Notre-Dame-des-Landes : l’aéroport, c’est toujours non !

http://www.bastamag.net/Toutes-et-tous-a-Nantes-le-22

17 FÉVRIER 2014

  • Poster

Le gouvernement semble décidé à poursuivre le projet de construction d’un aéroport à Notre-Dame-des-Landes. Les opposants à ce projet ont donc décidé d’organiser une grande manifestation dans les rues de Nantes le samedi 22 février 2014. Nous relayons ci-dessous leur appel.

L’État et les pro-aéroport menacent de passer de nouveau en force. Ils prétendent débuter, dans les mois qui viennent, la destruction des espèces protégées et les chantiers de l’aéroport. Une nouvelle vague d’expulsions pourrait survenir. Nous ne les laisserons pas faire ! Les travaux ne commenceront pas ! L’aéroport : c’est toujours non !

Sur place, le mouvement est plus vivant encore qu’à l’automne 2012, les liens plus denses, les champs plus cultivés et les habitats plus nombreux. Au delà, plus de 200 comités locaux se sont créés, en solidarité avec la lutte et pour la faire essaimer par chez eux.

Nous appelons toutes les forces « anti-aéroport » à se joindre à la manifestation du 22 février 2014 à Nantes, pour leur montrer qu’il n’est pas question qu’ils touchent au bocage. Rendez-vous à 13 h devant la Préfecture, Pont Morand.

Pour suivre ce qui se passe, proposer des animations, des coups de main ou des hébergements, vous pouvez vous rendre sur le blog dédié à l’évènement.

Pour les infos pratiques ( cars, covoiturage, etc.), c’est ici.

Appel lancé par la coordination des opposants (50 associations, syndicats, mouvements politiques et collectifs) – l’ACIPA – le COPAIN 44 – Les Naturalistes en lutte – Des habitant-e-s de la ZAD.

- Lire les derniers articles de Basta ! sur le projet d’aéroport à Notre-Dame-des-Landes

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Meno velocità più sanità. La svendita dell’ospedale Gradenigo

http://www.tgvallesusa.it/?p=5525

SCRITTO DA: CONTRIBUTI – FEB• 16•14

di Giulia Ferro

gradenigo-ospedale

Un polo d’eccellenza della Sanità torinese venduto ai privati. E i No Tav si uniscono alla protesta.

“Meno velocità più sanità”. Era questo, sabato mattina, uno degli slogan degli striscioni portati da 500, tra dipendenti del Gradenigo e cittadini, sotto il palazzo della Regione, per protestare contro la trattativa di vendita dell’Ospedale Gradenigo.

Ospedale cardine accreditato come presidio  pubblico in fascia A, terzo polo oncologico in Piemonte, con un Dea di I Livello ed un servizio ospedaliero d’eccellenza per la cura dei tumori del colon, insufficienza cardiaca e artroscopia di ginocchio, ha visto ulteriormente ridotti i fondi regionali e per questo la congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo  ha deciso di intraprendere la vendita.

Questo significherà il passaggio da un sistema di presidio privato no profit ad un privato puro, con la chiusura o riduzione di servizi e prestazioni, riversamento dell’utenza su altri ospedali già al collasso, perdita di posti di lavoro e diritti salariali e di contrattazione.

La manifestazione indetta dall’RSU ha visto scendere in piazza accanto ai sanitari e gli operatoti molti utenti che a più titolo nel tempo hanno usufruito della struttura.

Tra gli altri anche una rappresentanza No Tav  in solidarietà e per ricordare che ogni somma destinata alle grandi opere inutili depaupera il sistema pubblico, riguardi la Sanità o la Scuola.

Tra le molte bandiere e gli slogan anche un cartellone a sottolineare come lo stato proponga a chi chiede posti letto per la salute l’acquisto al contrario di F35 per esportare  morte.

A fianco di Andrea

A fianco di Andrea

A fianco di Andrea

Solidali con Andrea, da un anno costretto a recarsi in caserma ogni giorno, oggi a firmare ci andiamo pure noi!

Oggi, una rappresentanza dei comitati di Vaie, S.Antonio e Chiusa, più alcuni amici di paesi limitrofi, ha accompagnato Andrea in caserma per la consueta firma.
A difesa della caserma, un blindato, una decina di uomini in antisommossa più i soliti Digos che ronzavano intorno.
E’ il vice comandante di Susa ad aprire il cancello ad Andrea, e l’occasione è  buona per poter esplicitare con le parole i motivi che ci hanno spinto ad accompagnarlo.

