TARANTO: PAPPADAI, DIGA DI RIFIUTI INVECE CHE ACQUA. DIMISSIONI DI VENDOLA!

pappadai 10 (foto Gianni Lannes)
diga del Pappadai: lastre del cancerogeno amianto abbandonato in disfacimento
 
di Gianni Lannes
 
Bentornati in Puglia, una delle 5 regioni italiane a rischio desertificazione. Ecco un enorme invaso nel territorio di Monteparano, ai confini con l’agro di Grottaglie in provincia di Taranto. Il bacino idrico – un’opera pubblica mai collaudata – è stato progettato per contenere 20 milioni di metri cubi d’acqua prelevati (a parole) in Basilicata. Solo che l’oro blu lucano – sempre più impestato dagli idrocarburi trafugati dall’Eni – non ha mai fatto la sua apparizione.
 
Doveva servire a irrigare 7.200 ettari di terra nel Salento e nel tarantino, che però di acqua non ne hanno visto neanche una goccia, se non quella piovana. A scorrere è stato solo un fiume di denaro pubblico, erogato dall’ignaro contribuente italico: attualmente 250 milioni di euro. Al posto dell’acqua, in compenso sono confluiti i rifiuti.
 
Il 18 ottobre 2012 ho denunciato in diretta televisiva su Rai 3 questa situazione di pericolosa illegalità e isnalubrità per la salute publbica e l’ambiente, ma non è servito a niente.
 
Allora, Nicola Vendola si dimetta dalla carica di presidente della Regione. Queste distrazioni non sono ammissibili da chi addirittura si autoproclama un ecologista. E l’elenco è lungo, come ben sa.
 
 
 

“IL SESSO CON BAMBINI DI 10 ANNI E’ OK! ” Patricia Hewitt Segretario di Stato per la Salute

i filantropi dell’elite intendono la pedofilia come progresso umano, come emancipazione
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Patricia Hewitt Speranza  è un politico australiano del  Partito Laburista Britannico, che ha servito nel Gabinetto fino al 2007, e più di recente come Segretario di Stato per la Salute .
 
Recentemente è apparsa sul The Sun questa copertina che sottolinea le sue affermazioni circa  il fare sesso con bambini di 10 anni d’età.
Il Segretario di Stato per la Salute  ha messo il suo nome a un documento che avrebbe potuto  legalizzare l’incesto e/o la pedofilia.
Lei e Jack Dromey, ora un deputato laburista, erano membri di una commissione che pianificava un cambiamento rivoluzionario nel leggi sul sesso del bambino.
 
L’ Indagine del The Sun  ha mostrato come P. Hewitt ha sostenuto il lavoro del PaedophileInformation Exchange (PIE) negli anni 1970 e 1980, gruppo che aveva fatto anche campagna per abbassare l’età del consenso sessuale fino a 10 anni e addirittura chiedeva di depenalizzare l’incesto.
In risposta il Segretario Ha detto: “Ho sbagliato al PIE e mi scuso per averlo fatto”.
 
Anche il Daily Mail lancia un attacco frontale al Labour britannico, affermando che i suoi vertici in passato hanno avuto rapporti per certi versi inquietanti con un gruppo a difesa dei pedofili.
 
Ci sono molti gruppi di pensiero, alcuni con finanziamenti pubblici , che si occupano di “acculturare” il mondo circa la rivoluzione sessuale che verrà, e che in fondo è gia’ in atto:
Qualcuno ricorda,anche, il caso ILGA:I ricercatori utilizzando i dati disponibili pubblicamente hanno scoperto che la International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (ILGA) riceve più di due terzi dei suoi finanziamenti direttamente dai contribuenti tramite la Commissione europea.Leggi qui il precedente articolo

USA CONTRO VENEZUELA: LA GUERRA FREDDA SI SCALDA

Postato il Sabato, 08 marzo
  
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 Durante il recente carnevale inVenezuela, dellesacche isolate diproteste studentesche che avavano manifestato in molte grandi città, come per magia, sono svanite. O, per essere più precisi, hanno smesso di manifestare nei quartieri più residenziali. Gli organizzatori di queste proteste anti-governative avevano assicurato al mondo che quest’anno non ci sarebbe stato nessun  carnevale e che la gente non sarebbe scesasulle spiagge dei Caraibi, come si è sempre fatto, perché«l’insoddisfazione del popolo»  aveva ormai raggiunto il suo apice. Ancora un pò e il regime sarebbe venuto giù, il presidente NicolásMaduro e i suoi compagni sarebbero scappati tutti a Cuba, e il paesesarebbe tornato a vivere «una vera democrazia».
 
