Grecia: sequestro casa e stipendio per chi non paga le tasse

23 ott 2013 – In Italia si parla di Grecia in merito al ritrovamento della ‘bimba bionda con gli occhi azzurri’, mentre non un tratto di inchiostro viene consumato per scrivere della casa per bambini di Kalithea (ora privata di sussidi statali), dove centinaia di genitori lasciano i loro figli perché non hanno la possibilità di dargli da mangiare. Lo storico e scrittore Nikos Kleitsikas riporta la testimonianza di una bambina di 9 anni che scrive a sua mamma: “Vieni a prendermi. Se starò vicino a te, non ti chiederò mai più da mangiare”.
L’arma di distrazione di massa della bimba bionda serve per coprire queste tragedie e i veri problemi del paese. E’ passato poco tempo dall’approvazione della legge che sanciva la salvaguardia delle retribuzioni nel comparto pubblico inferiori ai 1000 euro, ma nella contemporanea guerra dell’Europa può accadere di tutto. In Grecia, come in Italia, si è stabilito che i pagamenti di stipendi e pensioni avvengono esclusivamente tramite conto corrente bancario. Se devi tasse allo Stato, il Ministero delle Finanze impone alla banca di sequestrare i soldi dallo stipendio appena versato dal datore di lavoro. A proposito di tasse, se ne vengono prelevate in eccesso dai contribuenti, il lavoratore o il pensionato riceve un documento, una carta: una sorta di “pagherò” senza scadenza da parte dello Stato, poiché non è infatti dato sapere quando i soldi saranno resi. Viceversa, per chi non riesce a regolarizzare la propria posizione con l’erario, scattano sequestri anche del 50% sulla busta paga o sulla pensione versata mensilmente nel conto corrente. Si tratta di veri e propri pignoramenti che avvengono anche in caso di entrate mensili inferiori ai 1000 euro previsti dalla legge, come recentemente accaduto a un lavoratore greco, autista di scuola privata, il cui stipendio era di appena 540 euro. Rispetto a quanto riportato dalle fonti (vd. Link sotto), sarebbero 50.000 i risparmiatori che avrebbero trovato meno soldi del previsto nei loro conti, proprio nel momento in cui i Greci avrebbero bisogno di far ricorso a tutte le proprie risorse a causa delle politiche di austerity selvaggia condotta dal governo e imposta da BCE, FMI e Commissione Europea.
Inoltre, come se non bastasse, si colpiscono anche le case: l’autorità di Mitilene ha deciso il sequestro della casa a un lavoratore precario che deve al fisco 2200 euro. Chi non riesce a pagare le tasse quindi, potrebbe vedersi portare via la propria abitazione dalle banche e dallo stato. Se non è una dittatura finanziaria questa, come vogliamo chiamarla?

Fonti:
http://sibilla-gr-sibilla.blogspot.gr/2013/10/blog-post_335.html
http://sibilla-gr-sibilla.blogspot.gr/2013/10/blog-post_6459.html
http://sibilla-gr-sibilla.blogspot.gr/2013/10/2200-o-2013.html
http://www.newsit.gr/default.php?pname=Article&art_id=245497&catid=3
http://www.patrisnews.com/nea-enimerosi/peloponnisos/korinthos-i-trapeza…
http://www.e-istos.gr/home/2009-11-02-09-18-29/8897—-lr—-.html
Fonte: http://testelibere.it/blog/grecia-sequestro-casa-e-stipendio-chi-non-paga-le-tasse


Debito alle stelle, sfonda il 133% Italia fuori dal G8

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ma non eravamo in ripresa?

ALLARME OCSE Italia poco competitiva per la bassa produttività
Spesa pubblica, Cottarelli impugna le forbici: piano in 20 giorni. Confindustria: “La legge di stabilità non la stazza necessaria per la ripresa del Paese” di ELENA COMELLI

