Operazione ad alto rischio a Fukushima: si tolgono le barre radioattive da un reattore

7 nov 2013 – FUKUSHIMA Un compito di straordinaria delicatezza e pericolosità sta per iniziare nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone. Gli ingegneri si stanno preparando ad estrarre la primo di più di 1.000 barre di combustibile nucleare da uno degli edifici distrutti del reattore. Questo è visto come un passo essenziale, ma rischioso sulla lunga strada verso la stabilizzazione del sito.

Le barre di combustibile sono attualmente in uno stato precario in un lotto della Unità 4. Questo edificio è stato gravemente danneggiato da un’esplosione del marzo 2011 dopo il grande terremoto  e lo tsunami.
Spostare le barre di sicurezza è una priorità, ma è diventato possibile solo dopo mesi di lavori di riparazione e di pianificazione.
Le barre di combustibile sono tubi lunghi quattro metri contenenti pellet di combustibile di uranio e il timore è che alcune possano essere state danneggiate durante il disastro.
Quando lo tsunami ha colpito la costa giapponese, il diluvio aveva sommerso i generatori diesel che fornivano  il backup di alimentazione ai reattori. Tre dei reattori sono andati in uno stato di fusione parziale.
Per coincidenza, l’Unità 4 era in fase di manutenzione, in modo da tutte le sue barre di combustibile sono ammassate. Ma il crollo di un reattore vicino ha portato ad un accumulo di idrogeno, che si crede abbia causato l’esplosione nella Unità 4.
Nei giorni dopo lo tsunami, si temeva che l’esplosione avesse danneggiato il magazzino, così che  le autorità aveva utilizzato elicotteri e idranti per tenerlo pieno di acqua. Un principio guida di sicurezza nucleare è che il combustibile deve essere tenuto sott’acqua in ogni momento perché non diffonda la contaminazione.
Così l’operazione di rimuovere le barre sarà molto scrupolosa: le aste saranno spostate in lotti di 22 e in contenitori pieni d’acqua.
Questo sarà fatto con una nuova gru, recentemente installata nell’edificio distrutto, dopo che quella originale era stato distrutto.Il compito di rimuovere ogni lotto richiederà tra i 7 e i 10 giorni.
Due questioni di importanza critica sono se le aste stesse sono danneggiate e quindi suscettibili di perdite e se i contenitori rimarranno a tenuta stagna per garantire le aste stesse non avranno alcun contatto con l’aria.
Le barre di combustibile saranno poi depositate in una nuova “piscina” con un sistema di raffreddamento che si prevede sarà utilizzato per un lungo periodo, presumibilmente per 10 a 20 anni, e  che sarà rafforzata contro eventuali futuri terremoti e tsunami.
Se l’operazione va come previsto, l’attenzione si concentrerà quindi sulle grandi sfide poste dalla unità 1, 2 e 3. Le più recenti indagini hanno dimostrato che, nonostante i crolli subiti da ogni reattore, le temperature si sono stabilizzate. Nella unità 1 e 2, le letture mostrano la presenza di acqua in quella che viene chiamata la nave di contenimento primario, il che suggerisce che le barre di combustibile fuso non hanno penetrato la barriera di sicurezza.

Il livello di radiazione è troppo alta nella Unità 3 per  effettuare quel tipo di esame ma utilizzando i dati del recipiente a pressione del reattore pare che l’acqua sia presente anche qui nel contenimento primario. Nel frattempo, il sito continua ad essere afflitto da perdite di acqua radioattiva che finisce nell’Oceano Pacifico.

http://wwwaqvariuscom.blogspot.it/


Serramazzoni, Ceramiche Progres: “50 lavoratori licenziati con una telefonata”

12/11/2013 10:20 | LAVORO – EMILIA ROMAGNA | Fonte: ilfattoquotidiano.it | Autore: annalisa dall’oca

Serramazzoni, Ceramiche Progres: “50 lavoratori licenziati con una telefonata”

 Speravano di poter contare sulla cassa integrazione, e di tornare a lavorare un giorno o l’altro. Invece, con una telefonata, la proprietà delle Ceramiche Progres di Serramazzoni, in provincia di Modena, ha annunciato ai 50 dipendenti che la fabbrica sarà messa in liquidazione, e che nessuno dovrà più presentarsi a lavorare. E’ una vera doccia fredda quella che gli operai dell’azienda specializzata nella fabbricazione di piastrelle in ceramica per pavimenti e rivestimenti hanno ricevuto venerdì 8 novembre, quando i vertici delle Ceramiche Progres hanno contattato telefonicamente i lavoratori per informarli che la fabbrica, “leader nella produzione di gres porcellanato”, sarebbe rimasta chiusa, in cerca di un acquirente. E che loro sarebbero dovuti rimanere a casa.

