de sa valeur face à l’euro, atteignant le taux de 18,02 hrivnas pour un euro.

Selon les économistes ukrainiens, la dévaluation de la hrivna est due à la situation actuelle instable du pays sur les plans politique et économique et sur le plan de la sécurité. Ce que Timochenko appelle « l’anarchie ».

La hrivna a perdu plus de 37 % de sa valeur face au dollar depuis la fin de l’année dernière, époque où elle s’était établie à 7,99 hrivnas pour un dollar.

PCN-SPO

EMISSION SPECIALE CRIMEE DE ‘AFRIQUE MEDIA TV‘

EODE-TV / 2014 04 09 / https://www.facebook.com/EODE.TV

https://vimeo.com/eodetv – Emission spéciale Crimée du ‘Débat Panafricain’

Sur AFRIQUE MEDIA TV du 23 mars 2014

Animée par Mohamed Bachir LADAN

Avec Luc MICHEL

EMISSION COMPLETE

EODE-TV - LM AMTV émission spéciale Crimée (2014 04 09) FR 1

Partie 1 sur :

https://vimeo.com/91653252

Partie 2 sur :

https://vimeo.com/91655960

Partie 3 sur :

https://vimeo.com/91657583

EODE-TV - LM AMTV émission spéciale Crimée (2014 04 09) FR 2

 De retour de Crimée, où il a organisé avec l’Ong EODE (Eurasian Observatory for Democracy & Elections) la Mission internationale de Monitoring du Référendum du 16 mars 2014 en République de Crimée et à Sébastopol (Ville autonome), Luc MICHEL explique le pourquoi de ce référendum d’auto-détermination et les événements qui y ont conduit.

 Il analyse ensuite les conséquences géopolitiques du Référendum et du retour de la Crimée à la Russie, évoquant « une révolution géopolitique » qui met un terme aux frontières de Yalta et est un défi au Nouvel Ordre Mondial post-soviétique à dominante occidentale. Et il débat avec l’animateur Mohamed Bachir Ladan et les pannelistes africains sur le thème « Crise ukrainienne : que peut la Russie face à l’Occident » …

 EODE-TV

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https://www.facebook.com/EODE.TV

https://vimeo.com/eodetv

http://www.eode.org/

THERAPIE DE CHOC A KIEV

LUCMICHEL.NET/ avec RIA Novosti – PCN-SPO/

BANQUE MONDIALE VERSUS FMI : LA THERAPIE DE CHOC VA DETRUIRE L’ECONOMIE UKRAINIENNE

L’exécution par l’Ukraine des conditions de prêt fixées par le Fonds monétaire international (FMI) entraîneront une chute de la consommation et des investissements dans l’industrie, lit-on dans un rapport de la Banque mondiale (BM) sur l’Ukraine. « Toutes les mesures prévues par le paquet d’aide de la FMI et comprenant l’augmentation des prix du gaz et du chauffage urbain se répercuteront de façon négative sur le pouvoir d’achat de la population et réduiront, en conséquence, la possibilité du gouvernement d’augmenter les dépenses budgétaires en 2014. En 2014, nous nous attendons à une chute aussi bien de la consommation que des investissements industriels », dit la Banque mondiale dans un communiqué.

D’après les évaluations des experts du FMI, la consommation en Ukraine pourrait connaître une chute de 8% en 2014, quant à la baisse des investissements, elle serait moins importante. L’assouplissement du taux de change permettra de son côté de réduire le déficit des transactions courantes. Selon les prévisions du FMI, la récession économique devrait s’établir à 3% en 2014, l’inflation atteignant 15%. L’institution souligne que la détérioration de la situation économique en Ukraine a débuté bien avant la crise politique.

Un changement de pouvoir s’est opéré le 22 février à Kiev par un putsch armé, la Rada sous contrôle de milices néofascistes ayant démis le président Viktor Ianoukovitch de ses fonctions à l’issue de plusieurs semaines de contestation populaire. Les nouvelles autorités ukrainiennes ont par la suite annoncé que l’économie du pays était en péril et que les caisses de l’Etat étaient complétement vides.

Le 27 mars, le FMI a annoncé être prêt à accorder à l’Ukraine une aide d’un montant de 10 à 13 milliards d’euros, en vertu d’un « accord de confirmation » de deux ans. Parmi les mesures d’austérité demandées, le Fond exige notamment une réforme du prix du gaz et l’assouplissement du taux de change.

