Il protezionismo economico è una soluzione?

Con il venir meno della potenza economica occidentale, il liberismo commerciale è ancora la risposta?
DI LA REDAZIONE · 10 FEBBRAIO 2014

Per secoli le carte geografiche sono state eurocentriche, per secoli la globalizzazione la imponevamo noi sugli altri attraverso il colonialismo. Questa “età dell’oro” ha coinciso con il libero scambio laddove il commercio e l’equilibrio tra esportazioni e importazioni determinavano quello che, il famoso economista inglese, David Ricardo, ha definito come vantaggio comparato: quando cioè i benefici apportati dalla libera circolazione degli scambi avrebbero determinato maggiori benefici e minori costi rispetto al regime di autarchia. Poi è emersa a poco a poco un’altra foto di gruppo: gli anni 30, un’ Europa che stava rallentando i suoi tassi di crescita, l’emergere prepotente sulla scena internazionale del Giappone e, soprattutto, degli Stati Uniti. L’economia ha iniziato a essere globale, il potere egemonico, il potere che garantisce beni pubblici e il controllo del commercio, è passato nelle mani degli americani. Lì, la fiaba del progresso europeo è finita.

Oggi, il silenzio dei “grandi” economisti europei vuole significare in realtà un assenso nei confronti del liberismo di matrice americana. Si continui così. Continuate pure a fare quello che volete. Noi siamo la civiltà. E’ vero. E per dimostralo anche al resto del mondo, tra di noi non si praticano politiche di dumping, non si fa protezionismo. I paesi terzi, uno a caso la Cina di recente sviluppo (ma si potrebbero citare i casi dell’India, del Brasile e così via), lo possono fare a discapito nostro. In questo dimostriamo la nostra superiorità. Siamo migliori di loro. Quindi, persino in un momento come questo non ci si fa intimidire dalle pratiche sleali. Di dazi, tariffe e altre imposte non se ne parli nemmeno. Per carità!

Con il crollo dell’Unione Sovietica si è creato il clima adatto, sulle basi gettate dalla ’scuola’ monetarista di Milton Friedman e da tutti i ragionieri-’economisti’ allevati nelle varie banche centrali di emissione, BRI, Banca Mondiale, oltre che nel FMI e nel GATT. Era inevitabile che anche la classe politica si arrendesse se questo era (e lo era) il prezzo da pagare. Un prezzo che in questo momento stiamo pagando a causa del rigetto ideologico sia di economisti che di politici nei confronti del protezionismo.

La storia, invece, ci dimostra chiaramente che le zone geografiche in varie epoche che hanno avuto maggiori difficoltà a competere sui mercati esteri, saggiamente adottavano barriere doganali molto alte, in modo tale che quegli stessi paesi in difficoltà acquisissero maggiore gettito fiscale da chi voleva esportare ( e oggi i primi della classe in quanto a esportazioni non siamo più noi).Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, ma…si da il caso quando eravamo noi a controllare quella libertà e quel mercato. Oggi non è più così e sarebbe meglio accorgersene prima che sia troppo tardi. Dire no al protezionismo vuol dire privare il mantenimento di buona parte dell’economia europea in mano europea e non ce lo possiamo più permettere.

Gli intellettuali più conformisti, gli snob o quelli che pensano di essere ancora al centro del mondo, quando sono solo al centro di una decadenza -qual’è quella che sta attraversando il vecchio continente- potrebbero obiettarmi tantissime cose: che per esempio il libero scambio lo abbiamo scoperto noi, che David Ricardo era inglese, che il protezionismo è una roba vecchia, antica, da pre-rivoluzione francese. I buonisti potrebbero poi aggiungervi che il protezionismo lo hanno praticato solitamente gli Imperi: dal mercantilismo di Colbert e Luigi XIV fino alle politiche economiche della Germania nazionalsocialista e autarchica. I figli della libertà direbbero che il protezionismo è una pratica da terzo mondo, e in effetti per questioni legate a inefficienze burocratiche interne, sono i paesi in via di sviluppo quelli che fanno tipicamente maggiore affidamento sui dazi anziché sulle tasse sul reddito: i dazi sono facili da riscuotere, mentre le imposte sul reddito no. E’ ampiamente dimostrato che quindi, sono i paesi a basso reddito ad adottare tout court politiche commerciali protezioniste.

I paesi a medio e alto reddito, godendo di maggiori entrate fiscali come conseguenza di un maggior benessere interno sono a favore del libero scambio. Ecco, dopo il diffondersi nell’ultimo periodo degli shock di prezzo e l’elevarsi del carovita mi domanderei a quale delle due tipologie di sistema-paese apparteniamo noi italiani, mediterranei, europei del sud…Siamo un paese ancora ad alto reddito, con entrate fiscali che derivano da un diffuso benessere interno, possiamo competere al punto da snobbare le barriere tariffarie o forse siamo un’ economia inflazionata, che sta crollando su se stessa, dipendente in toto da economie più grosse della nostra?

di Nicolas Fabiano
http://www.lintellettualedissidente.it/protezionismo-grazie/

Il protezionismo economico è una soluzione?ultima modifica: 2014-02-15T23:03:49+01:00da davi-luciano
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