 

Obama: Sono veramente bravo a uccidere la gente

9 nov 2013 – Il presidente Usa è stato insignito nel 2009 del Nobel per la pace. Quella frase l’ha pronunciata davvero. Allora Popoff ha deciso di fargli le pulci.Un gruppo di donne yemenite protesta contro le continue incursioni dei droni sui loro villaggi. Si calcola che nel solo Yemen i droni della Cia stiano uccidendo oltre 500 persone all’anno. Buona parte delle vittime sono classificate come «danni collaterali».

di Franco Fracassi
Qual è la qualità principale che dovrebbe avere un premio Nobel per la pace? Il pacifismo? La voglia di salvare il mondo dagli assassini? Il trasporto verso il prossimo? Il mettere in gioco la propria vita per un fine supremo, ovvero la vita degli abitanti della Terra? Probabilmente tutte queste cose. Il presidente degli Stati Uniti Barak Obama è stato insignito del Nobel per la pace nel 2009 «per i suoi sforzi straordinari nel rafforzare la democrazia e per i suoi obiettivi sul disarmo nucleare». C’è chi ha gridato allo scandalo. Chi invece ha visto la cosa come un buon auspicio per il futuro: «Adesso sarà costretto a mettere fine alle guerre in Iraq e in Afghanistan. E di non intraprenderne più nessun altra», scrisse allora Alan Morton Dershowitz, commentatore politico del “New York Times”. La risposta verbale di Obama si è fatta un po’ attendere, ma due anni dopo è arrivata. 30 settembre 2011. Il Presidente incontra la sua squadra di consiglieri politici. Obama si sta preparando alla campagna elettorale dell’anno seguente: «Sono veramente bravo ad uccidere la gente. Non sapevo che questo sarebbe diventato uno dei punti di forza della mia presidenza».

È quanto rivelato in un libro dei cronisti politici Usa Mark Halperin e John Heilemann: “Double Down: Game Change 2012?.
Obama si riferiva, ha chiarito poi uno dei suoi consiglieri (Dan Pfeiffer), a sue eventuali doti di assassino. «Si riferiva ad alcuni successi della sua presidenza. Come l’eliminazione del pericolo pubblico mondiale numero uno Osama bon Laden».

Bin Laden a parte, questi sono i numeri e i fatti della presidenza Obama, vista dal punto di vista del premio Nobel per la pace.

Gli Stati Uniti hanno ufficialmente ritirato tutte le proprie truppe dall’Iraq, in realtà nel Paese ci sono ancora decine di migliaia di mercenari Usa pagati dal Pentagono. La guerra in Afghanistan non è terminata. Anzi. La Casa Bianca ha incrementato il suo impegno bellico. Nel 2012 la Us Air Force ha bombardato la Libia. La Cia ha incrementato il suo programma di utilizzo dei droni per assassinare persone a distanza. Si calcola che in questi cinque anni siano state uccise dai droni tremila persone, principalmente in Pakistan e nello Yemen. Molte di queste vittime sono state uccise per sbaglio, classificate come danni collaterali. Il lager di Guantanamo, definito da tutte le organizzazioni umanitarie «un crimine contro l’umanità», è tutt’ora funzionante. La legge più liberticida della storia degli Stati Uniti (Patriot Act) è ancora in vigore, e non è stata mai contestata da Obama.

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=90375&typeb=0&Obama-Sono-veramente-bravo-a-uccidere-la-gente
http://sapereeundovere.it/obama-sono-veramente-bravo-a-uccidere-la-gente/


Venezuela. Maduro promette severe punizioni per gli speculatori

Noi, della civiltà evoluta gli speculatori li premiamo, li arruoliamo nelle università…li mettiamo al governo etc. Gli “incivili indonesiani” invece condannano lo speculatore soros all’ergastolo, lui che è un caro “filantropo”….

Il presidente venezuelano inasprirà le pene per chi causa la ”guerra economica” contro il governo

J.V.    