Milano, 24 ottobre 2013 – Solo la Grecia fa peggio dell’Italia. Il debito pubblico è a livelli record sul Pil a 133,3% nel secondo trimestre 2013, in crescita di 3 punti rispetto ai primi tre mesi dell’anno, quando era al 130,3%, uno dei maggiori incrementi tra primo e secondo trimestre di quest’anno, secondo Eurostat. Dopo Grecia (169,1%) e Italia, gli altri debiti pubblici più grandi dell’Eurozona in percentuale sul Pil sono il Portogallo (131,3%) e l’Irlanda (125,7%). Ma anche il debito pubblico aggregato dei 17 paesi dell’eurozona è salito nel secondo trimestre, passando al 93,4% del Pil aggregato e segnando un incremento di 1,1 punti rispetto al primo trimestre dell’anno e di 3,5 punti rispetto al secondo trimestre del 2012.
Per porre rimedio al buco che si allarga, è stato chiamato Carlo Cottarelli, incaricato dell’ennesima revisione della spesa pubblica. Il commissario, che viene dal Fondo Monetario Internazionale, dove ricopriva l’incarico di direttore del dipartimento Finanza Pubblica, si è insediato ieri e ha incontrato il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, con il quale ha avviato il confronto sugli obiettivi qualitativi e quantitativi della propria azione. Cottarelli fra i primi atti ha rinunciato alla disponibilità di auto di servizio. Il suo piano operativo sarà presentato in Aula entro il 13 novembre.
Ma mentre il debito pubblico italiano continua ad aumentare, il Pil cala, tanto che quest’anno il Belpaese sarà fuori dal G8. Continueremo a partecipare al vertice dei grandi della Terra, ma solo per ragioni politiche e non economiche. L’Italia, infatti, sta scivolando al nono posto, dal sesto in cui si trovava nel 1975, quando entrò nel club dei Grandi. Dopo essere stata doppiata dalla Cina nel 2000 e dal Brasile nel 2010, quest’anno è la Russia a scartarla e passarle avanti. La banca dati del Fondo Monetario non lascia dubbi: il Pil della Federazione russa era allineato all’Italia nel 2012 e sarà superiore di circa 50 miliardi di dollari alla fine del 2013. Sono 2.117 miliardi contro 2.068. Il Canada è subito sotto a 1.825 miliardi e l’India segue poco lontano. In prospettiva, soprattutto se il nostro Pil continuerà a calare o a stare fermo, nel giro di 5-10 anni l’Italia sarà fuori anche dai primi dieci posti, scavalcata da Canada e India e relegata all’undicesimo posto, oggi in ballo fra Spagna e Corea.

Per fortuna, in base ai dati di Confindustria, il quadro dell’economia italiana sta migliorando. In settembre la produzione industriale è salita dello 0,4%, dopo il -0,3% di agosto, cosicché il quarto trimestre parte con un abbrivio di +0,2%. Per il Centro Studi di Confindustria l’aumento dei volumi di fatturato in agosto (+0,8% su luglio) ha confermato il risveglio della domanda, mentre l’attività edile è +7,9% sopra i minimi di marzo. Il Pmi dei servizi in settembre ha segnalato, per la prima volta da maggio 2011, un incremento di attività (52,7 da 48,8) e di ordini (52,9 da 48,1), mentre l’occupazione inizia a stabilizzarsi. Confindustria, però, critica la politica del governo. «La Legge di stabilità ha alcuni elementi positivi ma — si legge nel report — manca della stazza necessaria a dar vigore al recupero della produzione e della domanda interna».
Elena Comelli
http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2013/10/24/970863-debito_alle_stelle_sfonda.shtml

Italia cacciata dal G8 (e tra non molto anche dai primi dieci). serve molto altro per capire che il Paese e’ fallito?
Milano – 23 ott 2013 – Grande smacco per l’Italia, che non fa più parte dei paesi del G8 E’ quanto scrive un articolo di Repubblica, sottolineando che “quando nel 2014 l’Italia farà un altro turno di presidenza dell’Unione europea, continuerà a partecipare al G8 con una piccola differenza: per dimensioni dell’economia, non sarà più fra i primi otto”.

Lontani i tempi in cui, ricorda il quotidiano il un articolo firmato da Federico Fubini, in cui, nel 1975, l’allora premier Aldo Moro fu testimone dell’ingresso del paese nel club dei grandi perchè “vantava la sesta economia della Terra e occupava la presidenza della Comunità europea”.

I tempi sono cambiati, il Pil è in fase di contrazione, e quel lustro l’Italia lo ha perso da tempo. Di fatto, precisa l’articolo, “dopo la Cina nel 2000 e il Brasile nel 2010, quest’anno la Russia sta compiendo ufficialmente il sorpasso. L’Italia scivola al nono posto per Prodotto interno lordo (Pil), partecipe del G8 per lignaggio politico ma fuori per dimensioni del fatturato, peso economico e capacità di proiettarlo nel mondo”.