Dieci mesi, ovvero 300 giorni consecutivi di firme inutili in caserma. Così il nostro amico, abitante di Vaie e attivista del locale comitato, si è trovato a impegare una parte del suo tempo giornaliero.
Non ripetiamo l’assurdità di una restrizione su un fatto non commesso, e che comunque, anche se commesso, sarebbe solamente un banale litigio tra alcuni no tav e un poliziotto in borghese.
Sappiamo benissimo che le nostre motivazioni e rimostranze avranno poco eco negli uomini in divisa, ma il messaggio che riteniamo importante esplicitare con queste iniziative è che nessuno di noi che sta lottando per difendere la Valle sarà mai lasciato solo, e nel contempo che non riusciremo mai ad abituarci a dei provvedimenti di una procura orami smaccatamente faziosa.

Un pensiere anche a Giobbe, che per lo stesso episodio ha passato mesi ai domiciliari e solo adesso ha la possibilità di uscire di casa anche se con  l’obbligo di dimora.
Naturalmente l’iniziativa la ripeteremo quanto prima sperando che Andrea e i no tav ancora privati in varie forme della libertà, siano presto “tutti liberi”!

Elezioni in Val Susa. A che punto siamo

http://www.tgvallesusa.it/?p=5507

SCRITTO DA: FABRIZIO SALMONI – FEB• 16•14
Confronti aspri ma determinazione a proporre liste civiche unitarie per battere i Si Tav. Oggi parliamo di Susa, Bussoleno e Condove

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Nessuno si aspettava che fosse un cammino facile. Anche a partire dall’appello di Sandro Plano condiviso dall’assemblea popolare a Bussoleno del 24 Gennaio: “Liste No tav uniche per vincere dovunque“. Un mandato inequivocabile che ha prodotto da subito un gran lavorio per realizzare la prima fase: costruzione e definizione di liste e candidati avendo chiaro che le battaglie importanti si combatteranno a Susa, Bussoleno e Condove, non necessariamente in quest’ordine, secondo alcuni perchè “Se Susa dovesse rimanere alla Amprino non farebbe che confermare una situazione purtroppo sedimentata mentre, alla luce anche del tentativo di aprire i cantieri tra S. Giuliano e Bussoleno per quel grande imbroglio che è la cosiddetta Stazione Internazionale, è fondamentale che Bussoleno dica un No deciso e si comporti di conseguenza, senza le ambiguità e le ‘mollezze’ della giunta Allasio.

Non ci si nasconde che bisognerà fare i conti con il voto di scambio generato dalle compensazioni che hanno cominciato ad affluire (sarà importante un severo controllo sulla legalità delle procedure di affidamento lavori) e dalle convulsioni di un fronte Si Tav mal messo che potrebbe prendere la decisione estrema, nelle situazioni più a rischio, di accorparsi con il centrodestra pur di non far vincere l’opposizione al Tav. L’avevano già fatto alle elezioni del 2009 per la Comunità Montana, hanno di sicuro la faccia di rifarlo ora. Del resto, l’ipotesi è già stata formulata da Cota (per quello che ora vale), Napoli, ai suoi tempi dal Chiamparino sindaco e tentata ad Avigliana, senza successo.

Susa

SUSA. E’ la situazione più delicata dove si confrontano ancora duramente due componenti del Movimento: i 5 Stelle, forti del lavoro svolto in questi anni a fianco dei Comitati sia sul campo che in Regione, e elementi del locale Comitato che ritengono migliore opzione l’appoggio a Sandro Plano. I primi hanno subito rivendicato le loro regole per le candidature (no tessere di partito, no più di due termini amministrativi, no condanne penali) ed hanno espresso una proposta di candidato donna; l’altra parte ha risposto con una certa rigidità, qualcuno la chiama protervia, candidando un Plano che si offre come unica possibilità. Nel corso degli incontri tenutisi finora, Plano ha rifiutato persino l’ipotesi di mediazione su Luca Giunti con se stesso in posizione di vicesindaco e ha minacciato di ritirarsi, come unica alternativa. Poca flessibilità dunque: o me o niente. Persino i mezzi passi indietro dei 5 Stelle per favorire una soluzione non sembrano essere stati considerati. Una situazione difficile, che non garantisce appieno una vittoria, aggravata dalla presenza tra le preferenze di lista di Plano di personaggi giudicati No Tav dell’ultima ora o poco affidabili. E, diciamolo, dal peccato originale di Plano che lo rende, a torto o a ragione, sempre un po’ sospetto: ha sempre la tessera Pd in tasca. D’altra parte anche la candidata 5S non fornirebbe piene garanzie di vittoria pur rientrando pienamente nella tipologia dei rappresentanti del suo Movimento per curriculum e impegno sociale.