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato domenica che, una volta approvata dal Parlamento la Ley Habilitante che gli permetterà di far approvare alcune leggi in modo rapido, modificherà le norme contro la speculazione e aumenterà “le pene ai livelli massimi nel caso i dollari della Repubblica Bolivariana del Venezuela vengano utilizzato con fini speculativi”. Venerdì scorso il governo venezuelano ha aperto un nuovo fronte nella sua lotta contro la speculazione, mediante la denuncia di diversi negozi di elettrodomestici da parte di funzionari degli enti economici e di protezione all’utente venezuelano. Il giorno dopo Maduro aveva reso noto che erano stati rilevati nelle ispezioni prezzi fino al mille percento più elevati che questi rialzi seguono la tendenza del mercato parallelo del dollaro, per questo ha ordinato che nel Paese vengano oscurati i siti web che diffondono la quotazione del dollaro parallelo in Venezuela. Il capo dello Stato ha affermato che non ci sono ragioni economiche dietro ai fenomeni di scarsità dei beni di prima necessita ed aumento dei prezzi, la “guerra economica” condotta da alcuni settori economici vicini alla destra venezuelana contro il governo bolivariano. Ha quindi attaccato il cosiddetto “cadivismo” definendolo una “deformazione economica dell’opposizione” in un riferimento al maneggio illecito delle valute del paese. Il Cadivi è l’organismo che amministra la valuta in dollari proveniente dalla rendita petrolifera e attraverso il quale devono passare tutte le importazioni pagate in dollari al cambio stabilito e che deve “garantire un’equa assegnazione” della valuta a tutti i settori economici. Un sistema del quale in molti hanno approfittato arricchendosi indebitamente. I grandi imprenditori venezuelani leader della distribuzione distribuiscono col contagocce i beni di prima necessità nella catena al dettaglio, in questo modo viene provocato un artificiale aumento dei prezzi, quando la maggioranza dei prodotti, il 92%, viene acquistata all’estero con il dollaro preferenziale messo a disposizione dalla Commissione di Amministrazione delle Valute (Cadivi) a 6,30 bolivares per dollaro. “Farò norme e pene al massimo livello che mi permetterà la Costituzione Nazionale per questo tipo di reati, perché dobbiamo equilibrare l’economia”, ha affermato Maduro, aggiungendo che verranno anche stabiliti dei limiti di guadagno in tutti i settori dell’economia. Il Presidente ha poi reso noto che la sua squadra di governo ha intrapreso un dialogo con migliaia di impresari nel paese, per informarli delle azioni che verranno prese a tutela del Venezuela e ha aggiunto che, dopo avere percorso tutto il paese, ha preso la decisione di cominciare ad agire “contro quei commercianti che non hanno rispettato le norme ed attualmente sono privati della libertà”. “Mi dispiaccio della condizione nella quale questi individui si sono messi. Dal punto di vista umano stanno nella fredda cella di una prigione venezuelana per avere rubato al paese. Tutti i fermati in flagrante mentre rubavano al paese sono stati arrestati, detenuti ed ora sono nelle mani della Procura venezuelana”, ha dichiarato. L’economia venezuelana, ha detto ancora Maduro, crescerà a dispetto della guerra economica contro il paese. Ma non è solo economico il pericolo paventato da Maduro: “Sappiamo che ci sono gruppi dell’opposizione, della destra fascista, che stanno preparando azioni contro il paese. Per questo motivo sono dispiegate le forze di polizia statali, la Forza armata Nazionale e tutti gli organismi di sicurezza dello Stato” ha dichiarato, affermando che esistono “settori parassitari” che vogliono scommettere sul saccheggio e il caos. Maduro ha quindi annunciato che questa settimana si recherà nei posti nei quali è prioritario equilibrare i prezzi e l’economia, e lì visiterà i negozi che commerciano in giocattoli, alimenti, tessile, calzature, ferramenta, elettrodomestici e veicoli. “Sono sicuro che se quegli imprenditori avessero fatto il loro dovere, avremmo gli scaffali pieni per tre mesi (…) Se non fosse per la guerra economica avremmo un’inflazione attorno al 16 percento”.
11 Novembre 2013  – http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=22632


 

Prostituzione minorile e ipocrisia dei media.

Ormai non posso più accendere la tv senza imbattermi in una trasmissione che indaga, approfondisce, discute, il nuovo dramma italiano: la prostituzione minorile.

 È all’incirca da quando sono bambino, e ben prima di capire cosa fosse il sesso, che so che esiste la prostituzione; e come ogni bambino ho imparato che quello della prostituta è “il mestiere più antico del mondo”.