La Thérapie de choc a déjà été essayée dans l’Angleterre de Thatcher, le Chili de Pinochet, la Russie d’Eltsine. Qui ont été un enfer de misère pour leurs peuples. Et elle a été réessayée plus près de nous en Argentine ou en Grèce. Avec les mêmes résultats …

LM

Le falle legislative antimafia risvegliano gli appetiti delle cosche lungo la Tav

Sperava di raccogliere certezze ma ha portato a casa solo mezze rassicurazioni e un’alzata di spalle. Prima di lei, a sollevare lo stesso allarme e a raccogliere anche lui poche certezze, era stato l’architetto Mario Virano, commissario di Governo per l’opera ferroviaria e presidente dell’Osservatorio Torino-Lione (si veda l’altro articolo).

Eppure la domanda che ha più volte (ri)proposto Fabiana Dadone, deputata del M5S che siede in Commissione parlamentare antimafia, è di quelle che non devono e non possono lasciare margini di incertezza: nella sezione transfrontaliera della linea ferroviaria Torino-Lione si applica o meno la normativa antimafia italiana?
La questione non è di lana caprina, visto che i costi della sezione transfrontaliera sono valutati in circa 8,5 miliardi di cui il 60% a carico di Italia e Francia (a loro volta nella misura del 57,9% e del 42,1%) e il 40% a carico della Ue (Fonte: dossier del 30 luglio 2013 della Camera dei deputati).

 La sezione transfrontaliera si estende da Saint-Jean-de-Maurienne in Francia a Susa-Bussoleno in Italia. Sul versante piemontese l’estensione è di 18,1 km di cui 12,5 nel tunnel di base. La parte in superficie nella Piana di Susa è di 2,6 km e la connessione alla linea storica di Bussoleno è di 3 km, di cui 2,1 in galleria.

Ce n’è abbastanza per scatenare gli appetiti delle mafie e per cercare, dunque, di capire appieno la valenza degli articoli 6 e 10 dell’accordo stipulato il 30 gennaio 2012 tra il Governo italiano e quello francese per la realizzazione e l’esercizio della nuova linea ferroviaria.

L’articolo 6 dispone che il promotore pubblico (vale a dire l’ente aggiudicatore che ancora, di fatto, non c’è e che prenderà il posto della società Ltf) avrà sede legale a Chambéry (Francia) mentre la direzione operativa sarà a Torino. L’articolo 10 precisa che l’esecuzione dei contratti relativi alla realizzazione dell’opera conclusi dal promotore pubblico sono disciplinati dal diritto pubblico francese, «tenuto conto dell’unità fisica e funzionale della sezione transfrontaliera del progetto».
Senza addentrarsi in dilemmi ancora più grandi e spinose – la presunta cessione di sovranità o il fatto che il promotore è soggetto al Fisco francese – i quesiti appaiono tanto più significativi all’indomani del giorno in cui il Senato ha esaminato e approvato con 173 voti favorevoli, 50 contrari e 4 astenuti l’accordo tra i due Paesi, (la Camera l’aveva approvato il 12 novembre 2013) e nonostante le rassicurazioni della società Ltf (si veda l’altro articolo).

I quesiti in Aula e in Commissione antimafia
Il 22 ottobre 2013, in Commissione Lavori pubblici della Camera, intervenne l’allora sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Erasmo De Angelis per rispondere e tentare di portare chiarezza. Dopo avere detto che l’opera rientra nella legge Obiettivo e che lo Stato italiano ci mette soldi, comitati di vigilanza, di coordinamento e gruppi interforze, tagliò corto affermando che «si può affermare con forza che le disposizioni nazionali finalizzate alla lotta alla criminalità organizzata trovano in ogni caso applicazione nell’ambito della realizzazione dell’opera in territorio italiano».

Non una parola, però, sul presunto conflitto legislativo, tanto che la risposta e le numerose eccezioni al richiamato principio della territorialità risuonarono, appena due mesi dopo, il 19 dicembre 2013, in Commissione parlamentare antimafia, nel corso dell’audizione di Giancarlo Caselli, ancora per pochi giorni capo della Procura di Torino. La sua risposta sull’applicazione o meno della normativa antimafia fu secca: «Conosco la problematica perché alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle, ai quali siamo grati ci hanno sottoposto questi problemi e presentato della documentazione ma a quel punto ci siamo fermati e abbiamo segnalato a chi di dovere questo problema, che è un problema di carattere legislativo, riguarda accordi internazionali. Se qualcosa c’è da fare e non posso saperlo perché non è la mia competenza, quello è un ambito di competenza non mio, ma altrui, in cui si dovrà eventualmente intervenire».
Palla al centro, mentre almeno si scopre, grazie alla risposta di Caselli al commissario antimafia Stefano Esposito, senatore Pd pro Tav, che la prefettura di Torino, a fine 2013, aveva svolto 300 istruttorie antimafia, tutte con esito negativo sul rischio infiltrazioni.

