Grecia mette all’asta le case pignorate, scoppiano scontri

sarà una fake news dei “fassisti populisti”

ATENE (WSI) – E’ diventato uno scontro tra componenti del partito al governo Syriza ed ex ministri fuoriusciti quello avvenuto in tribunale ad Atene durante la prima giornata della vendita all’asta della case dei greci morosi nei confronti delle banche.
 
Condizione chiave del terzo piano di salvataggio internazionale della Grecia, le aste di pignoramento sono state ripetutamente interrotte dagli attivisti di sinistra che avrebbero fatto irruzione nell’aula del tribunale ateniese per fermare quelli che reputano provvedimenti ingiusti che prendono di mira soprattutto le categorie sociali più povere.
Tra i manifestanti anche Panagiotis Lafazanis, ex ministro nel primo governo Tsipras e oggi il capo del Partito di Unione popolare, insieme a membri del sindacato Pame, legato al Partito comunista greco Kke. La polizia è dovuta intervenire in tenuta antisommosa anche usando lacrimogeni e alcune persone sono rimaste ferite negli scontri.
Due anni fa quando era salito al governo il primo ministro Alexis Tsipras aveva promesso di proteggere le prime case dal pignoramento ma la Troika per salvare il paese dalla grave recessione impose le sue misure di austerity tra cui rimettere gli immobili posti a garanzia del mutuo, anche la prima casa, nel mercato immobiliare nel più breve tempo possibile. Con la firma di un un nuovo piano di salvataggio Atene non riuscita a mantenere la sue promesse e proteggere le prime abitazioni delle persone. La recessione ha investito il paese provocata proprio dalle misure di austerity che hanno tagliato i posti di lavoro e bloccato gli investimenti delle imprese.
 
Oggi il governo greco auspica di iniziare i colloqui con i creditori per l’uscita dal piano di salvataggio del prossimo anno
30 novembre 2017, di Alessandra Caparello

Manifestanti si scontrano con la polizia greca nell’aula di tribunale dove si svolgono le aste per le case pignorate

Grecia proteste case pignorate
ssh il silenzio è calato sulla Grecia. La sorte dei cittadini della Grecia non interessa più, o meglio, NON deve interessare, l’importante è che grazie al kompagno Tsipras il “ribelle antitroika” i “populisti” , quelli sbagliati, sono stati “contenuti”.
Però i mercati hanno riammesso la Grecia i loro bonds…..BRAVO kompagno, i banchieri ti perdonano…Hai pure mandato i poliziotti a caricare la gente che hai lasciato AL FREDDO.  Gli attivisti di sinistra aiutano queste persone vittime, sono in cerca di verginità? All’epoca delle elezioni il contrasto era diretto ai “nemici” di Syriza

Caos e scontri in un tribunale di Atene, nel primo giorno della messa all’asta di prime case di proprietari morosi nei confronti di banche, dopo che attivisti del movimento “Non pago” sono entrati nell’aula cercando di bloccare l’operazione.
La polizia in tenuta antisommossa è intervenuta e ha usato gas lacrimogeni all’interno dell’edificio per disperdere i dimostranti e impedire loro di entrare nell’aula del tribunale.
Tra i manifestanti – riferisce l’agenzia ufficiale greca Ana-Mpe – c’era anche il capo del Partito di Unione popolare Panagiotis Lafazanis (ex ministro nel primo governo Tsipras) e membri del sindacato Pame, legato al Partito comunista greco Kke. Alcune persone sono rimaste ferite negli scontri. Insomma è stato uno scontro tra componenti di Syriza al governo ed ex ministri fuoriusciti dal partito di sinistra radicale.
La polizia greca ha usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti da un’aula del tribunale di Atene dove hanno cercato di fermare decine di aste di prime case di proprietari morosi nei confronti di istituti di credito.
Le aste di pignoramento sono una condizione chiave del terzo piano di salvataggio internazionale del paese mediterraneo, ma sono state ripetutamente interrotte dagli attivisti di sinistra per i quali si tratterebbe di provvedimenti ingiusti che prendono di mira soprattutto le categorie sociali più povere.
Un filmato televisivo trasmesso dalle tv greche ha mostrato manifestanti che lanciavano oggetti alla polizia in un corridoio pieno di fumo mentre la polizia li spingeva indietro. I notai, che gestiscono le aste, li hanno boicottati a causa di problemi di sicurezza, ma sono tornati a lavorare solo oggi dopo che il governo di sinistra ha detto che avrebbe migliorato il processo e aumentato la sicurezza.
 
