Equitalia e la Repubblica popolare italo-cinese

di GIULIO ARRIGHINI*

Certo che lo sanno che a Prato – e chissà quanti a Milano o Bergamo, Brescia, Verona… – lavorano nell’illegalità dietro le sbarre. Ma fa più equitaliano andare a Cortina a controllare gli scontrini. L’Inail, gli ispettori dell’Inps e chi ne decide l’attività, come la Kpmg, programmandone gli impegnativi e rischiosi controlli, a Prato non ci sono andati evidentemente abbastanza.
Eppure lì c’è polpa per l’erario: multe da centinaia di migliaia di euro solo per le evasioni contributive. A voglia quanto avrebbero incassato facendoci risparmiare sull’Imu. A voglia quante pensioni avrebbero salvato. A voglia da quanto avrebbero dovuto chiudere, loro come a catena gli altri, queste fabbriche che affumicano gli operai come lo speck.
Il made in Italy arriva da lì, dal made in giallo. Lo sanno le griffe che risparmiano, lo sanno i politici locali, i sindacati, lo sanno tutti, ma come se fossimo in un regime di omertà, in Sicilia, o in Calabria, lo status quo è da troppi tollerato. Se non è mafia, che cos’è?
Si tollera il pranzo a 10 euro e la cena a 19 euro dei wok, si tollera la conquista cinese del commercio, come se solo loro avessero i soldi. Gli altri no. Arriva Cin Ciun Cian e ti compra Milano, ti compra Prato, ti compra Brescia. La ramificazione tumorale del sistema è talmente invasiva che alzare la testa è un’eresia. Sei tu il denunciato.
Si scanta anche il presidente della Repubblica. Prima giocava a dama? Siamo nella Repubblica popolare italo-cinese. I comunisti ci sono, i lager ci sono, i gulag ci sono. Le colonie penali in cui lavori a zero euro ci sono. Lo sfruttamento schiavista comunista c’è. Cosa manca? Il silenzio da regime c’è. Il sapere e il tacere c’è. E’ la Repubblica popolare cinese.
A Prato la realtà è una finzione, la finzione è una realtà. Come nei regimi, che hanno il loro minculpop, la propaganda crea la caricatura del reale, lo modifica a piacere, dissimula , fa credere, fa dimenticare.
Prato è già passato. Anzi. La considerazione è che “tanto si poteva immaginare”. Lo immaginava la gente comune, il buon senso comune, l’imprenditore che si suicida, il pensionato da 600 euro al mese che va a Forum per farsi ridurre l’affitto, perché la sua casa spetta al cinese di turno o allo sbarcato da Lampedusa. E lui deve quindi stare sul mercato. Ma non lo immagina mai Equitalia. Non lo dicono i gestori dell’energia che sanno quanta e a che ora se ne consuma nei lager del mady in Italy a Prato. Non serve un genio, basterebbe che lo Stato italiano alzasse il sedere e andasse a vedere come si muore tutti i giorni dove la mafia addormenta le coscienze.
La politica intanto non sa come cambiare il Porcellum, non sa come frenare il tasso di disoccupazione, non sa fare più nulla. I cinesi della Repubblica popolare italo-cinese generano lavoro ma solo per i cinesi. I politici generano lavoro solo per i politici della Repubblica italiana. Sono praticamente uguali. Facessero un partito insieme, li manderemmo tutti a casa in una volta sola. Prezzo fisso, se ne mangia a volontà.

*Segretario Indipendenza Lombarda
http://www.lindipendenza.com/equitalia-e-la-repubblica-popolare-italo-cinese/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=equitalia-e-la-repubblica-popolare-italo-cinese

Equitalia e la Repubblica popolare italo-cineseultima modifica: 2013-12-07T13:37:51+01:00da davi-luciano
Reposta per primo quest’articolo