 Come tutti, da ragazzo ho visto e sentito di ragazzine che a 13, 14 o 15 anni si affacciavano precocemente in relazioni e rapporti sessuali; con coetanei a volte, con ragazzi di qualche anno più grandi molto più spesso.

 Sesso ed adolescenza non sono fenomeni l’uno estraneo all’altro. Ovviamente si dirà, “è la prostituzione che lascia sbigottiti”. Io invece non riesco a meravigliarmi più di tanto.

 Anzi, tutta questa attenzione, tutto questo allarme, tutto l’armamentario dialettico di scandalo e sdegno in tv e sui giornali, a me sa di ipocrisia; di quella più viscida.

 Non sono un sociologo, nè uno psicologo, ma non bisogna essere degli specialisti per vedere che il comportamento di queste ragazzine è “figlio del nostro tempo“. Al netto del fatto che l’approccio al sesso sia parte integrante dell’adolescenza, la prostituzione libera da costrizioni fatta da tante ragazzine, ed oggi al centro dell’attenzione, è il naturale sbocco della decadenza socio-culturale attuale.

 Guardate bene i teenager. Osservateli attentamente. Intravedete un segno particolare che può contraddistinguerli “ideologicamente”?

 A me sembra che non ce ne siano. Anzi ce n’è uno: l’apparire a tutti i costi. L’immagine di sè che si proietta pubblicamente è il loro focus. Guardateli suisocial network, su Facebook in particolare. Invariabilmente, e tranne rare eccezioni, comunicano se stessi con le foto:

  • dove sono,
  • quello che hanno addosso,
  • quello che posseggono,
  • il tempo libero.

La loro proiezione è sempre legata in qualche modo al consumo, al possesso e ad un’immagine vincente che ne consegue. Essere cool significa essere perfettamente aderenti ad un modello confezionato ed imposto dai media, dalla pubblicità. Essere diversi vuol dire manifestarsi come perdenti.

 L’immagine stessa del sesso è alterata e massiva. Basta guardare in rete. Quello che non si dice mai è che il porno regna sovrano nella classifica dei siti visitati. Ed il porno di oggi non è quello che delle Moana Pozzi&Co; il sesso del web 2.0 è quello venduto e girato come “amatoriale“, quello della porta accanto. Quello che fanno tutti…

 Allora cosa c’è di strano per un’adolescente nel fare sesso in maniera massiva, senza nessuna intenzione “romantica“? E cosa c’è di strano nel voler essere cool? Se per esserlo non bastano le risorse dei genitori (vuoi per status economico, vuoi per scelta educativa), cosa c’è di strano nello sfruttare il corpo per avere quello che si desidera?

 

Che i media si scandalizzino, dopo che per anni sono stati il veicolo di diffusione di modelli sbagliati, ha qualcosa di profondamente vomitevole. Anche perché lo fanno pur sempre per inseguire l’audience; la stessa audience che serve per garantirsi il profitto della pubblicità; la stessa pubblicità che spingerà i ragazzi ad essere quello che vogliono loro: consumatori di prodotti, di loro stessi e delle loro vite.

http://lemieconsiderazioniinutili.blogspot.it/2013/11/prostituzione-minorile-e-ipocrisia-dei.html

 


Segni della fine: fagioli borlotti made in Cina

Posted By Redazione On 12 novembre 2013

http://www.effervescienza.com/ [1]

Ecco cos’abbiamo trovato in un supermercato “bio”. Costano di meno, conviene importarli: così rinunciamo a un altro pezzo della nostra sovranità alimentare
Borlotti b [2]
Guardate bene questa etichetta, stampata su una confezione di fagioli borlotti secchi acquistati in un supermercato rigorosamente “bio” di Padova : non ci notate niente di strano? Noi sì. In basso, difatti, sta scritto chiaramente che l’origine di quei fagioli – borlotti, non azuki e neanche messicani – è la Cina. Dunque sono stati seminati, coltivati, raccolti e trasportati in Italia da migliaia di chilometri più a Oriente. E non è neanche un caso isolato visto che dieci centimetri più in là, sullo stesso scaffale, un’altra etichetta di un’altra confezione di borlotti (la vedete nella foto più sotto), riporta la dicitura “agricoltura non UE”. Il che può significare America, da dove arriva buona parte del nostro import di legumi, o Asia e appunto la stessa Repubblica Popolare Cinese.