La Grecia ha anche accettato di utilizzare le cosiddette aste elettroniche che sono iniziate sempre oggi dopo essere state respinte di due mesi. Il governo del primo ministro Alexis Tsipras è salito al potere due anni fa con la promessa di proteggere le prime case dal pignoramento e di cancellare le riforme impopolari e l’austerità. I creditori avevano invece chiesto che gli immobili posti a garanzia del mutuo, anche la prima casa, tornassero nel mercato immobiliare nel più breve tempo possibile.
 
Atene successivamente ha firmato un nuovo piano di salvataggio e ha acconsentito a stringere di più la cintura con nuove misure di austerità, sebbene si sia impegnata a proteggere le prime abitazioni delle persone. Promessa poi delusa nel prosieguo delle trattative con i creditori.
Tuttavia, le banche greche sono gravate da centinaia di miliardi di crediti in sofferenza dopo anni di crisi finanziaria, principalmente a causa dell’incapacità delle persone di rimborsare i mutui. Una recessione provocata dalle misure di austerity che hanno tagliato i posti di lavoro e bloccato gli investimenti delle imprese.
 
I prestiti in sofferenza sono in cima all’agenda dei colloqui della Grecia con i suoi creditori. Attualmente i creditori stanno esaminando i progressi della Grecia in materia di energia, lavoro e riforme del settore pubblico, riforme concordate nell’ambito del terzo piano di salvataggio internazionale che vale 86 miliardi.
 
Atene vuole accelerare l’attuazione di alcune riforme concordate per concludere presto la sua operazione di salvataggio. Il governo greco spera di iniziare i colloqui con i creditori sui termini dell’uscita dal piano di salvataggio del prossimo anno e su un’ulteriore riduzione del debito che viaggia al 180% del Pil, una richiesta greca di vecchia data ma che è rimasta inascoltata soprattutto dall’intransigenza tedesca.
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L’Espresso vs Diego Fusaro

Lespresso-vs-Diego-Fusaro-copertinaIl settimanale L’Espresso ha recentemente dileggiato Diego Fusaro dandogli del filosofo da talk show. Abbiamo simpaticamente deciso di rispondere agli amici di De Benedetti.
Era purtroppo inevitabile. Dalle parti di La Repubblica e L’Espresso hanno una specie di preoccupante coazione a ripetere: non essendo abbastanza obiettivi da schifarsi l’un l’altro, quando si incontrano durante le riunioni di redazione, si compiacciono di spalmare il fango che li lorda sul volto altrui. Ciò non stupisce. Chi non ha niente da dire e, quando parla, non è in grado di articolare alcun tipo di pensiero compiuto, passa solitamente la vita a criticare l’operato altrui.
Un nemico è del resto necessario e utilissimo per nascondere la propria nefandezza, oltre che la miseria intellettuale. Soprattutto se si è costruita la propria fortuna demonizzando gli altri, nella logica del che s’ha da fa’ pe’ campà.
L’hanno fatto con Berlusconi – avendo gioco facile, sia ben chiaro! Poi, essendo venuto a mancare l’ex Cavaliere, che avrebbero potuto combinare? Diventare grandi e trovarsi un lavoro vero? Magari dimostrare di poter andare a costituire un’alternativa credibile? Il sentiero risultava impervio e piuttosto ripido. Si sono pertanto guardati in faccia, col sudore che gli colava lungo le tempie, dicendosi: “Signori, qui dobbiamo trovare un altro da mettere alla gogna”. Detto fatto: Diego Fusaro. Tanto sta sulle scatole a tutti… quelli che essendo troppo poco si consumano nel livore contro chi è migliore di loro. I più non possono certo permettersi di dire con Nietzsche: “Voi, quando dovete elevarvi, guardate verso l’alto, io verso il basso: sono sopraelevato”.
 