“I dati del Fondo monetario mostrano che dal 1980 la Cina è cresciuta di 29 volte, l’India di 9, gli Stati Uniti di 5,8. L’Italia in questo è in linea con Francia, Germania o Gran Bretagna: negli ultimi 40 anni la sua economia si è moltiplicata circa per quattro”.
E non finisce qui: “fra non oltre cinque anni l’Italia sarà fuori anche dai primi dieci, scavalcata da Canada e India e relegata all’undicesimo posto; quello per il quale oggi competono Spagna e Corea del Sud”. (Ansa)
Fonte: http://ilnord.it/c-1637_ITALIA

http://www.signoraggio.it/italia-cacciata-dal-g8-e-tra-non-molto-anche-dai-primi-dieci-serve-molto-altro-per-capire-che-il-paese-e-fallito/


Come la CIA e l’MI6 gestiscono il mercato della droga in Afghanistan e perchè non vogliono smettere.

FONTE

Tradotto e Riadattato da Fractions Of Reality

 L’Agenzia di intelligence estera della Gran Bretagna sta progettando di inviare più spie in Afghanistan per gestire l’industria della droga da $ 100 miliardi di dollari, ha riferito un commentatore politico degli Stati Uniti dice.

 Gordon Duff, senior editor presso Veterans Today, ha fatto queste osservazioni durante un’intervista con Press TV, Martedì, due giorni dopo che il Telegraph ha rivelato in un rapporto che il Secret Intelligence Service (SIS), noto anche come MI6, ha fatto un appello per avere personale supplementare da altre agenzie di intelligence per l’Afghanistan dopo che le truppe britanniche lasceranno il paese nel 2014.

 “Penso che stiano andando in Afghanistan per aiutare a gestire l’affare da 100 miliardi dollari all’anno dell’industria della droga, spostando l’eroina attraverso l’Afghanistan e gestendo l’asetto bancario per l’industria dell’eroina tramite le banche di Londra. Non riesco a pensare ad un altro motivo per cui dovrebbero stare li.”, ha detto Duff.

 

“Non c’è storia del terrorismo che coinvolga l’Afghanistan e la Gran Bretagna o l’Afghanistan e gli Stati Uniti. Queste teorie sono state a lungo smentite, addirittura più di dieci anni fa”, ha aggiunto. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno invaso l’Afghanistan il 7 ottobre 2001, nell’ambito della cosiddetta guerra di Washington contro il terrorismo. L’offensiva rimosse i talebani dal potere, ma dopo più di 12 anni, le truppe straniere non sono ancora state in grado di stabilire un certo grado di sicurezza nel paese. Ci sono attualmente più di 100.000 truppe straniere in Afghanistan. Gli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di ritirare le truppe da combattimento straniero entro la fine del 2014. La coltivazione di oppio in Afghanistan è in aumento da quanto la guerra è iniziata. L’Afghanistan produce circa il 90 per cento dell’oppio mondiale. Diversi relazioni da parte delle Nazioni Unite affermano che l’oppio afgano sta avendo un impatto devastante sul mondo, uccidendo migliaia di consumatori in svariate parti del mondo. Commentando il lungo coinvolgimento di agenzie di intelligence degli Stati Uniti e del Regno Unito nel commercio della droga, Duff ha detto, “La CIA, l’MI6 e altre agenzie segrete hanno gestito il traffico di droga nel mondo, sin dai tempi della guerra in Vietnam “.

 “I servizi segreti britannici erano in capo al traffico di droga mondiale nel 1840 ai tempi delle guerre dell’oppio”, ha detto, riferendosi alle guerre anglo-cinesi (1839-1860), oltre al commercio dell’oppio tra Cina e Gran Bretagna.

 

“Sono sempre stati i controllori mondiali  di oppio e del traffico di eroina. E ‘qualcosa per cui l’impero britannico è noto. Gli inglesi cominciarono con l’eroina e certamente con la produzione di oppio in Afghanistan. E ‘la loro industria. Lo hanno fatto per più di cento anni ed è estremamente redditizio. Costituisce un fondo per tutte le loro altre attività e non vi è alcun motivo, dal loro punto di vista, di lasciar perdere.”.

http://fractionsofreality.blogspot.com/2013/10/28-dimostrazioni-che-fukushima-sta.html


Pakistan. Catena umana di musulmani protegge i cristiani a Messa

19 ottobre 2013 alle ore 10.39

 Usraele, BCE e Nato (con, ovviamente, il governo italiano al seguito), Arabia Saudita, Qatar, e altri complici…utilizzano salafiti, qaedisti e i terroristi di Al Nussra, per fomentare l’odio tra musulmani e cristiani, tra musulmani sunniti e musulmani sciiti, poi tra sunniti e alawiti ….dove ci sono popoli e governi che non vogliono piegarsi al NWO, la globalizzazione del potere della lobby sionista.

articolo di Gabriella Meroni

(da http://www.vita.it/mondo/religioni/catena-umana-di-musulmani-protegge-i-cristiani-a-messa.html )

Nel paese dilaniato dagli attacchi contro le minoranze religiose, un’associazione musulmana ha “protetto” una chiesa di Lahore contro possibili attacchi terroristici. “Siamo pakistani, abbiamo lo stesso sangue”, dicono i promotori, che hanno già organizzato un’altra catena umana per il 13 ottobre. E il sacerdote si unisce al corteo.

