FORCONI, IL VIMINALE PREOCCUPATO: “NON SI CAPISCE CON CHI PARLARE”

11/12/2013 – retroscena

Oggi la tensione potrebbe spostarsi nella Capitale. Alfano va in Parlamento

ANSA

Un manichino durante la manifestazione di protesta del movimento dei forconi in piazzale Loreto a Milano

guido ruotolo
roma

Andrà in Parlamento, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, per riferire sugli scontri di Torino, le occupazioni dei binari dei treni, i presidii degli snodi di traffico, caselli, rotonde, piazze. E poi sulle saracinesche costrette a rimanere abbassate. E su una protesta che a macchia di leopardo si sta estendendo con il passare delle ore. Intere città assediate, come Andria, Trani, Barletta.

Intanto, dopo aver convocato un vertice con le forze di polizia, il ministro Alfano ieri sera è andato al Tg3 per ribadire che «non sarà consentito che le città vengano messe a ferro e a fuoco». Che «la legge va rispettata e la democrazia garantita».

Siamo al secondo giorno, anzi stiamo entrando nel terzo della protesta ed è come se invece di scemare per stanchezza la presenza dei cittadini sulle strade, questa presenza si alimenti con nuova linfa. Sempre di più una Babele di sigle, associazioni, forze politiche, ultras stanno riempiendo il catino della protesta.

Adesso gli strizzano gli occhi ai Forconi anche Grillo e Berlusconi. Questa «strumentalità» certo non aiuta a raffreddare il clima, e questo infastidisce lo stesso Viminale. Qualsiasi manifestazione di gruppi, lavoratori di una fabbrica o cittadini contro Equitalia ormai a tutti gli effetti vengono considerate come promosse dai Forconi.

Per tutto il giorno si era temuto il peggio. Il Viminale seguiva con preoccupazione il bollettino di guerra lanciato da improbabili leader della protesta. Uno in particolare, Danilo Calvani, di Pontinia, Latina, si era spinto ad annunciare che sarebbero state rese note «iniziative eclatanti», che se il governo otterrà la fiducia in Parlamento, milioni di italiani avrebbero occupato la Capitale.

Insomma, si era temuto che oggi il movimento volesse assediare il Parlamento. Per questo il ministro aveva convocato al Viminale i responsabili delle forze dell’ordine mentre, per rassicurare sulla tenuta dell’ordine pubblico, faceva sapere che altri contingenti di uomini avrebbero raggiunto Torino.

Ma con una inusuale smentita a mezzo stampa, il fondatore dei Forconi, Mariano Ferro, faceva sapere che non era giunto ancora il tempo di andare a Roma, e che semmai il problema andrà posto nei prossimi giorni.

Da una decina di giorni il Viminale si stava preparando alla protesta. Direttive e ordinanze avevano il compito di «dissuadere» i promotori dal prendere iniziative radicali come i blocchi stradali. Bruciavano ancora quelle due settimane di paralisi che i Forconi avevano inflitto alla Sicilia, due anni fa.

Le informazioni dell’intelligence puntavano alla Sicilia, a Torino (dove avrebbero partecipato alla protesta anche i militanti di Fratelli d’Italia), e al Nord est. E segnalavano la partecipazione degli ultrà del Catania, dell’Atalanta e del Brescia (di sicuro a Torino hanno partecipato agli scontri anche gli ultrà del Toro e della Juve). Oltre a Forza Nuova e a Casa Pound.

Tutte previsioni azzeccate. Solo che in Sicilia è stato usato il pugno di ferro, nel senso che è stata vietata dalle questure qualsiasi forma di assembramento, mentre altrove sono stati consentiti presidii con trattori e tir. Con il risultato che i Forconi sono rimasti a casa mentre dalla Puglia al Veneto, dalla Liguria al Piemonte la cronaca ci ricorda che gli autisti di tir, camion o auto sono stati costretti a lunghissimi rallentamenti, code o addirittura blocchi.

Con l’aggiornamento dei presidi e l’attività di raccolta di informazioni il quadro che sta emergendo è che il fiume della protesta conosca una biforcazione. Da una parte c’è il «movimento» che segue le indicazioni del Coordinamento del 9 dicembre 2013. Un coordinamento che ha tenuto in queste settimane riunioni in giro per il Paese. Ma l’altra ansa del fiume è quella che si alimenta dello spontaneismo dei protestatari, dei militanti delle sigle del radicalismo di destra (Forza Nuova, Fratelli d’Italia, Casa Pound, Movimento sociale europeo), degli ultrà. E quest’ansa di fiume non è governabile. Al Viminale ne sono consapevoli. Convinti che al di là di Torino e Genova, al di là di qualche disagio degli automobilisti, «alla fine non è successo nulla». Sarà anche vero. Ma perché allora si guarda con timore ad oggi, alle possibili convocazioni di manifestazioni nella capitale?