La soluzione più probabile ad oggi dovrebbe essere una ritirata “responsabile” dei 5 Stelle, per non vanificare l’opportunità elettorale, su una posizione però di disimpegno totale (“Se vogliono rischiare con Plano, si prendano le loro responsabilità...”).

Nel campo dei Si Tav è confermata la Amprino ma col fastidio di due liste minori, conPenna e Montabone (ex Udc), che potrebbero essere fatali per dispersione di voti. E’ opinione diffusa però che Montabone minacci di competere a Susa solo per ottenere una chiamata nelle liste regionali. Due liste “Si Tav” si sottraerebbero voti facendo quindi vincere Plano anche se il disimpegno 5 Stelle andrebbe a suo discapito. Susa rimane una partita a rischio per le due parti malgrado il gioco sporco delle “compensazioni”.

Buslin

BUSSOLENO. Meno conflittuale qui la situazione ma certo non priva di incertezze. Quello che sembra certo è che, se non si accorperanno Pd e centrodestra in funzione Tav, alle elezioni si arriverà con tre liste: un centrodestra poco in forma, una lista dell’uscente sindaca Allasio che sta subendo però defezioni, una lista civica No Tav erede della Bussoleno Provaci con probabile candidatoLuigi Casel la cui opinione è che bisogna vincere per togliere qualsiasi ambiguità e perchè c’è poco da fidarsi di una Allasio con la tessera del  Pd in tasca. La competizione sarà comunque aspra perchè ci vogliono forse meno di 1500 voti per prevalere.

Condove

CONDOVE. Apparentemente qui sarà più facile sostituire la maggioranza di centrodestra di Piero Listello.  Non dovrebbe più verificarsi l’incidente delle ultime elezioni in cui le divisioni causate, si dice, dal settarismo dell’estrema sinistra (leggiRifondazione Comunista) che volle fare una propria lista, portarono a una sconfitta della listaBuongiorno Condove per un pugno di voti. L’intervento all’assemblea di Bussoleno del segretario Prc Locatelli dovrebbe garantire una lista civica unitaria con lo stesso nome. Candidato quasi sicuro Alberto Veggio la cui attività da protagonista contro la Torino-Lione è indiscutibile. E’ di questi giorni la sua denuncia, insieme a Pro Natura e al M5S, dei dati non corretti forniti al governo dal Commissario Virano, con conseguente esposto alla magistratura romana. Un perfetto esempio di “barricata di carta”.

Queste è la situazione odierna nei punti chiave della Valle ma, come si suol dire, è ancora in forte evoluzione.

Bahrain: 300mila manifestanti nel 3° anniversario rivolta

la società civile di quella repressione se ne frega. La Ue ha messo a tacere i cani da guardia, si sa, i sauditi, esimi esempi di civiltà, non devono essere attaccati o addio petroldollari


Manama – Oltre 300 mila manifestanti hanno sfilato in diverse citta’ del regno a tre anni dall’inizio della  rivolta popolari contro la dittatura della monarchia.
Le proteste, organizzate dal principale gruppo di opposizione al-Wefaq , hanno avuto luogo nonostante il giro di vite, messo in atto dal regime filo americano di al-Khalifa. Almeno 30 persone sono state arrestate. Nei giorni scorsi le autorita’, si sono dette pronte al ‘dialogo nazionale’ con l’opposizione, che chiede per il Bahrain un governo eletto. Il 70% della popolazione del Paese e’ sciita.
http://italian.irib.ir/notizie/politica5/item/154398-bahrain-300mila-manifestanti-nel-3%C2%B0-anniversario-rivolta