Le proteste sono state seguite con ampi servizi dai principali canali televisivi in tutto l’Occidente, e adesso – un completo silenzio. Intanto iVenezuelani ballavano, facevano festa e si riposavano.
 
Le agenzie di intelligence USA hanno avuto un ruolo importante nellainformazione e nella guerra psicologica contro il Venezuela. Tutto il periodo della presidenza di Hugo Chavez è stata gravata dal peso di una pressante informazione guerrafondaia  messa in atto dagli Stati Unitiche hanno sempre cercato di compromettere l’idea stessa di Chavez, dicostruire un socialismo del 21° secolo in Venezuela. Chavez non avevamai promesso a nessuno che la sua strada sarebbe stata veloce e piena di successi, ma con una sua politica sociale, ben congegnata, harealizzato molte cose. Secondo i sondaggi, i venezuelani sono considerati tra le persone più felici dell’emisfero occidentale.
 
Le conquiste della Rivoluzione Bolivariana nel campo della sanità, dell’istruzione e della costruzione di alloggi a prezzi accessibili hanno garantito a Chavez il sostegno popolare ed un fronte interno solido ha permesso a Chavez di contrastare con successo le operazioni sovversive dell’America non solo in Venezuela, ma anche su tutta l’arena internazionale. Uno dei punti focali di questa guerra dell’informazione è stata la creazione del canale TV TeleSur con il sostegno dei paesi latini-alleati-degli-americani, e la successiva creazione di RadioSur. Queste reti televisive e radiofoniche locali raggiungono tutto il Venezuela, ed è stato anche creato uno studio cinematografico nazionale, che produce lungometraggi su temi patriottici. Quasi ogni settimana esce sugli schermi un nuovo film venezuelano, capace di attrarre tanti spettatori quanti ne può attrarre un film d’azione di Hollywood, inoltre vengono prodotti e distribuiti film-documentario che espongono la politica degli Stati Uniti sull’America Latina, dove si spiegano i vantaggi di una cessione dei giacimenti petroliferi e della rimozione di certi politici che Washington ritiene poco graditi.
 
Dopo la morte di Chavez, la guerra dell’informazione e la propagandacontro il suo successore – Nicolás Maduro – sono diventate ancora più invasive. Washington ha deciso che è arrivato il momento opportuno per rovesciare il regime e per questo si è messo in moto l’intero arsenaledestabilizzatore di Washington – Infiltrazioni in Venezuela di paramilitaricolombiani per compiere attacchi terroristici, atti di sabotaggioeconomico e finanziario, uso di siti di social network su Internet.
 
Parlando alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del Venezuela EliasJaua ha detto che i media di opposizione sia venezuelani che stranierisono coinvolti in una continua campagna per rovesciare il presidenteMaduro. Jaua ha poi spiegato che le sue parole si «riferivano a campagne ben preparate che venivano diffuse su influenti reti televisive». Ha anche fatto presente che dei noti personaggi del mondo artistico USA ed europeo «che difficilmente saprebbero individuare la posizione del Venezuela su una carta geografica» sono stati utilizzati per danneggiare il governo. Le recenti dichiarazioni fatte alla  cerimonia di premiazione degli Oscar ne sono un esempio.
 
In particolare questo si riferisce alla CNN-TV channel, che non è stato usato  dalla CIA solo per raccontare a tutto il mondo informazioni false sul Venezuela, ma anche per presentare degli stereotipi negativi del governo venezuelano e del Presidente Maduro.
 
C’è stata anche una copertura televisiva distorta delle proteste di piazzafatte dagli studenti, che la CNN ha descritto come manifestazionitranquille, senza fare cenno alle proteste dei gruppi militanti di studentiche hanno bloccato le strade, dato fuoco alle automobili, attaccatoagenti di polizia, e fatto danni ai servizi della rete urbana, inclusa la metropolitana. Tra le altre cose, gli attivisti dell’opposizione hannosparso sulle strade dei chiodi dentati di ferro che hanno provocato un forte aumento degli incidenti stradali, ed hanno teso dei fili di nylontrasparente da un lato all’altro delle strade per bloccare i passaggio delle motociclette che portano merci, medicinali, posta ecc. Questimotociclisti, che di solito sono fedeli alle autorità, sono per questo considerati una forza ostile dall’opposizione.
 
La CNN, comunque, non ha detto mai niente di questi particolari.
 