L’immagine è di quelle che potrebbero fare epoca, e in Pakistan hanno segnato davvero una svolta: domenica 6 ottobre a Lahore una catena di “scudi umani ” formata da circa 300 musulmani ha protetto una chiesa cristiana in cui era in corso la Messa per evitare possibili attacchi terroristici. L’iniziativa, portata avanti dal gruppo Pakistan For All, favorevole al dialogo interreligioso, ha visto la paetecipazione di un Mufti che ha letto alcuni brani del Corano sulla tolleranza e la pace, ed è stata applaudita dal sacerdote che stava celebrando la funzione, padre Nasir Gulfam. I due religiosi si sono stretti la mano mentre i partecipanti al raduno innalzavano cartelli con scritto “One Nation, One Blood” (una sola nazione, un solo sangue).

La manifestazione è avvenuta, spiega il quotidiano pakistano The Express Tribune, in seguito all’ennesima strage di cristiani compiuta da terroristi islamisti a Peshawar lo scorso 22 settembre, che ha provocato oltre 100 vittime.

La catena umana di Lahore ha voluto inviare un segnale forte contro questi attacchi, ed è la seconda organizzata da Pakistan for All: una simile iniziativa si era svolta infatti anche la settimana precedente a Karachi, all’esterno della chiesa di S. Patrick, e un’altra è già stata convocata attraverso facebook e twitter (hashtag #OneNationOneBlood) per domenica 13 ottobre a Islamabad, davanti alla chiesa Our Lady Fatima.

“I terroristi ci hanno fatto vedere cosa fanno la domenica”, ha detto in piazza il coordinatore dell’associazione, il musulmano Mohammad Jibran Nasir, “e noi gli abbiamo mostrato cos’è per noi la domenica. Un giorno di unità”. Nasir, che ha lanciato il suo appello alla mobilitazione di Lahore attraverso i social media, ha poi guidato il corteo per le vie della città tra canti e danze, mentre la polizia chiudeva le strade attorno alla chiesa.

 https://www.facebook.com/notes/fernando-rossi/pakistan-catena-umana-di-musulmani-protegge-i-cristiani-a-messa/704448992917060

In Germania non si investe più: la crisi dell’Eurozona spinge le imprese tedesche verso i mercati emergenti.

fortuna che l’euro e la Ue sono stati elaborati ed imposti per avvantaggiare la Germania…..si sarebbero sbagliati di parecchio allora e non se lo immaginavano quindi secondo i demonizzatori dei tedeschi?

In Germania non si investe più: la crisi dell’Eurozona spinge le imprese tedesche verso i mercati emergenti.
di Michele Ciccone | 18 Ottobre 2013
Domanda interna stagnante per il mercato tedesco. Le imprese teutoniche rivolgono la loro attenzione ai mercati emergenti, dove (guarda un po’) il costo del lavoro è inferiore e le prospettive di vendita sono più che positive. Anche la Merkel deve fare i conti con gli effetti dell’austerità.
Nell’anno a venire le imprese tedesche non investiranno nell’Eurozona. E nemmeno a casa propria. Ce lo dice un’indagine condotta dal Wall Street Journal sulle aziende teutoniche ad alta capitalizzazione azionaria.
Il basso livello di investimenti all’interno da parte delle imprese tedesche è un bel rompicapo per la Merkel e per il suo governo di coalizione nato a settembre. La scarsa appetibilità del mercato interno ha suscitato grande preoccupazione tra gli economisti. Molti pensavano che dopo le elezioni il livello di investimenti fosse tornato a crescere ma così non è stato.

Minori investimenti, diminuzione delle vendite e bassa domanda
Ci sono deboli segnali che gli investimenti delle imprese tedesche all’interno stiano lentamente prendendo quota. La spesa totale in acquisti di macchinari è cresciuta dello 0.9% nel secondo trimestre del 2013 rispetto ai tre mesi precedenti.

