IL RICETTARIO DEL NUOVO ORDINE MONDIALE PRESENTA….

... COME CUCINARE UNA BUFALA DI INSURREZIONE POPOLARE

 Problemi con le nazioni che si rifiutano di essere complici del programma globalista o sionista? Preoccupati sui costi e le conseguenze della guerra? Beh, prima di fare qualcosa di avventato, cercate di destabilizzare con una rivoluzione “Soft Power”, dal potere delicato, il governo che avete per obbiettivo. Ecco la ricetta:

INGREDIENTI

Una tonnellata di contante americano dalla CIA e/o da George Soros

un piccolo esercito di  agenti CIA clandestini

gruppi controllati per i “Diritti Umani/Pro Democrazia”

Brutte copie occidentali di mocciosi universitari, idealisti

Una mancita manipolata di quelli che vogliono risolvere i problemi del mondo

cartelli e banner professionali, scritti in inglese

giornalisti che si possono  comprare e ricattare

politici che si possono  comprare e ricattare

accademici che si possono  comprare e ricattare

capi corrotti dei sindacati

agenti provocatori violenti

STEP 1: Spedite nella nazione – target i vostri agenti CIA, M16, & Mossad. Usate varie coperture come ad esempio: “scambio studenti”, “turista”, “businessman”, “giornalista”, “diplomatico”. Siate creativi!

STEP 2:Usate la foggia umanitaria di “pro-democrazia” o “diritti umani” per far partire la vostra organizzazione non governativa (ONG) dentro la nazione target. Fornitevi di copertura, facendo veramente dei buoni lavori, mentre costruite la ONG con il malcontento locale e degli idealisti creduloni

STEP 3Reclutate un network di traditori domestici, come intellettuali, accademici, politici, giornalisti e se possibile, militari. Usate la corruzione per prendere di mira coloro che possono essere comprati. Usate il ricatto verso coloro che hanno delle macchie nella vita privata.

STEP 4Se la nazione target ha dei grandi Sindacati, i loro capi corrotti saranno molto felici di cooperare. I dollari degli yankee… sono regali

STEP 5Pescate un nome che faccia presa o un colore per la vostra “rivoluzione”. Abbiamo già questi esempi: “La primavera di Praga”, “La Rivoluzoine di velluto”, “La rivoluzione zafferano”, “La rivoluzoine del cedro”, “La rivoluzione della rosa”, “La rivoluzione arancione,”la Rivoluzione verde”, la “primavera araba”… evvai tutto è un marketing.

STEP 6Lanciate la vostra “rivoluzione” , con una “protesta spontanea”. Usate i vostriagenti CIA e i loro idioti ONG controllati, per fare delle accuse di “diritti umani”, o “corruzione del governo” o “frode elettorale”. Non importa se le accuse sono vere o false. Metteteci passione!

STEP 7Srotolate i vostri banenrs “spontanei” e cartelli di protesta, SCRITTI IN INGLESE. Dopotutto, state crcando di manipolare i fautori americani della politica e il pubblico americano credulone.

STEP 8Aggiungete i vostri capi dei sindacati, gli accademici, gli universitari mocciosi e viziati d’occidente. Aumentate il calore sul governo-target. Questo farà crescere la classifica dei manifestanti per includere malcontento, le persone con legittime sofferenze, i tipi delle cause molto popolari e quelli che sono annoiati e cercano qualcosa da fare

STEP 9I maggiori media americani ed europei, vi assisteranno ora nel descrivere la “rivolta” come “popolare” e come reazione “spontanea”  alal tirannia, corruzione, frode elettorale etc. Dite ai vostri agenti di non ridere mentre le telecamere li filmano.

 

STEP 10Ora che “il mondo sta guardando”, inscenate un incidente. Se potete manipolare dei fanatici nel darsi fuoco …fatelo! Altrimenti costruite a tavolino una atrocità: usate falso sangue, falso lacrimogeno, immagini da photo shop e fate in modo che la vittima sia una donna! I media internazionali come i propagandisti locali che avete pagato non faranno che parlare della storia atroce.  Il governo target, destabilizzato, perderà presto dei sostenitrori tra la sua gente!

STEP 11Aggiungete i vostri agenti provocatori violenti. Usateli per COSTRINGERE la polizia a compiere atti violenti. Questo imbarazzerà, intimiderà e destabilizzerà il governo al punto in cui diventa delegittimato agli occhi “della comunità mondiale”.

STEP 12Aggiunegte i vostri politici traditori ed aspettate gli USA, l’ONU e la EU per “far pressione” sul governo target “oppressivo” e sottometterlo. La minaccia di sanzioni economiche, di “no-fly zones”, di bombardamenti, persino di una insurrezione di ribelli armati, dovrebbe convincere il governo a piegarsi ai vostri desideri o dimettersi e chiedere nuove elezioni.

 

Dovesse mai fallire la “rivoluzione colorata o di primavera”… allora preparatevi alla azione militare!

tradotto dalla fonte: http://www.tomatobubble.com/id287.html

Tratto da: http://cafedehumanite.blogspot.it

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-il-ricettario-del-nuovo-ordine-mondiale-presenta-119391475.html