Elite globalista e rischi di una rivolta

in sostanza, lo status quo i cui difensori si prodigano tanto per difenderlo dagli “eversivi”
17 febbraio 2014 
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di Luciano Lago
Nelle lussuose sale dei club esclusivi dove si riuniscono i personaggi della Elite finanziaria che mantiene il controllo del sistema economico mondiale, una sottile inquietudine serpeggia da tempo: sarà possibile una rivolta di masse giovanili di alcuni gradi paesi contro l’ordine imposto dalla globalizzazione? Potrebbe essere questo il paventato “risveglio globale” (“the Global Awakening”) indicato come rischio reale da alcuni esponenti della elite come Zbigniew Brzezinski, già cofondatore della Trilateral Commission, il quale già tempo addietro, in alcune analisi fatte nel corso di riunioni della “Council of Foreign Relations” a Montreal, aveva parlato di questo pericolo connesso anche alla diffusione di internet e delle tecnologie informatiche che, avendo in parte incrinato il monopolio dell’informazione dei grandi media controllati dalla Elite (i mega media), hanno l’effetto di aumentare il grado di percezione condivisa e di consapevolezza nelle nuove generazioni suscitando possibili rivolte che si diffondono a macchia d’olio in molti paesi, soprattutto in quei paesi in via di sviluppo dove esistono enormi differenze sociali accompagnate ad un forte sviluppo demografico e di conseguenza possono rappresentare una bomba ad effetto ritardato.
Si tratta della insofferenza delle classi giovanili, delle aspettative non soddisfatte, della loro impossibilità di garantirsi un futuro e del loro desiderio di rivalsa in assetti sociali dove le risorse sono gestite pochi e le ineguaglianze sociali diventano intollerabili. Situazione che può iniziare a manifestarsi anche in alcuni paesi europei come Grecia, Spagna, Italia e Francia.
L’Elite è riuscita nell’ultimo ventennio ad accelerare come non mai il processo di globalizzazione e di controllo dei principali organismi internazionali, dalle Nazioni Unite al WTO, dagli organismi finanziari quali il FMI, la FED e la Banca Mondiale fino ad una serie di sovrastrutture di cui pochi conoscono anche l’esistenza come la Banca dei regolamenti Internazionali, con sede a Basilea, che rappresenta il vertice del cartello bancario delle Banche Centrali , questo istituto controlla l’offerta di moneta in tutto il globo. Si tratta essenzialmente di una banca centrale, non eletta, inattaccabile legalmente, che ha l’immunità totale dalle imposte e dalle leggi nazionali.
 