Naturalmente, però, queste sono tutte argomentazioni di un pennivendolo a libro paga di Diego Fusaro. È bene, invece, soppesare la logica stringente delle argomentazioni avanzate da Guido Quaranta (secondo me, più trenta denari che quaranta!), il giornalista che si è fatto carico di sbrigare l’obbrobriosa pratica. Analizziamole dunque con ordine:
Fusaro appare spesso in televisione. In effetti, entrare in quel rettangolo di pixel, che di solito occupa il salone delle case degli italiani, non è esattamente motivo di gran vanto. Tutti ci vogliono, o vorrebbero, andarci, ma è comunque oramai assunto dal comune sentire che la cosa sia esecrabile. Solo, non si capisce perché la stessa reprimenda non venga mossa nei confronti di Mario Calabresi; del fu Ezio Mauro, dal carisma di uno sportellista delle Poste Italiane; o, prima ancora, di Massimo Giannini, con quella sua faccia impettita da primo della classe che segnala alla maestra i bambini che hanno fatto chiasso, mentre lei era in bagno.
Non parliamo poi di Sua Eminenza (Occulta?) Nostro Signore Eugenio Scalfari. Rammentate quella sua aria a metà tra il saggio stoico e il vecchio lupo di mare scampato a mille naufragi? E la sua rubiconda gioia quando la Gruber, come una figlia che accolga il vecchio padre solo la notte di Natale, lo riceve nel suo studio? Meglio non aggiungere altro.
“Fusaro è un bel giovanotto sui trent’anni, torinese, dagli occhi azzurri e dal ciuffo bruno. Non sorride mai, di solito, quando parla, sogguarda i presenti in studio con aria sufficiente e, dal tono monocorde della voce, sembra voler dare lezioni a tutti”Eh no, caro il mio burlone di un Quaranta! Uno, il giovane Diego non è un giovanotto, ma un professore universitario di filosofia. Capìta l’antifona? Non si deve vergognare come la maggior parte di voi giornalisti! Quindi, ne stia certo, lui non solo sembra voler dare lezioni, ma è pagato da un’università, e tra le più prestigiose, per farlo. E poi, scusi, cosa ci sarebbe di male nell’essere giovani e piacenti? Ci avete fatto due palle così con la storia che Renzi era giovane e cool e adesso vorreste tirarvi indietro?
Notate poi la finezza logica di Quaranta: “Fusaro non sorride”. Caspita, certo che sarebbe credibile un filosofo che va in televisione a parlare di disoccupazione, poteri occulti e neoliberismo, con il sorriso da idiota stampato in faccia. “E il tono monocorde?”, soggiungerà lei. Personalmente non l’ho notato, ma ho idea che Scalfari legga anche la bolletta della luce con tono grave, più o meno come faceva Gassman in televisione. Solo che quella di Gassman era una provocazione, mentre secondo me nonno Eugenio è serio quando lo fa. Dott. Quaranta, ma sul serio non si vergogna a essere così meschino?
Andiamo infine alla mirabile chiusa del pezzo:
 
“Ripudia l’euro e considera euroservi o euroinomani coloro che lo difendono. Avverte che l’emigrazione è una deportazione di massa che giova ai signori della mondializzazione capitalistica. Aborre l’aristocrazia bancaria e la talassocrazia del dollaro. Rampogna la tv per il suo effetto anestetizzante sulle coscienze. Deplora l’insinuarsi crescente di vocaboli inglesi nel lessico italiano. Diversi politici, durante i suoi dotti sermoni, approvano. Altri si urtano, qualcuno ridacchia. Lui, lì per lì, piccato, reagisce con battute sferzanti. Poi, imperturbabile, riprende a esecrare tutto o, quasi, tutto.”.
Ma ci volete prendere per i fondelli, o cosa? All’Europa ci crederanno sì e no cinque ingenui, il resto si sottomette perché in un modo o nell’altro ci guadagna. Ergo, sì, sono dei servi. Che l’immigrazione sia necessaria ai signori della mondializzazione capitalistica, mi rendo conto, Dott. Quaranta, a furia di stare chiuso in redazione, le deve essere sfuggito. Provi a fare un giro nei cantieri edili e in campagna. Come scusi, non sa cosa siano? Lo supponevo! E l’attacco alle televisioni che anestetizzerebbero le coscienze? Sa che lo diceva anche un certo Pasolini e ancora nessuno è riuscito seriamente a smentirlo? E la presa di posizione contro l’inglese?
Quanta malafede c’è in lei, Dottore! Ciò che Fusaro critica è un uso strumentale e manipolatorio di un’altra lingua per confondere l’opinione pubblica. Lei sa benissimo che si dice Spending Review, ma si legge ti taglio i viveri e la sanità pubblica. Lei lo sa ed è colpevole perché non lo ammette. Si vergogni e taccia, per favore. Sostiene che Fusaro passa sopra le critiche e procede oltre imperturbabile? E fa bene! Grazie al cielo ci pensa lui a svolgere attività di denuncia, pur non essendo il suo mestiere, ma quello che dovrebbe appartenere a lei Dott. Quaranta, che crede di scrivere dieci righe – forse addirittura meno – ed essersi guadagnato il pane che ha impunemente messo in tavola.
Matteo Fais -09.06.2017