L’ITALIA FESTEGGIA, MA NON RICONOSCE IL SUO VERO PADRONE

Ieri nel teatrino italico, è andata in scena un’altra commedia dal sapore aspro e provinciale, che ha dato modo di vedere a tutti in quale squallido clima culturale è precipitato il nostro paese negli ultimi 20 anni.
Sembrava di assistere ad una finale mondiale (l’impegno culturale maggiore per un italiota), con tanto di dirette, edizioni straordinarie ripetute, telecamere puntate fisse sulla sala del dibattimento, invece si trattava di una sentenza che, per l’appunto, il teatrino italico ha trasformato in un grande show, quasi un grande fratello in cui i giudici togati a momenti diventavano i protagonisti da eliminare con tanto di televoto.
L’apice dell’assurdo, si è avuto poi intorno alle 16, quando in un comunicato si leggeva: “La sentenza verrà data dopo la chiusura delle borse”, frase questa che sintetizza meglio di ogni trattato politico l’andazzo della nostra storia e che spiega chi realmente governa il nostro paese, o quel che ne rimane.
E così, mentre la disoccupazione giovanile avanza, mentre i nostri marchi vengono comprati dai cinesi, mentre la nostra politica è sequestrata dalle lobby finanziarie internazionali e mentre l’Euro ogni giorno che passa strozza imprese, artigiani e lavoratori, un paese intero, come nella classica tradizione del dopo guerra, era incollato davanti la tv a fare un tifo da stadio e preparando spumanti e champagne.
Berlusconi quindi è stato condannato; deliranti molti messaggi su Facebook, nel quale si paragonava questa data a quella del 25 aprile, così come c’era chi definiva questo giorno l’inizio della risalita per l’Italia.
In realtà, la sentenza di ieri è una sentenza come tante altre; sia perché il neo pregiudicato difficilmente farà la galera o perderà la sua fortuna accumulata in 40 anni, sia perché i problemi dell’Italia non affondano verso una sola persona, per quanto squallida e portatrice di interessi poco limpidi.
L’unico risultato raggiunto ieri, è stato ancora una volta a favore di chi vuol distrarre il popolo italiota, appioppando a tale popolo ancora bandiere, divisioni, faziosità che fanno fregare di soddisfazione le mani a chi da dietro continua a svuotare e defraudare lo stivale. Mentre 57 milioni di italiani dovrebbero interrogarsi sui recenti eventi politici e non, come l’imposizione di Monti, di Letta, l’inciucio tra Pd e Pdl, la rielezione di Napolitano, la “giuria dei saggi”, tutta roba che presa singolarmente farebbe scoppiare rivolte a pochi passi da qui, invece ieri c’erano 57 milioni di italioti che patteggiavano per l’una o per l’altra parte (come se realmente ancora si potesse pensare ad una divisione tra destra e sinistra), in cui una fazione, o presunta tale, alla lettura della sentenza si è messa a brindare, mentre l’altra invece si è messa a gridare allo scandalo.
Fin qui dunque, la descrizione del teatrino italico; ma tentando di dare una parvenza di serietà allo spettacolo di ieri, partiamo da una domanda: chi e cosa ha rappresentato Berlusconi?
Berlusconi è il classico italiano che nella propria biografia ha diversi buchi neri: non si sa come ha fatto ad accumulare il denaro che serviva ad iniziare la sua scalata; ad un certo punto, lo stalliere della sua villa era un mafioso dal calibro di Vito Mangano; non si capisce come sia arrivato ad intrecciare rapporti con Craxi, il quale ha dato più di una spinta alla creazione del suo potere mediatico; oscuri e misteriosi i nodi della sua “discesa in campo”, soprattutto per ciò che riguarda l’apporto decisivo dei voti siciliani recuperati da Marcello Dell’Utri. Insomma, una serie di omissis nel corso della sua vita, a cui però l’italiota presta poca attenzione, contribuendo, sia per l’odio che per le simpatie che ha suscitato, a far di Berlusconi uno dei personaggi più in vista del paese. Un personaggio poco limpido, arrivato però ai vertici della politica italiana; ma proprio da capo del governo, come mai tanti scontri con la Magistratura?
Prima di passare a questo capitolo, facciamo un ex cursus breve sul ciò che rappresenta dagli anni ’80 in poi la Magistratura italiana, la stessa che ha isolato, poco prima delle bombe del 1992, Falcone e Borsellino.
Il potere delle toghe, è il sospetto che inizia a circolare verso anche gli storici “non complottisti”, sarebbe stato usato dal 1990 come braccio da chi voleva imporre il progetto europeo nel nostro paese; la classe politica mandata già con tangentopoli, tra tutte le sue disgrazie, aveva però mostrato resistenza circa il nascente trattato di Maastricht. In particolare, Bettino Craxi definì scellerati i parametri austeri fissati nel 1993, mentre tanti altri politici non gradivano affatto l’aria germano centrica della nascente Bce; così, ecco che con tangentopoli e l’azzeramento della classe politica italiana, si è potuto comodamente piazzare a capo dei governi di allora, gente come Amato, Ciampi, Dini, poco più tardi anche Prodi, uomini indubbiamente vicini all’alta finanza ed al progetto dell’Euro.
Berlusconi in tutto questo cosa c’entra? L’ex premier, pur nel suo squallore prima rappresentato e pur tra le tante disgrazie, proprio per il suo carisma non è mai stato molto accondiscendente ai parametri europei; in più, in politica estera, ha avvicinato molto l’Italia alla Russia di Vladimir Putin, nemico numero uno dei banchieri europei, colui che ha ridato a Mosca un ruolo internazionale che va a cozzare con i “padri” della moneta unica europea.
E così, prima l’eliminazione politica, parzialmente riuscita nel 2011, che non ha impedito a Berlusconi di ritirarsi dalle scene ma ha comunque piazzato un uomo Bilderberg come Monti al governo, adesso le sentenze che fanno gridare alla “liberazione” o allo scandalo, ma che in realtà è possibile inquadrare in questo contesto storico.
L’eliminazione forzata di un uomo come Berlusconi, non avvenuta grazie a sconfitte politiche ed a colpi di orgoglio del popolo italiota, ma comandata da una Magistratura storicamente affine agli interessi di potenze straniere, non è certo un fatto che possa essere considerato un vanto per l’Italia intera, così come penoso è stato osservare ieri pomeriggio quel clima da finale mondiale di cui si accennava ad inizio articolo.
Scritto da: Mauro Indelicato – Tratto da: ilfarosulmondo.it
http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-l-italia-festeggia-ma-non-riconosce-il-suo-vero-padrone-119400227.html

COSI’ SIAMO RIPARTITI, NELLA GRECIA IN DEFAULT !