Anche tutti i media internazionali non dicono mai nulla sugli sforzi del presidente Maduro per instaurare un dialogo pacifico e per ricercare unareciproca comprensione con l’opposizione e con quegli ambientioligarchici del paese che hanno organizzato e che stanno finanziandoprivatamente una campagna prolungata di disobbedienza civile. Questa tolleranza delle autorità venezuelane è sempre più percepita come una loro debolezza.
 
A seguito di una copertura distorta e a volte perfino provocatoria data sugli eventi che accadono in Venezuela, i corrispondenti della CNN sono stati espulsi dal paese. Ma anche i giornalisti della Associated Press, di France-Presse, della Agencia EFE, della Reuters e altri stanno dandouna interpretazione di parte su tutto quanto sta avvenendo inVenezuela. Non riesco a pensare come facciano, tutti i giornalistioccidentali accreditati in Venezuela, a presentare dei resoconti pressoché unanimi, senza nessuna valutazione personale che si differenzi dalle altre nel raccontare gli eventi di questi giorni. Un allineamento generale con il modo di pensare di Washington nel valutaregli eventi politici internazionali, sembra essere diventata la caratteristicadi quasi tutto il corpo di giornalisti occidentali nel paese.
 
Il governo di Maduro sta facendo tutto il possibile per contrastare la propaganda ostile con cui Washington sta cercando di far aggravare la situazione del Venezuela, dando spazio così a possibili pretesti per interferire direttamente negli affari interni del paese. Infatti al governo venezuelano sono arrivate parecchie minacce e avvertimenti lanciati dall’amministrazione statunitense che ha chiesto la liberazione degli studenti arrestati durante le proteste di piazza e di sedersi ad un tavolo per dei colloqui con l’opposizione.
 
Barak Obama ha parlato di questo nel corso di una riunione con i colleghi canadesi e messicani a Toluca (Messico) il 20 febbraio 2014.Una dichiarazione del senatore repubblicano John McCain è suonata come un ultimatum: « Dobbiamo essere pronti ad usare la forza militare per entrare in Venezuela e ristabilire la pace.» Il senatore ha fatto presente che l’operazione potrebbe comportare l’invio di soldati da Colombia, Perù e Cile.
 
Ha inoltre sottolineato che già ci sono dei leader democratici in Venezuela che sono pienamente preparati ad assumere la responsabilità del governo del paese con il pieno consenso dell’ America pur di portare libertà al paese. McCain ha anche spiegato esattamente il motivo per cui Washington ha bisogno di questi « democratici fantoccio» in Venezuela. Per prima cosa, e la più impofrtante, per garantire una consegna rapida degli idrocarburi agli Stati Uniti. Le forniture di petrolio provenienti dalNord Africa e Medio Oriente impiegano di solito 45 giorni, ma solosettanta ore dal Venezuela.
 
Per spiegare la situazione delpaese e quella del governo Venezuelano, il Ministro degli Affari Esteri Elias Jaua ha fatto un giro nei paesi dell’America Latina e dell’Europa, mentre il Ministro venezuelano dell’Energia, Rafael Ramirez, ha incontrato il President russo Vladimir Putin e alcuni rappresentanti del Governo Cinese.
 
Il Presidente Argentino Cristina Fernández de Kirchner ha detto che esite una vera minaccia di un «soft coup» in Venezuela:  «Non sono quiper difendere il Venezuela, o il Presidente Nicolás Maduro. Sono qui perdifendere il sistema democratico di un paese, proprio come abbiamo fatto con la Bolivia, con l’Ecuador o con qualsiasi altro paese della regione, non importa se sia di sinistra o di destra. La democrazia non appartiene  alla destra né alla sinistra, la democrazia deve sempre mostrare rispetto per la volontà popolare. Sarebbe fatale, per i tanti grandi progressi che l’America Latina ha fatto negli ultimi anni nel campo dell’integrazione regionale, se lasciassimo che venti stranierispazzino via e distruggano un paese nostro fraterno vicino».
 
Cristina Fernández ha anche ricordato che ci sono state ben 19 elezioniin Venezuela negli ultimi 14 anni, e di queste solo una è stata persa dal partito di governo. In conformità con la Costituzione, si potrebbe indire un referendum abrogativo nel 2016 e questo è l’unico modo legittimo per cambiare il governo. La stragrande maggioranza dei leader latino-americani sono della stessa opinione, la pensano come CristinaFernández.
 
Molti analisti politici stanno guardando con attenzione al “timing delle operazioni americane” che tentano di rimpiazzare i governi di Venezuelae Ucraina. Washington vuole mostrare al mondo di essere una superpotenza ancora in grado di guidare il corso degli eventi in diverseparti del mondo, orientandoli in qualunque direzione ritenga conveniente.
 