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Catastrofe annunciata per il dollaro e l’economia USA?

southstream
Alexander Dyukov, direttore generale diGazprom Neft, una delle principali quattro imprese petrolifere della Russia ha anncunciato che esiste la possibilità di abbandonare il dollaro nelle transazioni petrolifere.
 
A. Folliero Dyukoy ha dichiarato alla agenzia russa “Itar-Tass” che il 95% dei propri clienti è disponibile ad abbandonare il dollaro ed utilizzare l’Euro. Ha aggiunto che “in via di principio niente è impossibile, si può abbandonare il dollaro ed adottare l’Euro e teoricamente anche il rublo”. Una delle più importanti imprese
 
petrolifere della Russia e del mondo sta quindi sondando il terreno per abbandonare il dollaro come moneta di scambio del petrolio.
 
L’abbandono del dollaro e degli altri strumenti finanziari occidentali, come le carte di credito VISA e Mastercard ed il sistema SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) da parte della Russia è una conseguenza delle sanzioni annunciate per “l’annessione della Crimea”.
 
Alexander Dyukov fa capire chiaramente che la vittima delle sanzioni contro la Russia non sarà la Russia, ma saranno gli Stati Uniti; ed assicura che “tutte le restrizioni nell’uso del dollaro creeranno seri problemi agli Stati Uniti”.
 
Come diciamo da tempo, fin dallo studio dei veri motivi dell’interveno militare in Iraq, gli Stati Uniti andranno incontro ad un grosso tracollo economico il giorno in cui il petrolio cesserà di essere commercializzato in dollari. Tutti i paesi del mondo, appunto per il fatto che il principale prodotto del mondo, il petrolio, si commercializza in dollari, sono costretti a rifornirsi di dollari, ovvero la maggior parte delle proprie riserve internazionali deve essere costituita da dollari. Il giorno in cui il petrolio cesserà di scambiarsi in dollari tutti gli stati saranno costretti a vendere i propri dollari e rifornirsi della nuova moneta adottata negli intercambi petroliferi, che a questo punto potrebbe essere non solo l’Euro, ma anche il Rublo, lo Yuan e l’oro.
 
La vendita repentina di questa grande quantità di dollari farà crollare il valore stesso del dollaro, provocando una catastrofe economica in USA, il paese dei dollari: tracollo del valore del dollaro, iperinflazione tipo Germania di Weimar e difficoltà di potersi rifornire di petrolio sono alcuni dei principali problemi cui andrà incontro il paese nordamericano il giorno in cui il petrolio cesserà di scambiarsi in dollari.
 
In definitiva se il petrolio cessasse di scambiarsi in dollari, la moneta statunitense cesserebbe di essere la principale moneta di riserva mondiale, una catastrofe annunciata per il dollaro e l’economia USA.
 
Ricordiamo che l’economia USA ha il grave problema del debito pubblico, che sotto la gestione di Obama sta cresciendo come mai nella storia, ad una media di 3,7 miliardi di dollari al giorno; a titolo di esempio, il debito pubblico USA durante gli otto anni della gestione di Jeorge W. Bush è cresciuto al ritmo di 1,68 miliardi al giorno.
 
Ma l’economia USA si caratterizza anche per il deficit della bilancia commerciale; praticamente gli USA producono ben poco di quello che consumano ed importano di tutto. E’ esattamente dal 1976 che la bilancia comemrciale USA presenta un saldo negativo, ossia le importazioni superano le esportazioni. Negli ultimi 11 anni, il deficit è sempre stato superiore ai 500 miliardi di dollari, con l’eccezione del 2009 e 2013, quando è stato leggermente al di sotto di tale cifra.
 