Forse quelli che si reputano “capi” e difensori dei lavoratori, quando non depositari di un sapere antico e divino, dovrebbero di quando in quando fermarsi a fare un esame di coscienza.

L’esempio di questi operai di una fabbrica greca è la prova lampante che se si vuole si può, liberi e indipendenti, senza bisogno di sindacati tanto “ inutili “ quanto inconcludenti.

Ma questo esempio è proprio ciò che non vogliono i tecnocrati ed i loro camerieri, la libera iniziativa, svincolata dal cappio politico-sindacale, deve essere tacciata di anatema e maledizione. Tornare alle professioni, produrre qualcosa di utile e pulito, crea un profondo malessere ed una altrettanto profonda amarezza.

Ma ve lo immaginate voi un mondo che ritorna alle corporazioni delle arti e mestieri?

Le corporazioni, non i sindacati, quelle che raggruppavano dal Maestro al più umile apprendista e che collaboravano tra di loro.

Si può iniziare da subito, con operazioni semplici e alla portata di tutti. 1) si riuniscano tutti coloro che lavorano nello stesso settore (artigianato, agricoltura, costruzioni, insegnamento, libere professioni o altre; 2) si diano un riferimento organizzativo e pratico ; 3) creino una Carta con gli obbiettivi della Corporazione, una sorta di catalogo di diritti e doveri; 4) si fissi il giusto compenso per le proprie prestazioni e/o prodotti …; 5) si organizzino inoltre forme di risparmio e di investimento interne alle corporazioni…

Questa proposta farà saltare sulla sedia globalizzatori, tecnocrati, maggiordomi e camerieri vari, e popolino ancora “ incantato “ dalle sirene ideologiche e partitiche, non ci si libera dalle catene continuando a dare ascolto a chi, quelle catene, ce le ha strette  intorno e chiuse con il lucchetto a doppia mandata, ma una cosa è certa: la verità a volte è una cosa che puzza, ma occorre avere la forza e il coraggio di ficcarci dentro le mani per guardarla in faccia.

Claudio Marconi

 Dall’edilizia ai detersivi naturali. La Vio.me di Salonicco ha riconvertito la produzione e prova a ripartire dall’autogestione. Parla un lavoratore

A febbraio scorso i lavoratori della azienda di materiali edili Vio.Me di Salonicco, senza stipendio da maggio del 2011, hanno rimesso in moto la loro fabbrica avviando la produzione autogestita di detersivi naturali. Con questo slogan: «Voi non potete, ma noi possiamo». Da subito è stata lanciata una campagna di solidarietà per chiedere al governo greco la legalizzazione di quest’impresa. In Francia Makis Anagnostou, membro dell’assemblea generale degli operai della Vio.Me, ha incontrato i lavoratori e le lavoratrici della Fralib di Gémenos (vicino a Marsiglia), la filiale francese del gruppo agroalimentare Unilever che è rinata producendo thé e infusioni grazie all’iniziativa degli ex dipendenti, dopo che la compagnia ha chiuso i battenti nel 2011. Anche Fralib, come Vio.me, si batte per il riconoscimento legale della propria attività.

La direzione della Vio.Me ha abbandonato la fabbrica a maggio del 2011 lasciando a spasso tutti i dipendenti. Dopo una grande mobilitazione, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone a Salonicco e dintorni, gli operai hanno rilanciato la produzione autogestita il 12 febbraio del 2013. Cosa è successo nell’arco di questi due anni?

Per prima cosa, quando Vio.Me ha deciso di chiudere l’attività nonostante non fosse affatto sull’orlo della bancarotta, abbiamo cominciato a batterci per reclamare i salari arretrati e i nostri posti di lavoro. Poi, a luglio del 2011, il sindacato di fabbrica – nato nel 2006 e indipendente dalla Gsee, la Confederazione generale dei lavoratori greci, e dal Pame, il fronte sindacale di ispirazione comunista – si è trasformato in assemblea e ha votato quasi all’unanimità (97%) l’occupazione dello stabilimento confiscando le macchine e i prodotti. A quel punto abbiamo cominciato a immaginare soluzioni alternative. Riciclando i materiali di scarto siamo riusciti a raccogliere un po’ di soldi che ci sono serviti nei mesi successivi per autofinanziarci. Da subito abbiamo creato una cassa di sciopero e abbiamo anche ricevuto una marea di aiuti alimentari, tanto che ogni giorno tornavamo a casa con due buste della spesa piene di cose da mangiare. Me lo ricordo come un momento magico, perché è riuscito a risollevarci il morale. Nel frattempo abbiamo iniziato a considerare l’ipotesi dell’autogestione, sperando nel supporto del governo e delle amministrazioni locali, ma è stata una perdita di tempo, e qualche mese dopo ci siamo costituiti in cooperativa. L’idea era semplice ed è diventata il nostro slogan: se loro, i padroni, non possono, noi operai invece possiamo. Nonostante tutto un anno fa eravamo molto demoralizzati perché non eravamo sicuri di potercela fare da soli, in 38, e in più illegalmente. E invece il supporto del Comitato locale di solidarietà, composto per lo più da attivisti della sinistra radicale o di orientamento anarchico, ci ha fatto intravedere la possibilità di andare avanti anche da soli e immaginare una produzione diversa che non fosse tossica, ma naturale.

Parliamo della riconversione. Per quale motivo avete deciso di passare dalla produzione di materiali da costruzione alla produzione di detersivi naturali? E in che misura oggi si produce in modo diverso rispetto a ieri?