Obama vorrebbe concludere la sua presidenza con delle spettacolari vittorie in Europa dell’Est e in America Latina: facendo diventare l’Ucraina uno stato satellite degli USA, che garantirebbe la presenzamilitare americana sulle frontiere con la Russia, e mettendo a segno unimportante cambiamento di regime in Venezuela, per metterefinalmente fine a tutti i progetti di integrazione latino-americani, che potrebbero portare anche all’indipendenza …..
 
Nil Nikandrov
 
 
 
8.03.2014
 
Scelto e tradotto per www.ComeDonChisciotte.org  da Bosque.Primario

NUOVE TASSE PER 6 MILIARDI! “CE LO CHIEDE L’EUROPA”

MA DOPO LE EUROPEE”: PRIMA PRENDERANNO I VOTI DEI GONZI CHE CREDONO NEL PD, POI BASTONERANNO TUTTI NOI CON UNA NUOVA MANOVRA

– di Francesco Bonazzi –

“Non è prevista alcuna manovra correttiva”, dicono alle agenzie di stampa fonti di Palazzo Chigi. Per una smentita destinata a durare qualche mese, quattro paroline ufficiose sono più che sufficienti. In realtà, al Tesoro come alla Ragioneria generale, sono in molti a essere convinti che a luglio il governo Renzi sarà “costretto” a farla eccome, una manovra straordinaria.
La si farà “perché ce lo ha chiesto l’Europa” e naturalmente sarà “imprevista”. Del resto anche i conti della legge di stabilità sfornata da Gelatina Saccomanni, fino all’altro ieri, tornavano perfettamente. E quei 4-6 miliardi che evidentemente mancavano all’appello già per il 2014 sembravano una fissa di Olli Rehn, il commissario Ue agli affari economici e monetari, e di qualche libero pensatore isolato.

Nel saluto che oggi Pier Carlo Padoan ha rivolto ai dirigenti generali dell’Economia (agenzie a ranghi ridotti e inviti ristretti per ragioni di riservatezza) la parola “manovra” non è ovviamente risuonata. Anche se i convenuti nella Sala della maggioranza – l’appuntamento era fissato per le 11 e 30 – al momento di incrociare i bicchieri non parlavano d’altro.

Già, perché a differenza della cerimonia di addio di Saccodanni, per il quale molti si attendono una consegna del Tapiro di Striscia la notizia in tempi rapidi, stamani c’era da bere. Anche se nessuno dei presenti è in grado di confermare che Lurch Cottarelli abbia effettivamente brindato.

De resto è proprio dalla spending review che Padoan adesso si aspetta 5 miliardi di euro, che sono due in più di quelli previsti prudenzialmente da Lettanipote, ma uno in meno di quelli che Cottarelli è convinto di poter portare a casa. E poi ci sarebbero le cosiddette privatizzazioni, alle quali il precedente premier credeva molto, a cominciare dal 4% di Eni e dal 40% di Poste, ma sulle quali ci sono al momento fortissime perplessità del Rottam’attore fiorentino.

Un vero dilemma, quello delle privatizzazioni, perché lo staff di Padoan, che è di marca lettian-dalemiana, sa perfettamente che il momento dei mercati è favorevole e che c’è liquidità estera in arrivo sulla Penisola. Ma se il quadro di finanza pubblica peggiora, rischia di cambiare bruscamente anche quello dei mercati.

In ogni caso la manovra correttiva che Bruxelles implicitamente ci ha chiesto non si può certo fare prima del 25 maggio, quando si andrà a votare per il parlamento europeo. Il rischio, per Renzi e per il Pd, è di prendere una stangata memorabile alla prima verifica popolare. Ma soprattutto c’è un rischio per Bruxelles e per la stabilità dell’eurozona, perché nuova austerità sarebbe un regalo favoloso per i partiti anti-moneta unica.

Più facile dunque ipotizzare una serie di palliativi fino a maggio. Poi un richiamo concordato di Bruxelles al governo italiano. Quindi una manovra correttiva a luglio. Il tutto nella speranza che nei prossimi mesi le agenzie di rating risparmino l’Italia.

Se il quadro è questo, c’è da accogliere con la giusta comprensione l’appello “alla coesione, al lavoro in team e alla riservatezza” che il ministro Padoan ha rivolto ai vertici dell’Economia questa mattina.