Ciò nonostante, il mancato aumento delle vendite in Germania e in Europa nel corso di quest’anno funge da deterrente per le imprese tedesche ad investire nel paese natale, causando aspettative negative anche per gli anni a venire. Risultato? In Germania la spesa per investimenti ha raggiunto minimi storici in termini di quota del prodotto interno lordo.
Al riguardo si è espresso Jorg Zeuner, capo economista alla banca per lo sviluppo tedesca KfW:

La situazione si sta stabilizzando, anche se sicuramente non vedremo un boom degli investimenti in Germania.
Inoltre gli alti costi di produzione – in modo particolare l’alto prezzo dell’energia riscontrabile in Germania rispetto ad alcuni partners commerciali quali Stati Uniti e Europa – e la crescente incertezza riguardante la futura coesione e il mercato interno dell’ Eurozona sono le determinanti principali della caduta della spesa in beni capitali.

L’effetto boomerang dell’austerità
La Merkel dovrebbe però rimproverare solo se stessa per una simile situazione. Le politiche di austerità che stanno mettendo in ginocchio la zona euro (e tanto volute dalla cancelliera tedesca) hanno compresso la domanda a livelli inimmaginabili.

Tali scelte di politica economica sono state aspramente criticate da parte di autorevoli economisti internazionali e da alcuni leaders europei. Non solo, l’ossessione per la competitività, che ha spinto le economie della periferia dell’Eurozona ad adottare misure di riduzione del costo del lavoro, ha ulteriormente spinto verso il basso i livelli di attività economica.

Il ritardo nella ripresa che l’area euro si ritrova ora a dover fronteggiare sta quindi compromettendo proprio l’attività produttiva tedesca. Della serie, chi semina vento raccoglie tempesta.

Il sondaggio
La maggior parte delle 19 imprese blue-chip che hanno risposto al sondaggio, tra le quali troviamo BMW AG BMW.XE -0.32% , Siemens AG SIE.XE -1.12% e Adidas AG ADS.XE -0.16% , hanno affermato che i loro piani di investimento sono rivolti verso gli Stati Uniti e le economie emergenti. In tali paesi infatti vi sono prospettive di aumento delle vendite e di forti discese del costo del lavoro.
La BMW, ad esempio, sta programmando di espandere la produzione a Spartanburg, nella Carolina del Sud, a Shenyang, in Cina e in Brasile.

Come ha dichiarato il portavoce della società tedesca Henkel AG HEN.XE +1.99%
La società effettua investimenti nei mercati dove intravede un possibile aumento delle vendite nel lungo termine. Nella maggior parte dei casi tali mercati sono i mercati emergenti.
Uno scenario pessimista è delineato da Ralph Wiechers , capo economista alla VDMA, una federazione che rappresenta più di 3000 medio-grandi imprese:

Se il tasso di investimenti continua su questa strada, la competitività dell’intera industria tedesca potrebbe essere messa a dura prova.
Libera traduzione da Nina Adam per il Wall Street Journal
http://www.forexinfo.it/In-Germania-non-si-investe-piu-la?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews

Siria: ucciso un principe saudita.

IRIB- lo Stato islamico in Iraq e nel Levante, EIIL, che combatte l’esercito e lo Stato siriano al fine di instaurare un califfato Takfiri in Siria
ha confermato la morte di uno dei suoi comandanti, un principe saudita !! Secondo il sito Al Hadath, l’interessato aveva per nome Abdullah Ebrahim Al Dakhil ed è era membro della ASL ed il fronte Al Nosra a Qunaitara. La ASL sarebbe riuscita, secondo le ultime informazioni, ad eliminare il Capo di Al Nosra nella regione, genero di Abu Mohamad Al Golani. La ASL ha annunciato, alcuni giorni fa, la morte di uno dei pezzi grossi del fronte Al Nosra a Daraa nella persona di Yasser al Aboud. Ufficiale disertore dell’esercito siriano, Al Aboud aveva come missione la protezione dell’ex Primo Ministro siriano, Riad Hijab che ha disertato all’inizio della guerra e si è rifugiato in Giordania.

( trad. kefos93 )

Fonte:
http://french.irib.ir/info/moyen-orient/item/279956-un-prince-saoudien-tu%C3%A9-en-syrie

J.P MORGAN CHASE – PRESAGIO DI UNA CRISI IMMINENTE

Data: Mercoledì, 23 ottobre

DI VALENTIN KATASONOV

strategic-culture.org

 E’ un continuo accadere di eventi nel mondo della finanza. Si va avanti, uno scandalo dopo l’altro. Specialmente negli Stati Uniti. Non è ancora calato il sipario sul teatrino dell’innalzamento del tetto del debito pubblico che già i media americani rilanciano la notizia dello scandalo che ha per protagonista una tra le principali banche di Wall Street – J.P.Morgan Chase. E’ la più grande banca statunitense per patrimonio, e la seconda al mondo nel 2012 (dopo l’istituto HSBC), con attivi pari a 2,3 trilioni di dollari e filiali in sessanta paesi. Dal suo sito web apprendiamo che un sesto degli americani è suo cliente.