Non produciamo più la stessa cosa per ragioni di sostenibilità economica e soprattutto ecologica. I nostri detersivi – saponi, ammorbidenti, detergenti per i vetri – costano poco, sono pensati per le famiglie greche al tempo della crisi, e non contengono additivi chimici ma solo componenti naturali. Diciamo che trasformare un’impresa chimica e inquinante in una fabbrica attenta all’ambiente per noi è stato anche un modo per ripagare un debito alla società. Ora il lavoro e la cooperativa sono gestiti collettivamente. Facciamo assemblee tutti i giorni e ogni mattina decidiamo chi fa cosa assegnandoci ciascuno una postazione diversa, a rotazione. Nessuno dà gli ordini e ci trattiamo tutti allo stesso modo, sia a livello di stipendi – purtroppo ancora molto bassi – sia a livello di decisioni. Abbiamo stabilito infatti che ogni lavoratore è membro della cooperativa e che ogni membro della cooperativa deve essere un lavoratore, cioè le quote dei membri non possono essere cedute né rivendute. È un modo per garantire la democrazia diretta.

In questo regime di illegalità come riuscite a comprare le materie prime e a rivendere i prodotti?

Sfacciatamente, direi. Per acquistare non abbiamo problemi, perché paghiamo subito e in contanti, e oggi in Grecia se hai disponibilità di soldi liquidi puoi comprare tutto quello che vuoi. Però noi non diciamo che vendiamo i nostri detersivi, ma che li «distribuiamo» nei circuiti di un’economia solidale. La distribuzione è possibile grazie a una rete militante che si è creata fin da subito intorno alla nostra iniziativa e che sorprendentemente finora ha funzionato molto bene. La gente compra in fabbrica o presso i rivenditori che ci sostengono. Per ora siamo distribuiti a livello regionale e stiamo provando a raggiungere il Peloponnes e la Germania, dove ci è stato chiesto di inviare un camion di prodotti da far circolare nei negozi del commercio equo. Abbiamo inventato il nostro slogan: «Date una bella pulita…con la solidarietà!» Se questo sistema riesce a dare i suoi frutti in un contesto di illegalità, chissà che cosa potremmo fare se fosse legale.

A proposito di solidarietà. Qual è il senso dell’appello alla mobilitazione che avete indetto per il 26 giugno ?

Il 26 giugno eravamo in piazza per dire a tutti che produciamo illegalmente. Per dire che fabbrichiamo prodotti naturali e economici e che questo per il governo greco è illegale. Insieme al Comitato di solidarietà alla lotta di Vio.me abbiamo pensato che dichiarare apertamente la nostra condizione potesse essere un’arma per fare pressione sul governo in vista della legalizzazione, e anche un modo per prevenire eventuali azioni di repressione da parte delle forze dell’ordine. Finora non è successo ancora niente. La polizia è soltanto venuta a trovarci con la scusa di fare un sopralluogo, ma senza far nulla. Se dovessero tornare saremmo pronti ad accoglierli come si deve, ma ovviamente non è quello che ci auguriamo. Perciò per ora abbiamo scelto un’altra strada e fatto appello a tutti i comitati di sostegno alla nostra iniziativa, in Grecia e all’estero, suggerendo di organizzare sit-in e manifestazioni per chiedere al governo greco che la cooperativa venga riconosciuta legalmente. La questione della legalità è fondamentale per le conseguenze economiche che comporta. Se vogliamo andare avanti, non possiamo prescindere da questo aspetto.

Qual è il ruolo del Comitato di solidarietà di Salonicco e come è nato?

È nato intorno alla fabbrica, nel momento in cui abbiamo cominciato a contattare associazioni e gruppi di attivisti chiedendo aiuto pratico e supporto logistico e politico. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta da parte delle forze politiche governative, dai sindacati e spesso nemmeno dalle organizzazioni della sinistra; in compenso abbiamo avuto il sostegno dei militanti e dei collettivi di base. Sono stati loro a mettere in moto la macchina della solidarietà, che ha fatto conoscere la nostra lotta dappertutto, in Egitto, in Danimarca, in Australia. E sono stati loro i nostri principali interlocutori in tutti questi mesi di preparazione dell’autogestione.

E adesso come pensate di andare avanti?

C’è ancora parecchia strada da fare e mille cose da migliorare: ridurre i costi di produzione, espandere la rete della distribuzione, crescere. Per ora abbiamo dimostrato che sappiamo essere più ecologici dei padroni, ma c’è ancora molto da sperimentare per riuscire a fabbricare colla, malta e altri materiali da costruzione naturali. Speriamo anche di moltiplicarci. In Grecia sono già in corso alcune esperienze importanti di autogestione. Penso alla Sekap tabacchi di Zante, o alla Heracles di Evia, che fabbrica cemento. Noi ci aspettiamo che di esperienze del genere ce ne siamo sempre di più. Qui a Salonicco, per esempio, la produzione industriale si è ridotta del 50%, come pure in molte altre regioni. L’area delle fabbriche è piena di stabilimenti fantasma che sono stati abbandonati e di operai a spasso; e anche quelli che hanno la fortuna di lavorare spesso non hanno la fortuna di essere pagati. L’autogestione può servire a invertire la rotta. Non credo che ci sia niente di pionieristico o innovativo in quello che stiamo facendo. Le nostre rivendicazioni e i nostri strumenti di lotta hanno radici profonde nella storia del movimento operaio. Anzi forse l’occupazione delle fabbriche è la prima cosa a cui pensano naturalmente i lavoratori licenziati in un periodo di crisi. Alcuni di noi all’inizio non erano nemmeno particolarmente di sinistra – oggi invece quelli più a destra votano Syriza – ma erano pronti lo stesso a battersi contro l’azienda per il trattamento che ci ha riservato. Per questo mi auguro che l’autogestione operaia possa fare da traino, cioè che possa funzionare proprio come la ruota di un ingranaggio – è questo il simbolo che abbiamo scelto per il nostro logo- che muovendosi rimette in moto l’intero meccanismo della società. Sperando che siano sempre di più quelli che possono seguire il nostro esempio.