Il lavoro di squadra prossimo venturo si priverà tuttavia, con molta probabilità, dell’apporto del direttore generale delle Finanze, Fabrizia La Pecorella. A lei sarebbero state addossate parte delle colpe della saga Imu, saga che di fatto ha poi lasciato ai box Er Gelatina ben più del buco (negato) nei conti.

Quasi certo, al suo posto, l’arrivo dall’Abi di un’altra donna, Laura Zaccaria. Nel segno di quel connubio “banche&sinistra” che non è solo una fissa di Silvio Berlusconi.

Fonte: www.dagospia.com
http://www.informarexresistere.fr/2014/03/07/nuove-tasse-per-6-miliardi-ce-lo-chiede-leuropa/?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews

La democrazia tirannica

Premessa dei giorni nostri
In una repubblica parlamentare la figura del presidente del consiglio eletto semplicemente non esiste. Tuttavia, questa verità ha che fare con la costituzione formale: la costituzione materiale, da vent’anni a questa parte, è ben diversa. Tutto il discorso politico dell’ultima generazione è improntato al presidenzialismo; e l’ultimo arrivato, Renzi, fino a una settimana fa era il più presidenzialista di tutti. Ecco perché l’avvicendamento Renzi-Letta appare a grandissima parte dell’opinione pubblica come palesemente illegittimo; e la sfacciata incoerenza del neo-premier certo non ne aiuta l’immagine.
Ma i renziani (scusate, i renzini) hanno pronta la risposta. Qualche giorno fa Aldo Cazzullo ha dichiarato “Renzi non sarà giudicato da come sarà andato al governo, ma da cosa avrà fatto una volta al governo“. Altri ripetono più o meno questa formula: “anche se ora ci possono essere dei dubbi tra gli italiani, quando faremo le cose giuste ci ringrazieranno”. Ora, questo può anche essere vero. Chissà. Ma se portiamo alle estreme conseguenze il ragionamento arriviamo a esiti piuttosto inquietanti.
 
L’elaborazione antica
I greci annoveravano nel loro lessico politico una parola di origine asiatica, tirannia. Nel contesto in cui era nata, la parola tiranno designava semplicemente un capo; il signore di una città, per la precisione. Molto tempo dopo, tiranno divenne sinonimo di un altro vocabolo greco, despota. Ma in un periodo intermedio tiranno non aveva una connotazione negativa, valutativa, bensì tecnico/analitica. il termine non alludeva alla qualità del governo del soggetto tirannico, bensì al modo in cui questi era arrivato al potere. Se questo modo era in contrasto o in deroga alle regole ordinarie per l’acquisizione delle cariche pubbliche si parlava di tirannia; dopodiché il governo del tiranno poteva anche essere illuminato, saggio, tollerante. Non era nemmeno necessario che la presa del potere fosse violenta; bastava che fosse illegittima, irregolare, al limite irrituale.
 
L’elaborazione contemporanea
Franco Russo,  molto opportunamente, ha collegato tra loro le modalità di funzionamento dell’attuale governance europea e il concetto di “working” e “output” “democracy“, da contrapporre alla “input” o “voting” “democracy“. La prima espressione potrebbe tradursi con “democrazia dei risultati“; la seconda con democrazia “della scelta“, o “delle regole“. Si tratta in realtà di due criteri distinti per valutare la legittimità dell’azione di un governo (in senso lato: vi può rientrare anche il mandato del Presidente della BCE, come vedremo). La democrazia dei risultati adotta un approccio conseguenzialista, e ritiene legittimo quel governo che riesce a conseguire i propri fini istituzionali. La democrazia delle regole adotta un approccio deontologico, e ritiene legittimo quel governo che nasce ed opera in conformità a norme che consentano ai cittadini di influire sulle grandi scelte politiche. Il primo criterio è sostanzialista; il secondo formalista. È agevole notare come il primo dei due criteri schiacci l’elemento della legittimità su quelli dell’efficienza e dell’efficacia. A quanto pare questa concezione è propria di Mario Draghi.
 