 A settembre J.P. Morgan Chase ha patteggiato, con le autorità britanniche ed americane, per aver commesso reati analoghi a quelli dei dirigenti della Lehman Brothers. Come è noto, quest’ultima nascose le perdite dichiarando ricavi inesistenti per ingannare i clienti, i partners e le autorità di vigilanza. La Lehman nascose quasi 50 miliardi di dollari di perdite e cinque anni fa dichiarò bancarotta, innescando una crisi finanziaria che si estese dagli Stati Uniti al resto del mondo.

 Le autorità americane ed inglesi hanno accusato J.P. Morgan Chase di scarso controllo dei propri dipendenti e di irregolarità nella redazione dei bilanci del 2012. Il caso è noto con il nome di London Whale. La filiale inglese sopravvalutò il portafoglio crediti dei titoli derivati per nascondere 6,2 miliardi di dollari di perdite. La frode fu realizzata all’interno dell’unità incaricata di migliorare le attività di gestione del rischio e di rafforzare la supervisione sui depositi. Le spericolate trovate contabili sarebbero state architettate per coprirsi dai rischi su altri investimenti ma si risolsero solo in ingentissime perdite.

 La filiale inglese aveva acquistato una tale quantità di derivati illiquidi [cioè che non trovavano compratori, Ndt] che il suo responsabile per il trading Bruno Iksil fu soprannominato la “balena di Londra” (London whale) per la sua condotta spregiudicata. Successivamente la banca ha ammesso che i dipendenti londinesi avevano compiuto la frode utilizzando i depositi della banca coperti dall’assicurazione statale. J.P. Morgan Chase accettò di pagare più di un miliardo di dollari in risarcimenti e multe a cinque autorità di vigilanza.

 Tra esse figurano:

 La Commissione americana “Securities and Exchange”: 200 milioni di dollari

 Il comitato di vigilanza inglese “Professional Oversight Board”: 200 milioni di dollari

 L’ufficio americano “US Office of the Controller of the Currency”: 300 milioni di dollari

 L’americana ”US Federal Reserve System”: 200 milioni di dollari

 La commissione americana “US Commodity Futures Trading”: 100 milioni di dollari.

 Naturalmente tutte le sanzioni comminate non sono particolarmente elevate se raffrontate al bilancio dell’istituto. Il danno subito è stato più d’immagine ed è, quindi, difficilmente calcolabile. Avendo compiuto tutti quei trucchi contabili, c’è oggi qualche garanzia che non vi siano vicende analoghe, non ancora note?

 Il 17 ottobre i media hanno riportato la notizia che J.P.Morgan Chase ha introdotto dei limiti sulle transazioni in contanti dei clienti e vietato bonifici internazionali. La scorsa settimana la dirigenza ha inviato una lettera ai propri correntisti notificando che, a partire dal 17 novembre prossimo, la banca limiterà le operazioni in contanti ( inclusi depositi, ritiri e servizi agli ATM) a 50.000 dollari al mese. La banca non permetterà più di inviare bonifici internazionali e qualora si superassero le soglie per il contante saranno comminate penali.

 Prima considerazione: queste misure metteranno in difficoltà le piccole e medie imprese americane. A molte aziende sarà impedito di compiere tutte le più importanti transazioni con l’estero. Sarà un grattacapo anche pagare gli stipendi. Alcuni giornalisti credono che sia solo l’inizio. Le misure adottate dall’istituto, così come quelle degli altri squali di Wall Street, colpiranno anche le grandi imprese.

 La lettera inviata non contiene alcuna spiegazione. Si fa cenno ai “nuovi requisiti legali”, introdotti nel paese, cui la banca è la prima ad adeguarsi. La domanda è spontanea: a quali “nuovi requisiti legali” si fa riferimento visto che non vi è stata nessuna nuova legge americana in questo ambito? Alcuni sostengono che la banca stia cercando di controllare il deflusso di capitali dal paese. Difficile da credere. Sino ad oggi gli Stati Uniti non hanno adottato misure in tal senso. Sono state preferite misure indirette. Per esempio la norma introdotta nel 2010, “Foreign Account Tax Compliance”, può essere considerata come un modo per limitare l’esportazione di capitali riducendo la convenienza di investimenti all’estero da parte di aziende americane. Si sono rivelati poco più che interventi inutili, semplici tasse addizionali per coloro che investono all’estero.