Fonte: ilmanifesto – Scritto da: Jamila Mascat

Tratto da: controlacrisi.org

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-cosi-siamo-ripartiti-nella-grecia-in-default-119423412.html

PRO MEMORIA ….. PER I PIU’ DISTRATTI …..

veramente un ottimo promemoria, una sintesi di chi sono i veri nemici della salute e del benessere degli italiani.

Ma “fortunatamente” ci pensa il mainstream a distrarci e  fornirci falsi capri espiatori della nostra disfatta….

Lo stesso George Soros che da bravo filantropo, gode di infiniti estimatori nella società civile italiota e che si immolano (a pagamento) per le sue cause per la democrazia, come la sua Open SOciety, aperta al saccheggio dei filantropi di Wall Street. La sua open society finanzia tante ongs, si riconoscono per quanto si impegnano a starnazzare contro il dittatore che massacra il suo popolo, guardacaso nei paesi ostili a Washington. Ultima in ordine di tempo, la Russia di Putin, costui reo di aver impedito alle ONGS di ricevere i soldi dal loro padrone. Ah si si certo, loro lottano per la gloria….

 PRO MEMORIA ….. PER I PIU’ DISTRATTI …..

 Sarebbe opportuno che tutti  gli uomini liberi, coloro che non sono presi dal virus delle ideologie o dalla sindrome di Piazzale Loreto ( per questi non vi è speranza) facessero una analisi degli ultimi 40 anni di storia italiana.

Il voler qualificare la magistratura come elemento della gioiosa macchina da guerra degli (ex) comunisti è quantomeno errato e superficiale.

Negli anni ’70 individui come Violante, Caselli, De Ambrosio, Villa ed altri costruirono le loro carriere sulla pelle di chi combatteva il Sistema a loro organico, spedendo decine di innocenti in galera pur d’avere le prime pagine dei quotidiani. Dopo quel periodo fu sempre la magistratura meneghina che si trasformò nel braccio armato del golpe del Britannia, il panfilo della regina Elisabetta in rotta lungo le coste tirreniche, dalle acque di Civitavecchia e quelle dell’Argentario.

A guidare la nostra delegazione – raccontano in modo scarno le cronache dell’epoca – fu Mario Draghi, che ai «signori della City» illustra per filo e per segno il maxi programma di dismissioni da parte dello Stato e di privatizzazioni. Un vero e proprio smantellamento dello Stato imprenditore.

Guarda caso, tra gli invitati “eccellenti” del Britannia fa capolino George Soros, super finanziere d’assalto di origini ungheresi ma yankee d’adozione, a capo del Quantum Fund e protagonista di una incredibile serie di crac provocati in svariate nazioni nel mirino degli Usa, potendo contare su smisurate liquidità, secondo alcune fonti di origine anche colombiana. E guarda caso, per l’Italia sarà settembre nero, anzi nerissimo, con una svalutazione del 30 per cento che costringerà l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi (direttore generale Lamberto Dini) a prosciugare le risorse della banca centrale (quasi 50 miliardi di dollari) per fronteggiare il maxi attacco speculativo nei confronti della lira. A infilarci pesantemente uno zampino anche Moody’s, l’agenzia di rating che declassò i nostri Bot.

Il segnale più che significativo arriva con lo sbarco del neo ambasciatore Reginald Bartholomew, che dopo qualche mese di acclimatamento tra i salotti romani dichiara: «continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera agli investimenti esteri». Dopo cinque anni – dimessi i panni dell’ambasciatore – Bartholomew viene nominato presidente della Merryl Linch Italia, uno dei colossi finanziari made in Usa. Quando la politica & la finanza vanno a braccetto. Detto, fatto, comunque. Le direttive di mr. Reginald sono state seguite a puntino nel corso degli anni ’90. Dalle maxi privatizzazioni targate Telecom (23 mila miliardi) ed Enel (32 mila), passando attraverso un mare di aziende sparse un po’ in tutti i settori, a cominciare dall’agroalimentare che viene letteralmente dato in pasto, è il caso di dirlo, ai big olandesi, inglesi o a stelle e strisce. Arriviamo nel 2000. L’altro colosso di Stato, l’Eni, è già in avanzata fase di privatizzazione. Manca solo il ramo “immobili”, la ciliegina finale. Ad acquisirne la fetta più grossa, per circa 3000 miliardi delle vecchie lire, è un altro colosso dell’intermediazione finanziaria Usa, Goldman Sachs, tramite il suo dinamicissimo fondo Whitehall, che così entra in possesso – per fare un solo esempio – dell’ex area Eni di San Donato Milanese, 300 mila metri quadrati superappetibili, dove potrebbero essere trasferiti gli storici locali Rai di corso Sempione. Goldman Sachs, comunque, non si ferma qui, e fa incetta di altri immobili, come quelli della Fondazione Cariplo (e poi, con un altro big Usa, Morgan Stanely, sui patrimoni mattonari di Unim, Ras e Toro).

Altro acchiappatutto, il gruppo Carlyle, che ha fatto incetta di immobili anche a Napoli (tra gli azionisti principali, le famiglie Bush e Bin Laden). Secondo le ultime statistiche di fonte Sole 24 Ore (“Scenari Immobiliari”) i gruppi esteri ormai sopravanzano quelli nostrani, 11 mila contro 15 mila miliardi di vecchie lire di patrimonio ex-pubblico: tra i privati nazionali spiccano Ipi (Danilo Coppola), Pirelli Real Estate (Tronchetti Provera), Risanamento (Zunino), Statuto, Ligresti, ovvero la crema mattonara di casa nostra.

