In Italia conviene finire in carcere

insomma, se non fai parte di una categoria appositamente creata, non sei un semplice disoccupato al quale la costituzione dovrebbe cmq garantire un reddito di cittadinanza. Bisogna vedere che tipo di disoccupato sei, che gusti sessuali hai, quale cittadinanza, se già sei stato in carcere, c’è una graduatoria, insomma, una sorta di “consorzi” dei poveri. Uguaglianza 2.0

di Marco Fontana

Non arrivi a fine mese e hai terminato gli ammortizzatori sociali? Da questa settimana in Italia è più conveniente finire in carcere che rimanere a casa. Il Governo Renzi, infatti, è dovuto correre ai ripari dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo per il sovraffollamento delle carceri. La soluzione prospettata è pirotecnica: risarcire i detenuti con una paga di 20 euro al giorno fino a quando l’emergenza non sarà superata.

Stiamo parlando di 600 euro al mese. Una “paghetta” per la quale molti cittadini comuni, non stenteremmo a crederlo, farebbero la firma. A quest’idea balorda il Governo ne accompagna in alternativa una ancora più orripilante: uno sconto di pena fino al 20%. Una proposta assolutamente scellerata, perché ancora una volta mette in ginocchio il principio della certezza della pena, che sta alla base di una società democratica.

D’altra parte questa scelta non dovrebbe nemmeno stupirci, visto che coi Governi Monti e Letta sono intervenuti due decreti “svuota-carceri” che garantiscono una riduzione di 300 unità al mese e che vi è stata una semplificazione nell’applicazione delle misure alternative al carcere.

Si pensi ad esempio che nel 2009 quest’ultime riguardavano solamente 12.455 detenuti, oggi invece toccano quota 29.233. Insomma, gli ultimi due Governi sono stati più occupati a studiare misure per mandare i delinquenti fuori dalle galere, che a redigere un sensato piano di edificazione di nuove carceri e a consegnare alla giustizia coloro che commettono reati. L’importante è che i criminali stiano fuori dalle patrie galere, al fine di evitare le temibili reprimende europee.

Tra luglio-dicembre del 2005 e luglio-dicembre del 2006 (periodo dell’ultimo indulto di cui possiamo aver già apprezzato i risultati) i reati sono aumentati: furto con destrezza (+19,69), furto con strappo (+17,93), furti in abitazione (+ 8,63%), rapine in banca (+ 18,30), omicidi volontari (+4,19). E stiamo parlando di appena cinque mesi dal provvedimento che ha avuto effetti per i quattro anni successivi. Una ricerca dell’ABI, condotta subito dopo l’indulto del 2006, dimostra poi come siano aumentati reati quali spaccio di stupefacenti, furti d’auto, borseggi e omicidi preterintenzionali e volontari.

Riferendoci sempre all’indulto del 2006, osserviamo alcuni fatti di cronaca. Salvatore Buglione, rapinato mentre chiudeva l’edicola da due delinquenti, di cui uno già indultato: è morto con una coltellata nel cuore. Antonio Pizza, 28 anni, sposato e padre di un bimbo di pochi mesi, deceduto dopo una lunga agonia durante una rapina commessa da un criminale uscito pochi giorni prima grazie all’indulto. Aniello Scognamiglio, 16 anni, investito e ucciso a Torre del Greco da un ubriaco e drogato al volante: l’omicida, libero grazie all’indulto, in carcere ci era entrato per spaccio di stupefacenti, violenza, resistenza a pubblico ufficiale e reati vari contro il patrimonio.

Paolo Cordova, farmacista, ammazzato durante una tentata rapina da un losco personaggio che prima dell’indulto era dentro perché aveva commesse altre sei rapine. Luigia Polloni, morta strangolata per mano di un tossicodipendente indultato, che aveva alle spalle ben venticinque rapine. Antonio Allegra, ucciso da Pietro Arena, fuori grazie all’indulto nonostante un tentato omicidio. Barbara Dodi, 46 anni, due figlie, strangolata in camera da letto con una cinta dal marito, già condannato per tentata rapina e libero grazie all’indulto. Guido Pelliciardi eLucia Comin: torturati, seviziati e poi uccisi in provincia di Treviso da un rumeno e da due albanesi irregolari, che avevano già commesso rapine e violenze sessuali, ma che erano in circolazione grazie all’indulto.

Antonella Mariani, 77 anni, aggredita e scippata, cade a terra e sbatte la testa. L’assassino (eroinomane) aveva da pochi mesi beneficiato dell’indulto. Florinda De Martino, mamma di 35 anni, uccisa a colpi d’ascia il 23 luglio del 2009 in un villino del quartiere Camaldoli a Napoli. Il fidanzato assassino aveva tentato nel 2002 di uccidere l’ex moglie: tentativo fallito solo perché la lama del coltello si spezzò nell’addome della donna. Condannato a sei anni, con sconto per indulto (nonostante la recidiva) è arrivato a tre, da cui vanno decurtati nove mesi di sconti automatici.

Insomma, si tratta di un vero e proprio bollettino di guerra, che troverà la sua reiterazione grazie alla brillante mossa del neo ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando, a cui forse sarebbe più corretto togliere la Giustizia e lasciargli solo la Grazia. L’unica speranza è che in questa nostra Italia del 2014 i carcerati preferiscano ricevere 600 euro al mese, piuttosto che rischiare la tranquillità in quella tremenda giungla che è diventata la vita quotidiana delle persone lavoratrici.

http://italian.ruvr.ru/2014_03_26/In-Italia-conviene-finire-in-carcere-9872/

In Italia conviene finire in carcereultima modifica: 2014-03-31T20:56:40+02:00da davi-luciano
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