Attraverso questi organismi l’Elite mondialista si è assicurata il controllo dei governi delle aggregazioni come la UE, del commercio internazionale e soprattutto del movimento dei grandi capitali finanziari.
Risulta però molto più difficile per l’Elite controllare ogni ambiente politico e controllare i pensieri ed i comportamenti di milioni di persone ed è per questo che si stanno studiando sistemi per tenere sotto controllo il Web utilizzando la supremazia tecnologica e commerciale di società come Google che possono attuare un controllo delle informazioni e degli utenti del web. La strategia conclamata dalle dichiarazioni di alcuni esponenti della elite è quella di incanalare e controllare i fenomeni di rivolta e di malcontento piuttosto che tentare di reprimerli. Il vecchio sistema del “divide et impera”.
D’altra parte sono in pochi ancora ad avere compreso quali siano i metodi adoperati dall’Elite mondialista per avere il controllo di buona parte dei governi ed ottenere l’adempimento delle politiche richieste:
l’Elite utilizza un nucleo molto ristretto di istituzioni finanziarie e mega-società per dominare il pianeta. L’obiettivo è quello di averne il controllo dell’economia e del sistema finanziario.
La strategia della Elite è quella di rendere tutti i governi schiavizzati dal debito appositamente gonfiato e che tutti gli esponenti politici dei paesi controllati siano schiavi degli ingenti contributi finanziari che vengono incanalati nelle loro campagne per la rielezione e di conseguenza siano ricattabili. Fondamentale il sistema il creato dalla Elite di potere per avere il controllo di tutti i grandi gruppi proprietari dei media, delle catene televisive e dei gruppi editoriali, attraverso una serie di incroci societari, queste appartengono direttamente (per circa il 90%) ad esponenti della elite, questo spiega perchè  i media mainstream non informano il pubblico sul motivo per cui il nostro sistema finanziario non funziona e produce quelle immani distorsioni a cui assistiamo.
Il meccanismo del debito non riguarda soltanto gli Stati (debito pubblico) ma anche i cittadini (debito privato). L’obiettivo è che anche tutti i cittadini, possano essere resi schiavi per conseguenza del debito attraverso le banche ed il sistema del credito, delle commissioni, della limitazione del contante, delle imposte sui risparmi, degli interessi passivi, delle commissioni, dei servizi privatizzati a cui dover accedere a pagamento.
Nessuno peraltro deve poter mettere in questione le ricette del sistema neoliberista ed i dogmi del monetarismo praticato in questo sistema. Coloro che occasionalmente lo fanno corrono dei seri rischi di essere in un primo tempo emarginati e definiti populisti e retrogradi, in un secondo tempo, qualora siano giudicati pericolosi, rischiano per la propria incolumità personale di essere coinvolti in qualche strano incidente o direttamente assassinati dai sicari di qualche servizio.
Può essere illuminante ascoltare le dichiarazioni rilasciate da Karen Hudes, un avvocato di Yale ed ex funzionaria della Banca Mondiale, consulente senior della banca,che ha lavorato presso di questo organismo dal 1986 al 2007 (1).
La Hudes ha dichiarato che l sistema finanziario globale è dominato da un piccolo gruppo di corrotti. Figure assetate di potere, quest’ultimo centrato attorno alla US Federal Reserve di proprietà privata. Il network della Banca Mondiale ha il controllo dei mezzi di comunicazione e ha i mezzi per coprire i suoi crimini, ha spiegato. In un’intervista con il New American , Hudes ha detto che quando ha cercato di rivelare i più gravi problemi alla Banca Mondiale, è stata licenziata per i suoi sforzi. Citando un esplosivo studio svizzero del 2011 pubblicato sulla rivista  PLUS ONE che parla di una ”rete aziendale di controllo globale,”la Hudes ha sottolineato che un piccolo gruppo di soggetti – per lo più le istituzioni finanziarie e in particolare le banche centrali – esercitano una massiccia quantità di influenza sull’economia internazionale da dietro le quinte. ”Quello che sta realmente accadendo è che le risorse del mondo sono in corso di dominazione da parte di questo gruppo”, ha spiegato. La Hudes collabora adesso con una rete di ricercatori attraverso la quale sta operando per denunciare questo fenomeno di corruzione all’interno delle istituzioni finanziarie.
Quali siano queste centrali finanziarie dominanti non risulta facile spiegarlo ma potremmo basarci su un accurato lavoro di analisi svolto da alcuni ricercatori svizzeri del Politecnico federale di Zurigo i quali hanno recentemente pubblicato un report (sulla rivista “New Scientist”) che mette in evidenza l’esistenza di una rete specifica e identificabile di società finanziarie ed industriali che di fatto governano l’economia mondiale. Sarebbero in tutto una cinquantina, le mega aziende internazionali (in maggioranza istituti finanziari e banche Tbtf) che, attraverso un complicato incrocio proprietario, controllano circa il 40 per cento del valore economico e finanziario di 43.060 multinazionali globali. Questo è il vero cuore dell’economia occidentale. James Petras, docente di sociologia presso l’Università Binghamton di New York, ci spiega che, in base ad alcuni calcoli, il due per cento delle famiglie controlla l’80 per cento dell’intero patrimonio mondiale. All’interno di questa elite, una frazione ancora più ristretta risulta proprietaria e controlla il grosso degli “assets” mondiali e tende a ad arrivare ad una ulteriore concentrazione di mutinazionali e società finanziarie. Nel nucleo della classe dirigente finanziaria e politica, i leaders provengono quasi sempre da banche private, in pratica da Wall Sreet, in particolare dalla Goldman Sachs, da Blackstone, dalla J.P: Morgan Chase,dalla Barclays Plc, dal Carlyle Group ed altre banche d’affari.