Da: Il Fatto

PIANETA POLIZIA

Il Viminale studia la galassia della violenza

di Valerio Cattano

Solidarietà dei poliziotti verso i “forconi”? Niente affatto, anzi, non è ammissibile che gli agenti possano essere “tirati per la giacca” da qualcuno che sul malcontento voglia mettere il cappello. E poi, non esasperare la tensione; insomma, più che una carica indiscriminata dinanzi al municipio per allontanare i manifestanti, è meglio individuare coloro che sono a capo delle rivolte “popolari”. Infine evitare che la protesta in cui si muovono autotrasportatori e ambulanti, militanti di estrema destra e ultràs, possa trasformarsi in qualcosa di molto più pericoloso. Queste sono alcune delle indicazioni che arrivano dal Viminale dopo quanto avvenuto lunedì mattina in diverse piazze italiane, fra cui quella di Torino. Tornando all’episodio dei caschi tolti dai poliziotti il Viminale parla di linguaggio dei gesti: l’ordine pubblico è fatto anche di messaggi, e togliersi il casco significa che non c’è più uno stato di allerta. La posizione dei vertici della polizia è condivisa pure dalla base, anche se i problemi non mancano: “Il poliziotto rischia di essere il povero di domani; ma non vuol dire che è disposto a solidarizzare con chi crea problemi di ordine pubblico”, ha ribadito il segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap), Nicola Tanzi. C’è da pensare a cosa potrebbe avvenire nella Capitale in occasione del voto di fiducia di oggi, anche se i Forconi sembrano aver rimandato alla prossima settimana la protesta a Roma; il Viminale ha preferito non correre rischi e blindare i palazzi della politica. Resta poi una questione aperta come decifrare i “rivoluzionari”.    DA UN LATO il primo obiettivo è evitare che la protesta in apparenza spezzettata trovi un leader unico, dall’altro è ancora difficile segnare dei confini netti. Da quel che si è visto a Torino, i vertici del Dipartimento di pubblica sicurezza puntano su alleanze pericolose, fra ultrà, Casapound e Forza Nuova, pure militanti di sinistra. Può degenerare a livello nazionale? Il rischio non può essere sottovalutato soprattutto se qualcuno riuscisse a cavalcare la protesta. La parola d’ ordine del Viminale è, dunque , monitorare, e studiare, magari, nuove regole d’ingaggio. Ma dentro il pianeta polizia non c’è nessuna esasperazione? La vicenda dei caschi è stata solo una errata interpretazione dei fatti? Di certo il lavoratore-poliziotto non è impermeabile alle tensioni sociali e i suoi problemi li ha, lo conferma ancora il segretario del Sap, Tanzi spiegando perchè ritiene la sua categoria a rischio povertà: “Il passaggio al sistema contributivo ci ha messo con le spalle al muro; pensiamo che lo stipendio di un agente non supera i 1300 euro. Spesso è obbligato a fare lo straordinario, che non gli viene retribuito. Il blocco degli stipendi per noi è stato di quattro anni invece che tre, il contratto era già fermo al 2008/2009”.    Rispetto poi alle carenze che il Viminale dice superate, il Sap ha un’altra lettura: “Abbiamo 15 mila uomini in meno, questo significa che i Reparti Mobili, quelli che vanno in piazza, montano ad inizio servizio e finiscono quando finisce l’emergenza. Chi si occupa di indagini anticipa soldi col proprio portafogli; i fondi per mettere a posto i mezzi non ci sono, a volte l’equipaggio di una Volante per entrare in servizio deve aspettare i colleghi che terminano il turno e usare la stessa auto”.    Dinanzi ad un panorama simile si torna al punto di partenza: possono avere ragione coloro che hanno visto in quei caschi tolti dinanzi agli applausi dei manifestanti un gesto di solidarietà verso l’esasperazione della piazza? Il segretario del Siulp Felice Romano ai microfoni di Radio 24 ha confermato che si è trattato solo di un gesto “simbolico” ma ha aggiunto: “Molti non sanno che spesso i poliziotti che vanno ad eseguire gli sfratti esecutivi a carico delle famiglie, sono gli stessi che da lì a qualche settimana saranno oggetto di uno sfratto esecutivo, che li costringerà a dormire in macchina”.

FORCONI, IL VIMINALE PREOCCUPATO: “NON SI CAPISCE CON CHI PARLARE”ultima modifica: 2013-12-11T13:11:04+01:00da davi-luciano
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