Borlotti a [3]

Se questi fagioli sono finiti dunque sugli scaffali di un negozio italiano, significa una cosa sola: che qualcuno, qui da noi, ha preferito un import a chilometri ventimila piuttosto che un acquisto a chilometri zero o comunque sul territorio nazionale. E, se l’ha fatto, non è certo perché la produzione italiana di fagioli borlotti non gli consentiva di averne a disposizione sufficienti quintali o tonnellate durante tutto l’arco dell’anno, ma semplicemente perché così gli costava meno (al consumatore non sappiamo).
Ora, sorvolando sulle garanzie bio che si possono avere su un prodotto acquistato in Cina (ma vale anche per il “bio” italiano: che sicurezze vuoi che ci siano quando il controllore è pagato dal controllato?), e sorvolando anche sulla logica molto poco “bio” di un prodotto che per trasportarlo in Italia bisogna inquinare mezzo pianeta (stessa cosa vale per le mele e le pere fuori stagione che arrivano dal Sudamerica, e potremmo continuare così per altre venti righe), il discorso che vogliamo fare non è tanto quello di una trita e autarchica difesa del made in Italy, ma un altro: questa etichetta è il segno della fine. E’ un’etichetta escatologica. Perché annuncia l’abdicazione, totale e incondizionata, della nostra sovranità alimentare.
Per soldi, è chiaro, e per cos’altro sennò? Perché conviene. Conviene all’importatore italiano e conviene certo anche ai produttori cinesi, e pazienza se gli stipendi e le condizioni di lavoro dei loro salariati sono quelli che sono. Ma un giorno, sai mai, anche a Pechino le cose potrebbero cambiare. I lavoratori cinesi, per esempio: potrebbero protestare e chiedere di più, così come hanno fatto i nostri nonni in cento e passa anni di conquiste sociali. Oppure potrebbero essere gli stessi produttori cinesi, una volta conquistato il monopolio del mercato, a decidere di punto in bianco di alzare i prezzi. Be’, direte voi: a quel punto potremo finalmente mangiarci i nostri, di fagioli borlotti. Già, ma quali se nel frattempo saranno spariti dalla circolazione tutti i contadini che potevano (o che hanno provato a) coltivarli?

 http://www.stampalibera.com/?p=68406


 

Libia in pezzi: la Cirenaica fonda compagnia petrolifera e Banca Centrale

quando in rete qualcuno obiettava che quanto ora avveratosi in Libia fosse tra i fini della guerra imperialista è stato additato come razzista e non politically correct e schifoso sostenitore di un “genocida sanguinario”…..

Martedì, 12 Novembre 2013 11:15  Marco Santopadre 
La Libia rischia di esplodere. E in tempi brevi, anzi brevissimi. Il neo costituito ‘governo della Cirenaica’ composto da 24 ministri freschi freschi di nomina ha infatti annunciato ieri la creazione di una propria compagnia di gestione del gas e del petrolio che avrà come sede temporanea la citta di Tobruk. E come se non bastasse i separatisti hanno deciso di fondare anche una Banca federale per la Cirenaica, una sorta di Banca Centrale locale. Teoricamente il distacco dalle autorità di Tripoli annunciato solo poche settimane fa avrebbe dovuto essere solo parziale, lasciando al governo centrale la responsabilità delle questioni fondamentali, ma l’annuncio di ieri da parte del “premier di Bengasi” Abd al Rabu al Barassi rende quella della Cirenaica una vera e propria separazione totale, alla quale il debole governo nazionale di Ali Zeidan non potrà non rispondere. Ma come?

Le scottanti novità sono state annunciate ieri dal capo dell’esecutivo della regione orientale della Libia nel corso di una conferenza stampa realizzata ad Ajdabiya, ad appena due settimane dalla creazione del governo locale. Qualche giorno fa Zeidan aveva denunciato alcuni “tentativi” da parte di alcune società petrolifere straniere di “stringere accordi illegittimi” per acquisire petrolio libico attraverso “canali non ufficiali”, annunciando che “in caso di azioni commerciali illegittime” il governo di Tripoli avrbbe reagito “con la forza”.

“Annuncio la creazione della Libya Oil and gas corp” ha detto al Barassi in un messaggio trasmesso alla televisione di stato, aggiungendo che “aspetteremo la risposta di Tripoli e del Fezzan, poi cominceremo a vendere il petrolio e metteremo da parte la quota regionale destinata all’ovest e al sud”.