Grecia sulla lama del coltello: verso la totale catastrofe economica

proteste-greciada quando c’è il paladino del popolo, l’antifascista anti sistema Tsipras della vita dei greci non importa più a nessuno della stampa buonista e tanto solidale. GRAZIE UE ED A TUTTI I SUOI SERVI

Proteste in Grecia
Sono passati esattamente cinque anni da quando la Grecia ha aderito al meccanismo europeo di sostegno in stretta collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). In quel periodo di tempo gli altri fondamentali e critici dati economici del Paese erano i seguenti: il PIL ammontava a 222,151 mld alla fine del 2010. Il debito pubblico era al 148,3% in rapporto al PIL. La disoccupazione si trovava al 12,5%. La percentuale di Greci che vivevano sotto la soglia della povertà (reddito inferiore al 60% del reddito nazionale intermedio disponibile) raggiungeva il 27,6%.
La politica di pura austerità applicata al Paese su ordine dei creditori internazionali durante tutti questi anni ha aggravato ulteriormente la realtà economica e sociale. Così, il PIL oggi è ridotto a 186,54 mld. Il debito pubblico è schizzato al 176% in rapporto al PIL.
La disoccupazione ha raggiunto straordinariamente il 26%, colpendo principalmente i giovani, molti dei quali costituiscono brillanti risorse scientifiche, con la conseguenza di spingerli ad emigrare all’estero. Questa grave mancanza di talenti potrebbe aiutare il Paese in questo contesto critico. La percentuale di Greci che vivono sotto la soglia di povertà è 34,6% o 3.795.100 persone.
In base all’esposizione dei suddetti elementi si rende conto chiunque che il programma di consolidamento fiscale in un paese che si trovava già in recessione prima del 2010 ha fallito completamente e non sarebbe assolutamente razionale, economicamente e socialmente, continuarne l’applicazione. Tale politica fiscale di contrazione e le misure di austerità danno forma alla spirale particolarmente letale di debito-recessione-austerità, escludendo ogni prospettiva di sviluppo.
 
In tal modo, l’insistenza che si osserva nella ferma continuazione dell’applicazione del programma di estrema austerità da parte dei prestatori avrà veramente risultati tragici per il Paese.
Condurrà alla totale catastrofe economica, la quale non potrà essere sanata per decenni, e certamente ad una crisi umanitaria di incredibili dimensioni per gli standard dell’Europa post-bellica. I cittadini senzatetto e immiseriti che già si vedono per le strade di Atene si moltiplicheranno rapidamente. I suicidi dovuti della disperazione e dello sconforto che causa l’impossibilità di sopravvivenza continueranno il loro percorso di aumento frenetico. Gli svenimenti dei bambini nelle scuole dovuti alla mancanza di nutrimento sufficiente diventeranno parte inseparabile della quotidianità.
 
La domanda, dunque, che si pone con decisione in questo periodo di tempo è che cosa deve succedere affinché la Grecia possa uscire dal tunnel scurissimo della profonda crisi economica e tornare sul viale luminoso dello sviluppo e del progresso.
 
In primis, il debito che porta sulle sue spalle l’economia ellenica è enorme e difficile da sopportare e non traspare alcuna possibilità di una sua estinzione. Quindi deve essere cancellata la parte più grande del valore nominale del debito affinché il peso del debito del Paese venga limitato sotto al 100% e diventi sostenibile con una simultanea tecnica che non rechi danno agli altri popoli d’Europa. L’estinzione del restante debito dovrà essere collegata a «clausole di sviluppo», cosicché si serva dello sviluppo e non dell’eventuale surplus di bilancio.
Secondo, è richiesta la riorganizzazione produttiva del Paese con le seguenti leve principali:
a) il bilanciamento delle transazioni correnti tramite il cambio della mescolanza dei prodotti realizzati nel Paese, rafforzando di conseguenza i margini dell’orientamento all’esportazione di molti settori dell’economia ellenica.
 
b) l’industrializzazione con la messa in atto di una compiuta politica industriale di ampio respiro e lo sviluppo della ricerca locale e della produzione di un’ampia gamma di prodotti di alto valore aggiunto. Il settore della trasformazione è particolarmente decisivo in quanto è impossibile per un paese pensare di poter avanzare nella catena del valore nella divisione del lavoro mondiale senza creare la necessaria base manifatturiera che comprende innanzitutto la realizzazione di prodotti industriali finali.
 