Questi gruppi, secondo Petras, organizzano e finanziano i due maggiori partiti negli Usa e tutte le loro campagne elettorali. Sono loro stessi che esercitano pressioni sul Congresso USA , preparano proposte di legge e nuovi regolamenti, operano con strategie globali per imporre deregolamentazioni, liberalizzazioni e libera circolazione dei capitali a livello mondiale, premono sui governi per salvare banche o aziende in bancarotta, spingono perchè si arrivi al pareggio di bilancio tagliando spese sociali e welfare. Queste banche sono presenti in ogni settore dell’economia, in ogni regione del pianeta e possiedono quote del capitale di quasi tutte le più importanti multinazionali. In conclusione si conferma che la gran parte dei capitali finanziari si trova nelle mani di banche di investimento, degli “hedge found “e di altre entità controllate dalla elite che guida la finanza mondiale. Questa elite possiede delle risorse che sono calcolate in totale per ben 15/20 volte il PIL mondiale, possono comprarsi personaggi di governo in ogni nazione, determinano le nomine dei principali componenti dei CDA nelle banche e nelle multinazionali, designano i loro fiduciari nei principali organismi internazionali (WTO, FMI, Banca Mondiale, ecc.), designano i loro lobbisti e fiduciari presso gli organismi dell’ Unione europea, costituiscono una cupola di comando che influenza ed orienta (si presume) le decisioni politiche anche dei governi di tutti i paesi occidentali (2).
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Questa elite di potere non è facilmente identificabile ma alcuni dei personaggi che ne fanno parte si celano e si riuniscono dietro sigle di club esclusivi e centri studi che sono gli “influencers “ nelle decisioni economiche e nella politica mondiale a d esempio il Club di Bilderberg , La Trilateral Commision e l’Aspen Insitute in Europa.
Ma l’Elite mondialista non si limita a controllare queste mega-società. Secondo la Hudes essi dominano anche le non-elette organizzazioni irresponsabili che controllano le finanze di praticamente ogni nazione sulla faccia del pianeta.:La Banca Mondiale, il FMI e le banche centrali come la Federal Reserve che letteralmente controlla la creazione e il flusso di denaro in tutto il mondo. Non a caso i personaggi chiamati a dirigere queste società sono quasi sempre appartenenti alle stesse famiglie, una cerchia ristretta che include dinastie di antica tradizione come i Rotschild, che dispongono del controllo societario di organismi come le più importanti banche centrali (incluse la FR e la BCE), o banche d’affari di importanza mondiale come la Barclais Bank, la dinastia dei Rockfeller, a sua volta proprietaria di un grande numero di banche e di società multinazionali.
Tuttavia nonostante il totale dominio del sistema finanziario, degli assetti politici di buona parte degli Stati, nonostante il controllo del 90% dei media (network televisivi, radio, giornali, periodici, magazine,ecc.), il condizionamento imposto nelle Università dove le nomine dei docenti sono accuratamente controllate, della classe docente orientata e formata su base ideologica conforme al “pensiero unico globale” o “politicamente corretto”, qualche sintomo di dissidenza e di contestazione appare di tanto in tanto e spinge alla protesta oltre che per motivi prettamente economici anche contro gli attuali assetti di potere. Accade in Brasile dove masse giovanili si sono rivoltate nelle piazze contro la politica di sfruttamento economico a favore degli interessi delle multinazionali, attuata dal governo brasiliano. Accade in forme diverse Europa (in Spagna, in Francia, nel Galles, in Grecia), dove la crisi economica e la disoccupazione causata dalla speculazione finanziaria ha prodotto la caduta del sistema di welfare e di diritti per un sistema dove predomina il mercato e la logica dei tagli e privatizzazione dei servizi pubblici e lsi accompagna alla libera delocalizzazione delle multinazionali.
L’antidoto contro la globalizzazione e l’ideologia mondialista e neoliberista viene offerto dal risorgere dei nazionalismi, in alcuni casi, dell’antagonismo localistico in altri casi oppure dai movimenti di contestazione politica (come in Italia con Grillo ed i 5 stelle).
In alcuni paesi è stato lo stesso sistema della Elite a favorire i movimenti di protesta, tipico il fenomeno delle “rivolte arancioni” in alcuni paesi dell’Europa dell’Est o delle “primavere arabe” in paesi del Nord Africa, un sistema astuto di controllo e di fomentazione quando è interesse delle centrali di potere il favorire un cambiamento dell’assetto politico. In altri casi la strategia delle centrali di potere è quella di infiltrare i movimenti di protesta ed orientarli verso obiettivi di comodo, apparentemente di sovvertimento politico, come ad esempio una classe politica corrotta, in modo da rendere innocua tale protesta. Si presta molta attenzione a che la protesta e la contestazione non investa gli assetti del potere finanziario poichè in questo caso potrebbe diventare pericolosa per la elite e rappresenta un reale motivo di preoccupazione.
Il fattore micidiale per un paese è quando questo vuole avere la proprietà il controllo della propria banca centrale, respingere le offerte di finanziamento interessate del FMI, della Banca Mondiale o della Goldman Sachs. Allora quel governo entra nel mirino della Elite globalista che dispone di una serie di mezzi a propria disposizione per annientare tale paese (il caso dell’Ungheria). Si può partire dalle agenzie di rating alla vendita massiccia della moneta di quel paese per causarne il collasso, si può arrivare a mobilitare, nei casi più gravi, l’apparato militare, il braccio armato, costituito dagli USA, dalla NATO e da Israele. Questo è il caso attuale della Siria e la spiegazione del conflitto in corso con tutto l’apparato militare USA e NATO schierato contro che minaccia l’intervento diretto.
Per il futuro l’Elite globalista si sta attrezzando per non essere impreparata ad affrontare questi possibili fenomeni e di conseguenza, nel prossimo futuro, bisognerà aspettarsi un controllo della rete web ed una possibile azione che serva a distogliere dai veri “obiettivi sensibili”.
Note:

