Conservatori di sinistra

Pochi sanno che anche la cultura laica e anti-capitalista ha prodotto tra i più grandi difensori della famiglia tradizionale. L’anarchico Pierre Joseph Proudhon nel suo saggio “Pornocrazia” denota la sua visione organistica di una società fondata sulla dualità dei sessi. Allo stesso modo si pensi al pensatore marxista Michel Clouscard (“Liberalismo-libertario”), al sociologo Jean Baudrillard (“La società dei consumi”), all’intellettuale Pier Paolo Pasolini (“Il vuoto del Potere ovvero l’articolo delle lucciole” pubblicato in Scritti Corsari) o ancora al filosofo Zygmunt Bauman.
di Sebastiano Caputo · 15 gennaio 2014 
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“Senza dualità dei sessi, niente matrimoni, senza matrimoni niente famiglie, senza famiglie nessuna società, l’individualismo puro è tirannia”.
 
 Pierre Joseph Proudhon
 
I “valori” nazionalizzati e quindi falsificati del vecchio universo agricolo e paleocapitalistico, di colpo non contano più. Chiesa, patria, famiglia, obbedienza, ordine, risparmio, moralità non contano più. E non servono neanche più in quanto falsi […] A sostituirli sono i “valori” di un nuovo tipo di civiltà, totalmente “altra” rispetto alla civiltà contadina e paleoindustriale”.
 
 Pier Paolo Pasolini
 
“Quel che in passato ha tenuto uniti i membri di un nucleo familiare attorno a un focolare e ha reso il focolare lo strumento di integrazione e affermazione della famiglia è stato in larga parte l’aspetto produttivo del consumo: la famiglia che si siede a tavola per cena è l’ultima fase (quella distributiva) di un lungo processo produttivo che è cominciato in cucina o anche prima, nell’ appezzamento familiare o nella bottega. Ciò che univa il gruppo familiare era la collaborazione in un unico processo produttivo, non il godimento comune dei suoi frutti. Possiamo immaginare che l’imprevista conseguenza dell’invenzione del fast food, del cibo da asporto e delle cosiddette TV dinners (o forse, meglio, la loro funzione latente e la vera causa della loro crescente popolarità) è quella di rendere obsoleti i pasti familiari attorno a una tavola, ponendo fine al momento del consumo condiviso, ma anche quella di indicare simbolicamente l’irrilevanza dei legami umani nella società dei consumatori della modernità liquida.”
 
Zygmunt Bauman
 
“Con la famiglia – perdurando il sistema – è scomparso non solo l’organo più efficiente della borghesia, ma la resistenza che, se opprimeva l’individuo, d’altro canto lo rafforzava, o addirittura lo produceva. La fine della famiglia paralizza le controforze. L’ordine collettivistico nascente è una tragica parodia di quello senza classi: e col borghese liquida l’utopia che si nutriva dell’amore della madre”.
 
Theodor Adorno
 
Nel nome del “progresso e della crescita” il Potere vuole istituire un ordine anarchico, nichilista, permissivo. Un ordine dove non ci sono Stati, frontiere, culture, tradizioni, religioni rivelate e diritti sociali, ma solo un grande mercato globale nel quale gli individui sono indifferenziati, ignoranti, silenziosi, servili. È una guerra economica e allo stesso tempo morale. Da una parte i sacerdoti dell’economia neoliberista – formattati nei “grandi” seminari universitari occidentali, direttamente nelle banche speculative o negli organismi internazionali – cavalcano la globalizzazione, dall’altra il nuovo clero del mondo moderno prepara un sistema valoriale contrapposto a quello borghese (o tradizionale) e funzionale al messianismo dei primi. Il capitalismo come religione (Walter Benjamin). Religione in primis antagonista al nucleo familiare.
 
Il nuovo millennio si così è aperto con un dibattito isterico su “matrimoni gay e adozioni”. Dalla risonanza mediatica avuta per una questione estremamente periferica – dal momento che gli omosessuali rappresentano una percentuale ridicola rispetto alla popolazione effettiva (e poi siamo sicuri che la “base” vuole veramente questo riconoscimento?) – traspare un attacco diretto al sistema valoriale ellenistico-cristiano. Inutile entrare nel merito della disciplina teologica. Il più delle volte l’opinione si forma sulla reazione della massa. E la reazione della massa è il più delle volte esaltata, confusa, accecata. È una corsa a chi cavalca prima il dissenso o il consenso. A chi lo manipola meglio. A chi si erge portavoce del sollevamento.
 
Sui temi etici e sociali questo isterismo generalizzato tende solitamente a creare due schieramenti in conflitto fra loro: i conservatori (maggiormente cattolici o religiosi) vicini alla destra e i progressisti (maggiormente atei o laici) affiancati dalla sinistra. Diventa così impossibile ai capipopolo di turno (manipolati a loro volta dall’ideologia dominante) guardare aldilà di questa dicotomia. Per gli uni è una crociata nel nome di Dio (inconsapevoli del fatto che il Cattolicesimo è morto oltre due secoli fa con le rivoluzioni illuministiche e che quindi non c’è più nulla da difendere), per gli altri invece è una lotta per il progresso e la libertà (a loro la “libertà di essere” gli è stata data dallo stesso sistema valoriale che dicono di combattere).
 
In questo bordello ideologico, dove la “fisica” si contrappone apparentemente alla “metafisica” (Aristotele), la “sovversione alla “Tradizione” (Platone), l’ateismo alla religione, pochi sanno che anche la cultura laica e anti-capitalista ha prodotto tra i più grandi difensori della famiglia tradizionale. L’anarchico Pierre Joseph Proudhon nel suo saggio “Pornocrazia” denota la sua visione organistica di una società fondata sulla dualità dei sessi. “Senza dualità dei sessi, niente matrimoni, senza matrimoni niente famiglie, senza famiglie nessuna società: l’individualismo puro è tirannia”, scrive. Allo stesso modo si pensi al pensatore marxista Michel Clouscard (“Liberalismo-libertario”), al sociologo Jean Baudrillard (“La società dei consumi”), all’intellettuale Pier Paolo Pasolini (“Il vuoto del Potere ovvero l’articolo delle lucciole” pubblicato in Scritti Corsari) o ancora al filosofo Zygmunt Bauman.
Conservatori di sinistraultima modifica: 2014-01-18T22:37:39+01:00da davi-luciano
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