 Suggerisco due possibili spiegazioni. Una prima ipotesi è che le cinque autorità abbiano voluto impartire una lezione esemplare. Se ci si scotta una volta è difficile che ci si riprovi [proverbio originale: A burnt child dreads the fire becoming once bitten twice shy, Ndt]. Ma la banca non può essere troppo prudente. Quindi la lettera piena di buoni propositi sull’antiriciclaggio, sulla prevenzione del terrorismo, sulla lotta alla corruzione limitando le transazioni in contanti, sono tutte trovate per rifarsi l’immagine, sperando che l’attenzioni si sposti su altri istituti finanziari.

 Tuttavia, credo sia più convincente una seconda spiegazione: la banca si tiene pronta per fronteggiare una crisi. Nel settore bancario ciò si realizza quando i clienti [impauriti per la sorte del proprio istituto, Ndt] corrono allo sportello per prelevare i propri soldi. E’ vero che la banca è la più importante degli Stati Uniti, ma non sono sicuro che questo basterebbe a salvarla. Il precedente di Lehman Brothers testimonia che non è sempre vera la formula del “troppo grande per fallire” [con questa concetto, “too big too fail” si intende il salvataggio pubblico di una grande banca che si trovasse in crisi poiché il suo fallimento avrebbe gravissime conseguenze per tutta l’economia. Naturalmente ciò induce i banchieri a comportamenti fortemente rischiosi: gli eventuali profitti andrebbero alla banca mentre le eventuali perdite sarebbero “pagate” dai cittadini, Ndt] . J.P. Morgan Chase ha imparato la lezione impartita a Cipro [la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la BCE hanno costretto le autorità cipriote a far pagare agli innocenti correntisti le ingenti perdite delle banche del paese, Ndt]. Per salvare il sistema bancario dalla fuga di capitali, la banca centrale cipriota ha introdotto rigidi controlli sul prelievo in contanti e sul trasferimento all’estero di somme depositate sui conti correnti.

 J.P. Morgan Chase può darsi che non stia attendendo che analoghe misure vengano introdotte dalle autorità, ma stia giocando d’anticipo. Se si innescasse una crisi nel settore bancario, non vi è dubbio che verrebbero adottate misure analoghe a quelle cipriote. Quindi le limitazioni al prelievo, comunicate dall’istituto, potrebbero servire a prepararsi per il futuro.

 In questo caso J.P. Morgan Chase starebbe agendo proprio come se avesse il presagio di una crisi bancaria imminente negli Stati Uniti.

 Valentin Katasonov

Fonte: www.strategic-culture.org

Link

20.10.2013

 Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTIANO ROSA

 LEGGI ANCHE: NON SIAMO PIÙ PADRONI DEI NOSTRI SOLDI, MA “VA TUTTO BENE”

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=12494


Scambi culturali

Germania sotto shock: 64enne stuprata da 15enne rom
18-10-2013
DÜSSELDORF – Stava facendo jogging quando è stata aggredita, spinta in un cespuglio e violentata. E’ successo ieri mattina sulla Bismarckweg, verso le 9:10, nella selva di Grafenberg, a Düsseldorf, capoluogo della Renania Settentrionale-Vestfalia.
Una storia di violenza che ha visto vittima una donna tedesca 64enne. L’aggressore è rom bulgaro di 15 anni. La donna ha iniziato a urlare, chiedendo aiuto. Grida che hanno attirato l’attenzione di alcuni passanti, che sono andati in soccorso della donna, mentre il giovanissimo violentatore se l’era già data a gambe. Mentre alcune persone si sono prese cura della donna e hanno chiamato la polizia, un testimone si è messo all’inseguimento del 15enne, che correva con i bottoni dei pantaloni aperti.
Susanna Heusgen, portavoce della polizia di Düsseldorf, ha dichiarato alla edizione online della Bild Zeitung che “l’inseguitore ha visto il 15enne attraversare uno stagno e poi sbarazzarsi dei pantaloni”. Il ragazzo è poi sparito nel sottobosco.
La fuga è, comunque, durata poco. Sulla Bergische Landstraße degli agenti di polizia hanno notato il giovane camminare senza pantaloni e hanno proceduto all’arresto.
Il giovane ha precedenti per un furto ed è stato preso in affidamento dalla polizia criminale fino a giovedì notte. La donna ha riportato ferite, ha subito un forte choc ed è stata trasportata all’ospedale.
Ormai l’immigrazione sta distruggendo l’Europa. E in Germania come in Italia, le leggi sono ridicole. Per non parlare di chi sarebbe chiamato a farle rispettare, e non parliamo delle polizie.
http://voxnews.info/2013/10/18/germania-sotto-shock-64enne-stuprata-da-15enne-rom/