E vi fu una strategia ad orologeria. Antonio Di Pietro, colui che ha sempre avuto più dimestichezza con le manette ed i regali ricevuti che con i congiuntivi, divenne sotto l’egida dei suoi superiori magistrati, l’esempio della lotta alla corruzione: è la nascita di “mani pulite”, la genesi di una fantomatica “Mani Pulite International”, ovvero “Transparency International”, che nata dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 per iniziativa del principe Filippo di Edimburgo avrebbe trovato adepti in mezza Europa. La Banca Mondiale –fu sua principale ispiratrice.

A quanto pare fu proprio George Soros il grande burattinaio dell’organizzazione, che attraverso suoi fedelissimi, avrebbe provocato maxi crac nelle economie di mezzo mondo. Del resto, il suo Quantum Fund è una diretta emanazione del gruppo Rothschild. Un solo esempio? Richard Katz, ex direttore della Rotschild Italia e allo stesso tempo membro del comitato esecutivo del Quantum Fund di Soros. Registrato nel paradiso fiscale delle Antille olandesi, nel suo consiglio d’amministrazione fanno capolino alcuni nomi di un certo peso: come quello di Isidoro Alberini, storico agente di cambio alla Borsa di Milano, Nils Taube (socio dei Rotschild nella finanziaria St.James Place Capital), Amebee de Moustier (della Ifa Banque di Parigi), Edgar de Picciotto. Quest’ultimo è al vertice della UBP (Union Bancarie Privée) di Ginevra, terza banca svizzera, uno dei cui soci, Edmund Safra, è stato coinvolto in un’inchiesta della Dea americana per riciclaggio dei narcodollari colombiani.

Vince la finanza anglo israeliana, massonica e laica (si fa per dire), perde la finanza cattolica e in specie la massoneria Opus Dei. Vincono anche coloro che 13 anni prima hanno avviato la bancarotta italiana, assassinato la politica e fatto trionfare un’economia in gran parte straniera di rapina e per il resto quella che impesta l’aria di questi tempi. La posta in gioco? Tra le altre il famigerato Partito Democratico filoclintoniano, filoisraeliano, filobilderberghiano, massonico, di Rutelli, Veltroni e aggregati vari».

La magistratura fu la testa di ponte delle mafie massoniche per distruggere i nemici politici di questa nuova Italia pulita.

Da allora i magistrati capirono che potevano divenire autonomi, non più strumenti delle ideologie e dei partiti e delle mafie, ma loro stessi centro di potere politico/economico.

E tali ora sono.

Non facciamo l’errore delle Brigate Rosse che volevano colpire “il cuore dello Stato”: questo Stato non ha un cuore, ma tanti stomaci: Banca Mondiale, Logge, EU, Vaticano Spa, USA, Entità sionista, Equitalia…Magistratura!

Tanti nemici coalizzati contro il popolo italiano…che non lo capisce è anch’esso un nemico e come tale va trattato.

Francesco Torriglia

http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-pro-memoria-per-i-piu-distratti-119421890.html

Crocetta: il Muos? Uno strumento di “pace”.

“Le parole sono pietre”, diceva Carlo Levi. Pesano. Per questo bisogna usarle bene. Leggete insieme a noi cosa risponde, a proposito del Muos di Niscemi, il presidente della Regione siciliana,Rosario Crocetta, al quotidiano on line “La voce di New York”.

 Il giornale gli chiede: “Qual è la verità, gli americani dettano legge, o c’è un’altra lettura?”.

 Risposta di Crocetta: “Mi sembra disonesta questa accusa degli attivisti intransigenti, i No Muos, alcuni No Global, parte degli anarco-insurrezionalisti ed esponenti degli ambienti mafiosi. In questa vicenda non ho fatto né l’antiamericano, né il filoamericano, sono stato un uomo delle istituzioni. L’Italia ha un accordo politico-militare con gli Stati Uniti che hanno contribuito alla libertà del nostro Paese e non dobbiamo dimenticarlo”.

 Dunque, secondo il nostro presidente della Regione, i militari americani, che stanno costruendo il Muos in casa nostra, a Niscemi, sulle nostre teste, non dettano legge, non si stanno facendo i cavoli loro. A pensare che i militari americani “dettano legge” in Sicilia sono gli “attivisti intransigenti, i No Muos, alcuni No Global, parte degli anarco-insurrezionalisti ed esponenti degli ambienti mafiosi”.

 Chissà cosa pensa delle parole pronunciate dal governatore Crocetta il Sindaco di Palermo,Leoluca Orlando, che ieri ha annunciato la partecipazione della sua amministrazione comunale – e quindi di tutta la città, che, alla fine, è la Capitale della Sicilia – alla manifestazione di venerdì prossimo, 9 agosto. Chissà cosa pensano di queste parole il Sindaco di Modica, il Sindaco di Ragusa, il Sindaco di Caltagirone e, in generale, tutti gli amministratori pubblici che fra tre giorni sfileranno per dire “No” al Muos.

 Chissà cosa penseranno le migliaia di siciliani che prenderanno parte alla manifestazione. Certo non deve essere bello essere associati agli “esponenti degli ambienti mafiosi” solo perché si prende parte a una grande manifestazione popolare contro quella che, infondo, non è altro che la nuova militarizzazione della Sicilia dopo i missili Cruise. Chissà cosa avrebbe pensato di Crocetta Pio La Torre.

 Insomma, ecco la nuova equazione di primo grado antimafia: chi non segue Crocetta e il suo neo-americanismo si ritrova

 accanto agli “esponenti degli ambienti mafiosi”.

 I lettori diranno: possibile che Crocetta abbia pronunciato queste parole? Se non ci credete, andate sul sito de “La Voce di New York” e leggete. Leggere per credere.