c) il conferimento di particolare importanza al turismo, per cui la Grecia ha a disposizione un forte vantaggio comparato, ma anche alla marina mercantile -la Grecia ha la più grande flotta mercantile al mondo- e ovviamente all’agricoltura per la copertura di beni sociali fondamentali e
 
d) lo sfruttamento efficiente delle materie prime -come la bauxite da cui si produce l’alluminio- e di probabili grandi giacimenti di petrolio, tanto nel Mar Egeo quanto nel Mar Ionio.
Terzo, è necessaria l’edificazione di uno Stato moderno, efficiente e razionale che lavori con onestà e senza interporre innumerevoli ostacoli burocratici allo sviluppo dell’attività imprenditoriale e che combatta efficacemente l’Idra di Lerna della corruzione e dell’evasione fiscale, cosicché vengano rimosse le molteplici conseguenze negative a livello economico, sociale e politico che causa e che venga resa giustizia fiscale. Le conseguenze economiche hanno a che fare da un lato con i danni delle finanze dello Stato e dall’altro con gli effetti sfavorevoli nel settore pubblico dell’economia. Quando si consolida la percezione che solo con il guadagno illecito delle persone che ricoprono posti d’importanza nodale nell’amministrazione pubblica è possibile raggiungere il risultato perseguito, si scoraggiano gli investimenti, si altera la sana concorrenza e si condannano al declino le imprese che si rifiutano di partecipare a questo tipo di transazioni illegali e immorali. Le conseguenze sociali e politiche della corruzione sono, inoltre, eccezionalmente serie. La corruzione crea nei cittadini malcontento, delusione e un intenso sentimento di crollo dei valori. Si consolida la convinzione che niente funzioni correttamente e che il cittadino rispettoso della legge subisca un torto.
 
Le istituzioni vengono sabotate e barcollano e infine si scredita lo stesso regime democratico agli occhi dei cittadini. Inoltre, l’istituzione immediata di un sistema fiscale equo che non incoraggi e non «giustifichi» l’evasione fiscale contribuirà decisamente allo sviluppo della coscienza fiscale dei contribuenti e quindi all’aumento significativo delle entrate statali.
Queste posizioni dovranno senza tardare oltre entrare in via di realizzazione cosicché la Grecia possa uscire dal coma della recessione ed essere guidata alla luce dell’ambìto sviluppo, lontano dalle applicate politiche di austerità selvagge e senza sbocco, che costituiscono la punta di diamante del capitalismo finanziario nel suo tentativo di estinzione del debito e di mantenimento del suo dominio in un’epoca di intensa e generalizzata crisi capitalistica.
I cittadini europei da parte loro dovranno mostrarsi solidali verso il dramma del popolo greco che è stato trasformato in tutti questi anni in un animale da laboratorio, visto che la parte decisamente maggiore del denaro che riceve in prestito il settore pubblico greco non finisce ai contribuenti greci, ma alle banche o per il pagamento di obblighi di prossima scadenza oppure per la ricapitalizzazione delle banche greche, il costo della quale pesa per grossa parte sui contribuenti.
Concludendo, la Grecia non sopporta di continuare con l’austerità, poiché è giunta ai suoi limiti più remoti, in quanto è crollato il tenore di vita ma anche la dignità del popolo greco e questo lo dovranno capire i creditori. Il nuovo terzo accordo con le misure di austerità estrema rafforzerà la recessione e avrà risultati disastrosi. Così, l’ora dello scontro e della rottura, non tarderà.
Isidoros Karderinis è nato ad Atene nel 1967. È romanziere, poeta ed economista con studi post-laurea in economia turistica. I suoi articoli sono stati ripubblicati in giornali, reviste e siti in tutto il mondo. Le sue poesie sono state tradotte in francese. Ha pubblicato sette libri di poesia e due romanzi. Cinque di questi sono stati pubblicati negli USA e in Gran Bretagna.
di Isidoros Karderinis  Giu 08, 2017 Fonte: Imola Oggi