Ue punta su società civile nei Paesi partner vicini

tramite dialogo, si certo e tanti tanti soldi per poi decidere la politica di quei paesi. E’ la ricetta Gene Sharp del soft power, le rivoluzioni colorate

Tramite dialogo e rafforzamento ruolo governance

(ANSAmed) – BRUXELLES, 13 FEB – L’Unione europea sta puntando a promuovere il ruolo della società civile nei Paesi vicini, a Sud come a Est. Due sostanzialmente gli approcci adottati dalla nuova politica di cooperazione europea: “Uno è quello di rafforzare veramente la società civile, di sostenerla, di rendere le ong partner nel dialogo, attraverso un aiuto finanziario o delle consulenze, tramite contatti con organizzazioni europee”, spiega Michael Köhler, direttore della Politica di vicinato a EuropeAid (DG sviluppo e cooperazione – Commissione europea).

“Allo stesso tempo naturalmente vogliamo che la società civile sia un elemento di governance, che controlli i governi, i nostri programmi di cooperazione, quindi li associamo alla programmazione, alla pianificazione, al monitoraggio e alla realizzazione delle operazioni nei Paesi”, aggiunge il direttore di EuropeAid. “Dobbiamo distinguere – precisa Köhler – fra la selezione dei progetti e il lavoro con la società civile. Per i nostri progetti ci sono dei bandi e le organizzazioni della società civile, sia nei Paesi partner che negli Stati membri, possono partecipare, creando spesso dei consorzi”. Inoltre secondo Köhler “è ugualmente importante avere un dialogo sulle politiche con la società civile: le nostre delegazioni sono in contatto con tutte le ong, con tutte le organizzazioni interessate che noi invitiamo regolarmente, per esempio per discutere dei nostri programmi o della selezione di operazioni di sostegno finanziario”.(ANSAmed).
http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/enpi/2014/02/13/Ue-punta-societa-civile-nei-Paesi-partner-vicini_10069316.html

STRAGE DI OPERAI NEL QATAR, 400 MORTI PER COSTRUIRE LO STADIO DEI MONDIALI 2022

Scritto da Chiara Amendola 16 febbraio 2014
 
La denuncia parte da Londra, è l’Observer ad anticipare l’inchiesta condotta dalla “Nepali Co-ordination Committee”, organizzazione per i diritti umani che ha indagato sulla morte di 400 immigrati nepalesi deceduti nei cantieri in Qatar durante la costruzione di uno degli stadi che ospiterà i mondiali del 2022.

Una strage dal potenziale inarrestabile, come annunciato la settimana scorsa dall’International Trade Union Confederation’. Fino all’inaugurazione dei Mondiali, tra otto anni, si temono 4 mila vittime. I lavoratori più a rischio sembrano essere proprio quelli nepalesi, ovvero il 20% della manodopera usata per la costruzione degli stadi. Molti altri arrivano da India, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka.

Le polemiche non sembrano arrestarsi, soprattutto con l’avvicinarsi della visita a Doha del Principe Carlo.

A questo proposito il laburista Jim Murphy ha voluto ribadire, con un suo intervento sul Guardian, come nessun lavoratore è morto nei cantieri per le Olimpiadi di Londra 2012.
http://news.you-ng.it/2014/02/16/strage-di-operai-nel-qatar-400-morti-per-costruire-lo-stadio-dei-mondiali-2022/

Camusso nel mirino: la rivolta dell’altra Cgil

di Salvatore Cannavò

Lo scontro aperto in Cgil sull’accordo del 10 gennaio non è più una guerra personale tra Susanna Camusso e Maurizio Landini.