 In questa ‘bella’ intervista il presidente della Regione, Crocetta, bontà sua, ci spiega anche che il Muos è una cosa buona e giusta. Il Muos, ci dice il governatore, è il frutto di un accordo tra Italia e America. Ma va! Noi, infatti, non ci avevamo fatto caso… “Nell’ambito di quell’accordo – ci spiega sempre Crocetta, che per questa frase ‘rischia’ di essere candidato al premio Nobel per la pace – è stato deciso di creare un’installazione satellitare che serve a garantire meglio la difesa dell’Occidente. Cioè la pace”.

 Ullallà, che notizia, ragazzi: il Muos non è uno strumento di guerra, non serve per individuare gli obiettivi e colpirli al millimetro, da migliaia di chilometri di distanza, con l’ausilio dei satelliti: al contrario, ci dice il presidente della Regione siciliana, è uno strumento di pace…

 Che gioia sapere che chi rappresenta la Sicilia, l’Autonomia siciliana pensa queste cose…

 Insomma, il presidente Crocetta sta con gli americani. E la Sicilia? E la salute dei siciliani? E l’Autonomia siciliana?

 Crocetta ci regala anche un altro passaggio di esegesi storica: “L’Italia – dichiara sempre il governatore della Sicilia – ha un accordo

 lucky luciano 2

politico-militare con gli Stati Uniti che hanno contribuito alla libertà del nostro Paese e non dobbiamo dimenticarlo”.

 Già, lo sbarco in Sicilia di 70 anni fa. Quello organizzato anche da Lucky Luciano. Anno ‘magico’ 1943. Quando la mafia, che non aveva mai mollato la Sicilia, se la riprende del tutto. “Non dobbiamo dimenticarlo”, aggiungiamo noi, citando, anche se con riflessioni opposte, il presidente Crocetta…

 Palermo, anche la ‘Capitale’ al fianco dei No Muos. Scoppiano i nuovi Vespri?

 http://www.linksicilia.it/2013/08/crocetta-il-muos-uno-strumento-di-pace/#comment-102827

 

 

BLOCCHI E RESISTENZA… ANCORA LOTTA NO TAV ORE 21 PRESIDIO CHIANOCCO

http://www.notav.info/senza-categoria/blocchi-e-resistenza-ancora-lotta-no-tav-ore-21-presidio-chianocco-guarda-video/

vernettoCome era stato annunciato la settimana di lotta no tav è iniziata e già subito arrivano i primi frutti. Da ieri sera sono stati intercettati numerosi convogli sospetti fino ad arrivare ad oggi pomeriggio martedì 6 agosto quando a Chianocco sono spuntati due trasporti eccezzionali seguiti da una autobotte carica di cemento in polvere diretta all’impianto di betonaggio del cantiere. Immediata la risposta della vedette no tav e dei presidianti che hanno deciso di bloccare la strade e fermare i convogli. Dopo poco sono intervenuti così centinaia di poliziotti e carabinieri in assetto anti sommossa che hanno caricato i blocchi e isolato nell’area del presidio una ventina di no tav. Il tam tam in rete è così iniziato e centinaia di no tav hanno immediatamente raggiunto il presidio. La polizia ha poi così deciso di portare i fermati tra i quali anche Nicoletta Dosio proprietaria della Credenza in questura per visionare i filamti dei blocchi e decidere se trasformare in arresti i fermi o meno. Immediata la risposta del movimento che ha resistito ponendosi davanti ai mezzi della polizia e cercando di impedire che i no tav fossero portati via. Con spintoni e manganellate i reparti hanno così fatto largo alle camionette che a sirene spiegate sono sfrecciate via attraverso l’autostrada. Le mobilitazioni sono dunque in rilancio continuo con un primo appuntamento per questa sera alle ore 21 sempre al presidio di Chianocco, all’uscita della autostrada a32.

NoTav: ancora una settimana

http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/8626-notav-ancora-una-settimana

donnenotavE’ lunedì 5 agosto e da questa mattina la valle di Susa è militarizzata. Ingenti quantitativi di forze di polizia presidiano il territorio. Posti di blocco o check point che siano filtrano controllano il traffico da Torino a Chiomonte, sede del cantiere per il tunnel geognostico tav Torino Lione. Ancora oggi alcuni pezzi della famosa talpa lì diretti sono passati. Per tutta la giornata il movimento no tav ha provato ad intercettare   i convogli percorrendo la valle, attivando vedette, improvvisando blocchi. Alle 19 con una assemblea autoconvocata a Chianocco si è deciso di iniziare un blocco della autostrada A32 Torino Bardonecchia intercettando così alcuni convogli sospetti. Ad ora nessun riscontro è certo ma crediamo che questa sia la strada da percorrere. Organizzare posti di avvistamento, mobilitarsi e dare dei punti certi in cui ogni no tav può partecipare, portare informazioni e ricevere notizie, confrontarsi e quindi lottare, non da solo ma come sempre in tanti. Pensiamo dunque che non tutti i pezzi della talpa abbiano raggiunto il cantiere e che quindi, come sempre si possa lottare, combattere questa devastazione che vuole avanzare e questo continuo spreco-furto di denaro pubblico.

 Inizia dunque questa settimana di mobilitazione consapevoli delle difficoltà e delle continue energie che questo movimento di lotta chiede a tutti. Diamo alcune indicazioni utili per mobilitarsi, aiutare e sostenere la resistenza:

 – PUNTO DI INCONTRO PERMANENTE CHIANOCCO LOCALITA’ VERNETTO PRESSO LO SVINCOLO AUTOSTRADALE

 – NUMERO DI TELEFONO PRESIDIO PER FORNIRE INFORMAZIONI 3314161805

 – NUMERO DI TELEFONO PER PARTECIPARE AI TURNI PER GLI AVVISTAMENTI 3393919606

 – MARTEDI’ 6 AGOSTO ORE 21 PRESIDIO DI CHIANOCCO ASSEMBLEA DI VERIFICA DEL PERCORSO DI LOTTA

  Importantissimo in questa fase è il contributo di chi avvista, verifica e  monitora gli ingressi in valle di truppe, mezzi e convogli. Senza questo lavoro il contributo di chi invece è pronto a bloccare, lottare sul territorio e magari con generosità presidia durante tutta la giornata, può risultare nullo. Servono dunque organizzazione e ragionamenti per contrastare questa infima macchina di distruzione. In ogni caso il percorso di lotta sarà rivalutato con costanza e tranquillità partendo da domani sera martedì 6 agosto per non sprecare energie e fare inutili errori dando la possibilità a tutti di discutere e portare contributi utili alla lotta. Invitiamo quindi ancora una volta tutti a mobilitarsi, a partecipare e a dare il proprio contributo.