La mossa dei ‘federalisti’ di Bengasi, come li definisce la stampa libica, giunge come una sfida aperta al governo libico già alle prese con un disperato tentativo di ristabilire il controllo sui terminal petroliferi nell’est del paese – Zueitina, Ras Lanouf e Sedra – assediati ormai da luglio da gruppi armati di vario tipo che ritardano o addirittura bloccano le esportazioni di greggio per ottenere finanziamenti e potere. Il governo di Tripoli accusa le milizie di voler mettere le mani su alcuni dei giacimenti più ricchi del paese mentre i ras locali accusano le autorità centrali di vendere il petrolio sottobanco senza redistribuire i proventi alle popolazioni locali. La Petroleum Facilities Guard, l’ex milizia separatista convertita in un’azienda con il controllo di pozzi e giacimenti della Libia orientale, ricatta da mesi Zeidan con una sequela di scioperi e blitz alle istituzioni del governo centrale.

Nel frattempo la produzione di greggio è letteralmente crollata, diminuendo dal milione e mezzo di barili al giorno di luglio agli attuali 100.000, con una perdita stimata di 10 miliardi di euro. Una tragedia per una paese che ricava ben il 95% dei suoi introiti dalla vendita del petrolio e del gas. Una tragedia anche per le ‘nuove’ autorità di Tripoli, al quale le spinte autonomiste dell’est rischiano di sottrarre la maggioranza dei giacimenti di idrocarburi, trasformando in una federazione di bantustan privi di risorse la Tripolitania e il Fezzan. Anche se è probabile che a soffiare sul fuoco delle rivendicazioni autonomiste del ‘governo’ della Cirenaica ci siano alcuni paesi stranieri e anche alcune compagnie petrolifere, da alcuni mesi è iniziata la fuga di alcune grandi major internazionali del petrolio, stanche dell’instabilità e dell’ingovernabilità del paese. Ad esempio la statunitense Marathon Oil starebbe progettando la cessione di una parte importante delle proprie proprietà in Libia. Anche l’italiana Eni, stando a quanto dichiarato dal ministro degli Esteri Emma Bonino, starebbe «pensando di chiudere dei pozzi» dopo gli attacchi al terminal di Mellitah.

Ultima modifica il Martedì, 12 Novembre 2013 11:22
http://www.contropiano.org/internazionale/item/20246-libia-in-pezzi-la-cirenaica-fonda-compagnia-petrolifera-e-banca-centrale


 

GUERRA AD HOLLANDE – MALSOPPORTATO DALLA GAUCHE, CONTESTATO DALL’ESTREMA DESTRA: 73 FERMATI A PARIGI

Alle celebrazioni sugli Champs Elysées per la Prima Guerra Mondiale il presidente francese finisce nel mirino dei militanti di estrema destra – La rivolta dei berretti rossi antitasse intanto si sta allargando al resto del Paese – Hollande a picco: la sua popolarità ha toccato il 21% (record negativo)…
Stefano Montefiori per “Il Corriere della Sera”
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Lo Voglio Proprio Vedere (E’ colpa dei Tedeschi)

12 novembre 2013Di FunnyKing

Se l’Unione Europea metterà veramente sotto procedura di infrazione la Germania per Surplus Eccessivo delle Parite Correnti, allora raggiungerò la pace dei sensi di analista finanziario: con questo avrò visto tutto, il  limite estremo dell’abominio.
Dunque vediamo un pochino esiste questo paese europeo che:

Ha una “forte competitività derivante dall’integrazione europea, la creazione dell’euro (ha evitato che il tasso di cambio per la Germania riflettesse l’ampio surplus)”
Ha effettuato una corretta organizzazione della catena di produzione all’est e al centro Europa,
Ha un forte integrazione finanziaria.
Ha una forte specializzazione in prodotti ad alta tecnologia chiesti dal mondo intero.
Ha  bassi consumi interni e a un risparmio elevato (dovuto all’invecchiamento della popolazione).
Ma brutti fetenti, luridi tedeschi bastardi!

Come vi permettete!

Eh no eh. Voi dovete consumare (prodotti non tedeschi) di più e basta lavorare, spendere in maniera efficiente e ORRORE DEGLI ORRORI risparmiare e investire il surplus non solo nella vostra economia ma persino fuori da crucconia.