Euro in vigore da 15 anni: tutti i rincari boom. Pizza +123%, caffé raddoppia

_0_europoi si “stupiscono inorriditi” dell’odio del popolo verso l’euro ed euristi. Purtroppo,  il loro rango di ricchi non consente a questi di percepire un “prelievo” di queste entità. Gente che crede che con 8′ euro si fa la spesa per 4 persone per due settimane che ne sa del popolo? E “giustamente” lo disprezza.
ROMA (WSI) – Sono passati quindici anni da quando è entrata in vigore la moneta unica l’euro, il 1° gennaio del 2001. Dai quotidiani, ai Big Mac, passando per le bollette di luce e gas alla benzina ecco tutti i rincari con il passaggio dalla lira all’euro individuati dalla Fondazione Nens, la Nuova Economica Nuova Società, fondazione che fa capo a PierLuigi Bersani e Vincenzo Visco che fornisce un paragone tra i prezzi del 2002 e quelli di oggi in euro.
A subire il rincaro maggiore è stata l’amata pizza margherita che ha subito un aumento di ben il 123 per cento.
Vicini al raddoppio il caffè al bar – che passa da 900 lire a 90 centesimi-  il Big Mac da 4900 lire a 4,20 euro ai quotidiani in edicola che nel 2001 quando vi era ancora la lira costavano 1500 mila lire a copia, oggi 1,50 euro.
Ma anche le spese vive della famiglia sono aumentate con rincari per l’elettricità che è passata da 647mila lire all’anno ai 498 euro, secondo i dati pubblicati lo scorso 31 dicembre dall’Autorithy, con un rincaro del 50%, mentre il gas la spesa annua ha subito sì un aumento ma più contenuto, pari al 16 per cento, passando da 1 milione e 700 mila lire a 1022 euro.
Sale anche la benzina con un massimo storico toccato nel 2012 oltre i 2 euro a litro.
Tutti rincari simbolo della perdita del potere d’acquisto degli italiani che risulta peggiorata dopo la crisi economica. Tuttavia complice lo sviluppo tecnologico e il boom delle vendite on line l’unico comparto che risulta in controtendenza è quello elettronico.
Per un televisore 46 pollici si è passati da 6,5 milioni di lire ad una Tv smart Full Hd da 49 pollici a meno di 500 euro. Così una fotocamera 1,9 megapixel  da890mila lire del 2001 si è passati a circa 100 euro oggi.
2 gennaio 2017, di Alessandra Caparello

Grecia, Eurogruppo fa marcia indietro su alleggerimento del debito. Nel mirino la tredicesima di Tsipras ai pensionati poveri

la tanto amata EUROPA DEI POPOLI, così magnanima.

“Le azioni del governo non sono in linea con gli accordi”, si legge nel comunicato dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, che solo il 5 dicembre avevano invece aperto a una rimodulazione delle scadenze e una riduzione degli interessi. Nel frattempo il premier ha annunciato misure per chi ha un assegno sotto gli 850 euro al mese e lo stop dell’aumento Iva per le isole travolte dall’arrivo dei migranti
Il 5 dicembre era arrivato il primo via libera. A nemmeno dieci giorni di distanza è già marcia indietro. L’Eurogruppo ha ritirato le misure di parziale alleggerimento del debito della Grecia deGrecia, Eurogruppo fa marcia indietro su alleggerimento del debito. Nel mirino la tredicesima di Tsipras ai pensionati povericise per andare incontro alle richieste del Fondo monetario internazionale, che in caso contrario minacciava di sfilarsi dal terzo piano di salvataggio del Paese. “Le istituzioni hanno concluso che le azioni del governo greco non sono in linea con gli accordi”, si legge nel breve comunicato diffuso mercoledì. “Anche alcuni Stati la pensano così e quindi per ora non c’è unanimità per attuare le misure a breve termine sull’alleggerimento del debito”. A motivare il dietrofront sono state le ultime decisioni del governo Tsipras sul bilancio, tra cui l’una tantum ai pensionati poveri che hanno più risentito delle misure di austerity imposte dai creditori internazionali.

Alla luce del fatto che il Paese ha superato gli obiettivi di surplus primario promessi alla ex troika per il 2016 (1,1% del pil contro lo 0,5% previsto dal piano di salvataggio), il premier greco il 6 dicembre ha annunciato in tv che intendeva spendere 617 milioni di euro per versare una specie di tredicesima a 1,6 milioni di titolari di pensione sotto gli 850 euro al mese. Tsipras ha anche annunciato che non sarebbe scattato l’aumento dell’Iva per le isole del nord Egeo più colpite dalla crisi dei migranti.

Tanto è bastato per far irrigidire i ministri delle Finanze dell’area euro, che avevano appena aperto a una rimodulazione delle scadenze del debito con i fondi salva-Stati Efsf e Esm e una riduzione degli interessi, misure mirate a generare un “impatto positivo significativo sulla sostenibilità del debito ellenico” e far riguadagnare al Paese l’accesso al mercato.