Sorgenia, le solite banche in soccorso di De Benedetti

Le banche corrono in soccorso dell’Ingegnere per salvare la sua Sorgenia. Secondo quanto ha rivelato Milano Finanza, infatti, gli istituti di credito sarebbero disposti a convertire buona parte dell’esposizione del gruppo energetico – oggi di proprietà di Cir e partecipato dall’austriaca Verbund – prendendone così il controllo. L’orientamento di massima sarebbe emerso da un vertice tenuto tra tutte le principali banche (Mps, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi, Bpm, Portigon e altre) alle quali Sorgenia deve rimborsare complessivamente 1,9 miliardi e che sono attualmente concentrate su una manovra finanziaria da 600 milioni.

LE STESSE banche, assistite da Rotschild in qualità di advisor, hanno chiesto alla holding Cir un aumento di capitale di almeno 200-250 milioni, a fronte dei 100 che la cassaforte dei De Benedetti è pronta a mettere sul piatto (considerata anche la liquidità incassata con il Lodo Mondadori) in cambio appunto della conversione di 300 dei 600 milioni oggetto della trattativa. I restanti 150 milioni potrebbero essere stralciati o diventare oggetto di un prestito convertendo di media-lunga durata. Lo scenario che sembra profilarsi a questo punto, è che gli istituti possano convertire il loro debito in capitale, diventando così prime azioniste della società. C’è però da capire se Mps, la più esposta e primo creditore di Sorgenia, sia disposta ad entrare in un mercato difficile come quello energetico.

Secondo alcuni analisti, invece, a De Benedetti converrebbe azzerare il valore della controllata e non partecipare alla ricapitalizzazione, anche perché la quota in questione è iscritta nel bilancio della Cir per appena 196 milioni. Non a caso, del resto, l’azzeramento della partecipazione è stata la strada scelta dal socio austriaco che si è ritirato dalla partita svalutando il suo 46% e si è anche dichiarato indisponibile a partecipare all’aumento.

Banche e cda si riuniranno lunedì prossimo anche perché il 5 marzo si terrà il cda decisivo per il futuro del gruppo che, dopo il blocco delle linee di credito da parte delle banche, ha un’autonomia finanziaria limitata, quantificata in circa un mese. Dalla galassia dell’Ingegnere sono arrivati ieri anche i conti del gruppo L’Espresso che chiude il 2013 con un utile netto pari a 3,7 milioni di euro, in netto calo rispetto ai 21,8 milioni registrati nel 2012. Mentre il fatturato, sceso in linea con le attese degli analisti del 12,4% a 711,6 milioni, ha risentito sia del calo dei ricavi diffusionali del 5,8% a 248 milioni (-10,1% la diffusione dei quotidiani) sia dei ricavi pubblicitari del 15,4% a 403 milioni. Invece i “ricavi diversi” sono rimasti pressoché stabili a 27 milioni (28,6 milioni nel 2012). Risultati che impongono una nuova dieta per gli azionisti: di fronte al calo dell’utile e dei margini, il cda proporrà infatti all’assemblea dei soci convocata per il 16 aprile di non distribuire dividendi. Anche il futuro resta incerto: “Crediamo che la società si stia preparando per un altro anno difficile con ulteriori risparmi sui costi, compresi i contratti di solidarietà e la riduzione dell’organico”, sostengono gli analisti di Banca Akros.

Marco Franchi
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
27.02.2014

Sorgenia, le solite banche in soccorso di De Benedettiultima modifica: 2014-02-27T14:47:09+01:00da davi-luciano
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