Infatti è colpa dei tedeschi se si sono formate bolle speculative in tutta Europa, cioè loro si sono tenuti i prezzi degli immobili bassi (ovvero: si sono fatti leggi furbe, che tengono bassi i prezzi delle case in Germania, e che ti ammazzano se hai una seconda casa sfitta…. se hai la terza casa sfitta si passa direttamente alle punizioni corporali alla quarta un colpo alla nuca e addebitano il prezzo del proiettile all’Italia).
Cosi Fritz il metalmeccanico di Wolfsburg, visto che gli avanzano troppi Euro si è permesso oltre che investire nel miglioramento della sua fabbrica magari anche in un bella casetta in nella campagna toscana. Brutto fetente di un Fritz devi morire.
Dunque facciamo una bella procedura di infrazione contro la stronza Germania troppo efficente, troppo poco corrotta (eddai su aumentatevi le bustarelle NO! ecchecazzo!), e con una giustizia rapida e certezza del diritto (mandiamogli Giuliano Amato….l’arma definitiva) per avere una moneta in comune con i poveri eurodeboli.

Benvenuti nell’Europa del minimo comun denominatore.

Pensate io ingenuotto, quando l’Italia fu ammessa (nonostante le resistenze dei tedeschi… mi pare di ricordare, VERO?) pensai: oh che bello saremo costretti a diventare un pochino tedeschi anche noi.

Ma manco per il Ca@@o, sono loro bastardi crucchi che devono diventare come noi.

Amici tedeschi fatevi un favore: uscite voi, con grazia e senza patemi.
http://www.rischiocalcolato.it/2013/11/lo-voglio-proprio-vedere-e-colpa-dei-tedeschi.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blogspot%2FHAzvd+%28Rischio+Calcolato%29#


Hollande président du grand patronat

LUCMICHEL. NET/ HOLLANDE OU LA VERSION 2013 DE L’ETERNELLE TRAHISON SOCIALE-DEMOCRATE …

 Luc MICHEL / En Bref /

avec Libération – Le Figaro – PCN-SPO / 2013 11 12 /

 

Sociale-démocrate parce que la Sociale-démocratie européenne, et singulièrement les française et belge, n’ont plus rien de « socialiste ». Précisément depuis ce mois d’août 1914, dont on parle tant en ce moment, où les bonzes sociaux-démocrates se sont ralliés aux bourgeoisie impérialistes européennes et ont soutenu la grande boucherie militariste qui a conduit au suicide politique de l’Europe …

 La trahison, les sociaux-démocrate ont çà dans l’ADN. Et Hollande, cet apparatchik sournois et louvoyant, ne fait pas exeception. Car Hollande, comme un vulgaire Sarkozy, est le président des patrons. Cruel et indécent au moment où les plans sociaux déchirent la France du travail.

 Libération (Paris), revenu de son tropisme hollandiste, lâche le morceau : « Depuis sa campagne présidentielle, François Hollande œuvre à la réconciliation des patrons avec la gauche. A l’Elysée, il entretient des liens avec un réseau d’une dizaine de grands dirigeants (*). En toute discrétion. ». Et Libé d’expliquer les réseaux discrets du président ‘normal’ et leur parfum de clandestinité honteuse : « La consigne est à chaque fois la même : «Tout cela doit rester entre nous.» Quand il reçoit un grand patron, François Hollande exige de son interlocuteur la plus grande discrétion. «Pour parler en confiance», ajoute-t-il souvent. Ces rendez-vous ne sont jamais inscrits à l’agenda du chef de l’Etat. Et personne ne souhaite les évoquer ouvertement. Les patrons dont Libération a pu recueillir les confidences ont d’ailleurs tous pris les mêmes précautions. «D’accord pour vous recevoir, mais je ne veux pas apparaître.» Ils parleront, mais anonymement. »

 Et après qui s’étonnera encore que le gouvernement «n’écoute que le patronat» selon la CGT.

Le secrétaire général du syndicat, Thierry Lepaon, pointe en effet « du doigt la crise et les problèmes de pouvoir d’achat ». Le secrétaire général de la CGT, a évoqué ce mardi un climat «explosif» dans le pays. « Il y a deux poids, deux mesures: le gouvernement ne fait qu’écouter le patronat sans être récompensé. Plus il cède aux revendications des patrons, plus ils revendiquent », a dénoncé Thierry Lepaon dans un entretien au Figaro. Selon le numéro un de la CGT, « il n’y a pas non plus de traitement égalitaire entre les organisations syndicales ». « La CFDT (proche du P’S’) est ultra privilégiée. Cela révèle un dysfonctionnement de ce gouvernement », a ajouté Thierry Lepaon. Interrogé sur l’absence des syndicats dans les mouvements de révolte actuels, Thierry Lepaon a fait valoir que «l’efficacité du syndicalisme se mesure d’abord dans l’entreprise». Mais selon lui, «le fait que les organisations syndicales n’aient pas une démarche unitaire sur les questions de l’emploi n’aide pas. Les patrons, eux, sont unis».