 Buona lotta no tav a tutti!

Comunicato in merito ai fermi di quest’oggi in Val di Susa

http://www.partecipazione.eu/comunicato-in-merito-agli-arresti-di-questoggi-in-val-di-susa/

Apprendiamo in questo istante dalla diretta interessata che poche ore fa, durante un sit-in di protesta in Val di Susa, una ventina di manifestanti è stata prelevata da agenti della Polizia di Stato in tenuta antisommossa, per essere trasportata, a bordo dei blindati, alla Questura di Torino.

Tra di loro, una nostra associata, Nicoletta Dosio, di anni 67.

L’Associazione culturale “Partecipazione” denuncia questa ennesima azione repressiva ai danni di una popolazione che non ha alcuna possibilità di veder accolte le proprie istanze e le proprie proteste, fatta oggetto di una vera e propria persecuzione politica e mediatica.

Esprimiamo inoltre preoccupazione per le condizioni fisiche di Nicoletta e di tutti gli altri compagni in stato di fermo.

Associazione culturale Partecipazione

ascolto-condivisione-azione

l’audio della telefonata a Nicolettahttp://www.youtube.com/watch?v=pzuKY_nCqnI&list=HL1375814462

Monsanto, l’esercito e il governo uniti per eliminare gli attivisti e gli scienziati anti-OGM

Un nuovo scioccante rapporto investigativo dal più grande quotidiano in Germania sostiene che la Monsanto, l’esercito americano e il governo degli Stati Uniti hanno agito in collusione per rintracciare e distruggere entrambi attivisti anti-OGM e scienziati indipendenti che studiano gli effetti negativi di alimenti geneticamente modificati.

 Il rapporto intitolato “The Sinister Monsanto Gruppo: ‘Agent Orange’ di mais geneticamente modificato“, ha descritto una ‘nuova guerra cibernetica conio’ scatenata contro sia eco-attivisti e scienziati indipendenti dai sostenitori ed ex dipendenti della Monsanto, che sono descritti come “operativamente potenti assistenti” e che hanno preso a volte alte cariche rango nell’amministrazione Usa, autorità di regolamentazione, e alcuni dei quali hanno profonde connessioni all’interno dello stabilimento industriale militare, compresa la CIA.

 “Grazie al Snowden e Wikileaks, il mondo ha una nuova idea di come questi amici e partner operano in cui potere e denaro sono interessati. La piattaforma di whistle-blowing ha pubblicato dispacci dell’ambasciata due anni fa, che comprendeva anche dettagli sulla Monsanto l’ingegneria genetica”.

 “Gli Stati Uniti si augura che i negoziati avviati questa settimana per un accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e l’Unione europea aprirà anche i mercati per l’ingegneria genetica”.

 Gli americani vogliono utilizzare l’accordo di libero scambio per aprire il mercato degli OGM europea. I negoziati saranno dettagliati. Tenacità governerà il giorno.

 Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha quindi nominato Islam Siddiqui come capo negoziatore per l’agricoltura. Ha lavorato per molti anni per il ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti in qualità di esperto. Tuttavia, quasi nessuno in Europa lo sa: Dal 2001 al 2008, ha rappresentato CropLife America come un lobbista registrato.

 CropLife America è una importante associazione di settore negli Stati Uniti, che rappresenta gli interessi dei produttori di tecnologia di pesticidi e di gene – tra cui, naturalmente, la Monsanto. “In realtà, l’Unione europea non può accettare un tale capo negoziatore a causa di pregiudizi”, dice Manfred Häusling, che rappresenta il Partito dei Verdi al Parlamento UE.

 Fonte originale: realnews24.com / Fonte: facebook / Fonte:informatitalia.blogspot.co.uk

 http://www.ecplanet.com/node/3950

L’Australia tassa i conti superiori ai 250 mila dollari australiani

Dollaro
            australianoSoldi per finanziare fondo di salvaguardia contro crac dell’istituto di riferimento. Interessati conti sopra 250 mila dollari.

Si crea un pericoloso precedente. D’ora in avanti aprire un conto corrente in Australia vorrà dire in molti casi contribuire con i propri risparmi al finanziamento di un fondo per salvare la banca.

Con una tassa dello 0,05% imposta sui conti superiori ai 250 mila dollari australiani (168.600 euro circa) a partire da gennaio 2016, il paese intende finanziare un fondo di salvaguardia contro l’eventuale collasso dell’istituto di riferimento.

La decisione, riportata dalla Bbc, crea un pericoloso precedente e anche se in teoria verrà imposta sugli istituti e non sui correntisti, le banche hanno già avvertito che i costi potrebbero essere trasferiti sui clienti.

Il governo aveva avvisato che il rallentamento della crescita e un deficit fiscale in ampliamento, più del previsto, avrebbero potuto portare a misure drastiche.

Nel suo comunicato, il capo del Tesoro Chris Bowen ha fatto sapere che il governo prevede un deficit di $30 miliardi di dollari ($26,7 miliardi di dollari Usa) nell’esercizio fiscale attuale. La stima precedente era di 18 miliardi.

Fonte: wallstreetitalia.com