La tirannia democratica
I moderni politologi sembrano avere qualcosa in comune con gli antichi greci: entrambi ammettono che potrebbe rivelarsi “buono” quel governo che si forma in spregio alle regole precostituite. Tuttavia, i moderni politologi (e i politici che leggono i loro libri) fanno qualcosa di più: ritengono che l’approccio conseguenzialista sia quello decisivo, con buona pace di ogni deontologia democratica. Nei casi più estremi affermano senza mezzi termini che la “output democracy” può senz’altro sostituire la “voting democracy“: l’operato della BCE, per esempio, può essere considerato rispettoso della democrazia, ma non perché Draghi debba rispondere del proprio operato ai cittadini, bensì in quanto la BCE produce una buona gestione della politica monetaria europea. Questa concezione spesso si accompagna ad un’altra, anch’essa assai diffusa tra gli studiosi: quella del ritorno delle élites. I problemi del mondo moderno sono troppo complessi per essere gestiti da profani. Il ruolo dell’elettore, dunque, è di scegliere il tecnico giusto: anzi, di scegliere i tecnici, evitando di farsi attrarre dalle sirene del populismo.
Queste due concezioni hanno entrambe un piccolo difetto. Non tengono conto del fatto che la bontà di certe scelte politiche e amministrative non è mai in re ipsa: non è mai oggettiva. Dipende dalle valutazioni che quelle scelte susciteranno: le quali saranno condizionate dalle opinioni, dalle ideologie, dagli interessi (sopratutto)… Ecco perché le regole formali sono importanti: servono a istutuzionalizzare il confronto pacifico tra idee e interessi diversi. In poche parole, se un governo fa scelte buone o cattive lo decidono gli elettori, che sanno da sé stessi qual è il loro bene. E se gli elettori sono tanto intelligenti da riuscire a distinguere tra scelte buone e scelte cattive, così come tra personale adeguato o inadeguato, allora non si capisce perché non dovrebbero essere in grado di gestire la cosa pubblica da loro stessi, senza ricorrere ai tecnici e alle élites. Negare tutto questo è negare la possibilità della democrazia, e avallare una forma di tirannia.
 
Conclusione
L’intera operazione che ha preparato il governo Renzi è ispirata alla “output democracy“: l’irregoralità dell’operazione stessa verrà sanata dai buoni risultati che Renzi riuscirà a centrare. Esattamente il ragionamento che sorreggeva l’operazione Monti. Questo modo di fare politica è perfettamente coerente con lo spirito del tempo, e con le sensibilità diffuse a Bruxelles. Dovremmo dunque abituarci ad essere comandati da tiranni democratici. Tuttavia, c’è chi pensa che questa non sia una scelta obbligata. (C.M.)