 Pour le leader de la CGT, «le vrai problème» n’est pas le ras-le-bol fiscal mais le pouvoir d’achat. «La crise n’est pas qu’en Bretagne. Actuellement il y a 10 plans sociaux et 1 000 chômeurs de plus par jour en France», a-t-il affirmé. «Le climat est très tendu, c’est explosif partout». Evoquant la réforme de la retraite, Thierry Lepaon a annoncé une nouvelle journée d’action «le 19 novembre», jour du nouvel examen du projet de loi à l’Assemblée nationale.

Pendant que la France d’en bas crève, le président, énarque, professionnel de la politique alimentaire – cette classe politicienne qui prospère et s’engraisse sur le dos de l’état et du peuple, et qui réunit les Royal, Duflot, Cohn-Bendit, Coppé, Sarkozy, Mélanchon ou le clan Le Pen -, lui reçoit les patrons …

What else ?

 

Luc MICHEL

 (*) Qui sont ces grands patrons, les figures de proue des ‘dynasties bourgeoises’ du XXIe siècle ? Libé lève le voile et c’est encore plus cruel pour Hollande :

– Serge Weinberg Après avoir rejoint le groupe Pinault au début des années 90, l’actuel patron de Sanofi (depuis 2010) a d’abord dirigé le conseil d’administration du groupe Accor, jusqu’à sa démission en 2009.

– François Pinault Intime de Chirac, le milliardaire, fondateur de l’empire du luxe et de la distribution PPR (devenu Kering) entretient des liens étroits avec Hollande alors que ses relations avec Sarkozy étaient glaciales.

– Pierre Pringuet Le directeur général de Pernod Ricard (depuis 2008) est le très influent président de l’Afep, le lobby patronal avec lequel le chef de l’Etat travaille le plus. Cet X-Mines a rejoint le groupe Pernod Ricard en 1987.

– Paul Hermelin PDG de Cap Gemini depuis l’an passé, après en avoir été dix ans le directeur général, il a été nommé en janvier «représentant spécial de la France pour la relation économique avec l’Inde». Merci président …

– Christophe de Margerie Le moustachu PDG de Total, entré chez le pétrolier en 1974, est à la tête, depuis 2010, de la plus grosse cash machine française. Une figure par nature incontournable du capitalisme hexagonal.

– Marc Ladreit de Lacharrière Fondateur et patron de la financière Fimalac, il est notamment le propriétaire de l’agence de notation Fitch. Ces salopards qui détruisent l’économie européenne … Grand mécène du monde de la culture, il est aussi administrateur de poids lourds du CAC 40.

– Guillaume Pepy Après un début de carrière dans les cabinets ministériels – il a dirigé celui d’Aubry au ministère du Travail -, cet énarque a fait l’essentiel de son parcours à la SNCF, entreprise publique qu’il préside depuis 2008.

– Louis Gallois L’actuel commissaire général à l’investissement a auparavant dirigé la SNCF et coprésidé EADS. En novembre 2012, il a remis au Premier ministre un rapport sur la compétitivité des entreprises françaises.

– Jean-Louis Beffa Président d’honneur de Saint-Gobain, où il est entré en 1974, ce polytechnicien préside l’Amicale du corps des mines depuis 2002. Ce qui en fait un interlocuteur influent du secteur énergétique français.

– Anne Lauvergeon Ex-patronne d’Areva (2001-2011), l’ancienne sherpa de Mitterrand, présidente du conseil de surveillance de Libération, a été nommée par Matignon à la tête d’une commission sur l’innovation. Notons au passage que Libé se met à poils et révèle qui dirige l’info en France …

– Bernard Spitz Chef de file des Gracques, partisans d’une alliance entre le PS et le centre, cet énarque, passé par le cabinet du Premier ministre Michel Rocard, dirige depuis 2008 la Fédération française des sociétés d’assurances.

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 Luc MICHEL /

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