Quando arriverà il tracollo del dollaro sarà praticamente impossibile continuare con le importazioni al ritmo attuale, facendo venire letteralmente a mancare il cibo alla maggioranza degli statunitensi. Se si pensa che oggi negli USA esistono circa 50 milioni di persone che sopravvivono grazie al programma di assistenza alimentare dello stato, cosa succederà quando non entrerà cibo al ritmo attuale? Una catastrofe economica e sociale, che probabilmente oltre ad esplosioni sociali, determinerà anche la fine dell’Unione, la fine degli Stati Uniti.        
fonte: umbvrei

Trucchi e bacucchi

Il documento di economia e finanza del Napolitano ter o Letta bis, che dir si voglia, è un taglia e cuci da apprendista sarta strabica e poco dotata.
Enzo Ferro    

Tra una battuta da bar sport e i soliti convenevoli da salotto con gli amici muniti di taccuino, Matteo Renzi ha esposto sulla bancarella governativa, il fin troppo reclamizzato Def. Il cambiamento promesso c’è stato, non lo si può negare. Il segretario del Pd è riuscito infatti a fondere lo stile da televendita di pentole del Cavaliere di Arcore con la pedissequa riproposizione del rigorismo eurocratico di Monti e Letta.

Sotto il sole non vi è nulla di nuovo e quello che già c’era, non emette di certo un buon odore. Il documento di economia e finanza del Napolitano ter o Letta bis, che dir si voglia, è un taglia e cuci da apprendista sarta strabica e poco dotata. Le auspicate coperture derivanti dalla Spending review arriveranno chissà quando e chissà in che misura; l’aumento dell’imposta sulle quote rivalutate del capitale della Banca d’Italia ed il gettito Iva conseguente al pagamento dei debiti della PA genereranno entrate una tantum a fronte di un intervento, quello degli 80 euro al mese, che è strutturale, seppur tutto da verificare. Spuntare leggermente le tasse ad alcuni e aumentarle ad altri, lo sanno anche i bambini, è solo mera redistribuzione del reddito e non porta vantaggi a chi è realmente in difficoltà.

Il taglio delle stime di crescita del Paese e la sforbiciata agli stipendi dei manager pubblici a 238mila euro annui che non riguarderà (guarda caso…) le società quotate, smentiscono quanto fatto trapelare dai diretti interessati nei giorni scorsi. Bazzecole per boccaloni. Assoluto invece il rispetto dei parametri di Maastricht con il deficit 2014 fermo al 2,6 per cento. E poi spazio alle privatizzazioni per 10-12 miliardi. Nessuna misura incisiva per frenare l’aumento della disoccupazione (al 13%) e tanti saluti all’obiettivo del 10% entro la fine del 2018, annunciato con troppa spavalderia dallo stesso Renzi.
La strada battuta è sempre la stessa e porta dritta alla povertà. Dopo la tornata elettorale delle europee, dalla quale il presidente del Consiglio spera di uscire vincitore, anche grazie al fumo negli occhi degli 80 euro promessi al ceto medio “statale” a stipendio fisso che in larga parte vota Pd, entrerà nel vivo la seconda fase del suo mandato, quella che più sta a cuore ai tecnocrati di Bruxelles, al servizio di quelli d’oltreoceano. Quasi superfluo dire quale sarà il suo piatto forte: la svendita del patrimonio pubblico italiano per far cassa. Addio beni ed attività strategiche e addio, conseguentemente, ad indispensabili e seri piani per il lavoro.
Naturalmente, però, questo il Fonzie demitiano non lo dice. Peggio ancora fa il codazzo plaudente che popola le trasmissioni televisive di approfondimento politico che vanno per la maggiore. Tra il damerino tutto inchini improvvisamente rapito dal fascino dei neomelodici, la siliconata bilderberghina devota alla flessibilizzazione, i due occhialuti sapientini dal ditino severo e dalle voci soporifere, consacrati anima e spocchia al Barbapapà di Civitavecchia ed il baffetto che ha fatto fortuna sulle tragedie umane e politiche dei “neri” che mostra ridacchiando come si possa vivere con pochi euro e molti coupons, non si corre alcun rischio che si possa parlare di argomenti seri.
Continuano a ridere e scherzare, mentre il paese reale sprofonda. Proprio mentre vi scriviamo, un altro nostro connazionale si è tolto la vita. Licenziato da una ditta di pulizia, senza lavoro da mesi, in difficoltà economica e divorato dalla depressione, si è impiccato nella sua abitazione.
E’ accaduto a Nola, in provincia di Napoli.
09 Aprile 2014 – http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23302