Renzi lo hanno voluto gli Stati Uniti per vendere l’Italia

di Giulietto Chiesa – Fabio Franchini – 05/03/2014

Fonte: ilsussidiario.net

“È tutto spettacolo”. Così Giulietto Chiesa, giornalista e politico storicamente di sinistra, commenta l’operazione Renzi, spinto a Palazzo Chigi dalla mano degli States per rispondere agli interessi di Wall Street e per amicarsi Italia, preziosa pedina, nello scacchiere che vede contrapposti gli Usa alla Germania della Merkel. “Io credo che Renzi sia la persona più adatta per fare una politica filoamericana. D’altronde lo ha rivelato lui stesso quando si è paragonato a Tony Blair, che è stato un servo degli Stati Uniti” continua Chiesa.
Dietro l’ascesa di Matteo Renzi a Palazzo Chigi non c’è solo De Benedetti. Pare che una spinta importante sia arrivata anche dagli States, direttamente dalla Casa Bianca…
Io credo che Renzi sia la persona più adatta per fare una politica filoamericana. D’altronde lo ha rivelato lui stesso, senza esitazioni, quando si è paragonato a Tony Blair, che è stato un servo degli Stati Uniti: se lo vuole imitare vuol dire che ha questa intenzione. Del resto il personaggio, per come si presenta, punta molto in alto e siccome i padroni universali stanno là, dalle parti di Wall Street, immagino che voglia puntare proprio verso quella direzione. È dunque facile capire perché Obama è ben felice che Renzi sia al potere (e che possibilmente vi rimanga).
Prima c’era Letta che è sempre stato etichettato come l’uomo delle banche; a un certo punto non è più andato bene. Perché?
Enrico Letta era un uomo della vecchia guardia. Bisogna fare attenzione ai particolari: Letta, a differenza di Obama, è andato a Sochi. Queste cose, per chi ha il comando, sono molto interessanti; si misurano tra di loro con i dettagli. Letta ha fatto un errore a partecipare alle Olimpiadi invernali in Russia: ma come? Cosa ci è andato a fare? Non si devono fare queste cose… Renzi non ci sarebbe mai andato, ecco la differenza. Da queste piccole cose si possono capire le preferenze dei padroni del vapore, che un tempo erano più duttili e civili e adesso, invece, stanno diventando sempre più prepotenti, pretendendo servitori molto più fedeli.
Renzi, come uomo “scelto” dagli Stati Uniti, va collocato nel puzzle dello scontro politico economico Germania-Usa? Obama, più volte, ha criticato la linea Merkel…
Io penso che lo scontro Germania-Stati Uniti sia in corso da tempo ed entrambi i Paesi fanno i propri rispettivi interessi. Siccome la Germania è molto forte in Europa, se io fossi al posto di Obama cercherei di accerchiarla, togliendole ogni aiutante di campo, isolandola. È un’operazione, ripeto, in corso da tempo. Per esempio…
Prego.
La guerra di Libia è stato un episodio in cui i grandi alleati americani, Francia e Gran Bretagna, si sono messi in campo, mentre la Merkel non è andata in Libia a combattere al fianco degli Usa e della Nato. Il terzo protagonista europeo – di un certo peso economico e storico – è l’Italia. Conquistare pienamente l’Italia in una visione esclusivamente atlantica è una mossa che può avere un grande significato per il futuro. E io credo che a Washington stiano pensando proprio a questo.
Dunque Renzi come pedina fondamentale in questo scacchiere di rapporti di forza?
Io non ho un solo documento a sostegno di questa tesi – sono cose che rimangono all’interno di colloqui segretissimi –, ma la mia impressione generale è che se Enrico Letta fosse uguale a Renzi non lo avrebbero certo cambiato; lo hanno fatto perché Renzi è molto più filo-americano.
Dovrà dare qualcosa in cambio?
È al potere con tutti i vantaggi del caso. Lo scambio è: “tu stai al potere e noi facciamo quello che vogliamo fare”. In questi casi non è mai questione di gratitudine: quanto dai, tanto avrai…
Qualche settimana fa il Financial Times e il Wall Street Journal hanno speso belle parole per Renzi. Ultimamente il fondo (americano) Blackstone ha acquistato partecipazioni in Versace e Intesa San Paolo e il magnate (americano) George Soros il 5% di Immobiliare grande distribuzione. È un caso?
Mi sembra che, appunto, siano tutti elementi che vadano in questa direzione. I grandi proprietari universali – come li chiama Luciano Gallino – si consultano, si parlano e si danno segnali. Ecco, questi sono tutti segnali in questo senso: maggiore simpatia e sicurezza verso un governo (meno tedesco e più americano) che dà garanzie più precise e complete.
Quello degli Stati Uniti potrebbe essere una sorta di nuovo “Piano Marshall”?
Ma qui non c’è alcuna politica di investimenti a difesa della libertà. Adesso si devono fare le privatizzazioni, a questo starà pensando il nostro premier. Si deve vendere l’Italia: questo è il progetto. I grossi pescecani della finanza aspettano proprio questo. A dire il vero, lo aveva detto anche Letta, ma siamo al discorso di prima: ci sono quelli che eseguono gli ordini senza tirare le briglie e chi – poco gradito – le tira. Semmai…
Dica.
L’unico Piano Marshall possibile in questo momento sarebbe cambiare le regole della finanza internazionale: mettere fuori legge gli off-shore, congelare per i prossimi 50 anni un’ingente massa di derivati e così via. Insomma, tutta una serie di medicine – inevitabili e inesorabili – che naturalmente modificherebbero il quadro degli equilibri finanziari a svantaggio di Wall Street, motivo per il quale non si faranno mai.
Cosa si farà invece?
All’ordine del giorno, ribadisco, ci sono le immediate privatizzazioni di quasi tutto il patrimonio industriale (e anche immobiliare e artistico-culturale) italiano: è questo che ci dobbiamo aspettare secondo la strategia dei 50 miliardi del Fiscal Compact. Gli orizzonti sono questi. Renzi è qui per eseguire i compiti che furono assegnati a Mario Monti.
È un bene o un male per l’Italia?
Se ci si riferisce alla finanza internazionale è un bene, ma se ci si riferisce alla condizione umana e materiale del popolo italiano è un male. Non può essere un fatto positivo, la gente si aspetta tutt’altro. Naturalmente molti non hanno ancora capito, perché le dinamiche mediatiche con le quali si promuovono queste operazioni convincono milioni di persone che questo sia un uomo nuovo, giovane e affascinante che mette otto donne del governo. Figuriamoci…
Il suo giudizio è dunque negativo.
È tutto uno spettacolo, e la gente, che non ne conosce le regole, ci casca. Poi piange, a danno fatto. Nell’immediato Renzi prenderà un sacco di voti, tutti dovuti alla speranza disperata della gente di cavarsela. Una volta per svelare gli altarini ci volevano 5 o 6 anni, oggi in molto meno tempo: fra un anno saremo già lì a fare i conti. L’accelerazione della crisi rende il tutto molto trasparente…