Libia: l’atroce video dell’uomo macellato al grido “Allah è grande”
19-10-2013
Questo accade nella Libia ‘liberata’ ed è quello che, se non fosse stato fermato da Putin, il fanatico Obama avrebbe ‘esportato’ anche in tutta la Siria. Ed è quello che con l’immigrazione noi stiamo importando.
http://voxnews.info/2013/10/19/libia-latroce-video-delluomo-macellato-al-grido-allah-e-grande/

Imam: “Mangiate cani e gatti”
18-10-2013
Gli imam islamici hanno emesso una Fatwa per invitare i fedeli a consumare carne di ‘cani e gatti’
In Siria la guerra tra i fanatici islamisti e il regime di Assad prosegue, con il secondo ormai saldo sul suo trono.
Intanto, mentre gli scontri infuriano i leader religiosi islamici hanno emesso una fatwa per incoraggiare i cittadini a mangiare cani e gatti.
La fatwa coincide con la festa musulmana di Eid al Adha , una festa caratterizzata dallo sgozzamento di animali vivi che devono morire per dissanguamento.
Forse le voci da Lampedusa, che non abbiamo mai riportato perché prive di riscontri oggettivi, non erano poi così prive di fondamento.
http://voxnews.info/2013/10/18/imam-mangiate-cani-e-gatti/

I militari egiziani si rivolgono alla Russia

il coro del mondo civile alzerà sicuramente il tiro contro l’Egitto di Al Sisi. Non si sottomette all’impero us raele?? Guai. Il mondo libero non tollera simile onta.

I militari egiziani si rivolgono alla Russia
The Africa Report, 16 ottobre 2013
L’Egitto ha minacciato di seguire da solo una politica estera efficace, trascurando i suoi alleati tradizionali, Stati Uniti o Israele, dopo che Washington ha tagliato gli aiuti militari. L’ha detto il ministro degli Esteri Nabil Fahmy al quotidiano “al-Ahram”, secondo cui Washington ha sbagliato nel ritenere che il governo di Cairo lo seguirà sempre. “Ora siamo in una situazione delicata che riflette le turbolenze nel rapporto, e chi dice il contrario non è onesto“, ha detto Fahmy al giornale.
Fahmy suggeriva che l’Egitto potrebbe rivolgersi alla Russia per gli aiuti militari e per gestire la “sua guerra al terrorismo.” Gli Stati Uniti oggi hanno seri problemi nel promuovere la democrazia, mentre sostengono i rapporti con l’Egitto, l’alleato arabo che ha siglato un trattato di pace con Israele e controlla lo strategico Canale di Suez. Il governo sostenuto dai militari insiste affinché l’Egitto non si pieghi alle pressioni degli Stati Uniti, ed ha intenzione di diversificare le proprie fonti di armamenti, anche con una possibile svolta verso la Russia.
L’Egitto è stato a lungo il secondo più grande beneficiario di aiuti statunitensi dopo Israele. Gli aiuti militari statunitensi a Cairo, circa 1,3 miliardi dollari l’anno, derivavano dal trattato di pace del 1979 tra Egitto e Israele. Gli Stati Uniti hanno recentemente tagliato gli aiuti all’Egitto perché Washington non gradisce il percorso dell’Egitto da quando l’esercito ha deposto il presidente dei Fratelli musulmani Muhammad Mursi, il 3 luglio. Ma mentre Washington insiste a tagliare tutti gli aiuti ma di continuare il sostegno militare nell’antiterrorismo e per la sicurezza del Sinai, al confine con Israele, un lungo periodo di instabilità nei legami “si rifletterà negativamente sull’intera regione, anche sugli interessi statunitensi“. I militari dell’Egitto, l’esercito più grande del mondo arabo, hanno collaborato strettamente con Washington per decenni, ma dopo la cacciata di Mursi, i militari hanno reagito vigorosamente contro i sostenitori pro-Mursi, uccidendone centinaia e arrestandone migliaia. Il governo dell’esercito definisce terroristi la Fratellanza, da un lato, mentre i leader dei Fratelli musulmani affermano di subire una repressione più dura con i militari che con l’ex dittatore Hosni Mubaraq.

Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://www.statopotenza.eu/9090/i-militari-egiziani-si-rivolgono-alla-russia