Paga e TASI ! (ovvero La danza degli acronimi)

25 OCTOBER 2013

Confesso che nel valzer degli acronimi propinati dalla nuova legge finanziaria di Letta, non ci ho capito nulla. Parlo di Tares, Tarsu, Trise, Tari e Tasi. Ci capite qualcosa? Ogni quotidiano fa a gara nel pubblicare quadri riassuntivi, specchietti sinottici dove si tenta di spiegare le varie sigle con relative aliquote, ciascuno in modo diverso dall’altro.    Personalmente, capisco solo che hanno fatto finta di toglierci l’IMU sulla prima casa, per poi metterci di colpo tre o quattro altre tasse alla volta. Con buona pace per la campagna elettorale del PdL sull’Imu che è stata una beffa atroce. Esattamente il contrario del gioco dei fustini della lavatrice. Ricordate? Paghi uno e porti via due. Qui invece,  fingono di scontartene una (l’IMU) per poi rifilartene ben quattro o cinque alla volta. Leggere qui  e anche qui.

Ci prendono  brutalmente per la pelle del fondo schiena, ma nessuno si ribella. Perfino il Sole 24 ore è costretto ad ammettere che la tassazione sulla casa, non lascia, ma raddoppia. Anzi, triplica pure.

La tassazione immobiliare non lascia, ma raddoppia. Anzi triplica. Con la nascita del nuovo tributo sui servizi (Trise), a sua volta suddiviso in due parti: la Tari sui rifiuti e la Tasi sui servizi indivisibili. Che sostituiranno la Tares e l’Imu sulle prime case non di lusso. Imu che invece resterebbe sull’abitazione principale di pregio e sulle seconde case. Tari e Tasi non differiranno solo per una consonante, ma per l’intera struttura. La prima sarà una tariffa e sarà commisurata alla superficie calpestabile già utilizzata per pagare fin qui Tarsu, Tia 1 e Tia 2. Per poi trasformarsi più avanti in Tarip, una tariffa puntuale e commisurata alla quantità e qualità di rifiuti prodotti. La Tasi invece sarà un tributo con un’aliquota di partenza dell’1 per mille che utilizzerà la stessa base imponibile dell’Imu. Fermo restando che il tetto massimo del prelievo non potrà superare le aliquote massime Imu: 6 per mille sulla prima casa 10,6 sulla seconda.

 Ma ce n’è un’altra. Pare che il botto siano le seconde case tenute sfitte nello stesso comune di residenza della prima casa,  e magari date in comodato a figli o nipoti, a giustificare aumenti da capogiro. In particolare in grandi città come Milano e Roma. Aumenti a carattere espropriativo come spesso si è puntualizzato in questo blog. Non più tardi di ierisera (giovedi 24) a Porta a Porta salta fuori dal cappello del cilindro del Pd, il nuovo che avanza: Gianni Cuperlo, l’esile biondino reclamizzato dal Pd come il “bello e democratico”, che afferma serafico di doversi occupare anche degli inquilini sfrattati e non solo dei rentiers. Avete sentito bene? Rentiers, pronunciato alla francese (proprietari fondiari, latifondisti , titolari di rendite),  un termine usato dai giacobini durante la Rivoluzione Francese e successivamente dai comunardi. Dirò subito che è un termine (usato anche da Barnard in alcuni suoi scritti) che non mi piace, in quanto crea confusione. Quando in Italia era possibile, poiché il fisco non era ancora così vorace come oggi, non sono stati pochi quegli Italiani che hanno investito nel mattone, in quanto sapevano benissimo che in banca, i loro risparmi sarebbero stati polverizzati (se metti 1000 euro, alla fine dell’anno te ne trovi 700). E allora più che titolari di “rendite parassitarie”,  trattasi della semplice e contadinesca norma del “mettere il fieno in cascina. “.

 

Cuperlo, il “bello e democratico”

 Se proprio Cuperlo (nella foto)  deve parlare di rentiers, è il caso che si ricordi che il vero “latifondo”,  le vere rendite di posizione, ce le ha sempre avute storicamente il suo partito, a partire da EdilCoop e da altre cooperative rosse immobiliari presso i loro feudi regionali, vere e proprie holding di autofinanziamento del suo partito nonché importanti centri di clientele. E’ il caso di dire che non capisce un cuperlo.

Cuperlo non capisce, ma si adegua al Dio Mercato: fuori gli Italiani e i loro figli “in comodato“, e dentro, le agevolazioni di “edilizia popolare” per gli stranieri. Ecco cosa, come e a chi serve l’alluvione demografica in atto nel nostro Paese e gli sbarchi senza fine di questi giorni.  A creare “nuova edilizia” cosiddetta “popolare”, con gravi conseguenze ambientali e idrogeologiche per il nostro territorio, già fortemente provato.

Intanto per gli autoctoni vale il  detto “paga e TASI“, che in veneto vuol dire taci.

La danza macabra col resto degli acronimi basati sulla più assoluta nebulosità e totale mancanza di trasparenza (voluta)  nei confronti dei contribuenti, continua…

Per  inciso, questa “finanziaria” è stata fatta sotto dettatura di Olli Rehn e dell’Eurocrazia di Bruxelles. As usual.

http://sauraplesio.blogspot.it/2013/10/paga-e-tasi-ovvero-la-danza-degli.html

 

Paga e TASI ! (ovvero La danza degli acronimi)ultima modifica: 2013-10-29T22:10:00+01:00da davi-luciano
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