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=47742

Le banche creano denaro dal nulla

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Il primo libro dello scrittore di fantascienza James Ballard fu “Il vento dal nulla“. Un vento sempre più forte soffia ovunque e la sua intensità aumenta giorno dopo giorno. La sua origine è sconosciuta e il vento cessa soltanto quando l’ultimo edificio sulla Terra viene distrutto. Questo vento è oggi il denaro, il denaro dal nulla, che sta infettando le economie e gli Stati che ne vengono travolti. Il denaro è creato dalle banche con il meccanismo della riserva frazionaria. Quando la banca concede un prestito
ha una riserva che lo garantisce, ma non del tutto. Supponiamo che la banca abbia nei suoi depositi 1.000 euro e che la riserva obbligatoria per un prestito corrisponda al 10% della somma prestata. La banca potrà quindi prestare fino a 10.000 euro nonostante disponga solo di 1.000 euro. Ha creato 9.000 euro dal nulla. Se tutti i clienti di un qualunque istituto bancario decidessero di prelevare le somme depositate scoprirebbero che non esistono e la banca fallirebbe. Il denaro in circolazione non ha più niente a che fare con la realtà. Si stima che il debito totale del mondo ammonti a 200 trilioni di dollari, mentre la produzione mondiale annua, il PIL, è di 70 trilioni, circa un terzo. Una bolla enorme che prima o poi è destinata ad esplodere. Per uscirne si potrebbe sostituire il denaro creato dalle banche con denaro stampato dagli Stati e con l’obbligo di prestiti interamente coperti da capitali. Per ora siamo seduti sopra a un uragano i cui effetti sono di una dimensione che sfugge alla mente umana. L’economista e premio Nobel Maurice Allais disse “L’attuale creazione di denaro dal nulla, operata dal sistema bancario, è identica alla creazione di moneta da parte dei falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto“. Il denaro dal nulla potrebbe terminare con la distruzione delle Nazioni. Come il vento, e poi cessare di colpo.

Candidata anti-Ilva lista Tsipras si ritira per presenza SeL

Antonia Battaglia era impegnata sulla questione Ilva ma aveva posto come condizione per la sua candidatura che nella lista Tsipras del Sud non fossero presenti esponenti di SeL, partito che con Vendola guida la regione Puglia.

Antonia Battaglia ritira candidatura con Lista “L’Altra Europa con Tsipras”
7 MARZO 2014 18:23

TARANTO – E adesso si è arrivati a mettere un punto. Dopo giorni di polemiche e spari (verbali) incrociati sul web, soprattutto su Facebook. dove il fronte ambientalista si è ritrovato nuovamente diviso, Antonia Battaglia spiega la sua decisione finale in merito alla candidatura nella lista ”L’Altra Europa con Tsipras”. Lo fa con una nota che riportiamo integralmente.
Ho ricevuto stamane una bellissima lettera da parte del Comitato per la Lista “L’Altra Europa con Tsipras”, nella quale mi si invita a non ritirare la mia candidatura e a non darla vinta a chi mi vorrebbe fuori da questa lista. La lettera, firmata da Argiris Panagopoulos in nome di Alexis Tsipras, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, é stata una grande testimonianza di fiducia nei miei confronti. Ma è con grande rammarico che, mio malgrado, constato ancora che tra i candidati della circoscrizione Sud rimangono i nomi di due candidati appartenenti a SEL.
In una lettera invitata al Comitato con Alessandro Marescotti e Riccardo Rossi, quando ancora le candidature non erano state validate, avevamo posto una condizione *sine qua non*: che nella lista “L’Altra Europa con Tsipras” non ci fossero esponenti dei partiti politici ed in particolare di SEL, le cui posizioni su Taranto sono in contrasto con cio’ che rappresento. La mia dichiarazione del giorno 5 marzo riaffermava quanto già sostenuto al momento della presentazione del mio nome, fin dall’inizio.

I miei principî morali ed etici e la netta consapevolezza di non voler portare avanti una campagna per Taranto e per il Sud tutto in Europa, accanto ad esponenti di un partito che ancora ieri ha continuato a disconoscere le proprie gravi responsabilità sulla questione ILVA, mi inducono a riaffermare con forza la mia scelta. Pertanto ho pregato il Comitato di voler provvedere a levare il mio nome dalla lista dei candidati della circoscrizione Sud.

Auguro ad Alexis Tsipras tutto il successo che merita in Europa.

http://www.inchiostroverde.it/news/antonia-battaglia-lascia-la-lista-laltra-europa-con-tsipras.html