Ieri a Bologna alcune migliaia di delegati hanno voluto dimostrare che c’è un’altra Cgil che chiede al vertice nazionale di fermarsi, di ritirare la firma da quell’intesa sulla rappresentanza, accusata di introdurre sanzioni contro gli scioperi, e di chiamare i lavoratori a una consultazione “realmente democratica”.
UN’ALTRA CGIL formata non solo dalla Fiom ma da delegati di base di tutte le altre categorie. “Qualcosa si è mosso” ha esordito nella sua introduzione Ciro D’Alessio, delegato Fiom di Pomigliano, “la partita non è chiusa e noi ce la vogliamo giocare fino in fondo”.
Il suo discorso ha dato il la a una serie di interventi accomunati dalla delusione nei confronti di un sindacato “che volta le spalle alla democrazia sui posti di lavoro”.
A dare loro conforto le parole autorevoli del giurista Umberto Romagnoli, ma soprattutto di Stefano Rodotà, intervenuto all’inizio e secondo cui, a proposito dello scontro con la Fiat, “la Fiom ha condotto una delle più grandi battaglie costituzionali di questo Paese”.
Invece, come sintetizza D’Alessio, “abbiamo tenuto testa alla Fiat, siamo stati un punto di riferimento per questo Paese e ora la Cgil ci volta le spalle. Io mi sento derubato”.

Cosa significhi rischiare la sanzione a causa di proteste, oltre ai delegati di Pomigliano, lo spiega Emanuela Marcon dell’Electrolux di Pordenone: “Abbiamo fatto 100 ore di sciopero senza risultato, poi l’azienda ha cambiato atteggiamento quando abbiamo bloccato le portinerie. Ma nel sindacato ora c’è chi dice che le proteste sono di esclusiva responsabilità delle Rsu”.

Rodotà argomenta l’analogia tra l’accordo sindacale e “l’talicum” di Renzi: “Entrambi limitano la democrazia e la rappresentanza”, entrambi sono passibili di rilievi costituzionali.

Ma la tensione dello scontro che pervade il sindacato è rappresentata plasticamente dalla scena del delegato milanese, Nico Vox, che sale le scale del palco con fatica e appoggiato a una stampella. E il lascito del servizio d’ordine milanese che lo ha buttato fuori dal Teatro Parenti di Milano dove, alla presenza di Susanna Camusso e sostenuto da Giorgio Cremaschi, aveva chiesto di intervenire: “Qui sento aria di democrazia che invece ieri (venerdì, ndr) non ho sentito. Ma fino a prova contraria la Cgil è casa mia”.
Niente scissione, dunque, ma scontro totale. Confermato dall’applauditissimo intervento di Landini: “Non ci fermeremo, se pensano che ci accontenteremo di una consultazione- truffa se lo scordano”.
Landini dice che non vuole un “referendum interno su chi è il segretario” ma solo su “quali politiche fa”. L’accordo “cambia la natura della Cgil” e non può essere approvato solo dai gruppi dirigenti. Quindi, consultazione “trasparente e certificata” dei lavoratori interessati all’accordo (circa un milione di iscritti), possibilità di presentare in forma paritaria le due posizioni e vincolo al risultato finale. Altrimenti, scandisce Landini, “noi non ci sentiremo vincolati”. Le stesse parole che gli sono costate la minaccia di sanzioni e che vengono ribadite puntualmente.

IN CGIL, INVECE , al momento si pensa alla realizzazione di assemblee unitarie con Cisl e Uil in cui le tre organizzazioni presentino le ragioni dell’accordo per passare subito dopo al voto dei soli iscritti Cgil.  Un “pasticcio” secondo la Fiom. Tra le due strutture avrebbe dovuto tenersi una riunione congiunta il 22 febbraio, prima del direttivo nazionale convocato per il 26. Quel giorno, però, Susanna Camusso sarà in Israele e quindi ha disdetto l’appuntamento. La Fiom ha proposto, allora, una data a scelta tra il 16 e il 21 febbraio ma Camusso ha negato qualsiasi disponibilità.

La riunione Fiom si terrà lo stesso il 22 febbraio e “se la Cgil vuole venire è benvenuta”. L’assemblea di ieri, infine, nell’approvare la richiesta alla Cgil di ritirare la firma dall’accordo e di procedere a una consultazione democratica ha anche deciso di formare un coordinamento nazionale.

Una “struttura nella struttura” di cui in Cgil non si sentiva parlare dagli anni 90, dalla stagione “dei bulloni” e dal disaccordo sulla politica della concertazione inaugurata da Bruno Trentin.

I tempi sono cambiati, ma la Cgil è di nuovo a un passaggio cruciale.

http://mentiinformatiche.com/2014/02/camusso-nel-mirino-la-rivolta-dellaltra-cgil.html